premessa

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visita virtuale alla chiesa rupestre di Santa Croce ai Lagnoni

Caratteristiche e limiti
la chiesa rupestre di Santa Croce, senza le costruzioni retrostanti
[la chiesa rupestre con la virtuale eliminazione dei fabbricati retrostanti - elab. elettr. su foto di. Sabino Di Tommaso - 2000]

Linee guida alla visita

Nel meridione d’Italia, come in gran parte del bacino mediterraneo, fino al secolo scorso, per i “minores” (pastori, coloni, braccianti, ...) ed anche per diversi “mediocres” (come gli artigiani) era in uso abitare in grotta, cavità naturali presenti numerose sui declivi calcarenitici delle lame e grave, antri poi facilmente allargati con rudimentali mezzi di scavo.
Nel territorio di Andria uno dei più rilevanti insediamenti in grotta era ubicato sui pendii del Lagnone-canale del territorio intorno a Santa Croce, con l’omonima chiesa rupestre e con quella adiacente di Cristo di Misericordia.
La maggior parte degli studiosi contemporanei ascrive al periodo tra il decimo secolo ed il successivo, il primo escavo-ampliamento di una delle preesistenti grotte per adibirla al culto.

Scrive a tal proposito Franco dell'Aquila nel testo sotto citato:

“Andria è l’areale rupestre più settentrionale rispetto a quello della costa adriatica e dell’arco Jonico che da taranto giunge a Matera, senza dimenticare i siti rupestri salentini disseminati in quella penisola.
Forse per la sua posizione, certamente per la forte antropizzazione ed urbanizzazione subita dall’invasione abitativa che ha inglobato i siti rupestri andriesi, tali insediamenti sono stati trascurati dagli studiosi della materia. di certo le chiese rupestri di aAndria hanno avuto un posto rilevante nella storia cultuale di questa città.
L’uso di scavare la roccia è facilitato quando essa è facilmente modellabile ed ha una buona compressione e resistenza tale da permettere di ricavare ambienti di una certa dimensione assicurando stabilità alla “costruzione” ottenuta, appunto, tramite lo scavo. in Puglia la roccia migliore è la calcarenite, una roccia costituita da depositi marini del pleistocene formatasi intorno a 4-5 milioni di anni fa. Questo tipo di roccia si trova nel territorio di Andria, interessando l’abitato e specialmente la zona occidentale del suo territorio. Questa roccia, meno resistente di quella calcarea, è più facilmente aggredibile dall’azione erosiva delle acque piovane creando corsi d’acqua, più o meno grandi, detti lame. ad Andria una di queste lame costeggia la parte sud dell’antico abitato, ricordata da R. O. Spagnoletti a fine Ottocento, con il nome di fiume Aveldio, oggi parzialmente sotterraneo. poco fuori l’abitato, ad occidente, essa riceve le acque della lama detta Lagnone. sempre ad occidente, a circa 2 km dall’abitato, si incontra un’altra lama detta di S. Margherita che a valle si ricongiunge con la lama del fiume Aveldio.”

[testo tratto da “ Andria Rupestre” di Franco dell'Aquila, in “Rotte Murgiane”, a cura di Luisa Derosa e Maurizio Triggiani, Edipuglia, Bari 2016, pp. 51-52.]

Gli affreschi attualmente esistenti in questa chiesa rupestre non risalgono tuttavia a tale periodo storico, X-XI secolo; ciò emerge sia indirettamente da confronti stilistici, sia spesso direttamente dal chi o cosa è dipinto, che va a determinare un terminus post quem può essere stato raffigurato; ad esempio, Urbano V non poteva essere raffigurato prima del 1370, quando questi ritrovò le teste dei Ss. Pietro e Paolo; tra i più antichi, invece, sono da annoverarsi il Cristo Pantocràtor nell'absidiola della navata sinistra, i resti della Deesis sulla parete della stessa navata e, sull'arco trionfale della primitiva abside, la Lavanda dei piedi e l'ultima cena.
In linea generale gli affreschi delle chiese rupestri di Andria si fanno risalire nei secoli XIII-XV.

Le numerose immagini presenti in Santa Croce rivelano un continuo sovrapporsi e integrarsi di culti:

  1. da quello di origine prettamente orientale (come le raffigurazioni di Sant’Antonio abate, Sant’Onofrio e Santa Maria Egiziaca, della Deesis, ...),
  2. a quello della liturgia romana (come i clipei dei Dottori della Chiesa, l’agnello mistico, il Cristo tra gli Evangelisti, il Cristo tra Pietro e Paolo, Urbano V, ...);
  3. da quello rilevabile nelle sei scene del ritrovamento della Croce, di S. Pietro eremita e s. Maria Egiziaca, che trovano la loro genesi nelle Crociate,
  4. a quello di Sant'Antonio di Padova (dei francescani strettamente legati all’Esaltazione della Croce) e della pregevole Madonna della Misericordia, di chiara ispirazione toscana-francescana, certamente motivata da uno dei vari eccidi (es. degli Ungheri del 1350) e/o da una delle ricorrenti pestilenze;
  5. non sono da dimenticare poi le ingerenze del potere politico locale e/o mecenati delle opere: certamente per influenza dei Del Balzo sono dovute, ad esempio, le immagini di vari santi angioini, come S. Ludovico da Tolosa, Urbano V e Santa Clotilde.

Le linee guida per la consultazione del presente lavoro multimediale

Le linee guida per la consultazione del presente lavoro multimediale, svolto in collaborazione con gli alunni di quarta e quinta elementare di diversi cicli a partire dal 1968 fino al 2000, intendono porre in risalto gli aspetti educativi della ricerca scolastica sull'affascinante e misterioso monumento di Santa Croce ai Lagnoni.
La serie di immagini scattate dal sottoscritto nel 1968 e (insieme ad altre più recenti) utilizzate in questa monografia, provengono da una visita alla Chiesa rupestre di Santa Croce effettuata con due amici attenti all'ambiente e appassionati cultori dell'arte, che mi diedero la  possibilità di scoprirla e apprezzarla: Don Sabino Matera, allora vicerettore del Seminario diocesano, e il Prof. Domenico Di Leo, allora studente universitario.
Sono state pertanto utilizzate fotografie scattate in oltre trent'anni dell'ultima storia della cripta, al fine  di documentarne il progressivo degrado, reso (direi) inesorabile non solo dalle arbitrarie demolitrici modifiche apportate alla fine dell'ottocento, quanto dalle lente e tardive opere di recupero e di restauro dello scorso mezzo secolo (e non ancora terminate!).
Ciò ha comportato l'uso di materiale impressionato quasi mai all'altezza del compito, sia per risoluzione grafica che per il bilanciamento dei colori e la qualità stessa della ripresa, amatoriale nei mezzi e nella professionalità.     Vengono proposte tre modalità di esplorazione:
  • con l'occhio del visitatore che entra nella cripta come un normale turista e la percorre spostandosi tra le navate e gli archi di comunicazione;
  • con l'obiettivo di osservare qua e là, in modo casuale o, se vogliamo, mirato, questo o quell'affresco che si intende rivisitare e osservare, recandosi a reperirlo nel menù a tendina;
  • con lo sguardo attento del ricercatore che affronta, ad esempio, lo studio per argomenti, considerando, nel nostro caso, i tre temi che emergono con chiara evidenza dall'analisi degli affreschi.  L'idea di questa ultima modalità di esplorazione ci è stata suggerita dalla tesi "La Cripta di Santa Croce in Andria" - Seminario di studi su Theologia in figura: testo - immagine - simbolo in teologia, Prof. Lello Iacobone - Studenti, Francesco Di Tria e Michele Angelo Tondolo, Pontificia Facoltà Teologica  dell'Italia Meridionale - Istituto Teologico Pugliese, Molfetta, 1997.
    Sabino  Di Tommaso