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La Chiesa di San Lorenzo e “le fornaci”

Andria vista dalle Fornaci con chiesa S. Lorenzo in primo piano, foto primo Novecento
[Andria vista dalle Fornaci con la Chiesa S. Lorenzo (col tetto colorato) quasi in primo piano - elab elettr. su foto primo Novecento]

prospetto della chiesa - foto Giuseppe D'Amdrosio
[prospetto della chiesa - elab. elettr. su foto G.D'Ambrosio, 2016]

La chiesetta di San Lorenzo, così come è possibile vederla oggi (foto a destra), purtroppo molto malandata, è una ricostruzione, quasi ex novo, di fine Ottocento; allora Andria, vista da sopra le fornaci ai cui piedi era stata ammodernata San Lorenzo, si presentava all'incirca come appare nella soprastante foto dei primi del Novecento.

Del rifacimento della Chiesa riferisce infatti Michele Agresti nel testo sotto citato:

Nel 1877, questa Chiesa fu quasi tutta rifatta a nuovo, per opera di un zelante Mansionario della Cattedrale, D. Tommaso Porziotta, già defunto.”

[testo tratto da “La Chiesa di San Lorenzo” in “Il Capitolo Cattedrale di Andria ed i suoi tempi” di M. Agresti, Tip. Rossignoli, Andria, 1912, Vol. II, Cap. VI, pag.76.]

A metà del Novecento diversi lavori di risanamento furono poi eseguiti a cura del cappellano Don Riccardo Chiapperini.

Il Borsella, a pag.295 del suo “Andria Sacra” afferma:

Chiesa Antica situata sul ciglio delle nostre fornaci. In essa eravi un clero, difatti nell'archivio della Cattedrale si conservava un testamento in pergamena di D. Angelo Aripenda prete della chiesa suddetta stipulato a 25 Nov: 1345 da notar Nicola Galatino da Acquaviva.

A lato di questa Chiesa eravi l'altra dedicata a S. Crispino che il tempo ha totalmente distrutto.”

Il D'urso, nelle pp. 13-15 della sua “Storia della Città di Andria”, parlando delle “ Venuta dell'Apostolo S. Pietro in Andria anni dell'era Cristiana 44” con molta immaginazione fa risalire la Chiesa ai tempi più antichi del cristianesimo andriese, dicendola edificata al posto di un tempio dedicato a Marte:

Non mi è affatto riuscito poter conoscere se lunga sia stata la dimora di S. Pietro in Andria; ... E solo a nostra conoscenza che al suo arrivo qui dominava il paganesimo; e che quel piccolo Tempio, dove oggidì si onora S. Lorenzo, era dedicato al nume Marte; come quell’altro di S. Bartolomeo, a Mercurio; e dove ora poggia la Chiesa Cattedrale, eravi un tempietto sacro ad una laida Venere.


Sorge la chiesetta in uno dei più antichi quartieri della Città, subito fuori delle antiche mura di Nord-Ovest, fino agli anni Sessanta del secolo scorso popolato da valenti artigiani vasai, a metà costa del pendio che da via Fornaci piùttosto ripidamente declivia al sottostante canale d'acque piovane, anticamente chiamato Aveldium flumen, oggi canale Camaggio.
Nella sottostante carta catastale del 1875 si vede la pianta della chiesa di S. Lorenzo a Nord nella zona delle Fornaci; davanti ad essa una distesa di orti allora scendevano verso un'ansa del sottostante canale, mentre la via denominata pendio San Lorenzo costeggiava le case costruite a ridosso dei resti delle antiche mura della città.

Chiesa di S. Lorenzo  e la zona tra Le fornaci e via S. Maria de' Miracoli nel 1875
[Chiesa di S. Lorenzo e la zona tra Le fornaci e via S. Maria de' Miracoli nel 1875]

Era la zona un popolato agglomerato di abitazioni trogloditiche, i cui abitanti utilizzavano le grotte come laboratorio di vasellami, deposito della necessaria argilla, ascugatura dei semilavorati, eventualmente decoro e smaltatura, ed infine fornace di cottura del prodotto finito; riservavano ad abitazione la parte superiore delle grotte, quasi sempre semiedificata con i blocchi di calcarenite estratti dall'interno delle stesse grotte per ampliarle.

prospetto della chiesa
[probabile parte precedente la ristrutturazione del 1877, foto S. Di Tommaso, 3/2018]

Il D'Urso nelle pagine 7-9 del testo citato, parlando delle “Prove di fatto, che assodano maggiormente l’antichità di Andria”, così descrive il luogo:

Già il suo aspetto interno palesa a prima fronte il volume de’ secoli, ... nel basso di S. Lorenzo in continuazione della contrada delle Grotte, luogo, dove il piano si avvalla, molto favorito dal mezzogiorno. Siti per lo più erano questi tanto prescelti dagli antichi per le fabbriche e per andar difesi dal rigore del freddo, e dalla furia de’ venti. Ne fanno fede tante reliquie, e rottami di antichi edifizii, che quivi s’incontrano ne’ scavi; e segnatamente la moltiplicità de’ vasi.

La chiesetta fu intitolata a San Lorenzo probabilmente in quanto considerato protettore di chi opera col fuoco: pompieri, fornaciai come cuochi, figuli e vetrai; e il quartiere in cui essa sorge, abbiamo detto, era un centro di produzione di vasellami, sia d'uso quotidiano che ornamentali e di pregio.

La citazione più antica sulle pregevoli ceramiche di Andria la ritroviamo in un testo di metà Cinquecento: la “Descrittione di Tutta Italia”, di Fra Leandro Alberti da Bologna; descrivendo Andria l'autore soggiunge:

Quivi ad Andri si fanno bellissimi vasi di terra cotta, quali sono in gran riputatione appresso i vicini popoli, per la loro bellezza. Sono gli Andresi molto traficanti à mercantare, onde ne riportano assai guadagni.

 [testo tratto da “Descrittione di Tutta Italia” di Fra Leandro Alberti da Bologna, per Giovan Maria Bonelli, Vinegia [Venezia], 1553, foglio 221r.]

A fine Seicento anche Giovanni Battista Pacichelli ne “Il Regno di Napoli in prospettivaloda le ceramiche prodotte nella nostra Città di Andria:

Li belli Vasi di Terra, che qui si lavorano, volentieri, e di lontano smaltisconsi. Civilissimi poi, e di ottimo garbo sono gli Andriesi ...

[tratto da “ Il Regno di Napoli in Prospettiva diviso in dodeci Provincie ... - ANDRIA”, dell'abate Gio: Battista Pacichelli, parte seconda, in Napoli, nella Stamperia di Dom. Ant. Parrino 1703, pag. 208.]

Conferma nel Settecento la bravura dei figuli andriesi e la preziosità delle loro ceramiche Riccardo Colavecchia nell'opera sotto citata dell'Orlandi:

Sono in questo Territorio varie Miniere di Argille bianche, e nere, donde gli Artefici cavano un notabil guadagno, per i vasi, che riescono assai gentili.”

[tratto da “ANDRIA città nel Regno di Napoli nella Provincia di Bari”, di Riccardo Colavecchia, in “Delle Città d’Italia e sue isole adjacenti compendiose notizie sacre, e profane”, di C. Orlandi, Stamperia M. Reginaldi, Perugia, 1772, Tomo II, pag 78;]


la statua nella finestra del prospetto
[la statua nella finestra del prospetto, foto S. Di Tommaso, 3/2018]

L'attuale chiesetta di San Lorenzo presenta un portale principale con semplice timpano ed un ingresso più piccolo, ambedue laterali; sul prospetto, piuttosto decentrato s'innalza un neoclassico campanile a vela. Quattro finestroni illuminano la navata, due per lato; quello che si apre sul portale espone all'interno una statua di San Lorenzo con la graticola nella destra ed è sormontato da un coronamento centralmente ad arco.

Alcuni andriesi, un tempo abitanti nel quartiere, mi hanno riferito alcuni particolari dell'interno osservati nella seconda metà del Novecento. La chiesa, ad ampia navata unica con le pareti imbiancate, aveva dietro l'altare una nicchia con la statua di San Lorenzo; altre due statue si dice arredassero il tempio e raffiguravano S. Ciro e S. Michele (?).


Le più antiche visite pastorali, effettuate nel Seicento e nel Settecento, poco o nulla dicono di come si presentava questa chiesetta in quei tempi, non altro annotano di rilevante che le pessime condizioni in cui quasi sempre era trovata e piccole modifiche.

Nei documenti si trascrivono le relazioni di tre visite pastorali: quella di mons. Francesco Antonio Triveri del 28 novembre 1694, quella di mons. Andrea Ariano del 17 settembre 1697 e quella di mons. Nicola Adinolfi del 19 ottobre 1711; qui di seguito una sintesi delle tre relazioni.

Mons. Triveri nel 1694 si reca alla Chiesa posta “ad radicem collis”, ai piedi del colle, ed entra dalla porta posta lateralmente. Visita nell'Oratorio due altari, uno di fronte all'ingresso “directè respiciens portam”, l'altro, il principale nel presbiterio “in capite oratorii”, con una statua di San Lorenzo. Trova il tetto danneggiato con un foro “a latere evangelii”, sul lato sinistro dell'ingresso. Decreta di eliminare l'altare posto di fronte alla porta e, rilevando che le spese di riparazioni sarebbero ingenti, ingiunge di ricercare il titolare dei Benefici annessi alla Chiesa, per esigere la sua riparazione.

Mons. Ariano nel 1697 non parla di danni esistenti alla Chiesa; intima al beneficiario di arredare l'altare di candelabri e tabelle delle orazioni, di riparare la porta d'ingresso, e aprire una nuova finestra sulla parete dell'altare “nova fenestra ad lumen recipiendum in pariete contrà Altare”, dotandola di imposte e rete di protesione esterna.

Mons. Adinolfi nel 1711 trova nuovamente gravi problemi di umidità nel pavimento “valdè humidum ad modum piscinæ aquam continentis” e, osserrvando scrupolosamente, trova rilevanti perdite pluviali nel tetto. Ordina pertanto di sequestrare ogni reddito di cui la Chiesa dispone onde procedere alle necessarie riparazioni del tetto e ridotare l'altare del tovagliato.


particolare del 1983 con la scultura dell'angelo, non più ivi esistente
[particolare del timpano con la scultura dell'angelo, non più ivi esistente - da ripresa SVHS di G. D'Ambrosio del 1983]

Quanto di tale antica Chiesa esista ancora nella struttura odierna (non so), penso ben poco, in quanto, come afferma l'Agresti nel testo su citato “nel 1877, questa Chiesa fu quasi tutta rifatta a nuovo”.

Forse è della precedente chiesa gran parte del vano che ospita il portale (foto sopra a sinistra) e la statua attualmente posta nell'edicola superiore (foto a destra); tale edicola-finestra, fino a qualche decennio fa, aveva davanti, poggiato sul timpano della porta, un'elegante scultura di un busto di angelo (foto a lato, da un filmato di G. D'Ambrosio del 1983).

A metà circa dell'edificio si nota una evidente cucitura di due differenti strutture murarie, sia sul prospetto che nella parete posteriore (nella foto panoramica di NordEst, la cucitura è visibile sotto a sinistra della 2a finestra).
Osservando le pareti fino alla cornice che tutt'intorno corre sotto le finestre, appare più antica la metà estrema col portale, racchiusa dalle tre strade, in quanto realizzata con conci di pietra piccoli e di varia misura, sembra più recente quella confinante con le abitazioni, sormontata dal campaniletto a vela ed edificata con pietre piuttosto grandi e regolarmente squadrate.

Un interessante elemento strutturale, quasi certamente appartenente alla chiesa precedente, è l'archetto murato visibile nell'angolo destro della facciata, quasi a livello di pavimento, che fa ipotizzare l'ingresso ad un ipogeo-cripta esistente sotto la chiesa in muratura, probabile antica grotta, in quanto l'edificio appare in parte incassato nel ripido pendio costellato da numerose grotte semi-naturali, tutt'intorno abitate, come s'è detto, nei secoli scorsi da figuli o artigiani dell'argilla.

panoramica NordEst della chiesetta
[panoramica NordEst della chiesetta, foto S. Di Tommaso, 3/2018]