Carissima Signora mia adorata

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Carissima Signora mia adorata

Carissima
Signora mia adorata,
gli amabili tratti del tuo volto,
l’atteggiarsi leggiadro della tua persona,
serenità e fiducia ispirano,
mai sazio al rimirarli.
Ti dipinse il Tuccio qual dama del suo tempo
e vaga eleganza pose nel tuo vestire;
sotto un manto in verde velluto
di albo ermellino soppannato,
(d’ardente e illibata primavera indice)
sottil cottardita broccata in rosso
con floreale decoro arabescata,
su cotta preziosa a trama d’oro,
tutta t’abbiglia di gioioso aspetto,
e un candido cercine a strette pieghe flesso
il viso d’un tenue incarnato evidenzia ed orna.
Le tue pupille son come lapislazzuli
che la rugiada barbaglianti rese
in quegli amorevoli occhi
d’intenso lume dalle palpebre schiuse:
con dolcezza e premura assieme
ai viridi campi badano e al mio paese,
ai piedi del tuo Figlio steso.
Delicatamente chinato l’esile capo
verso la tua Città, l’Andria fedele,
a novella misericordia Gesù sproni;
l’aurea corona con l’indice destro
n’è lieve guida di mamma e regina.
E mai sazio al rimirarli,
serenità e fiducia ispirano
l’atteggiarsi leggiadro della tua persona,
gli amabili tratti del tuo volto,
Signora mia adorata,
Carissima.
da "I pensieri del Folletto" sdt