L'Icona di Andria - tempera su tavola del XII secolo

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Icona di Andria tra il XII e il XIII sec.

L'Icona di Andria

Percorso museale virtuale

misure e forma originarie dell'Icona di Andria
[ricostruzione dell'Icona di Andria, con le probabili scritte in greco]

Sulla parete destra del transetto della Cattedrale, in una pregevole cornice marmorea policroma settecentesca, proveniente dalla demolita Chiesa della SS. Trinità annessa al monastero delle Monache Benedettine in piazza Duomo, è inserita una copia fotografica della stupenda "ICONA DI ANDRIA".

Per una lettura descrittiva, emozionale e religiosa piuttosto che tecnica si riportano i seguenti commenti; per uno sguardo invece artisticamente approfondito è possibile leggere alcuni brani stralciati da studi dell'esimio prof. Valentino Pace (riportato tra i documenti e le letture).

Madonna della tenerezza di Vladimir - Mosca
[Madonna della tenerezza di Vladimir
Galleria Tretyakov, Mosca]
"LA ICONA DI ANDRIA è la più bella delle Icone di Puglia. Sta a fronte anche alla celeberrima icona della Tenerezza di Vladimir. È databile intorno al 1275. Si fa l'ipotesi che sia prodotto  della raffinata arte bizantina di corte, importata in Italia alla seconda metà del XIII secolo.
Non era circondata da un particolare culto negli ultimi tempi.
Fu trovata e raccolta in un angolo della retrosacrestia della cattedrale con altri quadri. Questa è forse la ragione del suo deterioramento. Dovette essere nota a suo tempo. Da essa sembra dipendere tutto un gruppo di tavole dugentesche, tra cui la Madonna della Fonte di Canosa, la Madonna della Fonte di Trani...   Tempera su tavola, cm 72 x 52.
Proviene dal Monastero delle Benedettine di Andria.
"

[tratto da Ho raccolto per voi, di G.Lanave, Tip.Guglielmi, Andria, 1994, pag.12]

In una "Relazione sul Monastero e Chiesa di donne Monache sotto il titolo di S. Benedetto in Andria", redatta il 22 dicembre 1909 dall'ispettore Angelo Pantaleo della "Soprintendenza ai Monumenti della Puglia e del Molise" si trova scritto:

"Su dipinto ad encausto, vedesi una Madonna col putto, di quelle dette comunemente di S.° Luca. L’iconografia della figurazione, la grandezza maggiore del vero, le aureole dorate, la dicitura in greco, gli occhi ampi a mandorla, la bocca ad arco, il viso ovale, il mento robusto, il colore bruno; la dicono una tavola, la tavola istessa di legno di quercia, di fattura bizantina o tutt’al più: bizantina – benedettina; benché sia molto sciupata e restaurata, tuttavia non ha perduto di carattere. La parte superiore finisce a trilobo: misura m: 1,20 x 0,85. [e nella conclusione, enumerando quanto è "da riguardarsi e conservarsi" di questo dipinto scrive:] Tavola di scuola bizantina - Benedettina, sita nell'ambulatorio delle grate, autore ignoto, epoca 1100."

In questa relazione si parla certamente dell'Icona di Andria; la tavola originariamente era più grande; col tempo ha perduto i pezzi laterali e inferiore, nonché il "trilobo" superiore (non è precisato se a tutto sesto o acuto alla gotica), con "la dicitura in greco" (forse le iniziali delle seguenti parole in greco-cirillico: Μ[ητέ]Р Θ[εο]У - I[ησού]С Χ[ριστό]С); tale danneggiamento appare evidente dall'incompletezza dell'aureola e delle spalle, sia della Vergine che del Bambino, al quale mancano anche gran parte delle gambe (una ipotetica ricostruzione è tentata nell'immagine di sinistra).
Inoltre il 1° ottobre del 1930 mons. Alssandro Macchi (allora Vescovo di Como e Amministratore di Andria), redigendo un inventario degli oggetti trovati nel Convento e nella Chiesa delle Benedettine, in merito all'Icona di Andria scrive: "Pittura della Madonna su legno, custodita nel Tesoro della Cattedrale."

"Questa Icona preziosa, che nettamente si distingue dalla folla delle altre Icone della Puglia, ci dà anche una stupenda lezione visiva di teologia.   Il viso dolente della Vergine emerge dal fondo dorato (l'oro, con la sua luce, è un simbolo dell'eternità): Dio ab eterno ha pensato a Maria Madre del verbo incarnato e corredentrice - con i suoi dolori - del genere umano.
La "vita eterna" che un architetto [alξeberius] invocava sul pilastro della Cattedrale è Cristo suo Figlio e ci viene da Lei, Vergine e Madre; e il Cristo essa mostra come via per gli uomini, Madre dell'Unico e Madre della Chiesa
"

[tratto da San Riccardo Protettore di Andria, di G.Lanave, Tip.Guglielmi, Andria, 1989, pag.144]

Madonna della Fonte in S. Sabino a Canosa Madonna della Fonte in Chiesa del Carmine a Trani Madonna della Madia nella Cattedrale di Monopoli
[Madonna della Fonte in S. Sabino a Canosa e nel Carmine a Trani - Madonna della Madia in Cattedrale a Monopoli]

"... l'icona di Andria ... è stata definita «una combinazione» dell'Odigitria e dell'Eleousa. Tale essa potrebbe forse correttamente definirsi se non fosse che queste stesse categorie iconografiche implicano di frequente varianti al loro interno, così da renderne difficile una definizione canonica. Ciò lo si può constatare al suo confronto con le due cosiddette Odigitrie del Sinai e di Monreale: a cominciare dallo sguardo della Vergine, indirizzato, a Monreale — e ad Andria, ma non al Sinai! — verso il fedele, a stabilire con lui un diretto nesso devozionale. Agli occhi della Vergine, innalzando verso di Lei i propri, è anche rivolto lo sguardo del Bambino di Andria, mentre a Monreale Egli segue con lo sguardo la direzione della mano benedicente e al Sinai mantiene un'impassibile astrazione, perfettamente consona alla gravità dell'immagine. La benedizione è impartita ad Andria con la mano quasi distesa in proseguimento dell'avambraccio, mentre altrove è sollevata. Diversamente da ambedue le altre e in coerenza con questa maggiore umanizzazione dell'immagine, la Madonna di Andria stringe a sé con la Sua mano sinistra il Figlio, esprimendo una forza affettiva che è quella già evidenziata dal celebre mosaico costantinopolitano eseguito per Giovanni II Comneno a Santa Sofia e in seguito sull'abside cipriota di Lagoudera. ...
Più naturalistico rispetto all'astratta soluzione dell'icona sinaitica e poi ad Andria — e con diversa formulazione anche a Monreale — il modo con cui il maphorion della Vergine discende dal capo e incrocia i suoi due lembi sotto il giro del collo, dove illogicamente si interrompe tuttavia il percorso della fettuccia dorata che lo orla. Solo ad Andria infine, fra le tre opere in questione, il volto della Vergine è incorniciato da una cuffia rossa, come pure avviene di frequente a Cipro, in Dalmazia e in Toscana, per citare aree con cui la Madonna di Andria è stata messa in riferimento. Diversamente dall'icona sinaitica e dalla lunetta monrealese il Bambino di Andria indossa una vesticciola purpurea rabescata d'oro cui «non» si awolge nessuna forma di cinta (Sinai) o bretella (Monreale) e che è solo connotata dalle rabescature dorate della crisografia — qui del tutto assente sul manto della Vergine. Per il manto che avvolge la spalla destra della Vergine il pittore di Andria sembra aver utilizzato un modello simile a quello monrealese, diminuendo tuttavia l'angolo di caduta delle pieghe, disposte adesso più in orizzontale. ..."

[tratto da ""Circolazione e ricezione delle icone bizantine: i casi di Andria, Matera e Damasco" di Valentino Pace, in "Studi in onore di Michele D'Elia", a cura di Clara Gelao, R&R Editrice, Matera / Spoleto, 1996, pagg. 157-165]. - L'estratto è pubblicato anche nel sito "www.academia.edu"