Le mappe dell’Archivio di Stato di Trani

Contenuto

Andria

Escursione nella valle di S. Margherita in lamis
e la Grotta delle Rose

dell’Ing. Riccardo Ruotolo


- A -
La “Valle di Santa Margherita in lamis”
e l’ “Inventio” della Madonna dei Miracoli

Le mappe dell’Archivio di Stato di Trani

Nell’anno 2017, presso la sede dell’Archivio di Stato Sezione di Trani, fu allestita una mostra di mappe e disegni realizzati nell’Ottocento dai periti nominati dal Tribunale e che erano stati allegati ai resoconti dei processi celebrati; i reperti erano stati recuperati dalla dottoressa Attolico che aveva curato la mostra con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Della Lama di S. Margherita fino all’anno 2017 non avevamo alcun rilievo datato, ma solo aerofoto attuali ed estratti di mappa catastali; pertanto, forte è stato il mio interesse quando, visitando la mostra, ho constatato che tra i reperti esposti c’erano due mappe che riguardavano proprio la Lama della Valle di S. Margherita, rilevata e disegnata in scala, con anche il rilievo, seppure schematico, del Convento dei Benedettini e la sagoma del Santuario. Il mio interesse discendeva dalla circostanza di essere stato, qualche anno prima, coprogettista del recupero dell’area retrostante la Chiesa inferiore del Santuario, dove si apre una grotta totalmente dipinta, per la quale il progetto prevedeva il radicale recupero.

In quell’anno presso la Sezione di Trani dell’Archivio di Stato non era possibile né effettuare fotografie del materiale esposto né ottenere una scansione dei documenti; per fare delle fotografie bisognava chiedere autorizzazione da inoltrare agli uffici del competente Ministero. Fatta la domanda, ottenuta l’autorizzazione “Concessione n. 4/2017 del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali – Archivio di Stato di Bari – Sezione di Trani”, fu possibile fotografare, tramite il fotografo dell’Archivio, le due mappe conservate presso la “Gran Corte Civile – Inventario – Settore giudiziario – Serie Perizie ed Espropriazioni”. La qualità delle immagini, però, era molto scadente e le “legende” impossibile da decifrare. Ritenevo importanti queste mappe perché fissano un momento della storia dei luoghi ed hanno il loro valore documentale che, ad un appassionato di cartografia antica, fa sempre piacere studiare e possedere.

Dopo quattro anni, con la modernizzazione degli Archivi di Stato che si sono dotati di apparecchiature idonee per la riproduzione digitale dei documenti, grazie alla cortesia e lungimiranza del Direttore dell’Archivio di Stato di Bari Cav. Michele Grimaldi (cui fanno capo anche le Sezioni di Barletta e Trani) dove sono conservate le mappe della Valle di Santa Margherita, è stato possibile riprodurle in ottima risoluzione.

Le due mappe furono redatte dal perito “Architetto civile Giuseppe Errico delegato dalla Gran Corte Civile di Trani a dar parere nella vertenza tra i reverendi Padri Agostiniani Calzi di Andria contro Mauro Cusmai ed il Real Liceo delle Puglie”, come si legge nella relazione di 90 pagine cui le due mappe sono allegate. Qui di seguito si allegano sia la “Pianta Topografica dimostrativa” dell’anno 1859 (Doc. -13-), molto interessante per la rappresentazione, seppure con semplici contorni, dello stato dei luoghi dei fabbricati di cui si riportano i toponimi e le descrizioni, sia la “Pianta Topografica del Santuario, e convento con adiacenze, di S. Maria dei Miracoli i Andria, nonché delle terre diverse di spettanza di Mauro Cusmai del fu Leonardo, ed altri” dell’anno 1860, (Pianta topografica del 9 gennaio 1860. Archivio di Stato, ASBa-Sezione Trani. Gran Corte Civile di Terra di Bari, Perizie, vol. 16, n.p. 9. Perito Architetto Giuseppe Errico. Pianta topografica a colori su carta, scala di palmi 1000, dimensioni dell’originale cm. 100 x cm. 70), con il rilievo dell’intera Lama della Valle di S. Margherita eseguita con lo strumento chiamato “Telegometro” ( Doc. -14-) [20].

Pianta Topografica dimostrativa dell’anno 1859.
Doc. -13 - “Pianta Topografica dimostrativa” dell’anno 1859.

Pianta Topografica del Santuario, e convento con adiacenze ..., dell’anno 1860.
Doc. -14 - “Pianta Topografica del Santuario, e convento con adiacenze, di S. Maria dei Miracoli i Andria,
nonché delle terre diverse di spettanza di Mauro Cusmai del fu Leonardo, ed altri
” dell’anno 1860.

Per una migliore lettura della mappa del 1859 (Doc-13-) si riproducono in forma ingrandita sia la zona che contiene gli edifici del Monastero (raffigurati schematicamente con piante riportanti il semplice contorno delle fabbriche) e gli edifici annessi del Santuario con il retrostante terreno dove si trova la “Gotta delle rose” (di cui si parlerà dopo) e la piazza antistante con indicata la posizione della “cisterna dell’Imperatore”, tutti elementi individuati con lettere maiuscole (Doc. -15-), sia la “Leggenda” in cui sono riportati tutti i toponimi dei luoghi (Doc. -16-). In nota [21] è trascritta la leggenda della mappa dell’anno 1859 e le altre indicazioni in essa riportate.

Mappa del 1859 – Archivio di Stato, ASBa-Sezione Trani. Gran Corte Civile di Terra di Bari, Perizie, vol. 16, n.p. 9.
Doc. -15- Mappa del 1859 – Archivio di Stato, ASBa-Sezione Trani. Gran Corte Civile di Terra di Bari, Perizie, vol. 16, n.p. 9.
Periti Architetti Giovanni Albrizio, Taddeo de Giorgio, Pasquale Cafaro e Giuseppe Errico. Dimensioni del Doc.-13-: cm. 72 x cm. 49.

Doc. -16- Leggenda della pianta topografica del 1859.
Doc. -16- Leggenda della pianta topografica del 1859.

Anche della mappa 1860 si riporta l’ingrandimento della zona del Santuario con la piazza antistante (Doc. -17-) [22]. e la leggenda (Doc. -18-).

Doc. -17- Mappa del 1860 – zona del Santuario e del Convento.
Doc. -17- Mappa del 1860 – zona del Santuario e del Convento.

Doc. -18- Leggenda della mappa dell’anno 1860.
Doc. -18- Leggenda della mappa dell’anno 1860.

I toponimi delle “Leggende” delle due mappe sono molto interessanti e, in particolar modo mi ha colpito un toponimo che non conoscevo. Nella leggenda della mappa dell’anno 1860 alla lettera «n» si legge: “Vasca a fior di terra, atta ad abbeverare gli armenti di Cassinesi, mercè l’acqua del pozzo”, quindi, più o meno nel posto dove ora c’è la fontana in piazza Pio X, negli anni sessanta dell’Ottocento c’era una cisterna con vasca, ma la notizia più sorprendente è quella che i Monaci Cassinesi, cioè i Benedettini che hanno custodito il Santuario e il Monastero fino all’epoca della soppressione dei conventi, avevano anche degli “armenti”, costituiti da buoi, cavalli e pecore; inoltre, affittavano anche le stalle ai contadini.

Nella Pianta Topografica del 1860 lo stesso luogo è indicato con la lettera «V» e si parla di “Cisterna dell’Imperatore”, toponimo interessante ma a me sconosciuto e di cui non ho trovato traccia in altri documenti.

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In questo mio lavoro non c’è alcun interesse a trattare la controversia tra gli Agostiniani ed il signor Cusmai riguardante la proprietà di un piccolo fabbricato addossato al Santuario e di alcune aie, ma ho ritenuto interessanti alcune considerazioni che il perito Errico fece dei luoghi inseriti nel contesto della Lama; nonchè il linguaggio ottocentesco con cui vengono esposte le argomentazioni.

Così inizia la perizia
La vertenza giuridica la quale diè luogo all’esame di che ci occupiamo, presenta ricisamente tre diverse specie di esplorazione rigorosa.
Alla prima appartiensi, diligentemente esaminare le cennate artistiche peculiarità del Santuario di S. Maria dei Miracoli, e delle località circostanti, onde desumerne la storica destinazione delle stesse, la quale esplorazione soffolce un dritto vetusto. Alla seconda, una studiosa ricerca delle sparse notizie in varii documenti raccolte; ed alla terza l’elemento pratico della planimetria delle aje contese che concorrer debbe a chiarire il dettato de’ documenti enarrati”.

Anche l’Errico, nell’esporre l’“Inventio” della Madonna, si rifà a quanto scritto da Giovanni di Franco nel 1606 e da Padre Antonino M. Jorio nel 1853 e così si esprime:
Colà deve ora si estolle il maestoso cenobio e sorge il Santuario di Nostra Donna dei Miracoli di Andria fu già un dì spaventosa e scura caverna, ed in essa in remotissimi tempi convennero i neofiti della religione di Cristo, cercando nei solitarj recessi degli spechi sotterranei un asilo tutelare contro la efferata persecuzione pagana: ivi, come in molti altri luoghi affrontarono una vita di penitenza e dolore, riedendo al bacio del Signore con la intemerata coscienza dei giusti…. Il sacro speco di Andria: ignorato durante la estrema lotta della religione cristiana e del paganesimo, i vepri lo cinsero rotolati macigni ne preclusero l’adito, e più non ne furono note le ambagi che alla sola nequizia di facinorosi o di scellerati ladroni che in quella solitudine convenivano per occultare i propri misfatti. Tosto quel sito, e la vicina vallea nome nefando si ebbero, e di Valle indemoniata loro diè rinomanza la pubblica fama”.

Nel contesto della perizia, l’architetto Errico fornisce le sue conoscenze riguardo al nome «Lama» e scrive:
La prima interessante speculazione che si presenti nel dettato del riferito istrumento, si è quella di sapere quale specie di topografia abbiasi voluto dinotare con la designazione Lama della Madonna.
L’accettazione del vocabolo Lama non è dubbiosa nell’italiano linguaggio, e corrisponde alla idea di un luogo basso, e paludoso, in cui l’acqua si dilarga e giace, o in altri termini, una Valle acquitrinosa (Vedi il vocabolario della Crusca, il gran Dizionario dell’Alberti, quello di Longhi e Toccagni ec.). Ne gioverà consultare lo stesso immortale fondatore del volgare italiano Dante Alighieri, il quale parlando del fiume Po, nel XX Canto dell’Inferno assai spiccatamente ne fornisce i caratteri di una lama ne’ seguenti versi”.
«Non molto ha corso, che trova una lama,
Nella qual si distende e s’impaluda,
E suol di state talora esser grama.»
Dopo aver citato Dante, l’Errico si avventura nell’interpretazione del “flumen Aveldium” della Tabula Peutingeriana e formula una ipotesi, poi ripresa da Mons. Emanuele Merra nella sua fondamentale opera “Monografie Andriesi”, affermando:
Noi abbiamo voluto nel ragguaglio storico dei luoghi in esame, che un tempo scorreva l’antico fiume Alvenio, e la sparizione dello stesso, non avrebbe potuto verificarsi geologicamente parlando, che in forza di commozioni telluriche, e della successiva digradazione delle rocce che favorisce la colmazione degli aluci: una tale condizione geologica essendosi quivi verificata, l’antico letto del fiume cedeva il posto alla lama paludosa che fornì la denominaziome alla località in parola”.

Poiché nel processo i periti del Cusmai parlavano di “località Lama di S. Margherita”, l’architetto Errico, riferendosi a documenti del Real Liceo delle Puglie cui appartenevano molti terreni vicini alla Lama, precisa, per motivi inerenti la sua perizia, che le aie “controvertite” erano in contrada Cicaglia, perché la Lama era solo un territorio di detta contrada:
La Lama della Madonna fa parte di Ciccaglia che va solo distinta in Ciccaglia grande, e piccola. Leggeremo a tale obbietto la intestazione dello stato suddetto che è così concepito.
«Stato dei redditi de’ canoni dovuti al Real Liceo delle Puglie sulle terre messe nel tenimento di Andria, e precisamente nella Contrada Chiuso della Madonna o Ciccaglia grande ove vi è il Convento in proporzione della estenzione chiascuno possiede ec.»
”.

Nell’ultima parte della sua perizia lo stesso Architetto riferisce le modalità con cui sono state ricavate le due mappe allegate, menzionando strumenti che dice essere all’avanguardia nella misurazione delle terre, ma che oggi non esistono più né si ha cognizione di essi, e così si esprime:
Nel togliere la mappa della generale misura della continenza denominata Lama della Madonna, e delle singole quote in cui la medesima si vede divisa, noi ci siamo avvaluti del desco pretoriano, del telegometro e della catena, levando i piani col metodo della coltellazione…. La preferenza accordata al metodo di coltellazione deriva dalla geodetica verità che in tal guisa si valuta la estensione dei campi dalla quantità delle loro produzioni, noto essendo che uno spazio inclinato non contiene un numero maggiore di vegetabili di fusto e di piante graminacee e basse, di quelle che allogar si possa nella sua projezione orizzontale”.

Alla fine della sua perizia l’architetto Errico afferma: “Noi abbiamo dimostrato ad esuberanza che Lama è un accidente topografico della generale tenuta denominata Ciccaglia”.

A conclusione di questo paragrafo, per chi volesse approfondire lo studio delle due mappe, nelle [sottostanti] note (21) e (22) sono riportate tutte le didascalie in esse contenute.


Note

[20] Il telegometro era uno strumento usato nell’Ottocento per rilevare una distanza da lontano; oggi si usa il Telemetro laser. La catena era un altro strumento per effettuare la misura diretta di una distanza: era costituito da 4 barrette di metallo a sezione quadrata con lato di 8 millimetri, agganciabili una all’altra fino a formare una lunghezza di 100 piedi. Il piede era una unità di misura, variabile da regione a regione e talvolta da città a città: a Roma era pari a 29,79 cm. circa, mentre a Parma era pari a 54,52 cm. circa. La coltellazione era un metodo di misurazione del dislivetto del terreno e delle altezze dei manufatti: è un metodo di rilievo diretto.

[21] Mappa del 19 luglio 1859.
È una raffigurazione a colori della Lama di S. Margherita e degli edifici adiacenti, dal titolo “Pianta topografica dimostrativa Del Convento e della Chiesa con le adiacenze dei R.R.P.P. Agostiniani Calzi di Andria, sotto il titolo di S. Maria dei Miracoli di Andria, e delle vicine terre di Mauro Cusmai del fu Leonardo.”
È una Pianta topografica a colori su carta, delle dimensioni di cm. 72 x cm. 49. La mappa è sottoscritta dai periti architetti Giovanni Albrizio, Taddeo de Giorgio, Pasquale Cafaro e Giuseppe Errico; è conservata nell’Archivio di Stato di Bari (ASBa) – Sezione di Trani, Gran Corte Civile di Terra di Bari, Perizie, vol. 92 - fasc. 37.
Si riportano qui di seguito tutte le didascalie di cui è corredata la mappa, molto interessante per la descrizione dei luoghi che contiene.
Leggenda
A Convento – a suo portone
B Cortile
C C C Lamioni, …… panetteria, molino, e cavallerizza
D Parchitello
E Piccolo giardino
F Chiesa
G Giardino del Soccorpo
H Atrio e spiazzo avanti al Monastero ed alla Chiesa
I I Strada che conduce a Canosa
K K Strada che conduce a Barletta
L M Fabbricato di Mauro Cusmai
L Parte di detto fabbricato, che forma oggetto della controversia
O Campanile della Chiesa, e saracinesca occupata dal fabbricato in controversia
P Arco pel quale si scende nella Valle, e pozzo sotto di esso
1-2-3 Finestre a ponente della casa controvertita
4-5 Finestre della sacrestia e del soccorpo
R R Valle, e Terreno R’ R’ censito a Cusmai
T Antica casa sita allo scosceso della Valle, al presente diruta
V U Z Q Terreno, o spiazzo controvertito
V Cisterna
X Pilone, anticamente fiancheggiato da quattro pergole di uve
Firmati: Giovanni Albrizio, Taddeo de Giorgio, Pasquale Cafaro
Per copia conforme
L’Architetto
Giuseppe Errico
[22] Mappa del 9 gennaio 1860
Pianta topografica del Santuario, e convento con adiacenze, di S. Maria dei Miracoli di Andria, nonché delle terre diverse di spettanza di Mauro Cusmai del fu Leonardo, ed altri”.
Trattasi di una Pianta topografica a colori su carta, nella scala di palmi 1000, delle dimensioni di cm. 99 x cm. 66, redatta dal Perito architetto Giuseppe Errico. ASBa – Sezione di Trani. Gran Corte Civile di Terra di Bari, Perizie, vol. 16 - fasc. 9.
Leggenda
G. Errico
Tutte le località distinte con tinta rosa, costituiscono appartenenza del cenobio, o del Santuario.
a- Atrio o Piazza innanzi al Monastero ed alla Chiesa di S. Maria de miracoli di Andria.
bbb- Cenobio, e Chiesa degli Agostiniani Calzi, considerati in complesso, come limite del fabbricato.
c- Archivolto, ovvero Androne, dal quale ha origine la Via pubblica, che conduce alla Città di Canosa.
d- Chiesa e Santuario di S.ta Maria de Miracoli.
e- Cappella dedicata a S. Benedetto.
f- Campanile.
ggg- Stanze a pianterreno, già di uso dei Cusmai, attualmente possedute da Mauro Cusmai, e che formano oggetto del presente …..-giudiziario.
h-i Atrio a ridosso di Casa Cusmai, nel quale sporge la murata porta del soccorpo, ed ove si osservano, la mensola, e le vestigie della scala di comunicazione, tra le stanze indicate ed il Cenobio.
w- Avanzi del Verone, o meniato (meniano), e mensola, da cui quella scalinata spiccavasi.
Ω- Finestra, anticamente porta, nella quale la suddetta scala immetteva.
k-k Casamento di recente costruzione, relativamente alle stanze controvertite.
l'l l' Piccolo sentiero, che conduce al diruto abituro, presso al ciglione della Vallata, nel quale abitava sulle prime il fu Leonardo Cusmai, e la sua famiglia.
n Vasca a fior di terra, atta ad abbeverare gli armenti de Cassinesi, mercè l’acqua del pozzo.
Pozzo, o Cisterna detta dell’Imperatore, che si vietava ai censuari, con la concessione enfiteuti del 1793. Si è segnato in pianta il recinto di muro a secco, che la cisterna racchiude.
o Antica neviera di Cassinesi restaurata in parte dalla famiglia Cusmai e da essi posseduta.
pp- Diruto abituro, e grotta, ove il vecchio Cusmai aveva stabilita la propria dimora.
q- Giardino murato del Soccorpo, posseduto dai PP Agostiniani Calzi.
r- Bocca della vasta cisterna di detto giardino, attualmente fuori uso.
s- Uscio richiuso, che dal giardino del soccorpo mette nella Valle, o Lama della Madonna.
m- Alberi di gelso siti nell’aia controvertita.
kk- lll' Aia, o spazio, che forma obietto di controversia, e che vuolsi revindicare.
uu- Pilieri sull’ingresso della Via pubblica che conduce a Barletta. u’ rudere di piliere antico.
u'- Callaia (stretto passaggio) dalla quale ha origine il piccolo sentiero anzi descritto.
vv- Pilieri sull’ingresso della Via pubblica, che conduce nella città di Andria.
x- Pagliaia appartenente a Mauro Cusmai. Vedi la sezione 10.
y- Androne sottostante alla casa de Cusmai posseduta, e pozzo ivi.
z- Muro a secco, detto volgarmente siepe, relativamente più antico dell’altro, che fiancheggia la piazza del cenobio.
L’Architetto civile e giudiziario
Giuseppe Errico
* * *

Esposizione delle quantità della misura
Avvertenza

La presente pianta è stata tolta col mezzo degli stromenti geodetici, cioè con l’uso del desco soretoriano e del telegometro, e la topografia si è sviluppata in curve orizzontali all’equidistanza di dieci passi, ed ragguagli 1/10.000. La catena adoperata all’oggetto è di palmi napolitani cinquanta. Laonde ciascuna quota si è svolta in palmi quadrati, a seconda della ri………… superficie, un tal metodo è stato in preferenza adottato per ottenere il rapporto dell’antica misura di Andria. Ogni quota dunque si vedrà distinta in cinque colonne.
La prima conterrà la superficie di detta quota in palmi quadrati, complessivamente venduta. La seconda indicherà, quanti vignali di consuetudine del luogo la stessa comprenda. La terza esporrà le frazioni in ordini. La quarta, i residui in palmi quadrati. E la quinta finalmente la misura metrica in moggia legali. Le linee doppie indicano confinazioni costituite da mura a secco, dette con denominazioni del luogo, siepi
”.