il campanile

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Il campanile ai primi del Novecento, a fine Novecento e nel 2010
[Il campanile a fine Ottocento, a fine Novecento e nel 2010 - (foto 1 storica, foto 2 di M. Monterisi)]

La torre campanaria

Introduciamo la descrizione con quanto scriveva Domenico Morgigni nel 1919:

"Il campanile è una torre quadrangolare, solida ed elegante insieme. La si vedeva figurata sulla gran tavola dipinta di San Riccardo, opera dell'ottavo secolo, bruciata nell'incendio del 1799.
Il secondo piano dalle graziose bifore le fu sovrapposto nel tempo dei Normanni, come si vede da iscrizione sulla mensola di una delle quattro finestre: S. C. A. - A. D. 1118, cioè Sub Comitatu Andriensi nell'anno del Signore 1118.
Il terzo piano con la cuspide ottagonale fu sollevato dal Vescovo De Soto Maior (1473-1477), come si legge da iscrizione sulla di lui pietra sepolcrale
[testo riportato dall'Ughelli nella colonna 931 della sua "Italia Sacra"]: condidit in templo plura sacella, latus Campanilis et arcem [hinc exit providus aere].
Il quale campanile non poggia su l'attuale livello della città, sibbene sull'antico; perciò si approfondisce di parecchi metri sotto il suolo.
"

[da Pagine sparse nella storia civile e religiosa di Andria, del Can Menico Morgigni, Tip.B. Terlizzi,Andria,1919, pag.122]

il campanile, particolare della sezione gotica

campanile Cattedrale: registro delle campane
[il campanile, 1° e 2° registro - foto Michele Monterisi]

Da un testo di Pasquale Cafaro del 1943 rileviamo la descrizione delle campane:

"Il campanile ha una ricca dotazione di quattro campane, due delle quali sono le più pregevoli di Andria.

PREGEVOLISSIMA, artisticamente e storicamente, è quella datata 1310 [forse quella che mons. Resta, nel testo sotto citato, chiama "Spitalera"], che è poi la rifusione della campana originaria del 1118 costruita con spontanee offerte di metallo prezioso dei cittadini. La bella e sonora campana trecentesca misura cm. 87 di diametro e cm. 95 di altezza, e presenta la caratteristica forma dell'epoca con il profilo quasi verticale appena svasato verso la bocca. Al sommo della testata porta in caratteri gotici puri rilevati con grande finezza l'iscrizione:

VERBUM CARO FACTUM EST ET HABITAVIT IN NOBIS
†XPS VINCIT XPS REGNAT XPS IMPERAT†
†BEATE NICOLAE†
HOC OPUS FACTUM EST A. D. MCCCX
La preziosa campana, detta Campanella, col suo suono argentino e brillante squilla da oltre sei secoli, fra tanto mutare di vicende immutata nella voce e nell'anima.

L'altra campana, denominata della Madonna [1] e particolarmente cara agli andriesi, e PREGEVOLE per vetustà e per arte: fusa nel 1439, ha timbro grave e solenne, che i cittadini ben riconoscono quando essa squilla per invocare dalla Vergine favore alle partorienti o protezione nelle pubbliche calamità. Notevolmente grande - m.1,05 di diametro, m.1,01 di altezza - presenta la forma sviluppata delle campane quattrocentesche con la linea ampiamente svasata verso la bocca.
Nella testata è scolpita in caratteri gotici bastardi la salutazione angelica:
"† Ave Maria gratia plena Dominus tecum † Benedictus fructus ventris tui † Ave Maria ora pro nobis peccatoribus Amen
Intorno all'orlo della bocca, con gli stessi caratteri:
Onorem Deo et patriae liberationem mentem sanctam spontaneam † Dominus Jacobus (indecifrabile) Sub A. D. M.CCCC.XXXIX.

La campana denominata di S. Riccardo è la più grande della Cattedrale e della città, misurando m.1,33 di diametro e m.1,20 di altezza, pesando ben 18 quintali: ha timbro aperto e vibrante. Questa è da considerare INTERESSANTE artisticamente per la bella e imponente fusione.
Caratteri latini nella testata dicono:

Sancte Richarde Praesul Andriae preces devotas suscipe.
Nel centro:
Aere capitulari
Concflatum
MDCCCLXIII
A fratribus Ripandelli
Intorno all'orlo della bocca si legge la bella iscrizione che ricorda anche il suo ufficio civico:
Laudo Deum * Plebem voco * Civitatem congrego * Defunctos ploro * Pestem fugo * Festa decoro
La campana fu originariamente fusa a cura ed a spesa quasi totale della Università di Andria nel 1809 (sindaco Montenegro), rifusa poi a spese del Capitolo - come si è letto - nel 1863.

L'ultima campana, attualmente dedicata all'Addolorata ed alla S.Spina, delle quali reca in rilievo le immagini, misura cm.94 di diametro e cm.90 di altezza; deriva dalla rifusione di quelle del 1632 e 1923. Vi si legge infatti inciso:

Fusa A. D. MDCXXXII
Refusa A. D. MCMXXIII
Iterum refusa A. D. MCMXXIX
Nicolae Giustozzi Tranem
"

[da Campane e Campanili di Andria, di P. Cafaro, Tip.F.Rossignoli,Andria,1943, pagg.7-11]

Trascriviamo l'interessante racconto che il Prevosto Giovanni Pastore stende nel foglio 7 recto del suo manoscritto " Origine, erezione e stato della colleggiata parocchial Chiesa di San Nicola":

lapide del Conte Riccardo e della Contessa Emma
[lapide del Conte Riccardo e della Contessa Emma - foto S. Di Tommaso]

"Non è da riferirsi abbastanza l'allegrezza, e giubilo de' cittadini di Andria, e sopr'ogn'altro del conte Riccardo, e della Contessa sua Consorte, chiamata Emma, sorella di Gottofredo conte di Conversano, in ascoltar la canonica determinazione di doversi restutuire a questo luogo l'onor del vescovado, che la costituiva nel grado, e lustro di vera e real città. Allora si posero nella maggior premura di dar l'ultima mano al suo compimento, a quel Tempio, che si ergeva in essa sotto il titolo di S. Andrea sembrandoli non proprio per una chiesa Cattedrale, lo ampliò ne' lati, congiungendolo colla Torre, che lì stava a destra, l'ornò di Pilastri, e lo ridusse a tre navi, dedicandolo alla Vergine Maria Assunta in cielo, abolendone il titolo di S.Andrea.
Tutto ciò apparisce da una lapide di marmo, ritrovata affissa nel po Pilastro di essa chiesa, in occasione d'essersi ristaurata nell'anno 1778, ma coverta di stucco, ed ascosa a veduta di tutti. In quattro versi esamitri di ritmo leonino si esprimono le laudi di essi conti Riccardo, e Emma, e li voti de' medesimi in dedicarlo alla Regina de' cieli
[e in nota laterale trascrive i quattro versi].
Fe' dar compimento alla Torre, che sta in uso di campanile, con terminare il secondo registro sino al cornicione, che lo adorna, ed in fine sopra di questo una Piramide ottangolare, la di cui apice serve di base ad un Gallo di legno ferrato, versatile ad ogni vento, e che indica quello che spira: adottato tal Gallo per ricordare al Popolo, l'onor che li primi antichi loro antenati ricevettero dall'Apostolo S. Pietro in predicarli la Fede di Gesù Cristo."

Infine riportiamo quanto scrive Gianni Agresti nel sotto citato opuscolo:

il gallo sulla lanterna
[il gallo sulla lanterna - foto di di Michele Monterisi]

"Il Campanile della Cattedrale di Andria, con la sua mole massiccia puntata al cielo dalla cuspide ottagonale, è - ancora oggi - un segno inconfondibile nel panorama di Andria.
   Visto da lontano, eretto accanto alla sua chiesa più antica, esso appare come un fermo segnale nella distesa campagna andriese, vigilante sui suoi orizzonti, e sulle case piccole e grandi della Città.
È opera di più secoli: dal suo basamento quadrato, che è di epoca normanna e che sembra un torrione medioevale tra il sacrale e il guerresco, le pietre di questo Campanile salirono più in alto, sino alla cella campanaria con le strette finestre a sesto acuto e poi alle più ampie, ariose bifore del primo piano: e più alto ancora - alla fine del Quattrocento - sino al torrino ottagonale che si leva al cielo con la sua ardita cima appuntita.   Esso porta lontano, come strumento sonoro, il suono delle campane.  E saluta ogni giorno il sorgere del sole.

Il Campanile di Andria solleva in alto, in cima alla aguzza piramide di coronamento, un gallo verdastro, grande e maestoso, che, con la cresta a corona e l'ampia coda falciforme, raccoglie e segna la direzione del vento.    Issato su una sfera metallica negli ultimi anni del Quattrocento dopo la costruzione dell'ardito arco ogivale del presbiterio, e a conclusione dei lavori di rifacimento della Cattedrale durati mezzo secolo, fu rivestito - a fine Settecento - da lamine di rame da Leonardo Leonetti (detto il fuciliere) abile artigiano andriese. ... In questo gallo secolare, vigilante in cima al Campanile, una tradizione andriese vi scorse la leggenda di Pietro - l'Apostolo che al canto del gallo rinnegò Cristo - venuto qui ad annunziare il Vangelo: tradizione che è un segno delle antiche radici cristiane della comunità."

[Il testo e la foto del campanile primi '900 sono tratti da Il Gallo sul Campanile della Cattedrale di Andria, di Gianni Agresti, Tip.Guglielmi, Andria, 1996].


In merito all'uso appropriato delle campane, come pressante invito alla preghiera e importante richiamo nelle gravi calamità, e, soprattutto, a quello della "campana della Madonna o di Maria", è interessante quanto nel Sinodo Diocesano del 1582 decise e scrisse mons. Luca Antonio Resta.
All'inizio del suo episcopato la campana di Maria non era suonata per tutti i fedeli i cui funerali si svolgevano in Cattedrale, ma solo per alcuni di rango importante. Al che il vescovo condanna aspramente tale usanza e obbliga a suonarla per tutti; la motivazione addotta per tale ingiunzione non è tuttavia primariamente equalitaria, ma è presa per rispettare le volontà testamentarie dei defunti e, inoltre, per non recare detrimento economico alla Chiesa Cattedrale; evitare, in pratica, di "perdere intere famiglie di defunti" e l'importante remunerazione per le esequie, a vantaggio dell'altra chiesa che veniva prescelta in alternativa.

Il documento inoltre parla di un'altra campana, detta “Spitalera” che per le esequie dei Sacerdoti e dei Nobili era suonata all'unisono con quella detta di Maria.

[Testo originale in latino]
Campanæ huius Civitatis amodò non pulsentur sic, desuper devolutæ, nisi pro mortuis, quæ deservire habeant ad Clerum, et populum in Ecclesia convocandum, ad annunciandum mane misericordiam Domini, & veritatem eius per noctem; & per illarum sonitũ fideles invicem invitẽtur ad præmium, et crescat in eis devotion fidei:
- Insidiæ inimici procul pellantur,
- procella turbinũ, impetus tempestatum, & fulgurum temperetur,
- infestaq. tonitrua, & ventorum flamina suspendãtur;
- spirutus procellarum, et aeris tempestas prosternatur;
      et ut illas audientes ad orandum confugiãt.
Quarè magistratus etiam atq. etiam hortari oportet; ut campanis, quæ Ecclesiarum usui sunt addectæ, ad reorum supplicij significationem, maximè si consecratæ sint, uti non patiantur.

 
… … …

Consuetudo, quæ potius corruptela, & contra canones est dicenda, quod cãpana Maria nuncupata non pulsetur, nisi pro sepeliendis aliquibus personis tantùm, quæ, quod peius est ad libitum aliquorum pulsatur cum maximo omnium scãdalo, & murmuratione; unde venit quòd multi cives huius Civitatis, qui sepulcra in hac Cathedrali Ecclesia habent, vel ibi eligunt sepulturam, nequeunt eorũ heredes mortuos suos inferre, quia non possunt obtinere; ut campana prædicta pulsetur, & sic Christi fideles defuncti defraudantur electione sepulturæ, ac in alijs Ecclesijs sepeliuntur contra voluntatem defunctorum, ac in præiudicium maximum huius Ecclesiæ;
propterea mandamus, quod hac corruptela tollatur prout eam tollimus, ac abolemus, & amodo omnibus liceat dicta campana uti; ut testatoris adimpleatur voluntas,
imò concedimus sacerdotibus, & nobilioribus dictæ Civitatis, @ quibuscunq. placuerit, ut pulsentur duæ campanæ pro maiori eorum honore, dummodo campana Maria vocata tinnando manibus pulsetur, et alia spitalera dicta concorditer cum ea; ut pulsari solet, & pro tribus vicibus, quibus pulsatur, nõ excedat quartam horæ pro qualibet vice, deleto omni alio abusũ, ne arguamur à Propheta (Psal.9.) dicente, perijt memoria eorum cum sonitu,
quod in omnibus Ecclesijs etiam regularium observari mandamus.

[traduzione libera in italiano]
Le campane di questa Città [di Andria] d’ora innanzi non suonino fuori dalla norma, se non per i morti, perché siano soltanto a servizio del Clero, per convocare in Chiesa il popolo, per annunciare al mattino la misericordia di Dio e la sua Legge durante la notte; così al loro rintocco i fedeli si spronino vicendevolmente al bene e aumenti in essi la fede.
Il loro scampanio
- respinga lontano le insidie del nemico,
- calmi le trombe d’aria, l’impeto dei temporali e dei fulmini,
- trattenga i minacciosi tuoni e il soffio dei venti;
- atterri la potenza degli uragani ed il maltempo;
       e al loro invito i fedeli ricorrano alla preghiera.
Pertanto è opportuno esortare insistentemente il magistrato che non siano usate le campane, destinate al richiamo delle Chiese e specialmente se sono consacrate, per annunciare l’esecuzione dei condannati.

… … …

Vige l’usanza, o per meglio dire la corruzione, contraria alle regole, di suonare la cosiddetta campana di Maria esclusivamente per la sepoltura di alcune persone e, ciò che è peggio, che venga suonata a discrezione di alcuni con gravissimo scandalo e malcontento di tutti; ne consegue che molti cittadini andriesi, che detengono il sepolcro in questa Chiesa Cattedrale, o che la scelgano come loro sepoltura, non portano qui i loro morti eredi delle sepolture poiché non possono ottenere che detta campana suoni per loro; in tal modo si privano i fedeli defunti della scelta della sepoltura e sono tumulati in altre Chiese contro la loro volontà nonché con grandissimo danno di questa Chiesa Cattedrale.
Per questi motivi ordiniamo che sia eliminata questa corruzione, aboliamo quindi tale usanza e d’ora innanzi sia permesso suonare la campana di Maria a tutti i morti, così che si esaudisca la volontà espressa nel loro testamento.
Tuttavia permettiamo per i sacerdoti, per i più importanti cittadini di Andria e per chiunque altro lo desidererà, che a loro maggiore onore siano suonate due campane, in modo che la campana di Maria suoni rintoccando e l’altra campana, detta “Spitalera” [forse quella datata 1310 che il Cafaro dice chiamata "Campanella"] accordandosi con essa; come al solito suoni per tre cicli di non più di un quarto d’ora ciascuno, eliminando ogni altro abuso, per non dover affermare quanto dice il Profeta (nel salmo 9,7): insieme al suono perì anche il ricordo di essi.
Ciò ordiniamo che sia osservato in tutte le chiese, anche in quelle degli ordini religiosi.

     

[tratto da “Constitutiones editæ in Diœcesana Synodo Andriensi quam Rev.mus Lucas Antonius Resta Episcopus habuit A. D. M.D.LXXXII Ter. Nonas Decemb.”, Cupertini, apud Io. Berardinum Defam. M.D.LXXXIIII., ff. 13r-13v, 77v-78r]

è bene, infine, leggere anche lo studio  La Cattedrale di Andria di Filomena Lorizzo, tip. "S.Paolo", Andria, 2000 (per il campanile i capitoli VI e VIII)

NOTA (del redattore della pagina)

[1] Il D'Urso ne parla nella sua "Storia di Andria" (nel libro III, cap. IV), con dati cronologici e testuali discordanti da quanto sopra scrive Pasquale Cafaro; afferma infatti:
"Un attestato della numerosa popolazione, dell’opulenza, e del lusso degli Andriesi in questi tempi ci viene da un Patrio monumento. Esso consiste in una Campana, che venne qui fusa, dietro un calamitoso avvenimento, il quale si dileguò da queste regioni, mediante l’invocazione della Beata Vergine Maria. Essendo terribilmente flagellati gli Andriesi, per giusta vendetta di Dio, da un maligno aereo influsso, il quale faceva strage alla rinfusa su di ogni ceto di persone, e specialmente sulle donne incinte; in tali opprimenti circostanze la popolazione non avendo da chi sperare salvezza, fece ricorso al Cielo, ed in modo particolare al comune confugio degli afflitti. Furono intanto ordinati sette giorni di rigorosi digiuni, e penitenze, per cosi calmare l’ira di Dio. In questo frattempo tutti coloro, che si portavano in Chiesa, e soprattutto le donne, offrivano alla santissima Vergine tanti ricchi doni in oggetti di oro, e di argento. Non erano ancora passati i sette giorni, e la pietosa nostra Madre, accorrendo sollecita al gemito della desolazione, ottenne da Dio la comune liberazione da ogni miasmo pestilenziale. Allora gli Andriesi, desiderando autenticare il miracolo, e pubblicarne perennemente la memoria, raccolsero tutte quelle spontanee obblazioni di oro e di argento, e mescendole col bronzo fecero fondere una Campana di molta mole, la quale tuttafiata appellasi di Maria. Essa portò questa iscrizione intorno alla sua Corona = Mentem Sanctam, spontaneam, honorem Deo, ac Virgini, et patriæ liberationem = Pantaleon fecit. Anno Domini MCXI. Ma la medesima essendo stata rifusa nell’1400. a tempo di Francesco I. del Balso Duca di Andria, ebbe quest’altra indicazione: nella Corona di sopra leggesi l’Angelica Salutazione — Ave Maria, etc. in quella di sotto = D. Jacobus Bardanelli fecit. A. D. MCCCC."