Contenuto

Chiesa e Convento nel secolo XIX
La pianta presenta l'insieme pianterreno della Chiesa e del Convento intorno
alla metà del XIX secolo. Essa è stata elaborata
utilizzando come base grafica le planimetrie riportate nelle pagine 106-107 del testo
"Il Convento di San Francesco ad Andria"
di A. Lauro e G. Pinto edito da Laterza, Bari nel 2000. Le strutture
indicate sul lato Nord (chiostro di Nord-Est, stalle e piscina) sono
posizionate in modo ipotetico, non possedendo riscontri documentali
della loro precisa posizione e dimensione). Inoltre sono rappresentate
anche strutture (il portico del Castellucci, ...)
edificate in epoche in cui alcune di quelle riportate erano già demolite e trasformate
(le suddette della zona Nord).
Con le frecce rosse → sono indicati gli altri ingressi della chiesa,
attualmente murati, l'ingresso dal portone carrese nel chiostro di
Nord-Est, non più esistente, nonché l'accesso (anch'esso murato) dal
chiostro al pulpito.
Per la descrizione dell'insieme si utilizza quanto scrive il Petrarolo
nel testo sottocitato "«Andria Fidelis» quaderni di storia andriese" di Gennaio del 1982:
Il Convento, che occupava una superficie di circa mq. 2700, aveva due
chiostri: di essi, quello su via S. Francesco, fiancheggiante il lato
sinistro della Chiesa, oggi interamente restaurato, si presenta con un
antiportico a tre archi, che sopravanza la facciata della Chiesa, e un
portico quadrato (superficie parziale mq. 228, superficie totale mq.
600,25) di 16 archi a sesto acuto, poggianti su massicci pilastri che
reggono volte a crociera di chiara struttura gotica. Fanno riscontro 16
archi del piano superiore, ricostruiti, che danno luce ad un ampio
corridoio, o galleria, di disimpegno; essi poggiavano su pilastri più
corti, uniti tra loro da ringhiere di ferro, come si può rilevare da un
grafico del 1839 in archivio comunale. L'altro Chiostro, (superficie
parziale di mq. 460) più arretrato rispetto alla Chiesa, e su un piano
più elevato del 1° Chiostro, si affacciava su via arco di Piciocco.
È possibile che il Chiostro avesse un portico su
tre lati, più ampio del 1° su un cortile di forma trapezoidale, il cui
lato a confine con il Campanile aveva quattro archi, quattro archi
(tutti restaurati) il lato lungo l'asse centrale, e cinque archi il lato
interno alla facciata sinistra del prospetto. Dallo stesso estimativo
dei lavori, presentato dall'arch. Castellucci il 1846, si apprende che
dovevano essere chiusi, per trasformarsi in locali del
«novello» carcere, nove archi
«del cortile del Portone carrese»; in tal caso
il 2° Chiostro poteva essere di servizio, per il carico e lo scarico
delle merci, con ingresso dalla porta carraia, che si affacciava sul
prolungamento dell'attuale via C. Troja. Dallo stesso documento si
apprende che nel 2° Chiostro vi erano la stalla e la piscina dei monaci.
[testo di P. Petrarolo tratto da "
«Andria Fidelis» quaderni di storia andriese",
di AA. VV., tip. D. Guglielmi, Andria, Gennaio 1982, nota 4, pag. 64]
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso
(se non diversamente indicato)]