Alla Miracolosa Madonna D'Andria, G.Ancina

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Alla miracolosa Madonna d'Andria

Lauda polifonica, di Giovenale Ancina

[ Percorso museale virtuale ]

Premessa

Si copia il testo poetico di una "lauda" scritta dal Beato Giovenale Ancina (1545-1604) per la nostra Madonna dei MiracoliSe pensando di Te s’infiamma il core”, pubblicato, unitamente agli spartiti musicali (in FA maggiore con l'alterazione sib, sia nelle prime due chiavi  di DO che in quella del basso di FA) di tre voci, nel suo “Tempio armonico della Beatissima Vergine N.S. fabricatole per opra del R.P. Giovenale A.P. della Congreg. dell’Oratorio”, per offrire al lettore studioso un altro documento sulla storia della devozione alla Icona presente nel Santuario.
Questa laude è anche citata da mons. Merra, a pag. 359 del 2° volume, nelle sue “Monografie Andriesi”.
Il testo originale appartiene al "British Library Board", D.38, riprodotto per il web da " Early Music Online", qui trascritto a soli fini culturali, quale documento relativo al Santuario della Madonna dei Miracoli di Andria.

Si trascrive anche parte della dedica che il Beato pone come introduzione, perché in essa indica anche gli strumenti musicali che, al suo tempo, consigliava di utilizzare nell'accompagnamento del canto, dei quali, in una eventuale fedele riesecuzione, potrebbe essere opportuno sperimentarne l'uso (un coro di soprani, contralti e bassi, accompagnato da clavicembalo e un quartetto d'archi cinquecentesco: un arciliuto, un liuto, un violoncello e una viola da braccio).

Si precisa che quanto è scritto tra parentesi quadre non è presente nel testo originale, ma è un commento - chiarimento del redattore della presente pagina.


da

TEMPIO ARMONICO
della Beatissima Vergine N.S. fabricatole per opra
del R.P. Giovenale A.P. della Congreg. dell’Oratorio

copertina del "Tempio armonico"

[DEDICA]

… … …

Illustrissima Signora [D. Geronima Colonna, duchessa di Monteleone, alla quale è dedicata l’opera], Quattr’anni sono hormai decorsi ch’essendo io gito da Napoli à Monte Vergine per fornir’ un voto in quella santa Casa, & ivi adorar la sacra, e stupenda Imãgine ritratta al vivo di quella Gran Regina del Cielo trasportatavi da Costantinopoli, conforme all’Historia nobilissima, & antica Tradizione, mentre stava godendomi del profondo silentio, & dell’alta contemplatione delle Bellezze Celesti in si rimota, e tranquilla solitudine, eccitato per intervalli vicendevolmente dalla salmodia, & Angelico concento di quei Reverendi Padri, buoni servi di Dio, & cari figli del Beato Goglielmo da Vercelli Fondatore dell’Ordine, & compaesano mio, mi venne in cuore la fabrica di questo nostro Tempio Armonico da consecrarsi alla Beatissima VERGINE: à cui m’astrinsi con voto espresso di doverlo spedire quanto prima puotessi; & nell’istessa congiuntura di tempo mi cadè in pensiero di produrlo fuori in luce sotto la sicura protettione, & benigno favore di V. E. … Le servirà questo di legarla con più stretto vincolo d’ardente, & puro amore alla Santissima VERGINE Madre di Grazie: & oltre la consolazione, & contento spirituale, che ne sentirà in questa vita presente, … Sappi dunque, e tenga per certo ch’il lodar la B. VERGINE Madre di Dio, quàgiù in terra, sia un preludio, & segno molto probabile, & quasi infallibile d’averla à lodar poi colà su in Cielo, & come sicura caparra del Paradiso. …

Et per metter’in prattica si nobile, fruttuoso, e dilettevol’esercitio, se vuol gustar nettare, od ambrosia (per dir così) e sentir melodia soavissima di Paradiso, per mio consiglio facci chiamar’à se tre voci limpide [primo soprano – 2° soprano - basso], e chiare delle più esquisite, e scelte di Napoli, con altrettanti stromenti Musicali ben’accordati insieme, cioè Gravecimbalo, Tiorba [nome cinquecentesco dell'Arciliuto o Chitarrone], & Liuto, aggiuntovi per base il Basso d’una Vivuola d’Arco [nome cinquecentesco del Violoncello] co’l Sopranino: & così provarà esser vero ciò ch’io le dico.

In tal maniera rimbombando chiaramente il dolce suono còn le parole spiccate, & ben’intese, oltra’l piacer’e diletto sensibile delle più delicate, & purgate orecchie degli ascoltanti, & di lei principalmente, ch’in tutte le cose migliori giudiciosissima si mostra, s’accenderanno i cuori di divotione, & si rapiranno d’amore à contemplar la suprema immensa Bellezza della Beatissima Vergine, & à godersi pura, e castamente di quella. …

Puotrà ancho V. E. quando così le piaccia, ò torni più cõmodo, per sua più semplice, & più domestica ricreatione sentirle cantar’à suon di Lira dolce, e soave, toccata dal gentilissimo Signor’ Antonio Messia Musico eccellente, qual nuovo Orfeo de’ nostri tempi: ò pur (quel che farà di tutto’l meglio) chiamarsi tal volta il Signor Giovan Lionardo [Mollica, detto] dell’Arpa, il qual’in tal sua professione rarissimo, & singolare, & in questa parte (senza adulazione) simile al regio Salmista David leggiadramente cantando, & suonando come suole trà Prencipi, le porgerà honesto, & gratioso trattenimento inestimabile: E per tal cagione à bello studio si sono lasciate alcune laudi nel fine dell’Opra schiette con le parole sole senza Musica, per serbarle à lui proprio, che accommodandoli divers’arie à suo modo forsi più vaghe, & più leggiadre liberamēnte scorrendo’l Campo Triangolare dell’idorato suo stupendo Arpone, possa farle sentire con maggior’affetto di cuore, e gusto di spirito, & con più piena sodisfattione di V. E. …

Di Roma li 15. d’Agosto, Festa dell’Assunta Solennissima. 1599.

Di. V. E. Illstr.ma

Divoto servo in Christo, & Oratore
Giovenale Ancina

"Qui habet aurem, audiat, quid Spiritus dicat Ecclesiis.
Qui vicerit, faciam illum Columnam in Templo Dei mei:
       & foras non egredietur amplius.
"    [Apocalisse, 3.]

  … … …  


Testo e musica della poesia "Se pensando di Te", pubblicati nel 1599
[Poesia "Se pensando di Te" dell'Ancina con musica a 3 voci di Incerto (anonimo?), pubblicati a Roma da Nicolò Mutij nel 1599]

[tratto dal “Tempio armonico della Beatissima Vergine N.S. fabricatole per opra del R.P. Giovenale A.P. della Congreg. dell’Oratorio”, prima parte [ed unica!] a tre voci stampata in Roma da Nicolò Mutij, 1599; - pagine iniziali non numerate, spartiti a p.71]


Si noti negli spartiti musicali che gli ultimi due versi delle quartine vengono ripetuti a mo' di ritornello, il che avvicina la lauda dell'Ancina ad una “villanella”, canzone popolare napoletana del suo tempo (XVI secolo).

Per meglio apprezzarne la musicalità si evidenzia il ritmo dei versi attraverso la notazione metrica degli stessi (esemplificata solo sulla 1a strofa).

Analisi prosodica della Lauda polifonica di Giovenale Ancina
Tre strofe di quattro versi a rima baciata, metricamente così strutturati:
versi della quartina struttura metrica notazione metrica
Sé pensándo di Té s’infiámma il córe, endecasillabo falecio endecasillabo falecio
Vérgine, dél tuo amóre, settenario aristofaneo endecasillabo falecio
Ché fia dúnque nel ciélo, settenario ferecrateo endecasillabo falecio
Vedér tua víva lúce e sénza vélo? endecasillabo giambico endecasillabo falecio