ipotesi sulle origini del borgo

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Andria, da vicus a civitas: ipotesi sulle origini

L'antica RUDAS: localizzazione


Torniamo a parlare dei vici esistenti in epoca romana nel territorio di Andria, confrontandoci con le tesi di alcuni studiosi di varie epoche.

La vicinanza del vicus Rudas alla mutatio ad quintum decimum è confermata da quanto scrive Giuliano Volpe sull'insediamento paganico - vicano nell'Apulia tardoantica: (8)
«... esaminando la viabilità, accanto ad anonime stazioni sorte in corrispondenza di pietre miliarie (per esempio mutatio undecimum e mutatio ad quintum decimum sulla via Appia-Traiana nei pressi di Canosa), anche veri e propri vici, in alcuni casi svipuppatisi intorno alla stazione viaria (per esempio Rudas-Budas della Tabula Peutingeriana e della Cosmographia dell'Anonimo Ravennate (1) forse sul luogo della mutatio ad quintum decimum appena ricordata).».
Tale pensiero è ripreso dal Volpe a pag.155 dello stesso testo:
«Anche lungo la via Traiana gli itinerari indicano la presenza di alcuni vici, per nessuno dei quali è possibile però una localizzazione sicura, essendo stati tutti abbandonati verosimilmente in età altomedievale, soprattutto sotto la spinta destrutturatrice dell'invasione longobarda. Tra Ruvo e Canosa il pellegrino di Bordeaux fece sosta presso una mutatio ad quintum decimum, posta a 15 miglia da Canusium. Forse sullo stesso posto si svipuppò un vicus, il cui nome è Rudas secondo la Tabula Peutingeriana, Budas secondo l'Anonimo Ravennate.».
Ai primi dell'Ottocento l'abate Domenico Romanelli (1756-1819) scriveva:
"Nell'itinerario Gerosolimitano ... Poscia [Canosa] vien segnata la stazione Ad XV per la distanza che passava da Canosa a questo sito, ed altrettanta da questo sito a Ruvo per giro tortuoso, perché oggi dall'una all'altra città vi ha l'intervallo di miglia ventidue. Noi l'abbiam riposta dal lato di Castel del Monte tra Corato, e Minervino. Altra via retta da Canosa a Ruvo per Andria, e per Corato vien segnata dall'itinerario di Antonino (2) per miglia 23 da correggersi in 24, perché oggi ve ne passano venti. Indi la via correva da Ruvo a Bitonto per miglia XI, quantunque la tavola Peutingeriana ne segni XIV. Oggi vi corrono miglia nove. Questa medesima tavola prima di Rubi segnò altra città col nome di Rudas, o Rudia, che noi abbiam indicata col nome di Rudia Peucetia. Era distante miglia XII da Rubi, che cade esattamente ad Andria." e poco prima aveva scritto “Da Canosa a Ruvo per Andria, e per Corato passava la via Egnaziavia mulis vectabilis per Peucetios, in qua est Egnatia, et post eam Celia, Netium, Canusium, et Cerdonia», riferendo Strabone], segnata nell’itinerario di Antonino per miglia 23, e da correggersi in 24, per corrispondere alle 20 attuali. Altra via, o diverticolo di questa da Canosa pel Quintodecimo dal lato di Castel del Monte correva anche a Ruvo, di cui si è parlato.(9)
Il Pratilli (1689-1763) nel Settecento scriveva:
"Le prime vestigia [della via Trajana] si riconoscono circa tre miglia dal ponte di Canosa in quel luogo, che chiamasi la massaria del principe di Canosa, in cui molte selci unite, altre molte disperse per quelle campagne si veggono. E un miglio più oltra qualche porzione quasi intera si vede di grosse selci, uniformi nella grandezza, non già nel colore. Anche più oltra nel territorio di Andria prima di giugnere all'osteria della guardiola, nel luogo detto a Santa Terella [ forse S. Tavella ?], riconosconsi le reliquie di antiche fabbriche, le quali o a uso di ostelli, o di sepolcri servirono, e presso di esse varj pezzi di selciata della via co' loro poggiuoli laterali. In questo luogo mi persuado fusse stato l'alloggio, che nell'itinerario Gerosolimitano è chiamato Mutatio ad Quintumdecimum, dinotante il XV. lapide milliario dal ponte di Canosa, tuttochè la distanza non sia per la verità più che di miglia XIV. Più oltre vedesi la continuazione della selciata fino al casino de' Signori Toppuli di Andria, presso cui trovasi un'antica spaziosa cisterna, che da' paesani corrottamente si chiama la Grava, forsi, la Cava [immediatamente a Nord di detta masseria Toppuli]. ... ... ... Nella villa volgarmente detta il Quadrone in territorio d'Andria, quando sulla pubblica strada, e quando dentro i vicini campi si riconoscono le vestigia dell'antica selciata per lo spazio di circa secento passi: e allato a un picciolo boschetto di essa villa veggonsi le rovine di un antico tempio, presso il quale fu rinvenuta l'iscrizione (10) riportata malamente dal Grutero (Fol.490 [del Corpus Inscriptionum latinarum]), che fu poi altrove trasferita. Dopo questo luogo del Quadrone entrasi nel territorio di Corato ..." (11)
ruderi in località Quadrone- foto Dino Di Leo
[ruderi a Quadrone. Elaborazione elettr. su foto dalla tesi di Domenico Di Leo]

A metà Novecento Giuseppe Ruotolo nel sotto citato testo "Il volto antico di Andria Fidelis" scriveva:
«In questa Tavola [Peutingeriana], ... è descritta una strada che, partendo da Benevento, attraversava, fra l’altro, le seguenti località: Furfane (Cerignola), Rudae, Ruvo e Bitonto, terminando a Brindisi. Dalle Murge ha inizio in questa Tavola il tracciato del fiume Aveldium, che sbocca, sull’Adriatico a sud di Barletta. Evidentemente questo fiume è il Rivo delle pergamene del Trinchera e cioè quello che oggi con nome dialettale chiamiamo Canalone e che si trasforma in torrente durante le alluvioni invernali. La località Rudae, segnata accanto alla sorgente del fiume, non è stata bene individuata. Il nome deriva, pare, dalla radice indo-europea rud = generare, ed è simile a quello di Rudiae messapica, patria di Ennio.
... ... ...
Le città elencate nei diversi itinerari nulla ci dicono della loro importanza, perchè l’indicazione serviva solo ad avvertire i viaggiatori delle fermate, dove potevano prendere riposo e provvedersi del necessario per il proseguimento del viaggio. Una dimostrazione di ciò viene fornita dalla Mutatio ad XV, segnata nell’itinerario gerosolimitano. In questo documento, dopo la città di Ruvo, è scritto Mutatio ad XV, punto centrale prima di giungere a Canosa. Lì evidentemente esisteva una Taverna per i viaggiatori e, secondo alcuni, è proprio questa stazione il punto dove sorse Andria. A nostro parere, la mutatio coincideva con la località oggi denominata Tavernola, posta sulla via Traiana e punto intermedio tra Canosa e Ruvo, mentre Netium sorgeva approssimativamente ove oggi è Andria.»
[Vie Romane, in “Il volto antico di Andria Fidelis”, di G. Ruotolo, tip. G.Martano-Negri, Chieri, 1945, pagg.36-39]

Riportiamo infine una importante nota sulla viabilità medievale di Cosimo Damiano Fonseca:
« … non può esistere una città senza ovviamente una infrastruttura viaria. Bene, se si considera il percorso della Traiana si constata che Andria ha una sua posizione di primaria importanza. Ma per tornare ai secoli medioevali veri e propri, bisognerebbe prendere in mano il trattato sulla geografia di un arabo, El Edrisi, che era il geografo di Ruggero II. Idrisi, che ricostruisce il suo itinerario all’interno della Puglia, ma altresì in gran parte dell’Italia Meridionale, dopo aver nominato Bari, Torre a Giovinazzo, Molfetta, Ruvo, Molfetta-Bisceglie, Corato-Trani, Bari-Bisceglie, Trani e Barletta, rileva: “fa riscontro -cito testualmente- a Barletta, nell’entroterra, una città grande e popolata discosta nove miglia dal mare, Andria”. Quindi esisteva un sistema di viabilità estremamente importante che non relega in una posizione marginale Andria, ma la inserisce strettamente nei grandi itinerari medioevali. Per cui, se nel periodo precedente l’arrivo dei Normanni e nei secoli dell’Alto Medioevo, Andria come tutte le città della costa, e della costa meridionale in modo particolare, hanno dovuto difendersi dalle invasioni barbariche, i centri di aggregazione erano stati, come avviene per l’arco ionico, esattamente i villaggi rupestri che dinanzi ho menzionato.»
[testo di Cosimo Damiano Fonseca, tratto da " La lama di Santa Margherita nel contesto della civiltà rupestre nel Mezzogiorno d'Italia", in "La Madonna d'Andria" di AA.VV, Grafiche Guglielmi, 2008, pag.14]
Il browser dovrebbe rendere alcuni contenuti flash, ma questo non lo visualizza). Quadrone, ruderi d'antico tempio - foto 2012
[ruderi "antico tempio" presso località Quadrone. Elaborazione elettr. su foto dalla tesi di Domenico Di Leo, 1971 - a destra, foto Ottobre 2012]


Nell'ipotesi che qui si espone (come in altre di alcuni storici locali) il vicus Rudas è stato individuato tra la Mass-a Toppuli e la località Quadrone, zona che, a 3 Km. dall'attuale Andria, costeggia a Nord l'antica Via Traiana. Molteplici sono i fattori che ne determinano la scelta:
  • - la buona corrispondenza tra le distanze riportate per Rudas nei documenti sopracitati e quelle di tale località tra Canosa e Ruvo;
  • - le numerose testimonianze archeologiche rinvenute in quel sito da vari ricercatori, [a tal proposito si legga la parte relativa alle fonti archeologiche nella tesi sulle origini di Andria di Domenico di Leo];
  • - non è stata trovata, tra Canosa e Ruvo nei pressi del miglio indicato dagli antichi documenti, un'altra località nella quale siano stati ritrovati tanti reperti archeologici di epoca romana testimonianti la presenza di un agglomerato umano.
Tentiamo anche di localizzare il corso dell'antico fiume Aveldio (fl-u Aveldium), perché concorre a individuare il locus (12) Rudas nel nostro territorio. Gli dedichiamo un altro capitolo nella pagina che segue leggi la pagina successiva.
NOTE
(8) Cfr. G. Volpe, "Contadini, pastori e mercanti nell'Apulia tardoantica", Edipuglia, Bari-S.Spirito, 1996, pag.149.
(9) Domenico Romanelli, "Antica Topografia Istorica del Regno di Napoli", Parte II, Stamperia Reale, Napoli, 1818, pag.172-173, 176, 521.
(10) A proposito di questa iscrizione scrive il Morgigni: "Rintracciai la cosa sul Grutero: ed ivi difatti quella iscrizione era portata sotto il titolo di Rudiis in Apulia; cioè ritrovata in uno dei villaggi in Puglia, chiamati anticamente Rudiae. I quali, come altrove s'è dimostrato, rispondono ai Casali andriesi. ... Ecco la iscrizione: P. CESELLIO: C. F. NUMERIANO. II. V. REIP. IIII. LEG. TRIB. Q. V. A. XLII. M. II. O. CESELL. F. ET. TIBURTIA. VX. INCOMPARAB. MOER. H.S.E. - Grutero p. CCCLXXXVII ex Manutio, ex Corrado Cod. Vat." [Can. M. Morgigni, "Pagine sparse della storia civile e religiosa di Andria", tip. B. Terlizzi, Andria, 1919, pagg. 127-129].
In una mia ricerca ho trovato che Cicerone, parlando di Quinto Ennio (de Or., 3,42) scrive: "Rudiis, Calabriae oppido, natus erat, unde ipse de se: «Nos sumus Romani, qui fuimus ante Rudini»". Poiché certamente Ennio non è nato nel vicus Rudas, tra Canosa e Ruvo, (vicus che in epoca romana non era un oppidum - città, in quanto non abbiamo documenti che ne provino il grado), è improbabile che tale iscrizione sia stata trovata nel territorio di Andria, ma piuttosto nella antica Rudiae salentina presso Brindisi: infatti quasi tutti gli scrittori antichi (Strabone, Plinio in Vecchio, Ovidio, Cicerone, ...) la pongono in quel territorio.
(11) Francesco Maria Pratilli, "Della Via Appia riconosciuta e descritta da Roma a Brindisi", tip. Giovanni di Simone, Napoli, 1745, Lib. IV, Cap.XIII, pagg.525-526.
A proposito dell'antico tempio in contrada Quadrone nominato dal Pratilli il Morgigni scrive:"Anche oggi si vedono le rovine dell'antico tempio innanzi riferito, consistenti in un muro alto, grosso, durissimo; vera opera romana. I contadini sogliono chiamarlo: la pezza della Chiesa. [Can. M. Morgigni, "Pagine sparse della storia civile e religiosa di Andria", tip. B. Terlizzi, Andria, 1919, pag. 129].
(12) Spiega così Arcangelo di Gioacchino Prologo cos'era un locus nel medioevo:
«Nelle carte dell'evo di mezzo d'ordinario vien chiamato locus ogni latifondo sul quale, raggruppate nel sito più opportuno, erano costruite abitazioni rurali sufficienti al ricovero dei coloni stabilmente addetti alla coltivazione del fondo stesso, ove i medesimi traevano continuamente lor vita, ed avevano anche chiesa con cimitero adiacente.
Chi volesse andar rintracciando la vera origine di questi loci, la troverebbe senza fallo nell'ordinamento stabile che si dette al colonato romano ne' secoli del basso impero. Fu in conseguenza delle leggi allora promulgate all'oggetto, che i coloni rimasero giuridicamente avvinti alla gleba, furono astretti a dimorare sulle terre che incessantemente bagnavano dei loro sudori, e fu impedito ad essi di potersene allontanare sotto pene severissime.
Sorse in tal guisa lo sterminato numero di loci, dei quali si fa menzione ad ogni piè sospinto nelle carte antiche, e quindi pure avvenne che molti fra i medesimi in mancanza d'altro nome precedente, ne ebbero spesso taluno derivato da quello dei proprietari dei latifondi stessi.
»
[A. di Gioacchino Prologo, "I primi tempi della Città di Trani e l'origine probabile", tip. R. Ospizio V. Emanuele, Giovinazzo, 1883, pagg. 78-79].