Baia Calenella

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Baia Calenella

(rime odeporiche)

(con la musicalità del ditirambo)

Scesi ai primi di settembre
nella baia Calenella
a ritemprar la tintarella
sotto un cielo privo d’ombre;

Bentesicima furiosa [1]
vi trovai il primo giorno,
ma Tritone col suo corno
calmò i flutti, e fu sfiziosa.

Presso la battigia arpeggia
l’onda lenta or con battute
di tre quarti, voci mute
d’Anfitrite che ti ammalia

con le bollicine a spuma
in un ritmo che ti culla,
che ti fa pensare a nulla
fuor l’amore ad “umma a umma[2].

Tra due colli di strapiombo
sopra un mare qual smeraldo
biondo lido, caldo sguardo,
del tran tran alcun rimbombo.

Selci in strati e in rare palle,
nella rupe a ‘sta riviera,
teste son d’arcaica era
pria che fosse amena valle.

Sponda solatia si stende
sotto Vico del Gargano,
un lagnone nel suo vano,
presso Peschici a ponente.

Alta e folta arripa a manca
la pineta di Marzini,
l’acre aroma dei suoi pini
rendon l’aria giammai stanca.

A bacìo pendice amena [3]
della bea Foresta Umbra
con vitalbe alla sua ombra,
quivi il sole filtra appena.

Diomedee all’orizzonte
rimembrar sogliono il Greco
ch’Ilio venne a questo speco
e del suo regno pose fonte [4].

Diomedee son pur le berte
che sorvolan queste sponde
il lor verso si confonde
con bambini voci incerte.

Mille tombe di quel tempo
entro il monte son cavate,
con monili l’han trovate
d’oro e bronzo, in ornamento.

S’alba il sole a monte Pucci:
una torre aragonese
vi si staglia nel turchese,
d’avvistar d’assalto i crucci

dei corsari ivi costrutta;
fino a Rodi spazia il guardo,
verso nord non c’è traguardo,
la riviera ammiri tutta.

Quando a sera doran l’onde
e si abbruna la montagna
Febo allora è una focagna,
l’aere abbrucia d’ogni donde.

L’ora scocca per gli abbracci
degl’innamorati al lido,
i più intensi fuori nido,
e carezze al par di baci.

Ritornato al mio Paese
penso spesso a sì bel loco,
sentimento in cui mi assopo;
una gioia ch’è pugliese

qual è il mio Castel del Monte,
gemma d’arte del Duecento
ove i falchi fean concento
e la cui storia ha molte conte.

Baia Calenella, 11 settembre 2018

da "I pensieri del Folletto" sdt

Baia Calenella il 07/09/2018

Tritone con una Nereide (disegno da enc. Treccani)  mosaico di Poseidone ed Anfitrite (part.) - Louvre museo (foto archivio RMN)
[Tritone con una Nereide (disegno da enciclopedia Treccani)
mosaico di Poseidone ed Anfitrite (part.) - Louvre museo (foto archivio RMN)]

Formazioni rocciose della montagna  Formazioni rocciose silicee sferoidali in camicia calcarea

Sottobosco fiorito sulla montagna a strapiombo sulla baia

anello con l'immagine di Diomede col Palladio rubato (reperto nella necropoli di Monte Pucci, II-IV sec. d.C.) - Museo archeologico di Vico del Gargano  Odisseo e Diomede rubano il Palladio in Ilio: part. di oinochòe àpula (Museo del Louvre)
[L'anello con l'immagine di Diomede col Palladio rubato (reperto nella necropoli di Monte Pucci, II-IV sec. d.C.); Museo arch. di Vico del Gargano - Odisseo e Diomede rubano il Palladio in Ilio: part. di oinochòe àpula (Museo del Louvre)]

Torre aragonese su Monte Pucci

tramonto nella baia Calenella tramonto nella baia Calenella

Alcune note chiarificatrici
[1] Nella mitologia greca Bentesicima e Tritone erano figli della nereide Anfitrite (Ἀμφιτρίτη) e del dio del mare Poseidone (Ποσειδῶν);
Bentesicima sembra che incarnasse l'aspetto pericoloso delle due divinità marine, mentre Tritone, raffigurato con la metà superiore umana e l'inferiore a pesce, portava un corno di conchiglia il cui suono calmava le tempeste e annunciava l'arrivo del padre Poseidone.
[2]a umma a umma”: locuzione del gergo partenopeo che vuol indicare qualcosa (in questo caso le effusioni d'amore) fatto di nascosto.
[3] "a bacìo": parte a estremo nord (della Foresta Umbra).
[4] Le Isole Tremiti, a circa 20 miglia e a Nord-Ovest di questa Baia, sono chiamate anche "Insulæ Diomedeæ", in quanto una antichissima leggenda, tramandata in gran parte delle città pugliesi, vuole che l'impetuoso, furioso ma leale eroe Diomede (così descritto da Omero nell'Iliade, libro V, versi dell'originale in greco 84-94, 133-143, … - leggi stralcio del poema a seguire), tornando dalla guerra di Troia (Ilio), si sia insediato nella nostra regione, eretto molte città (tra le quali la mia Andria), e quivi, regnando, abbia diffuso la civiltà greca; si tramanda inoltre che sia stato sepolto nell'isola di San Nicola delle Tremiti e la leggenda aggiunge che i compagni dell'eroe furono da Afrodite trasformati in uccelli marini, le cosiddette berte, (Calonectris diomedea, dal canto simile ad un vivace chiacchierar di bimbi) onde proteggere la sua tomba.
Mi piace qui inserire uno stralcio del poema di Omero, l'Iliade (sia nel meraviglioso originale, che nella poetica e molto libera traduzione ottocentesca di Vincenzo Monti); solo alcuni versi, quelli che mirabilmente descrivono l'eroe Diomede Tidìde, quell'eroe che, come ho già accennato, molte città dell'adriatico riconoscono civilizzatore dei popoli che in esse abitavano al tempo in cui egli, (lo si narra almeno sin dall'epoca romana) s'impossessò di queste terre, rendendole sua dimora e governandole.

[trascrizione del testo originale in greco]

5. ΙΛΙΑΔΟΣ Ε

… … …
Ὣς οἳ μὲν πονέοντο κατὰ κρατερὴν ὑσμίνην·
Τυδεΐδην δ᾽ οὐκ ἂν γνοίης ποτέροισι μετείη,              85
ἠὲ μετὰ Τρώεσσιν ὁμιλέοι ἦ μετ᾽ Ἀχαιοῖς.
θῦνε γὰρ ἂμ πεδίον ποταμῷ πλήθοντι ἐοικὼς
χειμάῤῥῳ, ὅς τ᾽ ὦκα ῥέων ἐκέδασσε γεφύρας·
τὸν δ᾽ οὔτ᾽ ἄρ τε γέφυραι ἐεργμέναι ἰσχανόωσιν,
οὔτ᾽ ἄρα ἕρκεα ἴσχει ἀλωάων ἐριθηλέων                    90
ἐλθόντ᾽ ἐξαπίνης ὅτ᾽ ἐπιβρίσῃ Διὸς ὄμβρος·
πολλὰ δ᾽ ὑπ᾽ αὐτοῦ ἔργα κατήριπε κάλ᾽ αἰζηῶν·
ὣς ὑπὸ Τυδεΐδῃ πυκιναὶ κλονέοντο φάλαγγες
Τρώων, οὐδ᾽ ἄρα μιν μίμνον πολέες περ ἐόντες.

… … …

Ἡ μὲν ἄρ᾽ ὣς εἰποῦσ᾽ ἀπέβη γλαυκῶπις Ἀθήνη,
Τυδεΐδης δ᾽ ἐξαῦτις ἰὼν προμάχοισιν ἐμίχθη
καὶ πρίν περ θυμῷ μεμαὼς Τρώεσσι μάχεσθαι·             135
δὴ τότε μιν τρὶς τόσσον ἕλεν μένος ὥς τε λέοντα
ὅν ῥά τε ποιμὴν ἀγρῷ ἐπ᾽ εἰροπόκοις ὀΐεσσι
χραύσῃ μέν τ᾽ αὐλῆς ὑπεράλμενον οὐδὲ δαμάσσῃ·
τοῦ μέν τε σθένος ὦρσεν, ἔπειτα δέ τ᾽ οὐ προσαμύνει,
ἀλλὰ κατὰ σταθμοὺς δύεται, τὰ δ᾽ ἐρῆμα φοβεῖται·      140
αἳ μέν τ᾽ ἀγχιστῖναι ἐπ᾽ ἀλλήλῃσι κέχυνται,
αὐτὰρ ὃ ἐμμεμαὼς βαθέης ἐξάλλεται αὐλῆς·
ὣς μεμαὼς Τρώεσσι μίγη κρατερὸς Διομήδης.
… … …

[da “Homeri opera”, (a cura di) D. B. Monro – T. W. Allen, Tomus I, Iliadis, editio tertia, Oxonii, E Typographeo Clarendoniano (Oxford University), 1920, Iliados E, pp. 127-129]

 

 

[traduzione di Vincenzo Monti]

ILIADE - libro V

… … …
Ma di qual parte fosse Dïomede,
se troiano od acheo, mal tu sapresti
discernere, sì fervido ei trascorre
il campo tutto, simile alla piena
              110
di tumido torrente che cresciuto
dalle piogge di Giove, ed improvviso
precipitando i saldi ponti abbatte
debil freno alle fiere onde, e de’ verdi
campi i ripari rovesciando, ingoia                  115
con fragor le speranze e le fatiche
de’ gagliardi coloni a questa guisa
sgominava il Tidíde e dissipava
le caterve de’ Troi, che sostenerne
non potean, benchè molti, la ruina
.       120
… … …
Sparve, ciò detto, la cerulea Diva.
Allor diè volta e si mischiò tra’ primi
combattenti il Tidíde, a pugnar pronto
più che prima d’assai; chè in quel momento
triplice in petto si sentì la forza.                       175
Come lïon che, mentre il gregge assalta,
ferito dal pastor, ma non ucciso,
vie più s'infuria, e superando tutte
resistenze si slancia entro l'ovile:
derelitte, tremanti ed affollate
                 180
l'una addosso dell'altra si riversano
le pecorelle, ed ei vi salta in mezzo
con ingordo furor: tal dentro ai Teucri
diede il forte Tidìde
.
… … …

[Da “Iliade” di Omero, trad. di Vincenzo Monti, ed. Società tip. de’ Classici Italiani, Milano, 1825, libro V, vv. 107-117, 171-184]

una panoramica settembrina della baia Calenella