Le sei fasce interne a decoro intrecciato (detto entrelacs) che ornano i lati della porta terminano allo stretto capitello a foglie; la prima e la seconda, esterne, si snodano invece tuttintorno senza soluzione di continuità.
Scrive la Prof.ssa Maria Stella Calò Mariani, storica dell'arte:
"Particolare risalto assume il motivo nastriforme includente piatte formelle quadrate, ornate con entrelacs e fiori di vario disegno: esso ritorna, ancora in Andria, nel portale della chiesa di San Francesco e, più volte, a Bitonto (ad esempio nel portale di San Francesco d'Assisi)."
[Maria Stella Calò Mariani in "La Scultura in Puglia durante l'età sveva e proto-angioina" da "La Puglia fra Bisanzio e l'Occidente" Electa Editrice, Milano, 1980, pag.300]
Così descrive le sculture del poratle il Borsella nel testo sotto citato:
[da "Chiesa di Sant'Agostino" in "Andria Sacra" di G. Borsella, Tip. F. Rossignoli, Andria, 1918, pag.141-143]
Le decorazioni osservate sugli stipiti continuano, con variazioni nel disegno ma sempre molto ricche di ornati, nel timpano intorno alla lunetta. Continua il Borsella:
... formano uno stupendo intreccio di trine, che avvolgendosi intorno a duplici bastoncelli cordonati, che a due a due si intersecan fra loro a modo della lettera X, i quali non sono che scettri aventi in punta foglie di gigli da un capo solo, ... sparsi per la superficie tutta dell'arco, l'uno capovolto o contrario all'altro, nel numero di sedici.
Si ricorda, per
inciso, che l'Aquila Imperiale sveva era un simbolo dell'ordine teutonico.
Scrivono l'Agresti e, a seguire, la citata Maria Stella Calò Mariani:
[da "Il Capitolo Cattedrale di Andria ed i suoi tempi" di M. Agresti, Tip. F. Rossignoli, Andria, 1912, Vol.ii, pag.82]
[Maria Stella Calò Mariani in "La Scultura in Puglia durante l'età sveva e proto-angioina" da "La Puglia fra Bisanzio e l'Occidente" Electa Editrice, Milano, 1980, pag.300]
Si noti la discordanza sulla interpretazione di una delle figure rappresentate nella lunetta,
quella avente sulle spalle l'omophorion (ὠμοφόριον, una stola
orientale che scende molto lunga sul petto) sopra un felonio (ϕελόνιον, specie di pianeta
bizantina): San Remigio o San Nicola?
Scrive a tal proposito il citato Niels von Holst:
Il timpano (Fig. 4) contiene il gruppo a tre figure di un maestro conservatore che aveva già ricreato altrove
forme più scultoree del tipo bidimensionale; è possibile una datazione tra il 1235 e il 1255.
Per l’interpretazione dei santi che stanno al fianco di Cristo Salvator mundi e benedicono con un gesto greco,
tra gli altri viene suggerito, San Martino di Tours e San Remigio di Reims
[e in nota precisa: Il riferimento a San Martino si basa su un’iscrizione presumibilmente realizzata intorno al 1400 su una pietra
che nel 1976 non era più individuabile; tuttavia, secondo R. Elze, il latino è sospetto.].
Ma la definizione corretta la troviamo se diamo uno sguardo al ricco patrimonio fondiario della chiesa:
era suddiviso nei possedimenti di San Salvatore, San Nicola e San Leonardo.
San Nicola di Bari, nella sua nuova sede di culto in Puglia, in quanto ex vescovo di Mira in Licia,
era talvolta raffigurato con l’omophorion, forma di pallio della chiesa orientale;
se non ha il capo scoperto, spesso indossa un berretto che gli racchiude la testa e termina con una pallina di stoffa
(cappuccio a punta); entrambi questi attributi li incontriamo ad Andria nella figura in piedi alla destra di Cristo.
Come giovane vescovo appare anche l’abate San Leonardo, che dall’inizio del XII secolo fu un comprovato salvatore
dei crociati dell’Italia meridionale dalla prigionia a Honfleur (in Normandia).
[“La Chiesa del Salvatore del Gran Maestro Hermann Von Salza ad Andria”, tradotto dall'originale di:
Niels von Holst, “Die Salvatorkirche Des Hochmeisters Hermann von Salza in Andria”,
in “Mitteilungen Des Kunsthistorischen Institutes in Florenz”,
pubblicato da: Istituto di Storia dell’Arte di Firenze “Max Planck”, vol. 20, n° 3, 1976, pp. 379–89.]
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]