Don Sabino Matera, attuale (2015) collaboratore nella parrocchia di San Riccardo di Andria, nonostante l'età avanzata (nato il 27/11/1933) è dal 22/07/1956 sacerdote attivissimo, instancabile, guida spirituale di varie comunità religiose.
Sua fonte di ispirazione primaria e indiscutibile del suo vivere e conversare sono le Sacre Scritture e, per le opere pittoriche in questa pagina illustrate, in modo particolare gli scritti di Paolo e Giovanni apostoli.
Nel periodo in cui è stato particolarmente stretto dall’intima necessità di manifestare il suo imperioso sentire
la presenza di Cristo non solo nella sua vita ma parimenti nel suo prossimo
e in quanto intorno a noi e con noi ruota e si evolve,
negli scarni scorci di tempo che la direzione spirituale degli allievi del Seminario Diocesano di Andria
concedeva all’esplosione della sia sensibilità e urgenza di comunicarla,
tra il 1968 e il 1971 (quando anch’io dedicavo parte delle mie giornate d’imberbe docente ai piccoli seminaristi)
ha dipinto questa serie di tredici scene che a mio avviso illustrano in modo fremente e simbolico
il suo travaglio interiore: l’anelito ad un’armonica corrispondenza al messaggio divino.
Egli, nei sottostanti dodici dipinti sulle imprescindibili interazioni tra Cristo e il Creato, per spiegare in sintesi quanto va dipingendo, in calce alle sue espressioni artistiche scrive alcune frasi mutuate dalle Sacre Scritture e dal grande e discusso filosofo gesuita Pierre Teilhard de Chardin (1881 – 1955), forse perché (come scriveva il cardinale-arcivescovo Agostino Casaroli nel 1981) quegli ebbe «la preoccupazione di onorare nello stesso tempo la fede e la ragione».
In calce alle opere di Don Sabino Matera trascrivo una citazione stralciata dal libro del Teillard “Il mio universo”, perché aiuta a comprendere la base mistica dello scienziato francese donde traggono ispirazione i dipinti di Don Sabino. La citazione in oggetto è riportata da Roberto Righetto in un suo studio pubblicato nel numero di gennaio-febbraio 2025 della rivista “Vita e Pensiero”, studio che sinteticamente analizza in modo organico gli scritti di quel grande pensatore gesuita.
Non sono un esperto d’arte ma stimo che questa serie di dipinti, attraverso le tecniche proprie del simbolismo e dell’espressionismo, manifestino concretamente in modo analogico il suo Credo, Pensiero e Passione, siano momento di incontro e fusione degli elementi della sua percezione sensoriale cogli ideali spirituali del Vangelo.
Don Sabino traduce in immagini concetti ed emozioni che con le parole necessitano di complesse elaborazioni; esprime la tensione interiore a Cristo e il suo sentire attraverso la violenza del colore, la sintesi della forma, l'incisività del segno: è pura espressione intima, schermo nel quale proietta il profondo travaglio della sua vita spirituale e l’impellenza di testimoniare la Parola a cui ha dedicato la sua esistenza.
Le raffigurazioni sono molto vivaci; egli usa soprattutto i colori primari, stesi con forza e con scarsa gradazione tonale e, quasi sempre, su uno sfondo scurissimo; gli piace accostare i colori complementari col chiaro intento di aumentarne il contrasto timbrico e dare forza al pensiero sotteso.
Il suddetto stralcio del pensiero del Teillard, tratto dalla rivista "Virta e Pensiero".
di Roberto Righetto
… … …, per capire anche il sostrato mistico del pensatore francese, che fu amato da Flannery O’Connor e citato da Philip Dick nel libro Deus irae, vale la pena tornare a rileggere una meditazione di Teilhard dedicata proprio all’Incarnazione, tratta da Il mio Universo (1924):
«La piccolezza del Cristo nella sua culla e le piccolezze ben più grandi che hanno preceduto
la sua apparizione fra gli uomini non sono soltanto una lezione di umiltà.
Esse sono innanzitutto l’applicazione di una legge della nascita e, in secondo luogo, il segno di un’influenza definitiva di Gesù sul mondo.
La durata prodigiosa che ha preceduto il Natale non è vuota di Cristo, ma penetrata dal suo influsso potente.
È l’agitazione per il suo concepimento che muove le masse cosmiche e muove le prime correnti della biosfera.
È la preparazione del suo parto che accelera il progresso dell’istinto e lo sbocciare del pensiero sulla Terra.
Non scandalizziamoci più delle attese interminabili che ci ha imposto il Messia.
Non occorreva di meno che le fatiche terribili e anonime dell’uomo primitivo, e la lunga bellezza egiziana,
e l’attesa inquieta di Israele, e il profumo lentamente distillato dei mistici orientali,
e la saggezza cento volte raffi nata dei Greci affinché sul fusto di Jesse e dell’umanità il fiore potesse sbocciare.
Tutti questi preparativi erano cosmicamente, biologicamente necessari affinché il Cristo comparisse sulla scena umana.
E tutto questo lavoro era mosso dal risveglio attivo e creatore della sua anima in quanto quest’anima umana era scelta per animare l’universo.
Quando il Cristo apparve nelle braccia di Maria, egli veniva a sollevare il Mondo».
[tratto da “Teilhard de Chardin e il destino del cosmo” di Roberto Righetto, in “Vita e Pensiero”, Bimestrale di Cultura e Dibattito dell’Università Cattolica, 1° Gennaio-febbraio 2025. pp. 92-98.]
[1] Il titolo dell'insieme delle opere non è dato dall'Autore dei dipinti, don Sabino Matera, ma dal redattore di questa pagina, Sabino Di Tommaso.
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]