Alla ricerca di RUDAS: ricerche archeologiche

Contenuto

Andria

Escursione nel Territorio

Ing. Riccardo Ruotolo


Alla Ricerca di RUDAS

Dagli Itinerari alle ricerche archeologiche in superficie


Ricerche archeologiche superficiali: “I luoghi raccontano”

Masseria Tupputi – Casina Marchio - Masseria Quadrone

Le fabbriche della Masseria Tupputi e della Casina Marchio sono ubicate a Nord-Est di Monte Faraone, distanti poco più di 200 metri fra loro e a circa 300 metri dall’attuale tracciato della via Traiana, mentre il tracciato romano passa proprio in mezzo alle due Masserie.

Queste due strutture si trovano rispettivamente sulla sponda sinistra e sulla sponda destra di una lama che scorrendo in direzione Sud-Nord e unendosi ad una lama più grande raggiunge ed attraversa la città di Andria per sfociare nel mare Adriatico tra Barletta e Trani: è l’attuale Gran Canale Ciappetta Camaggio.

L’Abate Francesco Maria Pratilli nel suo viaggio lungo la via Traiana afferma: “Più oltre vedesi la continuazione della selciata fino al casino de’ Signori Toppuli di Andria, presso cui trovasi un’antica spaziosa cisterna.” (Toppuli è un toponimo corrotto, quello corretto è Tupputi, ma sulle carte topografiche si continua ancora a scrivere Toppuli). Oggi intorno alla Masseria non è presente alcuna traccia della strada romana e neppure si rinvengono frammenti ceramici in superficie.

Invece, intorno alla Casina Marchio, in una zona di terreno leggermente degradante, sono stati rinvenuti solo pochi frammenti di ceramica grezza color rosso-mattone; alcuni, tra cui un’ansa cilindrica, appartenenti a vasi di uso domestico, altri molto informi e di spessore notevole (circa 3 cm.), appartenenti con molta probabilità a tegoloni. Questi reperti sporadici, che con molte riserve potremmo ascrivere al periodo ellenistico-romano, non ci permettono di avanzare alcuna ipotesi che non sia azzardata. Infatti voler supporre l’esistenza di qualche edificio, considerando i frammenti di tegoloni, è pressoché arbitrario, in quanto né la fotografia aerea, né il terreno in superficie, sembrano presentare anomalie che possano indirizzarci in tal senso.

Anche in questa località non si sono rinvenute tracce delle “selciata” della via Traiana.

In conclusione, in queste due località, più e più volte visitate anche in tempi recenti, si è constatata la quasi totale assenza di frammenti ceramici e la totale assenza dei blocchi di pietra della via consolare.

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La Masseria Quadrone (27), ubicata a circa 2500 metri ad Est da Monte Faraone, è distante circa 350 metri dal tracciato attuale della Traiana ed a circa 700 metri dal tracciato romano.

La Masseria si trova quasi al confine con il territorio della città di Trani; il terreno è tutto pianeggiante, non ci sono lame importanti nella zona e la coltivazione è ad uliveto nella fascia a ridosso dell’attuale tracciato della via Traiana e prevalentemente vigneto a tendone nella parte interna.

Lungo la strada interpoderale che conduce alla Masseria si incontrano due grosse cisterne ubicate da ambo i lati; queste strutture, come pure diversi locali della Masseria, risalgono all’epoca della transumanza (XV-XIX secolo) e la grandezza delle cisterne è sintomo di un utilizzo intenso dei locali della Masseria in tale epoca, soprattutto poi nell’Ottocento quando fu costruita una grande palazzina, residenza estiva dei proprietari.

Il toponimo Quadrone, come alcuni studiosi hanno fatto rilevare, potrebbe farci ipotizzare la presenza di una centuriazione romana e, quindi, i pochi frammenti di ceramica romana apparterrebbero ad alcune costruzioni della stessa epoca.

Come ha constatato la dott.ssa Cruciani della Themis Archeologica s.r.l. nella sua ricognizione sul terreno dell’anno 2001, avallato dalla dott.ssa Radina della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, “sono stati rinvenuti sporadici frammenti ceramici di età neolitica (ceramica impressa). Il rinvenimento sporadico dei frammenti non consente di parlare di vera e propria concentrazione di materiale. I frammenti presentano fratture molto lisciate e corrose, probabilmente riportati alla luce durante i lavori di aratura che hanno interessata l’area intensamente coltivata.

Si legge nella scheda archeologica della Themis che Lungo il tracciato attuale della via Traiana, a circa 300 metri verso Corato dall’imbocco della strada interpoderale che porta alla Masseria Quadrone, in un uliveto “si sono trovati in superficie frammenti ceramici di epoca romana” …”i frammenti ceramici presentano linee di frattura piuttosto lisciate e consumate.”

La scheda si conclude dando questa interpretazione: “Si tratta presumibilmente di un piccolo insediamento di epoca romana, forse connesso con la presenza degli assi viari antichi. Probabilmente sono i resti di una piccola fattoria”.

Le dott.sse della Themis non hanno tenuto conto di quanto le foto aeree hanno evidenziato circa il tracciato romano della via Traiana che corre ad oltre un chilometro a Nord dell’attuale tracciato. Certo gli studi del prof. Ceraudo (28) non esistevano ancora a quell’epoca, però quelli del Bradford e dell’Alvisi erano già molto noti e studiati.

Per la Contrada Quadrone molte sono le “dicerie” riguardo ritrovamenti sia di reperti archeologici sia di sepolcri antichi, però fino ad ora non si riscontrano prove documentate.

Una vasta area della Contrada Quadrone è coltivata a vigneto tipo tendone e la considerazione che si può fare è che quando si impianta un vigneto si fa uso del trattore con grossi vomeri che “scassano” il piano campagna, arrivando a profondità di 70-100 cm.; eppure non si ha notizia documentata di frammenti ceramici rinvenuti in superficie, se si eccettuano i pochi frammenti rilevati nell’uliveto di cui si è detto prima.

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Nei pressi della Masseria, a circa 300 metri ad Est della palazzina ottocentesca, è presente un rudere molto interessante. In uno spazio quadrangolare privo di vegetazione, contornato da vigneti realizzati a tendone su tutti e quattro i lati, si eleva dal suolo una struttura muraria in pietra che raggiunge i sei metri di altezza, la cui forma ci fa pensare all’abside di un tempio sacro.

Pur conoscendo da tempo il passo del libro del Pratilli che parlava di rovine di un antico tempio: “Nella villa volgarmente detta il Quadrone in territorio d’Andria, quando sulla pubblica strada, e quando dentro i vicini campi si riconoscono le vestigia dell’antica selciata per lo spazio di circa secento passi: e allato a un piccolo boschetto di essa villa veggonsi le rovine di un antico tempio …”, non avevo avuto occasione di visitare il luogo. L’opportunità si è presentata nell’aprile del 1987 quando sono stato incaricato dall’Ente Chiesa Santa Lucia (29) di effettuare una perizia proprio riguardante il terreno in cui insisteva il rudere del tempio, ubicato nel mezzo di un tendone su un’area pianeggiante, di forma quadrata e lasciata incolta; l’area circostante il rudere era tutta ricoperta da rovi che lo rendevano inaccessibile per cui ho potuto scattare solo qualche foto (Foto 44, 45).

Nell’esplorazione effettuata il 1987 ho potuto rilevare che trattasi di una struttura in pietra con muratura a conci non regolari, con un abside centrale semicircolare e due nicchie laterali anch’esse semicircolari; nell’abside sono presenti due piccole aperture una a destra e l’altra a sinistra, ora murate, ma che conservano stipiti ed architravi in pietra massello. Per garantire la stabilità del rudere, erano stati realizzati quattro contrafforti in pietra, uno centrale per sostenere l’abside dalla parte concava, due laterali a sostegno delle murature delle due nicchie che non sembrano essere state realizzate per porvi delle statue ma, considerata la loro altezza, forse potrebbero essere il fondo di due piccole navate laterali del tempietto; l’ultimo sostegno in muratura in pietra era stato realizzato per sostenere sul retro la parte convessa dell’abside.

Foto 44 - Contrada Quadrone, anno 1987: ruderi di un “antico tempio” sacro, fronte.    Foto 45 - Contrada Quadrone, anno 1987: ruderi di un “antico tempio” sacro, retro
Foto 44 e 45 - Contrada Quadrone, anno 1987: ruderi di un “antico tempio” sacro, fronte e retro.

Proprio in occasione di quella perizia, ho ricordato che l’amico Domenico (Dino) di Leo (30) si era laureato nei primi anni Settanta discutendo una tesi sperimentale sull’antichità di Andria e aveva visitato, tra l’altro, la Contrada e la Masseria Quadrone. Alla mia richiesta di ottenere i fotogrammi dei ruderi dell’antico tempio, con grande disponibilità mi ha fornito tutte le foto da lui scattate. In questo mio lavoro ho ritenuto opportuno pubblicare due foto (Foto 46,47), confrontabili con quelle da me scattate vent’anni dopo.

Foto 46 - Contrada Quadrone, anno 1970: ruderi di un “antico tempio” sacro, fronte.    Foto 47 - Contrada Quadrone, anno 1970: ruderi di un “antico tempio” sacro, retro
Foto 46 e 47 - Contrada Quadrone, anno 1970: ruderi di un “antico tempio” sacro, fronte e retro.

Come è evidente, gran parte della sommità del tempio a quell’epoca era crollato, tutt’intorno crescevano piante di fico d’India e a retro prospetto l’abside non aveva la struttura di sostegno.

Soltanto nel novembre del 2012, avendo avuto notizia che era stata eseguita una radicale pulizia del sito dove era ubicato il rudere, ho potuto eseguire delle foto (Foto 48-49) che ritraggono per intero l’antico tempio: si è così consolidata l’ipotesi che si tratta di resti di un antico tempio cristiano ma, purtroppo, non è stato possibile effettuare rilievi anche superficiali per riscontrare tracce di murature di fondazione e poter ricostruire la pianta del tempio.

Foto 48 - Contrada Quadrone, anno 2012: ruderi di un “antico tempio” sacro, fronte.    Foto 49 - Contrada Quadrone, anno 2012: ruderi di un “antico tempio” sacro, retro
Foto 48 e 49 - Contrada Quadrone, anno 2012: ruderi di un “antico tempio” sacro, fronte e retro.

Nell’opera del Pratilli “Della via Appia riconosciuta e descritta da Roma a Brindisi” pubblicata in Napoli il 1745, quando si parla della “Villa detta Quadrone” l’autore aggiunge: “…veggonsi le rovine di un antico tempio, presso il quale fu rinvenuta l’iscrizione riportata malamente dal Grutero (31), che poi fu altrove trasferita. Dopo questo luogo del Quadrone entrasi nel territorio di Corato.”

Anche lo storico Nicola Corcia (32) nell’anno 1847, nel terzo Tomo della sua opera “Storia delle due Sicilie”, edito a Napoli dalla Tipografia Virgilio, a pagina 524 parla della contrada Quadrone in questi termini: “… e più oltre per le campagne di Andria, in cui oltre le reliquie delle selci antiche fabbriche pur si vedevano ad uso di ostelli e di sepolcri, ed anche le rovine di un tempio presso il boschetto della villa detto il Quadrone, presso cui rinvenivasi la seguente lapida:

Q. VOLVMNIVS
ASIATICVS. AEDILIS
FLAMEN. QVA ESTOR
DV VMVIR. V. A. LXXX

C’è da considerare che il Corcia nella sua opera, più che riportare descrizioni di luoghi da lui visitati, riporta molte notizie attinte da altri viaggiatori che avevano effettuato viaggi nel Regno delle due Sicilie; pertanto, nel suo racconto sul Quadrone, riporta soltanto quanto scritto dal Pratilli, con in più il testo della lapide come innanzi riportato.

Anche l’andriese Morgigni (33), nella sua ricerca delle iscrizioni romane in Andria, riporta l’iscrizione ricordata dal Pratilli il cui testo, però, afferma essere il seguente:

P. CESELLIO: C.F. NUMERIANO. II. V. REIP.
III. LEG. TRIB. Q.U.A. XLII. M. II. Q. CESELL. F.
ET. TIBURTIA. VX. INCOMPARAB. MOER.
H.S.E.

Come suggerisce nella sua Tesi di laurea il prof. Dino di Leo, questa iscrizione riportata dal Morgigni potrebbe essere così interpretata: “A Publio Cesellio Numeriano figlio di Cesellio, duumviro della Repubblica, tribuno della 4a Legione, che visse anni 42 e mesi 2, il figlio Q. Cesellio e la consorte Tiburzia profondamente addolorati eressero questo sepolcro”.

e evidente, le due iscrizioni non coincidono, sono completamente diverse. Il Pratilli, pur non riportando il testo dell’iscrizione, affermò che quella rinvenuta al Quadrone fu “riportata malamente dal Grutero, che poi fu altrove trasferita”.

L’elemento sicuro è il rudere di un antico tempio, tutt’ora presente a poche centinaia di metri dalla Masseria del Quadrone.

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La distanza della Masseria Quadrone dal tracciato romano della via Traiana e la scarsità di reperti trovati in superficie, non consentono di fare alcuna ipotesi sull’ubicazione in questa località né del sito “Rudas” né di quello della “Mutatio ad quintum decimum”. Resta da approfondire la presenza del rudere dell’antico tempio, la sua funzione e l’epoca della sua costruzione.

La Masseria Quadrone però, è stata senza dubbio un importante punto di riferimento per la Transumanza, una vera e propria Posta (34) come testimoniano sia le stalle ivi presenti sia la datazione che si può dare ad alcune fabbriche sia la natura a pascolo che l’intero latifondo (oltre 500 ettari) ha avuto dal XVI al XIX secolo come attestata dalle notizie storiche riguardanti le famiglie che l’hanno avuta in proprietà. Però, come Posta della Dogana della mena delle pecore di Foggia non aveva un ruolo primario; invero, il suo nome non è riportato tra le Locazioni principali della Dogana descritte nell’Atlante delle Locazioni di Antonio e Nunzio (di) Michele (35).


NOTE    _
(27) Masseria Quadrone
Visitando la Masseria Quadrone si nota subito che essa possiede ancor oggi tutte le caratteristiche di una Posta (nota 33), come quelle utilizzate dalla Regia Dogana per la Transumanza; non certo una Posta principale perché non è riportata nella mappa “Locazione d’Andria” facente parte dell’Atlante delle Poste redatto dai fratelli compassatori Di Michele(nota 34) alla fine del Seicento. Due sono gli elementi che attestano questa destinazione: l’architettura della Masseria simile a tante Poste presenti nel territorio andriese e la destinazione d’uso di quel territorio che, come si dirà in seguito, fino a tutto l’Ottocento era adibito a pascolo.
I primi possessori del latifondo Quadrone furono i Carafa, poi imparentatisi con la famiglia Pignatelli; da questi, la Posta e il latifondo esteso oltre 550 ettari furono ceduti alla famiglia Porro di Andria. Il giornalista e saggista Riccardo Riccardi ha effettuato un accurato studio sulla famiglia Porro di Andria, sulle loro varie diramazioni familiari, sul loro “saper fare” e, soprattutto, sul loro straordinario patrimonio immobiliare (terreni e palazzi), il tutto inquadrato nella storia agraria della terra del Sud ed in particolare della città di Andria negli ultimi secoli.
Il latifondo del Quadrone apparteneva alla famiglia dei Carafa-Pignatelli perché Margherita Pignatelli d’Aragona Cortes aveva sposato Riccardo Carafa duca di Andria, portando in dote proprio il latifondo del Quadrone. I coniugi Carafa-Pignatelli ebbero due figli: Ettore Carafa, ricordato per la presa di Andria da parte dei giacobini francesi nel 1799, e Francesco che ebbe in eredità il fondo del Quadrone cedendolo, a sua volta, ai canonico Porro nell’anno 1817.
Riccardo Porro fu Francescopaolo, Priore dell’Arciconfraternita dell’Addolorata in San Francesco, sposò Donna Teresa Jannuzzi-Ceci; così si formò il ramo Porro-Jannuzzi. Le famiglie che furono capaci con il loro “saper fare” di incrementare quasi a dismisura le loro proprietà all’inizio dell’Ottocento, furono i Ceci, gli Spagnoletti-Zeuli, i Marchio, gli Jannuzzi e soprattutto i Porro. In quel secolo, se un benefattore effettuava considerevoli donazioni alla Chiesa, oppure realizzava un edificio sacro o ampliava quelli esistenti, oppure realizzava preziosi altari di marmi pregiati (e nelle chiese di Andria ce ne sono molti che hanno iscrizioni della famiglia donante), riceveva dal Papa il titolo nobiliare di Conte. Fu così che Spagnoletti-Zeuli e Jannuzzi, per aver realizzato il cappellone dell’Addolorata in San Francesco ottennero il titolo di Conte, mentre i Porro-Jannuzzi che realizzarono ex novo nell’anno 1904 la Chiesa dell’Immacolata in Andria, al posto del titolo nobiliare preferirono ottenere l’ampliamento del latifondo del Quadrone.
(28) Giuseppe Ceraudo
Giuseppe Ceraudo è docente nel settore di Topografia antica nell›Università del Salento a Lecce e conduce la propria attività di ricerca all›interno del Laboratorio di Topografia Antica e Fotogrammetria (LABTAF) presso il Dipartimento di Beni Culturali, specializzato nel campo dell’interpretazione dell’aerotopografia finalizzata all’archeologia. L’interpretazione dei segni della fotografia aerea è ritenuta la prima fase necessaria per le successive campagne di ricognizione e scavo sul terreno.
Ceraudo è il coordinatore del progetto “Via Traiana” e fino ad oggi ci sono state numerosissime campagne di ricognizione e scavo, tutte documentate da altrettante pubblicazioni.
Topografia Antica, Aerotopografia Archeologica e Aerofotogrammetria sono le sue materie di insegnamento presso l’Università del Salento a Lecce nella sua qualità di Professore associato presso la Facoltà di Beni Culturali.
È Direttore responsabile della rivista “Archeologia Aerea. Studi di Aerotopografia Archeologica”, della collana “Carta Archeologica d’Italia. Puglia” e della collana “Topographica. Quaderni del Laboratorio di Topografia antica e Fotogrammetria”.
Per le ricerche sul terreno, oltre alla fotografia aerea a bassa ed alta quota, utilizza le più moderne tecnologie quali i satelliti, i mezzi aerei a pilotaggio remoto quali i droni e le prospezioni geofisiche; per i suoi allievi ha pubblicato il “Manuale di aerofotografia archeologica. Metodologia, tecniche e applicazioni”.
Nelle sue conferenze si parla anche di “Aerei, droni e cose che volano: ricerche aerotopografiche tra tradizione ed innovazione”, ed anche di “Immagini, tracce, interpretazione visiva e tecniche di enfatizzazione nella fotografia aerea”.
(29) Ente Chiesa Santa Lucia
L’intero latifondo del Quadrone, esteso ettari 42,91,24, nell’Ottocento era di proprietà del ramo della famiglia Porro-Jannuzzi Calzolari. Il 1923 fu donato da Porro Riccardo fu Francesco all’unica sua figlia Porro Calzolari Maria Teresa, nubile, insieme anche all’”intera casa palazziata sita in Andria, sporgente sulla Via Cavour identificata con i numeri civici 120-122-124 e sulla nuova via Viale Roma senza numeri civici”, come si legge nell’atto di donazione del 20 novembre di quell’anno, stipulato in Andria dal Notaio Francesco Del Giudice.
La signora Porro Calzolari Maria Teresa, donna di casa, nell’anno 1986 con atto del Notaio Oscar Pagliani del 19 settembre, donò all’ENTE CHIESA VICARIA CURATA AUTONOMA SANTA LUCIA di Andria (riconosciuto con D.P.R. del 3 dicembre 1962), ENTE eretto canonicamente dal Vescovo Diocesano di Andria a “PARROCCHIA di SANTA LUCIA” il 29 giugno 1986 e riconosciuto con la qualifica di ENTE ECCLESIASTICO con Decreto del Ministro dell’Interno del 20 novembre 1986, un rudere di un antico tempio insieme all’aia di sua pertinenza e ad una striscia di terreno per l’accesso dalla stradina interpoderale. Il tutto oggi è riportato nel Nuovo Catasto Terreni di Andria al foglio 97, particella 336 per are 11,50.
Negli anni 1987 e 1988 avevo effettuato, su incarico del sacerdote Mons. Giuseppe Ruotolo nella sua qualità di primo rappresentante legale dell’Ente Chiesa Vicaria Curata Autonoma Santa Lucia, una perizia tecnica giurata avente per oggetto la consistenza e il valore economico della donazione effettuata dalla signora Porro Calzolari Maria Teresa.
(30) Domenico (Dino) di Leo
Dino di Leo, dirigente scolastico della Scuola Media “Manzoni “ di Andria , nella sua tesi di laurea del 1972 si è occupato delle origini della città di Andria e, tra l’altro, ha descritto il rudere dell’antico Tempio della Contrada Quadrone
(31) Grutero
Jan Gruter (1560-1627) che il Pratilli traduce in Grutero, fu un filologo, storico e antiquario olandese che curò la traduzione di molti scrittori classici latini. La sua opera più importante fu “Inscriptiones antiquae totius orbis Romani”, è una raccolta di iscrizioni latine e greche che aveva raccolto dai resoconti dei viaggiatori che erano venuti in Italia, quindi, notizie di “seconda mano” . L’epigrafe che riguarda il rudere dell’antico Tempio della Contrada Quadrone è riportata a pag. 490 della sua opera.
(32) Nicola Corcia
Storico, archeologo, critico napoletano del XIX secolo, socio della “Regale Accademia Ercolanense di Archeologia”. Autore di numerosi saggi e della “Storia delle Due Sicilie dall’antichità più remota al 1789” in quattro volumi pubblicati a Napoli fra il 1843 e il 1852. La parte riguardante il Quadrone è riportata nel Tomo III pubblicato nell’anno 1847.
(33) Morgigni
Domenico Morgigni (detto Menico) fu canonico della Cattedrale di Andria, studioso di antichità riguardanti la nostra città, vissuto nella seconda metà dell’Ottocento e nel primo trentennio del Novecento, scrisse una storia di Andria in “pagine sparse” pubblicata il 1919 in Andria e visitò il sito della contrada Quadrone dove rintraccio i “resti dell’antico tempio” di cui parla il Pratilli nel suo viaggio lungo la via Appia e la via Traiana.
(34) Posta
La Posta, dal latino “posita”, participio del verbo “ponere”, al tempo della Transumanza stava ad indicare un posto assegnato o stabilito per fermarsi temporaneamente o stabilmente. Le Poste erano i luoghi che la Regia Dogana della mena delle pecore di Foggia assegnava ai pastori migranti che le potevano utilizzare durante la loro permanenza in Puglia perché erano strutture in cui i pastori potevano alloggiare di notte e le pecore potevano sostare in appositi recinti chiamati “Iazzi”. Naturalmente, il proprietario del gregge (formato da circa 2000 pecore) che poteva sostare nella posta pagava alla Dogana un corrispettivo che veniva chiamata “Fida” e che era proporzionale sia al numero di pecore sia alla qualità degli erbaggi dei pascoli messi a disposizione,
(35) Antonio e Nunzio (di) Michele
La Regia Dogana della mena delle pecore di Foggia, che era preposta alla regolamentazione del fenomeno della Transumanza, per poter assegnare con ordine e precisione i pascoli dove ciascun pastore , chiamato locato, poteva trasferire gli armenti, procedette a suddividere il territorio pugliese in zone, ciascuna con il suo nome e contenente vari punti di stazionamento degli animali durante la loro permanenza invernale in Puglia.
L’estensione delle terre demaniali pugliesi da poter dare in locazione stagionale ai proprietari delle greggi variava tra i 370.370 ettari e i 444.444 circa: quindi, una estensione molto grande. Queste terre, per la maggior parte dislocate tra il fiume Ofanto a Sud ed il fiume Fortore a Nord, erano state suddivise in zone omogenee dette “Locazioni”.
Le 23 Locazioni principali-ordinarie della Puglia sono state disegnate su 23 cartoncini dai compassatori Antonio e Nunzio (di) Michele alla fine del XVII secolo e poi assemblate in un atlante, individuato come Atlante “Michele” delle locazioni della Dogana della mena delle pecore di Foggia, conservato nell’Archivio di Stato di Foggia-Archivio della Dogana con questa collocazione: Dogana, sezione I, vol. 20 (Michele). Esso ha le dimensioni di cm 51 x cm 38 x cm 3 ed è ricoperto da una copertina di pergamena che porta in alto a destra l’indicazione: Antonio di Michele – Compassatore, 1686 – Reg° Archivio.
Ogni tavola è chiamata foglio ed ha le dimensioni di cm 70 x cm 50; pertanto ogni foglio è piegato a metà essendo l’Atlante largo cm 38. Le tavole, ovvero i fogli, sono in numero di 28 e di esse: 23 sono firmate Antonio Michele, mentre le altre cinque sono firmate Nunzio Michele, fratello o nipote di Antonio. La LOCAZIONE D’ANDRIA è firmata Antonio Michele.