la navata

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  La navata di S. Nicola nei primi decenni del Novecento (foto archivio G.Musci-F.Inchingolo)    panoramica della navata
[sx: La navata nei primi decenni del Novecento (foto archivio G.Musci-F.Inchingolo) - dx: panoramica del 2014 (foto di Sabino Di Tommaso)]

La navata

L'immagine della navata ripresa nei primi decenni del Novecento (foto sopra a sinistra) mostra i decori e gli arredi di quel tempo, eliminati, alcuni con dubbia opportunità, nei restauri della seconda metà dello stesso secolo.

Cappelle laterali di sinistra a inizio Novecento
[Le cappelle laterali di sinistra a inizio Novecento (foto dal testo citato di G. Fuzio, segnalatomi da V. Zito)]

Le quattro colonne del presbiterio e le lesene con gli archi d'ingresso alle cappelle laterali erano, come scrive il Borsella a metà Ottocento nell'opera sotto citata, "vestite a stucco lucido color giallognolo macchiato".
Le pareti delle cappelle erano dipinte con ricchi decori, soprattutto in quella dedicata a San Nicola, la centrale di sinistra, che presentava nella volta e nelle relative lunette parietali pregevoli affreschi, forse illustranti alcuni suoi miracoli.
Sulle pareti laterali delle cappelle delle tele ovali riproducevano i Santi in esse venerati; la foto qui riprodotta fa vedere l'ovale di S. Giovanni Neupomicene, nella 1ª cappella di sinistra, l'ovale di S. Lucia (a fronte di quello non visibile di S. Rocco) nella cappella centrale dedicata a S. Nicola, l'ovale di S. Donato (opposto a quello non visibile di S. Gaetano) nell'ultima cappella presso il presbiterio. Alcune delle tele ovali affisse nella cappelle sono attualmente (2018) esposte nel presbiterio, una, di S. Francesco da Paola, è affissa nella 2ª cappella di destra della Cattedrale.
Si notino inoltre le balaustre sull'ingresso delle cappelle, la centrale in eleganti commessi marmorei, le altre due ferree, tutte eliminate. Da parti della balaustra marmorea della cappella di San Nicola dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II fu eretta al centro del presbiterio l'attuale mensa eucaristica.
Davanti e ai lati della balaustra d'accesso al presbiterio (annota sempre il Borsella) "in due nicchie a cristallo con larga cornice di noce si venerano due statue. L’Arcangelo Raffaele, che sviscera il misterioso pesce, lavoro del nostro Brudaglio, che tanta fama di sè lasciò. E S. Ciro in abito monastico, con crocifisso alla destra, scultura mirabile dello scalpello Napoletano, cui manca solo la parola, tanto sono bene espresse le fattezze del volto e la soave santità, che riluce tra i suoi lumi."; nella foto su riprodotta non appaiono tali scarabattole o bacheche di statue in presbiterio, ma se ne vedono due appoggiate sulle pareti della 2ª e 3ª cappella: potrebbero essere quelle descritte dal Borsella spostate di sede.
Si osservi che nelle riprese d'inizio Novecento, sia in quella riprodotta in alto che in quella qui sottostante, dietro l'altare maggiore non c'è il bellissimo crocifisso rinascimentale attualmente ivi presente; nel Sei-Settecento nelle visite pastorali i vescovi lo vedono e descrivono nella cappella presso l'ingresso, (a destra scendendo dal presbiterio), tuttavia nella foto (qui a destra) che mostra le cappelle di quel lato, ripresa probabilmente intorno a metà Novecento, questo crocifisso non è presente neppure in tale cappella: è stato spostato da una sede all'altra nel frattempo?
Si noti sulla parete sinistra del presbiterio la struttura dell'organo posto allora sotto la balconata; sulla parete opposta ce n'era un'altra simmetrica dotata anch'essa di balconata dove un tempo c'era il vero organo; scrive infatti sempre il Borsella: "L’Organo con buone dorature è messo a fianco dell’altare maggiore abbellito in faccia all’orchestra di fregi esprimenti il canto, il suono; di prospetto [a sinistra guardando dalla navata] altro organo consimile finto, con ornati eguali.". In altre foto del periodo (immagini sotto) si vedono ambedue le balconate e quella di destra è gremita di fedeli partecipanti all'importante cerimonia in corso.
In calce alla foto che mostra l'organo sotto la balconata (immagine destra sottostante) Giovanni Fuzio nel testo citato scrive:
“Il falso organo, dipinto sulla balconata frontale a quella dove era situato il vero organo. L'organo attualmente funzionante è ben visibile ed ingombra il presbiterio. Il vero organo, oggi scomparso, con la balaustra in legno, fu fatto costruire dal Duca Fabrizio Carafa nel 1657.”
[Tratto da FUZIO G., «La chiesa di San Nicola in Andria», in “Rassegna Tecnica Pugliese – Continuità”, n.3 anno 1969, pag. 23.]

Infine tre confessionali sono addossati alle lesene della parete laterale sinistra presso gli ingressi alle cappelle; dietro l'altare maggiore sono visibili gli stalli del coro, anch'esso purtroppo successivamente eliminato.

Festa in S. Nicola nei primi decenni del Novecento (foto archivio G.Musci-F.Inchingolo)   L'organo sulla sinistra del presbiterio
[Festa in S. Nicola nei primi decenni del Novecento (foto archivio G.Musci-F.Inchingolo) - particolare sinistro del presbiterio con l'organo dipinto sulla balconata (foto dal testo citato di G. Fuzio, segnalatomi da V. Zito)]

Oggi l'interno, più volte ristrutturato (foto a destra nell'inizio pagina), appare subito maestoso (ma, a mio avviso, troppo depauperato!), in unica navata con alta volta, tre cappelle a destra, tre a sinistra.  Una bella balaustrata introduce al presbiterio, ove, dietro la mensa eucaristica, s'erge stupendo l'altare maggiore dominato da un mirabile crocifisso ligneo.

Sullo sfondo, nell'abside, una struttura marmorea a tempietto incornicia un quadro di San Nicola.   A destra del presbiterio una pregevole mensola dispensa affianca  una nicchia con busto argenteo del Santo.

Scrive il Petrarolo (a pag. 17 dell'opuscolo "San Nicola Trimodiense "):

"L'interno si presenta ad aula unica, secondo i canoni del Concilio tridentino, con 6 cappelle laterali, e conserva il suo decoro barocco nella ricchezza di marmi policromi, di stucchi a pulitura di marmo nella imitazione di lesene, di capitelli e di modanature in genere.

Sia le cappelle che la volta conservano alcuni pregevoli dipinti dell'artista molfettese Vito Calò (1744-1817) [Francesco Calò e non Vito] [1], discepolo del più noto Corrado Giaquinto.
A sinistra e a destra entrando vi sono due acquasantiere a muro, probabilmente del sec. XVIII, a forma di conchiglia, sostenute da volute, tutte in marmo bardiglio (color turchino).

navata verso l'uscita
[Panoramica dal presbiterio -elab. elettr. su foto Sabino Di Tommaso - 02/2020]

La gran tela che spicca sulla bussola in legno del portale centrale è dell'artista campano Sebastiano Conca (Gaeta 1680 - Napoli 1764), allevo del grande Solimena, e rappresenta al centro Giuda Maccabeo, Re degli Israeliti, vincitore di Nicàmore (il cui capo è infilzato su una picca in segno di vittoria), circondato dal sommo sacerdote, in atto di ringraziamento, a sinistra, e da una folla di popolo festante. Il dipinto fu confiscato ai PP. Benedettini di S. Maria dei Miracoli il 1806, e concesso nel 1808 alla Chiesa di S. Nicola da Gioacchino Murat, Re di Napoli."

In merito alla scena dipinta nella suddetta tela posta sulla controfacciata il Borsella così commenta:

"Il gran quadro che desta meraviglia è quello soprapposto alla porta maggiore che prima della soppressione ornava il Tempio dei nostri Cassinesi [S.M.dei Miracoli]. E come non rimaner sorpreso dalle mosse dei personaggi, dai vestiti dalle tinte si varie, dagli sfumi, dalle ombre, che gradatamente si affacciano allo sguardo? Giuda Maccabeo è il soggetto del quadro, in atto che dopo la vittoria tragge in trionfo su di una picca la testa di Nicanore; é poco lungi un sommo Sacerdote con le palme sporgenti ringraziare il Dio degli eserciti; altri Guerrieri, la testa del Duce espugnato con la di lui spalla portare in mostra in segno dell’ottenuta vittoria; l’affollarsi d’un popolo festivo per la memorabile sconfitta, fra gli Osanna, e gli inni, guerrieri incedenti al Tempio dell’Adonai sono le altre fantasie del Cavaliere Conca che sì egregiamente il ritrasse. Un albero spazioso gli è vicino, forse a dimostrare la sua mossa dal Campo, ov’erasi pugnato.
Molto lontano vedesi eretta una colonna avanti della quale un uomo nudo, fasciato la cintura, tien per orecchio il figlioccio, cinto pure di zona, sol perchè si ricordasse della gloriosa giornata, che riportato aveva sopra i nemici suoi il popolo d’Iddio.
Questo quadro tanto magnifico, vien ricinto da larga cornice convessa di stucco lucido del colore medesimo delle colonne del Presbitero."

[tratto da "San Nicola", in "Andria Sacra" di G. Borsella, tip. F. Rossignoli, Andria, 1918, pag 138]

tela raffigurante Giuda Maccabeo
[elaborazione elettronica su foto di Sabino Di Tommaso - 2014]

vetrata nel finestrone della facciata

Nel finestrone barocco, che con altri 6 finestroni laterali illumina la navata, la vetrata disegna una croce con al centro l'immagine di San Nicola benedicente, vestito dei paramenti vescovili e con il pastorale nella sinistra.
Nella foto della navata ripresa dal presbiterio (foto sulla destra) sono visibili presso l'ingresso di sinistra le due statue dei Santi Medici provenienti dalla Chiesa di S. Domenico.

Sino alla prima metà del secolo scorso, il '900, la chiesa era dotata di campane:

"Un basso campanile a vela - arco biforo con sovrastante archetto - regge tre campane Una, la più grande della città dopo quella di S. Riccardo... : ha bel suono pieno ed aperto, che resta soffocato dalla bassa posizione.
... Una campanella, che pende da un alto archetto, completa la dotazione campanaria di S. Nicola.
"

Così Pasquale Cafaro in "Andria campane e campanili".

Attualmente (2017) la chiesa non ha campanile e 3 campane sono innalzate mediante una tralicciata metallica sulla retrostante canonica; sono appena visibili dall'intersezione di Via Ruggiero Bonghi con Via Calderisi.

NOTE
[1] Nel Giornale enciclopedico di Napoli del 1820 si trova scritto:
"(41) Pittori viventi di Napoli, e del Regno, riportati, secondo l'epoca della loro nascita.
1.° Cav. Tommaso Conca da Gaeta, nato circa il 1749. Studiò in Roma, ove fu socio di merito, e poi Principe dell'insigne Accademia di S. Luca. Vive presentemente in Roma con Lode.
2.° Francesco Calò da Molfetta, nato circa il 1749, pittore figurista ad olio, ed a fresco. Studiò in Roma. Pinse la chiesa di S. Nicola di Andria. È anche ritrattista. ... ... ..."
[tratto da Giambattista Gennaro Grossi, “Ricerche su l’origine, su i progressi, e sul decadimento delle arti dipendenti dal disegno”, in “Giornale enciclopedico di Napoli”, Tomo III, luglio, Agosto e Settembre, Napoli, Tip. del Giornale Enciclopedico, 1820, pp. 280-281]
 
Nel 1909 l'ispettore della Soprintendenza ai Monumenti della Puglia e del Molise, Angelo Pantaleo, descrivendo le tele affisse nella volta della Chiesa della SS. Trinità annessa al Monastero delle Benedettine in piazza Duomo, scrive
"Sull’asse della volta vi sono numero quattro pitture riguardanti la vita di S.° Benedetto. Quella centrale porta l’iscrizione: Calò 1822 pittore Molfettese ch’ebbe grido di buon artefice ed infatti i dipinti hanno eccellenti qualità pittoriche, di disegno e di composizione, e mostrano tutte le qualità ed i caratteri di quella schiera di pittori pugliesi, che con il Nicola Porta, il Giaquinto ecc, si accostarono alla pittura spagnola, divenuta italiana in Napoli, a cagione di quelle tinte a contrasto, di forti chiari, e di forti scuri, ossia luce ed ombre tangenti, che conferiscono ai dipinti energia e mistero che tanto predilessero il Ribera, il Fracanzano, il Caravaggio, Paolo de Matteis, Mattia Prete ed il Finoglia."
Questi due documenti inducono a pensare che il Calò che dipinse sia in San Nicola che nella chiesa della SS. Trinità di largo Duomo è stato Francesco Calò e non Vito, morto nel 1817.