la struttura carsica

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Città di Andria - Assessorato alla Cultura
WWF Sezione di Andria

Il Gurgo di Andria

Aspetti speleologici, geologici, botanici e faunistici
Un bene ambientale da valorizzare e recuperare


Contributo alla conoscenza geologica della struttura carsica di Gurgo

di Riccardo Losito (Dottore di Ricerca in Scienze della Terra)

Introduzione

La depressione ubicata nei pressi del Santuario del SS. Salvatore, denominata Gurgo e che ha suscitato, specie in passato, considerazioni piuttosto fantasiose riguardo alla sua origine, non è altro che una struttura di origine carsica (Fig.1). Il termine Gurgo sembra derivi dal termine latino gurges che significa vortice. Colamonico (1919) ha sottolineato la somiglianza del termine a forme dialettali in uso in varie zone della Puglia, come gurio in uso nella parte alta delle Murge verso Gravina ed Altamura, jurio nel territorio di Matera, e infine gorg e gorgo che sono diffuse in varie altre zone del territorio italiano. In ogni caso il significato di questi termini è sempre lo stesso: una depressione con fondo sub-pianeggiante, spesso coltivato e nella quale confluiscono acque meteoriche di deflusso superficiale. Il termine carsismo sta ad indicare il complesso dei fenomeni quali la formazione di depressioni, cavità e di grotte, dovuti all'azione erosiva e chimica dell'acqua su rocce solubili quali i calcari. Questo termine proviene dalla regione del Carso triestino e goriziano dove i suddetti fenomeni sono famosi da secoli.

Gurgo: Veduta panoramica
[Fig.1 Veduta panoramica di Gurgo]

In Puglia il carsismo offre un'ampia varietà di aspetti e vi è diffuso a tal punto che i fenomeni tipici sono in numero maggiore di quello che si riscontra nella stessa regione del Carso. Sono presenti i polje che sono vaste depressioni che possono avere dimensioni sino ad alcune decine di chilometri, tra i quali si ricordano la Conca di Pantano tra S. Giovanni Rotondo e Monte Sant'Angelo e il Canale di Pirro nelle Murge sud-orientali. Molto noti sono i puli (o doline a pozzo) che sono ampie cavità epigee con pareti molto ripide; tra questi sono da annoverare il pulo di Altamura, largo sino a 500 m e profondo 75 m e il pulo di Molfetta, largo sino a 50 m e profondo 35 m. Una struttura carsica molto diffusa in Puglia e specialmente sulle Murge, è proprio la dolina. Questo termine è di origine slava e indica una depressione generalmente di forma tronco-conica con il fondo piatto. Tra le doline vanno annoverate quelle del Salento tra Carpignano ed Otranto, quelle che si trovano nelle Murge meridionali, in particolare quella vicino Noci presso la Masseria Fongio e quella tra Noci ed Alberobello presso la masseria Barsenti e infine il Gurgo di Andria che in letteratura (Colamonico 1919, R. Loconte 1984) è riportato come una delle più grandi strutture carsiche epigee della Puglia.

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Inquadramento geologico

Per poter comprendere l'origine dei fenomeni carsici, ed in particolare l'origine di Gurgo, è necessario considerare la natura geologica del nostro territorio.
I risultati di rilevamenti geologici di superficie, e di perforazioni, mostrano che il sottosuolo della nostra regione è costituito da una successione di rocce sedimentarie spessa oltre 2.000 m, che poggia sul basamento cristallino. Nel territorio di Andria, in particolare, questa successione sedimentaria, a partire dal basamento, è costituita dalle seguenti formazioni geologiche: la formazione del Calcare di Bari, cosiddetta perché proprio a Bari sono rinvenibili gli affioramenti che meglio si prestano allo studio e che meglio documentano l'intera formazione; la formazione dei Tufi delle Murge (Depositi marini post-calabriani).

Il Calcare di Bari è la formazione più antica (Cretaceo inf. Cretaceo sup.), ed è costituita da una roccia carbonatica a consistenza litoide, di colore bianco-nocciola e stratificata. Lo studio al microscopio rivela che questa roccia è di origine marina in quanto risulta costituita da frammenti detritici di microfossili marini. Si può affermare che questa roccia si è deposta in ambiente di piattaforma, ossia in bacini marini con una profondità circa non superiore a 200 m. Sul Calcare di Bari poggia la formazione dei Tufi delle Murge; questa si è originata nel Pleistocene Superiore e generalmente non supera i 30 m di spessore. Il Tufo delle Murge è una roccia carbonatica anch'essa di origine marina che si presenta a luoghi compatta, a luoghi scarsamente consistente, ed è costituita da frammenti visibili ad occhio nudo e variamente cementati di macrofossili di bivalvi e di gasteropodi, la cui presenza testimonia una deposizione in ambiente di piattaforma (Ricchetti 1981).
I fenomeni carsici si verificano quando l'acqua (mezzo solvente) ha accesso all'interno di una roccia solubile. Sia il tufo che il calcare sono rocce che si solubilizzano in acqua. [*]

Il tufo a causa della sua porosità determinata dagli innumerevoli interstizi che separano i granuli, si lascia facilmente attraversare dall'acqua; nel calcare perché l'acqua vi abbia accesso, è indispensabile che questa roccia, in origine compatta, abbia subito processi di fessurazione. In campagna, infatti, non è difficile constatare che il calcare si presenta quasi sempre intensamente fessurato, ciò grazie alle tensioni cui è stato sottoposto nelle varie fasi tettoniche che lo hanno interessato e grazie al suo comportamento rigido in base al quale, reagisce alle tensioni stesse fratturandosi anziché deformandosi. In tal modo l'acqua si insinua nelle fessure che nel tempo, proprio grazie all'azione fisica e chimica, tendono ad ampliarsi sino a formare in alcuni casi delle cavità sotterranee che, se superficiali, possono costituire un rischio geologico per i manufatti in loco. Più larghe sono le fessure, maggiore è il richiamo del mezzo solvente e ancora più ampia risulterà la cavità carsica. Nelle situazioni in cui l'acqua rimane più a lungo a contatto con la roccia, si verifica la formazione di terra rossa, che in gran parte rappresenta il residuo insolubile della roccia carbonatica e che è costituita in prevalenza da minerali argillosi. Molte aree del territorio di Andria sono caratterizzate dalla presenza, sia in superficie che in profondità, di vere e proprie sacche di terra rossa con dimensioni a volte molto grandi e che impongono severe restrizioni per la scelta e il dimensionamento delle tipologie fondazionali relative alla costruzione di manufatti.

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I fenomeni carsici del territorio di Andria: il pulo di Gurgo

In passato, diversi autori che si sono occupati dell'assetto e stabilità del territorio pugliese, hanno sottolineato la presenza delle fenomenologie carsiche ipogee, sia in zone urbane che extraurbane del territorio andriese. Gli autori Grassi et al (1978), correlano i crolli di alcuni edifici del centro storico di Andria, alla presenza di canalizzazioni carsiche suborizzontali scavate nei calcari cretacei, e al di sotto della copertura quaternaria dei Tufi delle Murge. Recentemente sono state scoperte, in viale Virgilio, ampie e profonde cavità sotterranee scavate sempre nei calcari. Queste strutture ipogee, assieme alle più grandi cavità epigee, secondo Grassi et al (1978), sono state causate essenzialmente dalle due principali fasi tettoniche che hanno determinato i momenti più significativi dell'evoluzione paleogeografica della Puglia nel Quaternario.

Gurgo: Ubicazione del pulo
[Fig.2 Ubicazione del pulo di Gurgo]

Nel territorio di Andria sono presenti ben tre distinte strutture carsiche epigee riportate nella letteratura: la dolina di Gurgoruotolo, la dolina di Lama di Carra e il pulo di Gurgo. Gurgoruotolo è la struttura più piccola, é sita a 2,5 km a nord della città ed é raggiungibile per mezzo delle strade di S. Angelo dei Ricchi e quella di Gurgoruotolo. La dolina di Lama di Carra è una vasta depressione subcircolare con un raggio di circa 100 m e una profondità massima di 5 m; é ubicata tra Castel del Monte e Andria, a 8 km da quest'ultima, ed incide il versante nord-occidentale del rialto tra le due località.

Gurgo: lineamenti topografici
[Fig.3 Lineamenti topografici del pulo]

Una delle più grandi strutture carsiche epigee della Puglia è proprio Gurgo ed è sita in pieno territorio pianeggiante a 2 km dal centro abitato (Fig.2 e Fig.3) nei pressi del santuario del SS. Salvatore. Sulla carta topografica dell'Istituto Geografico Militare (foglio 176, quadrante NE) il pulo è individuato dalle seguenti coordinate geografiche: 41° 12' 30" di latitudine nord e 3° 49' 24" di longitudine est (Monte Mario).

Nuove misure topografiche effettuate nel presente studio permettono di precisare le dimensioni del pulo (Fig.3). Gurgo ha un contorno assimilabile ad una ellisse avente l'asse maggiore di 275 m e l'asse minore, pressappoco perpendicolare al primo, di circa 200 m. Il perimetro è di circa 800 m e racchiude una superficie di 43.000 m2 . Il fondo é subpianeggiante ed è posto ad una profondità che va da -32 m a -38 m. Gurgo é caratterizzato da versanti molto ripidi e, in modo particolare, quelli del settore orientale sono quasi verticali; fa eccezione il versante sud-sud-ovest che è digradante verso il fondo con inclinazioni anche minori di 40°. Il versante nordoccidentale, ove è situata una casa colonica, presenta dei terrazzamenti con muri a secco, effettuati dall'uomo per consentire le pratiche agricole.

Gurgo: Strati di calcare, in evidenza piccole cavità
[Fig.4 Strati di calcare, in evidenza piccole cavità di origine carsica]

Lungo le pareti affiorano le rocce del Calcare di Bari, che si presentano in sequenza di strati sub-orizzontali, a luoghi debolmente ondulati, di spessore vario e generalmente inferiore a 3 m. Gli strati sono quasi sempre interessati da fratture di ampiezza varia e generalmente inferiore al decimetro, e le cui superfici sono spesso levigate a causa dell'azione chimica delle acque (Fig. 4). Lungo le pareti est ed ovest gli strati di calcare presentano delle cavità carsiche di diversa ampiezza, che rappresentano le attuali grotte del Gurgo (Fig.5). Nel presente lavoro, si sono misurate le direzioni di sviluppo delle cavità e delle fratture, desumendo in tal modo che entrambe si protendono lungo due direzioni prevalenti, all'incirca: NO-SE (la più rappresentata) e NE-SO.

Gurgo: ingresso della Grotticella (PU1231)
[Fig.5 Ingresso della Grotticella del Gurgo]

I Tufi delle Murge, invece, affiorano in zone limitrofe e sono stati rinvenuti con spessori inferiori al metro e via via minori in prossimità del Gurgo. Ciò induce a pensare che le acque superficiali e confluenti nella dolina, nel tempo abbiano eroso il tufo.

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Considerazioni sulla genesi della struttura carsica

Nel Foglio 176 (Foglio Barletta) della Carta geologica d'Italia, si osserva che il Calcare di Bari, nell'area del nord-barese, è interessato da una notevole presenza di faglie e fratture. Queste strutture sono in gran parte la conseguenza delle spinte (stress tettonici) subite dalla formazione carbonatica nel corso dell'orogenesi appenninica. In particolare, queste fratture, secondo Grassi et al (1978), sono state riattivate durante la fase tettonica responsabile della trasgressione plio-peistocenica (subsidenza), nella quale si sono deposti i sedimenti marini della formazione dei Tufi delle Murge, e la successiva fase regressiva (sollevamento) che ha causato il ritiro del mare verso le attuali coste adriatica e ionica.
Statisticamente queste strutture si sviluppano lungo due direzioni prevalenti: una è la NE-SO e l'altra è la NO-SE. È opportuno sottolineare che quelle che sono segnate sulla carta sono solo quelle più rilevabili, ossia quelle effettivamente riconoscibili sul terreno o dallo studio delle foto aeree. Molto spesso queste strutture, in assenza di tagli naturali o artificiali (sbancamenti per la costruzione di strade e manufatti in genere) che le mettono a nudo, non sono individuabili, e ciò accade specialmente in condizioni di superficie topografica pianeggiante, ossia in gran parte della nostra regione. Pertanto il pulo di Gurgo, che rappresenta un taglio naturale, ha permesso di appurare la presenza di queste strutture e verificare che queste seguono le stesse direzioni (Fig.6) di quelle che si rilevano nel Foglio Barletta.

Gurgo: Direzionidi allungamento delle cavità
[Fig.6 Direzioni di allungamento delle cavità rilevate lungo le pareti]

Se ne conclude che in corrispondenza dell'area di Gurgo, grazie all'esistenza di queste grosse fratture di significato regionale, cui erano associate fessure e microcavità, si é verificato un significativo richiamo di acque meteoriche superficiali. Queste cavità, a causa dell'azione chimica ed erosiva delle acque si sono ampliate sino ad assumere le dimensioni e l'aspetto delle grotte. Man mano che l'acqua defluiva a profondità maggiori la sua azione era ancora più incisiva poiché era sottoposta a pressioni maggiori; in queste condizioni, si potevano formare una o più grotte significativamente più ampie di quelle che attualmente incidono i versanti della dolina. In figura 7 è rappresentata, in maniera schematica, una ipotesi di evoluzione a stadi dei processi carsici che hanno portato alla formazione della struttura epigea di Gurgo. In corrispondenza dello stadio 1 si è in presenza di un reticolo di fessure in corso di ampliamento; nello stadio 2 queste sono più ampie e sono sempre più intercomunicanti, in alcuni punti si sono ormai sviluppate delle vere e proprie grotte; nello stadio 3 l'ampliamento di diverse grotte attigue ha portato ad un'unica grande cavità sotterranea con un tetto via via più instabile; infine nello stadio 4 si é verificato il collasso del tetto con la formazione del pulo; lungo i versanti gli imbocchi delle attuali grotte sarebbero la testimonianza del preesistente e diffuso reticolo di cavità. Alcune di queste cavità, come testimonia lo studio speleologico, presentano al loro interno e lungo le pareti, dei depositi di terra rossa; ciò fa presupporre che queste dovevano essere delle originarie sacche di terra residuale in seguito svuotate a causa di un aumento della velocità dell'acqua, ciò dovuto ad un sollevamento dell'area.

Gurgo: Trasformazioni evolutive del pulo
[Fig.7 Successione evolutiva schematica delle trasformazioni di origine carsica
che hanno portato alla formazione del pulo]

Infine le acque superficiali hanno provveduto a trasportare sul fondo delle dolina stessa e lungo i versanti meno ripidi (quello sud-occidentale), una coltre di detriti che ha addolcito la morfologia preesistente, e sulla quale è potuta così attecchire la vegetazione.

NOTE (nel testo originale le note sono di pagina, non di fine argomento)

[1] Una sintesi delle complesse reazioni che avvengono tra la roccia carbonatica e una soluzione acquosa, è la seguente:
CaCO3+CO2+H2O-Ca(HCO3)2 Un aumento della temperatura provoca lo spostamento dell'equilibrio della reazione a sinistra (precipitazione del carbonato di calcio). Viceversa una diminuzione della temperatura provoca lo spostamento dell'equilibrio a destra(dissoluzione del carbonato di calcio) Un aumento di pressione sposta l'equilibrio a destra (dissoluzione del carbonato di calcio), e viceversa.