1471: Pietro di Guevara sposa Isotta Ginevra del Balzo

Contenuto

Nozze nella Cattedrale di Andria
di Pietro di Guevara con Isotta Ginevra del Balzo

Premessa

Si trascrive questo brano di storia redatto da Carlo de Lellis nella prima metà del Seicento perché ci fornisce alcune notizie storiche di un certo rilievo:
- la prima, relativamente mondana, narra la sontuosità delle nozze celebrate di Pietro di Guevara con Isotta Ginevra del Balzo nella Cattedrale di Andria [1];
- un'altra, a mio avviso è invece piuttosto importante. Alle suddette nozze sono presenti ben cinque prelati, Giovanni Conti Arcivescovo di Conza, Pietro de Migliolo vescovo di Lacedonia, Pietro vescovo di Bisaccia, Antonio Coletti vescovo di Ruvo e Martino vescovo di Capri e Vicario generale della sede Andria; dalla fine del 1468 infatti, Francesco Bertini, vescovo di Andria (già comunque quasi mai presente in Città) era stato inviato in Inghilterra e poi in Borgogna da Ferrante (Ferdinando I) d'Aragona per incombenze diplomatiche [2]; è probabilmente questa circostanza ad aver indotto alcuni storici ad aver dubbi su chi reggesse la chiesa di Andria in quel periodo (1469-1471);
- infine (grazie alla possibilità che il De Lellis aveva di spogliare tutti i volumi ancora reperibili al suo tempo appartenenti alle Cancellerie angioina, aragonese e vicereale) ci narra dettagliatamente le vicende che condussero Isabella del Balzo figlia di Pirro, duca di Andria, a sposare Federico d’Aragona e diventare così Regina del regno di Napoli.

NOTE

(1) Dello stemma della famiglia Guevara (quello a sinistra nell'immagine in basso, tratto da pg. 61) scrive Carlo de Lellis a pag. 88 del volume sotto citato.
"Usa di far questa famiglia per armi uno scudo diviso in quattro parti, in quello di sopra a man dritta, e di sotto a man manca, si veggono in campo d'oro tre bande d'argento, con un profilo nero nelle loro estremità, e dentro delle bande cinque code d'Armellino del proprio lor color nere, e negli altri dui quarti in ogni uno d'essi cinque paneles d'argento in campo rosso."
Dello stemma dei Del Balzo (quello a destra nella sottostante immagine) disegna e scrive Filiberto Campanile nelle pp. 120-121 della sua opera " Dell'Armi, overo Insegne dei Nobili scritte dal Signor Filiberto Campanile ...", terza et ultima impressione, in Napoli, nella Stamperia di A. Gramignani, 1680.
"Ritrovasi la famiglia Del Balzo far per sua antica insegna una Stella d'argento ornata di sedici raggi posta in campo vermiglio, col che per che si vada confirmando l'antica fama, che questa famiglia trahesse origine da un di quei trè Rè Maghi, che gudati dalla stella vennero dall'Armenia in Palestina per vedere, ∧ adorare in Salvadore dell'Universo. Dicendo, che un di coloro chiamato Baldassarre, il quale fù il primo à veder la Stella, havesse dall'hora usato à farne una d'argento sopra il suo scudo di color rosso, della qual insegna si servirono poscia tutti i suoi descendenti. E fù tanto ciò tenuto per vero, che fino ne gli Epitaffij de' Signori di questa famiglia si ritrova notata si fatta historia, così nella Chiesa di Casaluce, Castello vicino Aversa, che fù edificata da un signor di Casa del Balzo, trà gli altri versi, che ivi in un marmo si leggono sono i seguenti"
Arma gerens stellae, qua cum Rex Christus Olimpi,
Virginis in uterum, late descenderet alme,
Et peccata patrum redimens oriretur ab alvo
Advenere loco stella prebente Ducatum.
Alta decora nimis, Regum diademata trina,
Tertius ex illis Baldassar nomine dictus.
Principium generis tanti fuit, inclita cuius
Progenies Carolo Regno veniente superbo.
Barbariem Regni domuit.

(2) Ingeborg Walter, "Dizionario Biografico degli Italiani", Vol. IX, 1967.


Di Don Pietro, Marchese del Vasto, secondo Conte d’Ariano, e d’Apici, e Gran Siniscalco del Regno.

[21 luglio 1471 - Pietro di Guevara sposa Isotta Ginevra del Balzo]

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stemmi dei Guevara e dei Del Balzo
[stemmi dei Guevara e dei Del Balzo

Fù casato Pietro di Guevara [1] gran Siniscalco con [2] Isotta Ginevra del Balzo figliuol di Pirro del Balzo Principe d’Altamura, Duca d’Andri, e di Venosa Conte di Mõtescagioso, e di Cupertino, e Gran Contestabil del Regno, e di Maria Donata Orsina primogenita del Duca di Venosa Gabriello fratello del Principe di Taranto, essendo l’altre sorelle di Isotta Ginevra, Antonia maritata a Gio. Francesco Gonzaga, fratello del Marchese di Mantoa, & Isabella a Federico d’Aragona, che fù poi Re di Napoli; onde Isabella divenne anch’essa Regina.

Il Duca dalla Guardia trattando della famiglia del Balzo dice esser molto da notarsi la pompa, e l’intervento de’ Signori grandi, che si trovarono in Andri nelle nozze d’Isotta Ginevra Marchesa del Vasto, poiche dice egli, che convennero ivi il giorno 21. di Luglio del 1471. e con quest’ordine si sottoscrissero anche nell’istromento dotale [3];
D. Alfonso d’Aragona Duca di Calabria primogenito del Re,
D. Federico d’Aragona secondogenito d’esso Re,
Giovanni Caracciolo Duca di Melfi,
Iacopo Orsino Duca di Gravina,
Lonardo Caracciolo Conte di Sant’Angiolo,
Francesco della Ratta Conte di Caserta, Sãta Agata & Alessano,
Cola di Monforte (questo fù poi Conte di Campobasso)
Cola della Marra Sig. dello Stato di Monte Sant’Angiolo,
Rinaldo Caracciolo,
Rinaldo del Duce,
Giulio della Marra,
Gasparo d’Aquino Signor della Grotta, questi fù padre del Marchese di Quarata,
Carlo Sanseverino, & altri;
soggiungēdo lo stesso Duca della Guardia esser notabile l’osservanza de’ titoli, ch’in quella scrittura si scorge assai differente dell’uso de’ nostri tempi, poiche al Duca di Calabria primogenito del Re si dà titolo d’Illustrissimo, & a Federico secondogenito Regio si dà quello di Serenissimo.

Si stipularono in presenza di tanti Signori i capitoli di questo matrimonio già accordato in Flumari tra il Duca Pirro padre della sposa, & il Vescovo d’Ariano procurator in quest’atto del Gran Siniscalco insin dalli 25. di Marzo del 1465.

E nell’atto del sponsalitio essendo Alfonso Duca di Calabria, D. Federico d’Aragona e tutti i sopradetti Signori innanzi la porta della Chiesa maggiore d’Andri, ivi venne la sposa solennemente accompagnata dall’Arcivescovo di Consa della nobilissima famiglia de Conti Romano, e da quattro altri Prelati, cioè Pietro Vescovo di Lacedogna, Martino Vescovo di Capri, e Vicario generale d’Andri, Pietro Vescovo di Bisaccia, & Antonio di Ciletti Vescovo di Ruvo;

v’intervennero anco sette Dottori, Michele di Caiazza da Capua Luogotenente, & Auditor generale del Gran Siniscalco, Domenico d’Onofrino da Venosa, Ludovico Castigamatti da Lacedogna, Gasparo di Pietraroli da Ostuni, Berardino d’Amelia monaco di Terrasia da Campagna, e Berardo Sussolano da Nola cittadino d’Ariano;

la dote fù di 12000. docati, cioè 2000. da pagarsi nel giorno del sponsalitio insieme con altri 2000. di mobili, e gioie, et i restanti 8000. in altri sei anni, conforme il tutto vien minutamente riferito dal Duca della Guardia di sopra addotto [4];

ma si come furono le nozze con pompa grande celebrate in Andri in presenza di tanti Signori, così poi il gran Siniscalco volle con pompa maggiore corrispondere quando condusse la sposa nella sua Città d’Ariano, ove come cosa molto notabile dice il Pontano, e doppo lui il Ciarlanti, che per spatio d’otto giorni continui fè, come si suol dire, nozze bandite, le quali furono sì splendide, e magnifiche, che fè stupire quanti vi concorsero.

I convitati, & i concorrenti furono innumerabili, l’abondanza di tutte le cose fù incredibile, le delicatezze de’ cibi isquisitissime, la varietà delle vivande, in molta copia, gli apparati sontuosissisimi, e tutti albergati, e serviti alla Reale; ma di niuna cosa più stupirono, quanto, che viddero il tutto a tanta moltitudine, con sì bell’ordine, e con tanta creanza, e diligenza somministrato, che non vi fù strepito alcuno, e non si sentì mai lamento di persone, il che di rado in simili occasioni avvenir suole; ma tutti sì ben serviti, e realati, che rimasero pienamente contenti e sodisfatti.

[come Isabella del Balzo, figlia di Pirro, va sposa a Federico d’Aragona]

Nacquero al Gran Siniscalco da Isotta Ginevra tre sole figliuole, cioè D. Diana, D. Covella, e D. Maria; ma morto Pirro del Balzo Principe d’Altamura, e rimasta la terza figliuola di Pirro, chiamata Isabella, vergine in capillo, come dicono i legisti, & anco, perche conforme dice il Duca della Guardia, havevano le sorelle maritandosi già renunciato all’heredità paterna, e perciò dovendo soccedere a così gran Stato Isabella, Ferdinando primo la diede per moglie a Federico suo figliuolo, che fù poi Re di Napoli, essendo prima, come lo stesso Duca afferma, & appare in Cancellaria [5] per capitoli stipulati in fin dalli 16 d’Agosto 1483. stata Isabella ancor fanciulla destinata per moglie a D. Francesco d’Aragona figliuolo altresì del Rè Ferrãte primo, e se gli promette in caso, che nascano al Principe Pirro figliuoli maschi semplicemente la dote di paraggio, all’incontro per contemplatione di tal matrimonio investendosi lo sposo dal Re suo padre del Ducato di Sessa, e dell’antica montagna di Montefuscolo, però in caso della soccessione d’essa Isabella al paterno Principato d’Altamura si capitolò, che D. Francesco si dovesse cognominare d’Aragona del Balzo, e mancando egli avanti, che si consumasse il matrimonio si dovesse con i medesimi patti conchiudere con D. Pietro secondogenito figliuolo d’Alfonso d’Aragona Duca di Calabria.

Desiderò Re Ferrante, come quella scrittura dice per la nobiltà della casa del Balzo il matrimonio d’Isabella con Francesco, con disporre Gisotta Ginevra del Balzo Marchesa del Vasto sua maggior sorella a renunciare in fin dall’hora a i paterni Stati d’Altamura e di Venosa;
il che trattò Rè Ferrante per mezzo dell’istesso Marchese del Vasto, e Gran Siniscalco del Regno suo marito, a cui per ricompensa promise il Contado d’Arce con Collonise, e Turino, sopra delle quali Terre, perche si ritrovavano assicurate le doti della Regina Giovanna ultima moglie di Ferdinando;
scrivè però esso Re al Re di Castiglia padre della Regina sotto la data del primo di Giugno del medesimo anno, che voglia contentarsi, che alla Regina sua figliuola possa darsi lo scambio; ma ò per dissenso del Re di Castiglia, ò per altra cagione tal matrimonio non havendo havuto effetto, Ella finalmente fù Isabella con più felici augurii maritata a Federico secondo figliuol di Ferdinando, il qual poi fù Re di Napoli;

ma io appresso d’approbato autore ritrovo, che per la morte di Pirro del Balzo Principe d’Altamura senza figliuoli maschi hereditò Isotta questo Principato col Ducato d’Andri, & altreTerre come figliuola maggiore d’esso Principe Pirro, ò perche giamai rinunciato havesse alla paterna heredita in caso di morte senza figliuoli maschi del padre, ò perche la rinuncia fatta fusse a contemplatione di Federico del Balzo Cõte della Cerra figliuolo maschio d’esso Principe Pirro; ma a lui premorte, ò stata fusse conditionale in quanto al matrimonio da contrahersi da Isabella sua sorella con D. Francesco d’Aragona figliuolo medesimamēte del Rè;
di maniera che congionti ad Isotta questi Stati con quelli di suo marito, dovevano restar in dote di D. Dianora di Guevara sua figliuola, e che però cercò casarsi con lei D. Federico d’Aragona all’hora Principe di Taranto, che poi fù Re;

ma ò per la poca età della figliuola rispetto a quella di Federico, ò per altre differenze non seguì il matrimonio, e si casò poi D. Federico con Isabella del Balzo sorella secondogenita d’essa Isotta, alla quale Isotta come primogenita rinunciò lo Stato d’Altamura in contemplatione del matrimonio, & il Rè Ferdinando primo in ricompensa donò ad Isotta Marchesa del Vasto l’infrascritte Terre e Città, cioè la Cerra Minorbino, Duoli, Lavello, e la Cedogna, Fiumario, la Rocchetta, Vico di Castello, Carisi, Pulcarino, San Nicolò, San Sossio, Vallate, la Guardia, Monte Acuto, e Montemilone, come appare per scrittura publica fatta nel Castel nuovo di Napoli al primo di Maggio 1482.

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NOTE (nell'originale le note sono laterali ed in formato lettera minuscola)

(1) In Summaria nell’arch. di Sergio nel lib. 8. de Re Cattolico à car.[ta] 196. & 204.

(2) Duca della Guardia nella fam.[iglia] del Balzo. Il [Filiberto] Cam.[panile] nella medesima fam.[iglia]

(3) Dal processo di Gisotta del Balzo Marchese del Vasto con Berardina Vulcana in Conseglio, nella banca di Felice à car.[ta] 18.

(4) Ciarlanti nell’Istoria del Sum. lib. … cap. Pontano de conviventi cap. I.

(5) In Cancellaria in reg. matrim. primo à car.[ta] 112.

[tratto da “ Discorsi delle Famiglie Nobili del Regno di Napoli del Signor Carlo De Lellis”, parte prima, in Napoli, nella Stampa di Honofrio Saulo, 1654, pp.70-73.]