Madonna della pietà, affresco

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Madonna della Pietà, l'affresco (sec. XIV)

Madonna della Pietà, prima del restauro del 1997    Madonna della Pietà, restaurata nel 1997
l'affresco della Madonna della Pietà, prima e dopo il restauro del 1997 - [foto tratte dall'opuscolo di L. Frapiselli "La Chiesa dell'Annunziata di Andria" del 1997]

Rilevo dal libro del Montorio del 1715 il racconto del prodigio avvenuto nel 1495; l'autore dichiara di aver estratto le notizie dalla relazione del vescovo di Andria Nicola Adinolfi redatta il 6 Giugno 1711.
Penso che sia la narrazione più antica in nostro possesso, dopo quelle dei vescovi Egizio, del 1659 e Triveri del 1694.

"Sono già più secoli, che in Andria abitavano alcuni Soldati Francesi, servendo di presidio, e guardia di quella Città. È la vita d'un Soldato, massimamente quando stà ozioso, un ridotto di tutti i vizi: quasi che il seguitare la milizia sia non essere Cristiano. Tale fù uno di quelli, il quale avendo giocato un giorno, perdè tutto il suo; onde vedendosi ridotto al verde, diede in tanta rabbia, e furore, che correndo da disperato, portossi ad un luogo di quella Città, dove erano dipinte due Immagini, una di Cristo Signor nostro ligato alla Colonna, che dimostrava essere tutto insanguinato per li flagelli ricevuti nella penosissima sua passione, e l'altra della Vergine addolorata per le pene del Figlio. Quivi dunque gionto l'iniquo, e bestiale Soldato, quasi che la sua perdita fosse originata per difetto della Madre di Dio, non avendolo patrocinato nel gioco, con essa sfogò la sua sacrilega rabbia, prima colle bestemmie, e poi co' fatti: posciacchè prendendo nelle mani un pugnale, rivolto alla Sagra Effigie sprezzevolmente così disse: Tu ò Maria sei la cagione della mia perdita, e perciò ora ne pagarai la pena: e così dicendo, avventò quel pungente ferro verso il volto della Madre di Dio, e la colpì appunto nella coda dell'occhio sinistro. Stava allora la pietosa Immagine colle mani distese verso il Figlio in atto di compassionare i suoi dolori; ma quando ricevette il colpo scellerato, raccolse prodigiosamente, come se fosse stata animata, la destra, posandola sopra la ricevuta ferita, quasi volesse mitigarne il dolore: ed in tal positura, benchè fosse dipinta, restò per sempre, come anche oggi si vede.
A tal prodigio spaventato l'iniquo percossore, si pose in fuga, ma non potè celarsi tanto, che non portasse la pena, benche piccola à tal delitto, con restare opprobriosamente appiccato. Di tutto il caso avvenuto formossene autentico processo à perpetua memoria, e conservavasi nell'archivio della Santissima Annunziata: Mà doppo qualche tempo, essendo calata dal Cielo una abbondantissima pioggia, inondò tutto quel paese, e la piena delle acque, entrata in detto Archivio, portossene via tutte le scritture in esso riposte, e con quelle il detto processo. Pubblicato un fatto così portentoso, Monsignor Triveri, Vescovo già di quella Città, acciocche la prodigiosa Immagine di Maria fosse tenuta in maggior venerazione di prima, fatto venire un cristallo da Venezia à misura della Immagine, con esso coprilla.
In questo modo fù venerata la Vergine molto tempo; mà finalmente, essendo ella, come si disse, dipinta nel muro, per collocarla in luogo più congruo alla gran divozione de' Popoli, ed al merito d'una Effigie tanto miracolosa, fù fatto segare il detto muro: e con fortunata diligenza illesa collocossi nella Chiesa suddetta della Santissima Annunziata, ed appunto nell'Altare laterale accanto alla porta della Sagristia, ove coltiva oggi la divozione de' fedeli con farsi riconoscere liberale di mille grazie. Non posso quì far menzione da chi fosse ella dipinta, perche l'antichità ne ha privati delle notizie; nè raccontare alcun miracolo in particolare, perché, come al solito, mi veggo mendico de' registri. ..."

[tratto da “Santa Maria della Pietà nella medesima Città di Andria” in “Zodiaco di Maria” di S. Montorio, per Paolo Severini, Napoli, 1715, pagg. 568-570]

particolare della tela dell'Immacolata che rappresenta l'edicola presso le mura della città

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Il D'Urso ci indica il luogo esatto dove era l'edicola con l'affresco.

"... La Madre di Dio era dipinta al di fuori della parete della Chiesa della Nunziata [1] con le mani conserte in atteggiamento di dolorosa contemplazione alla vista del Divin figlio ligato alla Colonna. ..."
[1] Propriamente nello scoperto dell’antica Sagrestia, dove sono ancora osservabili le reliquie della Nicchia. Dappoi la fabbrica di Calvi tolse l’uscita alla via pubblica.

(R D'Urso  " Miracolo della Madre di Dio dipinta in una parete esteriore della Chiesa della Nunziata", in"Storia della città di Andria",Tip.Varana, Napoli, 1842, pp.115-116)

Sulla base di questa indicazione del luogo in cui era l’affresco, “lo scoperto dell’antica sacrestia” (sulla parete esterna, cioè, dell’attuale cappella del SS. Sacramento) e soprattutto delle caratteristiche stilistiche del dipinto si potrebbe esprimere una approssimata datazione dell’opera. Se si ipotizza che le fabbriche intorno alla chiesa siano state, sia pure parzialmente, distrutte dagli Ungheri e si rileva che i connotati stilistici dell’affresco (elementi grafo-pittorici e posture dei personaggi) sono propri del Trecento pugliese si può a ragione pensare che tale dipinto sia stato realizzato nel Trecento avanzato, dopo quell’invasione, forse durante il ducato di Francesco I del Balzo, e prima, comunque, che la chiesa fosse trasformata a navata unica.

Devo qui mettere in evidenza le chiare analogie tra il racconto del miracolo attribuito alla Madonna della Pietà di Andria e un testo poetico, illustrato da stupende miniature, composto nel Duecento da re Alfonso X il Savio nelle sue famose cantigas de Santa Maria: egli canta un evento verificatosi davanti alla scultura della Madonna con Bambino tra angeli, posta sul portale laterale Nord dell’attuale Cattedrale di Foggia. Riporto tra i documenti il testo completo della cantiga (la 136a), qui mi limito a trascrivere solo l’abstract (in dialetto gallego) che lo precede:
Esta é como en terra de Pulla, en ũa vila que á nome Fója, jogava ũa mollér os dados con outras conpannas ant' ũa eigreja; e porque perdeu, lançou ũa pédra que déss' ao Meninno da omage de Santa Maria, e ela alçou o braço e recebeu o cólbe.”; racconta cioè che “una volta in Puglia, nella città di Foggia, una donna giocava a dadi con altre amiche davanti ad una chiesa; e avendo perso, lanciò un sasso contro il Bimbo in grembo a Maria, che alzò il braccio e ricevette il colpo”. La cantiga nei versi dettaglia dicendo che la donna, tedesca, fu per questo dal Re Corrado condannata a morte, e la statua rimase offesa, perché, per quanto si cercasse di ripararla, il braccio non tornava al suo posto.

scultura nell'edicola della porta laterale Nord della Cattedrale di Foggia
una delle miniature della cantiga 136
la scultura nell'edicola della porta laterale Nord della Cattedrale di Foggia
e una delle miniature della cantiga 136]

Molti sono gli elementi in comune tra i due racconti:
- la scultura di Maria con Gesù Bambino è sull’uscita laterale della Chiesa di Foggia come la nostra pittura di Maria con Gesù alla colonna era nell’edicola presso la sacrestia dell’Annunziata;
- nella cantiga una donna straniera gioca a dadi con delle compagne, perde e si rivolta contro la statua, così come nella nostra tradizione un soldato francese gioca a dadi con dei commilitoni, perde e rivolge la sua ira contro l’affresco;
- Sia la Madonna della scultura che Maria dell’affresco muovono miracolosamente il braccio a difesa, e ambedue i rei sono infine puniti con la morte.

Alcuni fondamentali dati storici invitano inoltre a ipotizzare più profonde “assimilazioni” tra le due narrazioni e le due opere plastico-pittoriche:
- nel Due-Trecento presso l’Annunziata c’era un ospedale per i pellegrini (a quel tempo provenienti dal Nord e dall'Occidente, diretti a Gerusalemme o di ritorno da essa) e nella Città non erano rare le residenze degli Ordini monastici cavallereschi: ciò determinò la diffusione delle “storie”;
- si rinvengono numerose testimonianze dell’influenza iberica nell’arte e cultura andriese: ad esempio, il crocifisso spagnolo del Trecento che oggi è innalzato nel presbiterio della nostra Cattedrale.
- intensi e proficui erano i travasi culturali determinati dalle dominazioni dei Del Balzo e degli Aragona;
- probabilmente non è un caso che presso l'altare della Madonna della Pietà sin dai primi documenti in nostro possesso (1659) si trovava (in Andria, credo, solo nell'Annunziata) l'altare con un quadro della Madonna incoronata tra angeli, quella, appunto, rappresentata sul portale laterale di Foggia, oggetto della cantiga.

È lecito, pertanto, ipotizzare un’unica “storia” di evento miracoloso, tramandato con la cantiga e diffuso coi pellegrinaggi e gli scambi commerciali, scolpito dapprima nell’edicola della cattedrale di Foggia e affrescato, in un secondo tempo, nell’edicola presso l’Annunziata di Andria, indi trasmesso con le trasformazioni proprie della tradizione orale fino al 1659, quando lo troviamo scritto per la prima volta in una "Visita Pastorale" del Vescovo Egizio.

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Dal racconto del Montorio (estratto, come già detto, dalla relazione del 1711 di Mons. Adinolfi, vescovo dal 1706 al 1715) si evincerebbe che l'affresco della Madonna della Pietà sia stato portato in chiesa tra la fine del Seicento e i primi del Settecento, forse durante l'episcopato di Andrea Ariano (vescovo dal 1697 al 1706) o di Nicola Adinolfi. Infatti egli scrive che Francesco Antonio Triveri (vescovo dal 1692 al 1696) coprì l'edicola con un cristallo veneziano e, dopo un certo tempo (molto, scrive), l'affresco fu segato e portato nell'Annunziata, così che ai tempi dell'Adinolfi è già venerato in Chiesa.
Da tale considerazione consegue che le sculture dell'altare della Madonna non sarebbero state ivi poste prima di fine Seicento e, quindi, potrebbero anche non essere attribuibili ad un allievo del Laurana (1430-1502), a meno che non si condivida l'ipotesi avanzata dallo Schiavone dove afferma che "Alla stessa Isabella del Balzo [moglie del Re di Napoli Federico d'Aragona, già duca di Andria] potrebbero risalire i bassorilievi che adornano l'Altare della Pietà. Provengono, forse, dal Palazzo Ducale dei Del Balzo che Isabella lasciò quando divenne Regina di Napoli [regina dal 1496 al 1501]." [1]. Sarebbe ipotesi non del tutto infondata, visto che il Laurana (e di conseguenza alcuni suoi discepoli) avrebbe operato attivamente in Puglia in quel periodo storico e in Andria avrebbe realizzato il busto di Francesco del Balzo, tumulato nella Chiesa di San Domenico; tale ipotesi tuttavia diventerebbe del tutto improbabile se dovesse accertarsi che le sculture siano state affisse in chiesa non prima del Settecento, come appare indirettamente dall'esame dei documenti trovati (visite pastorali e visite ad limina) e, qui di seguito, parzialmente trascritti.

Riporto qui alcuni estratti delle Visite Pastorali [2] effettuate all'Annunziata, a partire da quella del 1659 del Vescovo Egizio, che per primo scrive dell'altare della Pietà e del miracolo: è il primo documento utile. (Si precisa che gli estratti riportano tutto quanto nei documenti è scritto in riferimento all'altare e all'affresco di S. Maria della Pietà, omettendo solo quanto ad essi non si riferisce.)

"Ill.mus D.nus visitans cũ suis adsunctis accessit ad Colleg.ã Ecclesiae SS.mae Anũcia.nis extra maenia d.ae Civ.tis ...
Visitavit exinde Cappellam Pietatis quae est pariter ex latere dextero, et pro Icone habet Imaginem D.ni N.ri Jesu Christi in figura Ecce Homo, et a latere dextero d.ae Iconis ex finestrula panno inducta, in qua, muro depicta suspicit.ur Imago Beatae M. V. manu oculum operientis, et ex tradit.ne habetur dictam Imaginem, manibus iniunctis extitisse, et cũ duo Galli milites ad invicem luderent, et alter eorum magnae pecuniae sumã amittens, ira concitus pugione Imaginis pr.ctae oculum vulnerasset, d.a Imago Sacratiss.ma, seiunctis manibus, altera oculum perforatum ostendit.
Altare est lapideum, et quia desunt candelabra, et Crux ...
[... per lo stato di povertà e abbandono entro due mesi, pena la sospensione delle funzioni alla Cappella e dei benefici, chiede che si ponga rimedio.]"
stralcio della relazione sulla visita di Mons. Egizio all'Annunziata nel 1659
Dalla lettura di questa visita emerge che Mons. Egizio nel 1659 trova l'affresco della Madonna della Pietà già portato in chiesa in una cappella; sotto di esso descrive un misero altare in pietra carente anche del necessario per le funzioni religiose.

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"Visitatio Collg.tae Sant.mae Annincia.nis - Die 21 9m.bris 1694.
Cum ad sonũ campanae consuetae convenissent ad Palatium epis.le RR. Convisitatores, Ill.mus ep.us et Visitator ex eo discedens, ad Colleg.tã eccl.ã Sant.mae Annunciat.nis se contulit extra portã Civitatis quae d.a della Barra ubi ad ianuam Eccl.ae a Captul.s _________ indutis receptus fuit ...
         Alt.e S. Mariae pietatis.
A presbyt.o per tres gradus lapideos descenditur ad planũ eccl.ae in quo a lat.e pred.o [evangelii] adest Alt.e Beatae Mariae Semper Virginis d.a della pietà. In ipso tabula in cuius parte superiori adest depicta Beat.ma Virgo sedens super arborem et hinc indé depictae ___________ Imagines SS.orũ Ap.lorũ Petri, et Pauli, in p.te vero inferiori adest foramen latitudinis unius palmi ex quo apparet Imago Beat.mae Mariae Virginis in pariete depicta tenens manũ elevatã ad genam sinistrã, quã ex antiqua tradit.ne dicit.tur miraculose elevasse, occas.e quod quidã lusor nat.ne Gallus illã pugione percussit, et dictũ fuit, quod habebant de hoc docum.ta autentica, sed predicta [perdita] fuerunt cũ alijs scripturis anno [... manca ...], quando per nimiã pluviã tota eccl.a impleta fuit aqua ad altitudine palmorũ [... manca ...]. Ante dicta Sacrã Imaginē adest vitrũ, et ante vitrũ velũ sericũ.
In hoc Alt.e erectũ est Benef.ũ de familia [... manca ...] et est annexũ Prioratui qua est una Dignitas illius Eccl.ae quod modo possedit Rev. Prior V. Hiacintus Cereci cũ onere dictũ Alt.e ornandi. De.tur fuit quod mute.tur Alt.e portatile, eò quod illud quod modo reperi.tur ñ est longitudinis, et latitudinis sufficientis ad Sacr.ũ missae sacrificiũ celebrandũ, et interea Alt.e maneat suspensũ.
Quod Beneficiatus provideat tres tobaleas quatuor candelabra, et suppedaneũ firmare faciat.
."

stralcio della relazione sulla visita di Mons. Triveri all'Annunziata nel 1694
stralcio della relazione sulla visita di Mons. Triveri all'Annunziata nel 1694

Dopo aver visitato sul presbiterio, in un fornice "a latere Evangelij", l'altare dell'Incoronata, il vescovo Triveri si porta, quindi, all'altare di S. Maria della Pietà (che è sullo stesso lato). La sua relazione mette in risalto il dato che l'edicola profonda un palmo (circa 26,5 cm) in cui è stato traslato l'affresco della Pietà si trova sotto un altro dipinto, raffigurante un'altra Madonna seduta su un albero e tra gli apostoli Pietro e Paolo.
L'affresco è trovato protetto da un vetro su quale c'è anche un velo di seta.
L'altare sottostante è ancora piccolo e in precarie condizioni tanto che il Priore Giacinto Cereci, titolare di un "Beneficio per tale altare", [3] è sollecitato a rimediarvi.
Da questa relazione appare probabile (direi evidente!) che l'edicola della Pietà, nel 1694 non sia stata ancora abbellita con le sculture che attualmente la circondano.

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Nella relazione sulla Visita del 9 settembre 1697 Mons. Ariano scrive:
"Die nona Mensis Septembris 1697. ... Visitavit Altare S. Mariae Pietatis infra gradus praesbiterij, in eo est piissima Imago B.ae Virginis apud crucem Christi plorantis, in pariete depicta, cuius dextera ante faciem prope oculum sinixtrum versa est, quod evenisse dicitur antiquitus, cum quidem Gallus lusor furens ipsam pugione in ea faciei parte ad quam manu occurrit, percussit. Unde felicis recordationis praedecessor Episcopus Triverius pietate ac devotione motus, cristallo telis deauratis incluso, velo serico super imposito, venerari et custodiri curavit."
Lo stesso vescovo Ariano nell'altra visita del 12 Giugno 1704 non descrive affatto l'altare e l'affresco, ma si limita a indicare chi, per beneficio goduto, [4] ne ha cura:
«Successive immediate ab eodem latere Evangelij visitavit altare S.ae Mariae Pietatis, in quo est Beneficium liberae collationis, quod possidetur per R.dũ Priorem Baldassarrũ Accetta, qui praesens asseruit semper satisfecisse oneri missarum»

Mons. Nicola Adinolfi nella sua relazione sulla Visita Pastorale del 18 ottobre 1711, annota:
"Altare S. Mariae Pietatis iuxtà Ianuam Sacristiae collocatum ubi adest Beneficium sub eadem Invocatione R. Priorem Accetto relatum fuit, perrexit attentè observavit Imaginem praefatae Gloriosissimae Virginis ante Crucem Xpi.i D.ni plorantis cujus manus dextera tendit ad oculum sinixtrum, quod accidisse (tradiderunt), ex eo, quia quidam miles nationis Galliae, dum magnam pecuniae quantitatem in ludo amiserat, in rabiem versus, cultro, sive pugione B. Virginis simulacrũ in dicti oculi sinistri parte vulneravit, ad quam sua sanctissima manu dextera occurrit; de quo prodigio antiquitus conservabatũ processus in Archivio ejusdem Colleg.tae; sed nonnullis ab hinc annis pluviarum inundatio cum reliquis ipsius scripturis dictũ processum consumpsit. Quo audita R. D.ni Ep.um Triverium antè dictam sacram et miraculosam Imaginem appositum fuit cristallum cum panno serico uti nunc cernitũ, ut maiori decore ad maiorem excitandam fidelium devotionem conservaretũ, sufficienter provisum de tobaleis inventum fuit."

Il vescovo Gian Paolo Torti nella sua visita del 13 febbraio 1719, non descrive né l'affresco né l'altare della Madonna della Pietà; visita «l'altare di Santa Maria della Pietà e dagli Angeli Incoronata», «De vitat.ne Altariũ S.ae Mariae Pietatis, et ab Angelis Coronatae - Nihil in his Ill.mus D.nus dè Consilio suo& Convisitatotũ decernendum duxit, cum omnia ad forma canonica accomodata inventa sint.» affermando di aver trovato tutto a norma canonica.
Lo stesso Torti nella visita successiva del 22 Giugno del 1722 si limita a richiamare il priore della Collegiata dell'Annunziata, Rev. Baldassarre Accetto, acché provveda adeguatamente alle necessità dell'altare di S. Maria della Pietà, in quanto per tale altare il Priorato della Collegiata gode di un beneficio concesso dall'Università della Città [di Andria] «In hoc altare Rev. D. Balthasar Accetto Prior d.ae Colleg.ae possidet Beneficiũ sub invocat.e S.ae Mariae Pietatis adiunctũ eius Dignitati Priorali dè herogation. Magnificae Universitatis huius Civitatis, et cũ …».


La prima succinta descrizione delle sculture che abbelliscono l'altare è registrata nella Visita di Mons. Saverio Palica del 1780 (condotta esattamente dal suo Vicario il 3 Luglio 1780). Il rendiconto di questa visita pastorale alla Collegiata occupa più di quaranta pagine di 22-23 righe di scrittura ciascuna; la relazione della visita all'altare della Pietà si estende per oltre 60 righe; nell'archivio nessun'altra visita è lunga tanto!
Ecco uno stralcio importante del manoscritto, di cui si allega foto:

"Die 3a M. Iulii anni 1780, post prandium circa horam vigesimam secundam ... Vicarius ... cum Convisitatoribus, ut sup.a accessit ad praed.m Eccl.am SS.mae Annuntiationis, et adorato SS.mũ
visitavit Altare sub invocatione S.ae Mariae Pietatis, in quo est adnexa Rectoria, seu Cappellaria, quae est adnexa Prioratui d.ae Colleggiatae, et ad praesens est Rector Reli.s PP. Dominicus Nicolaus Farinis Prior d.ae Colleg.ae, et unica Dignitas, quae Rectoria habet reditus circa ducatos noven circiter proveniens ex prediu ...

[segue un lungo elenco di "benefici" in dotazione all'altare, poi continua dicendo:] ...
Visitavit Altare praed.ũ: structum ex lapide nostrali variis figuris anagliptices perbelle, et antiquitus sculptis. Stabet duos gradus suppelaneos ex lapide nostrali. Altare praed.ũ è lapideum, et in medio una lapidea Sacrata, et tela cerata munita.
... [segue descrizione arredo dell'altare, croce, candelieri, vasi ... poi continua dicendo:] ...
Sup. d.ũ altare est sculpta Imago laudatae B. Virginis depictae sup. lapidē et munita in Icone cum cristallo a parte anteriori cooperto a panno serico, quae Imago asseritur ex antiqua traditione et ex Relatione Ill.mi et R.mi Episcopi Triverii, ut colligitur ex Actis S.ae Visitationis ipsius, quod erat collocata in via pubblica nõ longe a d.ta Ecclesia sub fornice parietina tempore Caroli Regis Galliarum, ubi quamplurimi lusores alearum congregabantur, inter quos fuit miles unus, ex militia eiusdem regis qui ludendo cum aliis jacturam fecit maximam suae pecuniae; ex qua jactura actus in rabiem, et educto gladio de vagina id invexit contra d.m Imaginem blasphemando cum cõtumeliis, et multis ictibus pugionis percussit faciem, frontem, et oculum sinistrum d.ae Imaginis. Tunc pro stupor ipsa Imago, quae manus, et brachia extensa habebat, respiciendo Imaginem Iesu Christi ad columnam alligatã, de repente elevavit dexteram manum, et proprium oculum offensum contexit, prout nunc visitur. Haec Imago aliquando temporis post hunc casum remansit in eodem loco, ubi fidelium multitudo adfluebat ex devotione; tunc pro maajori veneratione Epi.us temporaneus ordinavit, ut eam secarent ex pariete, et collocare fecit in d.a Eccl.a SS.mae Annuntiationis, ubi erectum fuit Altare, et ex tunc, usque ad pr.s reperitur collocata, et exposita fidelium venerationi. In culmine d.i Altaris adest Imago Divi Andreae Avelinensis in telã depictã ...."

stralcio della visita pastorale di Mons. Palica del 1780

È da notare un particolare secondario, che comunque fa intendere le trasformazioni operate in chiesa nel Settecento: mentre nelle relazioni precedenti (del 1694 e del 1719 su riportate in stralci) sopra l'affresco c'era un quadro di una Madonna Incoronata, in questa relazione del 1780 c'è invece un dipinto di Sant'Andrea Avellino (canonizzato nel 1712).

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Nelle Visite Pastorali su citate i Vescovi asseriscono di aver visitato nella Chiesa dell'Annunziata la Cappella della Madonna della Pietà, ma non fanno alcun cenno sulle sculture che oggi ammiriamo intorno ad essa, fino a quella di Mons. Palica del 1780; ciò porta a concludere che l'affresco sia stato trasportato in chiesa non più tardi del 1659, e che le sculture siano state aggiunte molto più tardi, ma comunque prima del 1780, forse durante i grandi lavori di ristrutturazione della Chiesa, realizzati tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento.

Daltronde [come ho scritto nelle notizie storiche] è improbabile che le sculture intorno all'affresco della Madonna della Pietà esistessero nella Chiesa prima del 1608 (e forse neppure l'affresco vi era stato già traslato); in tale data infatti il Vescovo Antonio Franco nella sua relazione sullo Stato della Chiesa Andriese, descrive l'Annunziata del suo tempo come una chiesa molto antica, avente tre navate divise da colonne, col tetto deteriorato dalle piogge, tanto che di quello della navata destra (per "destra" a quel tempo si intendeva la navata vista dall'altare maggiore e corrispondente al "cornu evangelii") se ne teme il crollo. La Chiesa, cioè, era ancora a tre navate, in pessime condizioni e la navata dove oggi è l'altare della Pietà aveva il tetto pericolante; è facile ipotizzare che così non sarebbe stata tenuta se l'affresco vi fosse stato già trasportato e per di più arricchito di sì preziose sculture.

Mons. Emanuele Merra, a pag. 264 del vol.II di Monografie Andriesi, afferma che esiste un istrumento dell’istituzione della Confraternita laicale di S. Maria della Pietà redatto dal notaio F. Petusi nel 1663; alla confraternita, che aveva un proprio oratorio, la Collegiata concesse l’anno successivo (1664) l’altare di S. Maria della Pietà con l’obbligo di far celebrare ogni anno 52 messe lette e 1 cantata. In nota il Merra indica come fonte la Visita Pastorale di Mons. Triveri del 1697 [Ma nel 1697 era vescovo di Andria Mons. Ariano].

Di quanto sopra tuttavia non si fa minimo cenno nelle Visite Pastorali trovate in archivio, sia in quella di Mons. Egizio del 1659, che nelle altre del Triveri del 1694 e del Palica del 1780; anzi nelle Visite di Mons. Ariano del 1704, dell'Adinolfi 1711 e poi di Mons. Torti del 1722 (prima riportate) si afferma che dell’altare deve averne cura il Priore della Collegiata per i “benefici” di cui gode.

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NOTE
[1] Vincenzo Schiavone in "La chiesa dell'Annunziata di Andria", Grafiche Guglielmi, Andria, 1996, pag. 48.
[2] Le Visite Pastorali sono state lette, in originali, presso la Biblioteca Diocesana "S. Tommaso d'Aquino" di Andria.
[3] Il "beneficio" era una proprietà, praedium-fondo o casa, con cui si dotava una chiesa o parte di essa, quasi sempre con il vincolo di un obbligo ad esso connesso (ad esempio: messe, diritti di sepoltura, doti annuali per donzelle, ...).
[4] Successivamente, nella visita effettuata da Mons. Nicola Adinolfi nel 1711 il Priore Baldassarre Accetta relata al vescovo sulle caratteristiche di tale beneficio intitolato all'altare della Pietà. Eccone uno stralcio:
"Risposte che si danno in Santa Visitaz.[io]ne à Mons:r Ill.mo Adinolfi all’Istruz.i generali per le notizie del Benef:[ici]o di S. Maria della Pietà di me sotto D: Baltasar Accetta Priore della Colleg[ia].ta Chiesa della SS.ma Annunziata fuori le mura di questa Città d’Andria..
§° Primo:
Il mio nome è D: Baltasar Accetta di questa Città d’Andria. La mia età è di Anni quaranta in circa.
Son Sacerdote e prima Dignità col titolo di Priore di d.[et]ta Colleg[ia]:ta della SS.ma Annunziata.
§° secondo:
Il mio benef:[ici]o non ha propria chiesa.
Stà eretto dentro la sud:[det]ta Colleg[ia].ta della SS.ma Nunziata.
Il santo titolare di questo mio benef.[ici]o è S. Maria della Pietà.
L’Altare di d.[et]to mio benef.[ici]o è quello appunto vicino la Porta della Sagristia di d.[et]ta Colleg[ia].ta à man sinistra dell’ingresso di d.[et]ta Sagristia.
Il Rett.[o]re seù benef:[iciat]o hà obbligo di mantenere decentem.[en]te ornato d:[et]to Altare.
Stà ornato di sacre suppellettili e sono videlicet. Tovaglie n° trè due di Filendente
[una specie di tela spessa e rada] ed una di tela, quattro candelieri inargentati e due piccoli. Quattro graste inargentate con fiori di seta. Il cristallo avanti il Quadro della Madonna con cornice indorata. Il Paliotto di tela pittato avanti l’Altare. La cortinella di taffettà avanti l’Immagine della Madonna à color di perla con zagarella. La carta di Gloria con l’Inprincipio e lavabo con cornicette inargentate.
§° 3°
Il Titolo di d:[et]to mio Benef.[ici]o come hò detto di s:[opr]a è Santa Maria della Pietà.
Il detto Benef.[ici]o mi fù conferito dalla Ps: Ill. di Mons:r Ariani sotto il dì dieci nove del mese di Genn:[ai]o 1699. E nel med:[esim]o giorno ne pigliai il Possesso, come apparisce dalla Bolla del possesso in dorso della medesima.
Lo possedo pacificam:[ent]e.
§° 4°
Non possedo altro Benef.[ici]o se non che questo che ho di S. Maria della Pietà.
§° 5°
Il detto beneficio è di libera collaz:[ion]e.
§° 6°
Le rendite che possiede il nomato Benef.[ici]o sono videlicet.

[segue l’elenco delle rendite]"