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RELAZIONE STORICA
SULL’IMMAGINE
INVENZIONE SANTUARIO E PRODIGII
DI
MARIA SS. DE’ MIRACOLI D’ANDRIA

operetta del P. Antonino M.a di Jorio, agostiniano
Stabilimento Tipografico del Dante, Napoli, 1853

Parte III. - TRATTATO Dommatico-Morale sulle MAGNIFICENZE DI MARIA SS.


Capo IV.
Grandezze di Maria nelle forme della Sacra Immagine di Andria.

Non vi è punto nella natura che non sia ripieno delle divine grandezze, e la Terra tutta è ricolma della gloria del Creatore. Così con purissima similitudine dir possiamo, non esservi punto in questa Sacra Effigie, il quale non contenga un mistero sotto cui si ascondono le magnificenze luminose della Madre di Dio. Dai simboli che l’abbelliscono passiamo a considerarne il personaggio principale che è Maria, e si vedrà chiaramente in pratica l’enunciata verità. La materia può ripartirsi 1. ne’ lineamenti del volto di Maria SS. 2. negli atteggiamenti del corpo della medesima, che formeranno due novelli argomenti di gioia e di conforto per le Anime nostre.

Articolo I.
Grandezze di Maria espresse dai lineamenti
della Sacra Immagine de’ Miracoli di Andria.

Il Lettore certamente resterà ripieno di meraviglia e di stupore nel vedere il grande ed ammirabile che in questa Immagine prodigiosamente si raccolgono. Le care bellezze le troviamo descritte presso Niceforo antichissimo scrittore, il quale testifica averle estratte dall’Illustre S. Epifanio Vescovo di Salamina, che visse sul finire del IV. secolo della Chiesa, e quest’insigne Scrittore si protesta di averlo ricavato da altre scritture antiche, e da altre antiche Immagini della Vergine attribuite all’Evangelista S. Luca, e quindi ritratte dall’originale vivente. Val quanto dire, che questo Santo Dottore, descrivendo il ritratto della Madre di Dio, pare che descrivesse la Sacra Immagine di Andria; la qual cosa ci porta naturalmente a conchiudere, che questa stessa Immagine contenga una certa somiglianza con l’adorabile originale che rappresenta.
Le parole del Santo, siccome son registrate presso Niceforo (Lib. 2 c. 15) son le seguenti:
Maria erat sine risu, sine perturbatione, et sine iracundia maxime: colore fuit triticum referente, capillo flavo, oculis acribus, sub flavas tamquam oleœ colore pupillas in eis habens: supercilia erant ei inflexa et decenter nigra, nasus longior, labia florida et verborum suavitate plena: facies non rotunda nec acuta, sed aliquantulo longior, manus simul et digiti longiores. Erat denique fastus omnis expers, simplex, minimeque vultum fingens, nihil mollitiei secum traens, sed humilitatem precellentem colens: vestimentis quae ipsa gestavit, coloris nativi contenta fuit, id quod etiam num sanctum capitis eius velum ostendit.
Venendo ora alla spiegazione, commendiamone leggiermente e brevemente il doppio senso letterale e morale. Si dice in prima, che il volto di Maria era senza riso, senza perturbazione, e sopra tutto senza alcun ombra di sdegno o di ributtante. E questi sono i veri lineamenti della Sacra Immagine di Andria. Il suo volto non ha né dell’allegro, né del serio disgustante, ma è amabilmente composto come se fosse penetrata da un grave e soave pensiero. Dir possiamo, che ciò che in Lei avveniva in vita per la continua elevazione della mente a Dio, volle che fosse stato espresso in questa sua Immagine, quasi per indicarci il gran pensiero che l’occupa in Cielo intorno alla conversione ed alla salvezza de’ Peccatori, ed il bene spirituale e temporale de’ suoi Devoti.
Il colore del volto era quasi simile al grano, val quanto dire, color naturale perfetto come si vede nella S. Immagine di Andria, tendente leggiermente al bruno, che fisicamente è segno di robustezza di fibra, e d’equilibrio ed armonia di tessuti costituenti il temperamento, con qualche grado di nervoso prevalente, che la rendé cotanto sensibile, per elevarsi eminentemente nell’amore verso Dio, per diffondersi abbondantemente nella carità verso de’ prossimi, per immergersi profondamente nell’ambascia e nel cordoglio per la passione e morte del suo Figliuolo. Difatto, Maria stessa nei Cantici esorta a non maravigliarsi di questo suo color brunetto, perché era stato in lei cagionato dal Sole (1. 5); val quanto dire, come spiega S. Bernardo, non era in Lei naturale, ma prodotto dalle continue tribolazioni, sventure, e pene che l’afflissero (Ser. 27 in Cant.). Dice inoltre Maria nel citato luogo de’ Cantici: Son brunetta, ma bella, volendo esprimere, come spiega lo stesso S. Bernardo, avere voluto Iddio rivestire di apparenze umili le ammirabili grandezze di Maria, acciò coloro ai quali dispiace l’umile del bruno, si fossero innamorati della bellezza di Lei, e si fossero a Lei abbracciati per le grandezze, chi l’avrebbe fuggita per l’umiltà. In breve, l’aveva Iddio condizionata in guisa, che avesse potuto essere amata da tutti, acciò tutti avessero goduto delle grazie di Lei. In ultimo dicesi color quasi simile al grano, perché veramente Maria fu quel grano preziosissimo, col quale si confezionò per gli uomini l’umanità di Gesù Christo, che è il pane di eterna vita disceso dal Cielo in Terra.
I capelli di Maria eran biondi tendenti al colore di oro, appunto come si ammirano: nella S. Immagine di Andria. Siccome i capelli sono simboli dei pensieri come dicono S. Cirillo, (Lib. 8 in Lev.) e Giovanni Damasceno (In vit. Barl. et Josaph. c.9); così la bella chioma di Maria tinta d’oro che è il simbolo della carità, indica che tutte le operazioni dell’Anima eccelsa di Lei, erano dalla carità stessa animati, a segno tale, che una sola di esse, bastava ad arricchirla di tesori immensi di meriti.
Gli occhi di Maria eran candidi, vivi, e penetranti, con la pupilla bionda del colore d’olivo maturo, e le ciglia bellamente inarcate e decentemente nere. Queste fattezze offrono gli occhi nella S. Immagine di Andria e sembrano veri occhi di amantissima colomba, quale era col fatto il celeste originale. Sono gli occhi le finestre dell’Anima, per cui tutte le passioni dell’Anima si scuoprono, onde a ragione gli occhi di Maria si dicono ne’ Cantici, occhi di Colomba, perché per essa leggevansi tutte le amabili perfezioni di sua Anima avventurata. Dice Onorio Augustano, che le Colombe ànno sette proprietà che le distinguono.    I. fanno i nidi tra le pietre,    II. alimentano non solo i proprii, ma i pulcini delle altre colombe,    III. nel mangiare scelgono i grani puri,    IV. son prive di fiele,    V. non minacciano di mordere,    VI. scelgono la loro dimora vicino alle correnti per non mancare di acqua,    VII. volano sempre insieme con altre colombe.    Quindi, chiamandosi gli occhi di Maria, occhi di colomba, l’è perché in essi lo Sposo divino vedeva la sua Anima cara, ripiena de’ sette doni dello Spirito S. Inoltre essa trovava il sua riposo nel ritiro domestico; provvedeva non solo al cibo de’ familiari, ma anche a quello de’ poverelli; sceglieva i grani puri di tutte le virtù, riggettando qualunque operazione anche leggiermente ombrata d’imperfezione; era senza fiele di amarezza e di sdegno, ma ricca di mansuetudine e di bontà; non faceva male ad alcuno, ma tutti amava con una tenerissima misericordia; stabiliva il suo nido accanto la corrente della legge del Signore, e nel Tempio Santo di Lui fruttificava opere di salute; era tutto occupata ad attirar seco le Anime a Dio per i voli della santità e della perfezione, e finalmente mirando tutti con occhi di tenera Madre, come Colomba per tutti dona esempii di modestia e di pudore, e per tutti impegna i gemiti ed i sospiri di sua carità presso Dio, a fine di ottenerci la grazia e la misericordia.
Dicesi inoltre, che Maria ebbe il naso alquanto lungo senza togliere la bellezza della forma, appunto come si vede nella Sacra Immagine di Andria, ma esprimeva appena la fortezza e prudenza della quale era fornita, appunto come dice Cornelio a Lapide; perché come la lunghezza d’animo è segno di pazienza, e la pazienza dicesi longanimità; cosi il naso amabilmente prominente indica prudenza ed accorgimento. Perciò lo Spirito S. ne’ Cantici, somiglia il naso della sua Sposa alla Torre edificata da Salomone sul Libano (7. 4), per espiare le incursioni de’ Damasceni contro Israele, per indicare, che Essa, con la sua sublimissima prudenza conosceva tutte le insidie del nemico infernale, per reprimerle con la sua possanza e liberarne il Popolo fedele.
Offre parimenti la S. Immagine di Andria le labbra di Maria, come son descritte da S. Epifanio, cioè floride, vive, rubiconde, e al parlare soavissime. Essendo la parola null’altro che il concetto della mente e del cuore, il parlare della Madre di Dio altro non doveva inspirare, che una soavità di Paradiso. Quell’Anima avventurata tutta ripiena di Dio, quel cuore tenerissimo fornace viva della divina carità, nell’esprimersi con la parola le sue labbra, dovevano necessariamente diffondere, dolcezze celesti, mele e latte divino, di carità fraternale, di virtù per eccellenza, tanto che lo Spirito S. ne’ Cantici l’invitava a parlare per udirne la voce ed ascoltarne i discorsi. Nei Salmi poi dice, che le sue labbra erano asperse di grazia e ne diffondevano copiosamente a segno, che Dio, per questo l’amò con amore eterno. Grazia diffondevano nella modestia, grazia diffondevano nel proferir la parola, e sempre di grazie feconde erano; o lodavano il Creatore, o istruivano ed edificavano i prossimi.
Il volto di Maria era né rotondo né ovale, ma leggiermente lungo come l’idea che ne porge la Sacra Immagine di Andria. Era dunque un vero modello di perfezione; poiché appunto allora si ha la bellezza, quando la linea trasversale del volto è circa un quarto minore della linea verticale. Perciò nei Cantici sta scritto, che la faccia di Maria era bella come dolce era la sua voce, e lo Sposo Divino le diceva: Mostrami il tuo volto o mia colomba (.14.) Dice il B. Alberto Magno, che Gesù fu il più bello tra tutti i figli degli uomini, perché organizzato dallo Spirito S., e che di conseguenza Maria, che doveva essergli Madre, come mezzo immediato della incarnazione, raccolse in sé tante bellezze e tante naturali prerogative, quante mai se ne erano divise tra le figlie di Adamo.
La S. Immagine di Andria offre le mani con le dita della Vergine lunghe alquanto e ben tornite, cone si legge nel riportato ritratto. Nè potevano essere altrimenti dopo lungo esercizio nella fatica ed essere state destinate a largire, ora il pane, ed ora le grazie sue ai poveri figli di Adamo. Nei Cantici le mani di Maria si dicono di oro, lavorate al tornio, e piene di giacinti (5. 14.). L’oro, come abbiamo molte volte esposto è simbolo della carità. Quindi le mani di Maria sono di carità, lavorate al tornio, cioè con tutta la diligenza del Creatore, il quale ancora le riempì di giacinti, ovvero pietre preziose, simboli di abbondanza e di grazia, acciocchè ne arricchisse coloro che l’amano. Difatto, dice lo Spirito Santo ne’ Proverbii, che Maria apre la sua gran mano al bisognoso per dargli soccorso, e distende la sua palma al povero per cavarlo dalle sue miserie (31. 20.).
Dalle membra particolari passa S. Epifanio a descrivere tutto insieme l’esterno apparato di Maria e dice, che
essa incedeva senza ombra alcuna di fasto, semplice, candida, senza affettazione alcuna, studiosa soltanto dell’umiltà. Le vestimenta di Lei furono semplici ed ordinarie nella materia, nella forma e nel colore, e la modestia di Lei, la gravità, e la semplicità risplendevano; e fino ai dì nostri risplende perfino nel sacro velo che tutt’or le si vede sul capo.
Veramente tutte queste nobili doti si raccolgono nella Sacra immagine di Andria, vestita d’abiti semplici, col capo modestamente velato, ed in tutto spirante virtù. In Essa puossi assai bene ravvisare, che Maria non appariva su la terra una creatura umana, ma la stessa perfezione personificata. Ebbe pertanto ragione S. Dionigi Cartusiano di dire, che in Maria non vi fu giammai alcun minimo atto ne’ moti, ne’ gesti, nel parlare, nel camminare e nel vestire, che fosse stato capace di riprensione, e poichè era stata formata col compasso della divina Sapienza, fu bellamente spoglia da ogni neo e superfluità indecorosa ed imperfetta (Lib. 1, de Laud. V. artic. 3.). Ed invero, dice S. Ambrogio, una buona abitazione deve conoscersi dall’ingresso. Se l’ingresso è disordinato, senza dubbio dev’esserlo anche l’interno; ed al contrario l’eleganza e polizia esterna, è segno infallibile della bellezza e magnificenza interna. Per la qual cosa è vero, che in Maria, dovendosi fra lor corrispondere interno ed esterno, appalesar doveva al di fuora, tutta la grande santità che l’arricchiva. E difatto così fu, dandone testimonianza lo Spirito Santo ne’ Salmi, ove è scritto, che tutta la gloria di Lei era interiormente, e si appalesava al di fuora per le sue vestimenta ornate di varii colori e di frange d’oro (44. 15.), che indicano, la Modestia ordinatrice di tutte le sue virtù, e la Carità animatrice di tutti i suoi movimenti.
Compie finalmente il S. Dottore il ritratto della Divina Madre col fin qui detto, e qui diamo ancor noi termine alle nostre riflessioni, dicendo in conchiusione, che siccome Maria SS. compungeva ed edificava in vita, cosi proporzionatamente santifica e raccoglie guardata nella nostra Venerabile Immagine di Andria. Riepilogandone i caratteri, si vede con volto serio e maestoso alquanto lungo e di color di frumento. I capelli e le pupille sono biondi, le ciglia sono inarcate e nere, il naso è lunghetto. Gli occhi son vivi ed energici come di colomba, le labbra sono amabili e rubiconde come le rose, dalle quali sembrano uscire parole dolcissime di paradiso, e le mani con le dita sono alquanto lunghe. Le vestimenta sono semplici e senza attillatura, sul capo si posa un velo che cala gentilmente dai lati su gli omeri, e nel tutto insieme ispira tanto di Maestà e di Grazia, da sembrare che una celeste efficienza parta da essa, e penetra il cuore e la mente di chi la considera. Rimangono, anche dopo tutto ciò, altre riflessioni intorno agli atteggiamenti ed al luogo ove è sita la Sacra Effigie, e queste sviluppando negli articoli che sieguono, confermeranno la presente verità.

Articolo II.
Grandezze di Maria espresse negli atteggiamenti
della Sacra Effigie della Madonna de’ Miracoli di Andria.

L’Immagine veneranda della Vergine de’ Miracoli di Andria si offre come quella posta nel prospetto della presente opera, cioè a guisa di una Sovrana Maestosamente assisa sul trono della sua magnificenza. Questo trono, segno di Dominio e di potere è colorato giallo come oro, ed è fornito di alcuni lavori semplici ma di bella idea, che gli formano finimento. E poichè l’oro è simbolo della carità, ed i lavori indicano che la carità è operante ed attiva, ne siegue, che l’amabilissima Vergine siede Regina, come in un trono di amore diffusivo e benefico. Inoltre siede, e non è in piedi come sta scritto ne’ Salmi che sia in cielo, poichè, siccome dicesi che in Cielo è in piedi per indicar e che sta sempre vigile presso il trono supremo per trattare la salute de’ suoi devoti; così in questa Immagine si dipinge seduta, quasi dimostrando che in essa è il suo riposo, la permanenza del suo patrocinio, ed il deposito delle sue grazie.
Maria dunque in questa Immagine siede in trono, ma nel tempo stesso come trono augusto di Dio, sostiene assiso nel proprio seno il Verbo di Dio. Il divino Infante che sembra dell’età di circa due a tre anni, vi si sostiene da se medesimo, abbenchè sembri che sia sostenuto dalla Vergine Madre, la quale gli poggia la destra su la spalla destra, e la sinistra mano di Lei gli si distende ed appoggia circa la regione lombale sinistra. Le mani di Maria sono così disposte che sembrano, anziché sostenere, mostrare ed insegnare il divino Figlio. E poichè la Vergine, abbenchè stia assisa di prospetto, pure tiene gli occhi leggiermente e soavemente rivolti verso il Cielo, ne siegue, che forma un gratissimo spettacolo in cui sembra, che Maria offra a Dio il suo Figliuolo, come mezzo per ottenere quanto chiede pe’ suoi devoti.
Fissando più attentamente il pensiero, a questa idea altra ne siegue egualmente tenera e consolante, ed è il vedere Maria quasi in atto di animare i suoi devoti a cercarle le grazie, come altra volta fece con Annibale Palombino nel rivelargli questa sua Immagine; mentre col fatto sembra che parli ai riguardanti e loro dica:
Accostatevi coraggiosi al mio seno, Anime mie dilette, venite a me che sono il trono della grazia, mentre vedete che l’Autor della grazia siede sul mio grembo. Cosa può mai negarmi chi è nelle mie braccia? cosa potrà mancarvi di ciò che è in mio potere? Son io la Madre, la Custodia, e la Dispensatrice de’ tesori di Dio. Venite dunque, amatemi da veri figli, in me troverete la vostra tenera Madre, e saprò corrispondervi con una profusione di beneficenze, oltre a quella che saprete sperare.
Si ponga il Lettore a considerare questa Immagine Augusta, e vedrà col fatto se avvertirà ripetersi nel fondo del cuore queste soavi parole, animatrici di santa fiducia, e di affettuosi trasporti.
Ma non solo la fiducia e l’amore si destano nel contemplare questa Sacra Effigie; poichè anche il timore e la contrizione si eccitano per la riforma del cuore e la detestazione delle colpe. Ed invero, quest’amabile Verbo di Dio che sta in seno alla Madre come un Re nel soglio di gloria, si compone mirabilmente al doppio carattere di Padre tenerissimo, e di severo Legislatore, tenendo la destra elevata con la manina in atto di benedire, e la sinistra poggiata al petto a sostegno del libro del Sacrosanto Vangelo. Pare che voglia risvegliare l’idea di Mosè allorquando per ordine di Dio, rammentò al popolo Ebreo tutte le divine beneficenze, e propose l’osservanza della divina legge promettendo agli osservatori la benedizione, ed agli inosservanti la maledizione.
Ecco, Egli dice, son disceso dal Cielo per amor vostro, ho data la mia vita per riscattarvi dal peccato, e tra l’altre mie grazie vi ho lasciato a Confortatrice, Avvocata e Madre la mia medesima Madre Maria. Cosa di vantaggio poteva fare per Voi? Osservate ora la mia legge, ed avrete la mia temporale ed eterna benedizione, che vi renderà ricchi in questa e nell’altra vita. In altro caso, l’eterna sventura vi attende senza rifugio alcuno.
Questa idea così corrispondente al nobilissimo soggetto, produce quella compunzione e quel raccoglimento, che sogliono disporre a ricevere grazie maggiori.