
Alcune descrizioni degli storici dell'Ottocento.
"Così denominata perché colà si esercitavano le funzioni di Corte, del governo Amministrativo cioè; il Giudiziario poi il condannare cioè o l'assolvere con giustizia o no era pieno diritto del Duca. Gli uffici municipali, qui tra noi erano esercitati cumulativamente dai tre ceti, ossia dai nobili, civili e popolari. Le elezioni si facevano ogni anno: Elettori erano tutti i capi di famiglia che si riunivano a parlamento. Gli uffici principali erano alternativamente esercitati un anno dai civili e un anno dai nobili. Il terzo ceto faceva parte ancora dell'amministrazione coadiuvando così al buon governo del paese.Qui [in piazza La Corte] a ricordo della scoperta del corpo di San Riccardo 23 aprile 1438 per parecchi secoli si apriva ogni anno una fiera di otto giorni, in cui per ispeciale privilegio, cinque Canonici della Cattedrale giudicavano in cause civili e penali e percepivano la tassa. Per tale occasione presso la Statua di S. Riccardo, tuttora esistente allato del Duomo si fermava ad un bracciuolo di ferro una bandiera come segno del caso straordinario. Da ciò il popolino è uso chiamare la festa del 23 aprile di San Riccardo alla Bandiera. Da parecchio, abolito quel mercato, resta ora in quel giorno la fiera degli animali."
[Vaccina, Andria le sue vie e i suoi monumenti, Tip. Rossignoli,Andria, 1911, pp.29-30]
Già il D'Urso nella prima metà dell'Ottocento aveva coerentemente ipotizzato che la denominazione "La Corte" derivasse dalle funzioni ivi esercitate; scriveva infatti:
"Questo largo porta la indicazione della Corte dacché anticamente nella fine di ogni anno qui si radunavano i magistrati, ed amministratori urbani, e davano conto ai subentrati, ed al popolo del loro governo, e della loro gestione nell’esercizio del passato anno. Essendo riserbati gli ufficii amministrativi ai soli due ceti nobile, e civile (classificandosi il popolo Andriese in triplice ordine patrizio, o sia nobile, civile e plebeo), si praticava con stretta osservanza per un anno la elezione del Sindaco col corpo amministrativo dal ceto dei nobili, e per l’altro anno dal ceto de’ civili; e così sempre alternativamente: e siccome le piazze erano distinte, cosi distinti ancora erano i luoghi de’ loro congressi. Il sedile de’ nobili era in questo largo della Corte; sebbene ora trovasi convertito in privata abitazione, ed io anche ricordo le sue reliquie. Il sedile poi de’ civili era accanto alla porta della Barra, a destra dell’uscita. Li esiste ancora la impresa della Città, che venne poi ne’ tempi posteriori affiancata da quella della Ducale famiglia del Balso; come il tutto è osservabile. Questo largo dunque detto della Corte, venne così chiamato, dacché quivi si esercitavano le funzioni di Corte, cioè del governo Amministrativo, e Giudiziario."
[da "Storia della Città di Andria" di R. D'Urso, Tip. Varana, Napoli, 1842, libro III, cap.V, nota a pag.60]
Alcune immagini pittoriche e fotografiche provano a raccontarci un po' di storia di questa piazza e de "La Corte", fino ai primi dell'Ottocento indicata anche come "il Sedile" dei nobili.
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Stando ad alcuni documenti, come quello citato in nota
(1),
l’antico Sedile dei nobili si ergeva non esattamente in largo La Corte,
ma nell’attuale via La Corte (detta anche “strada delle Chianche”
nell'Ottocento), tra Via Flavio De Excelsis e via Corradino di Svevia (di fronte al
muro esterno delle scuderie del Palazzo Ducale)
alle spalle della chiesetta di San Simeone, nell’edificio dove un tempo erano le “Antiche Carceri”;
nel 1831 tali ambienti, ex palazzo del sedile e poi carceri,
risultano concessi a censo alla famiglia Parlati, (e da tale famiglia ancora abitati nel
1912, come afferma Ernesto Affaitati sotto il suo disegno delle
carceri su riprodotto).
Tale localizzazione sembra confermata anche dalla
veduta prospettica di Cassiano De Silva
(2)
di fine Seicento (immagine sopra a sinistra), dove "La Corte" è disegnata col
suo prospetto rivolto verso il fianco del Palazzo Ducale.
Nella pianta di metà Settecento
(immagine sopra centrale) si osserva invece una diversa localizzazione:
La Corte è indicata di fronte al prospetto del Palazzo Ducale.
Stessa collocazione, dirimpetto al portale del Palazzo Ducale, appare
nel magnifico dipinto di Achille Vianelli (riprodotto qui
sotto), acquerello realizzato l'11 giugno del 1851.
Le suddette (ma purtroppo scarse!) informazioni storiche ed iconiche inducono ad affermare che "il Sedile dei nobili" e "la Corte"
da tempo indefinito e fino agli ultimi anni del Settecento erano ubicati ed operavano dapprima in Via La Corte
e poi nell'adiacente Largo La Corte, nella "Camera della Regia Corte".
Si ricorda (per inciso) che i “sedili” erano stati dotati di veste giuridica
codificata sotto Carlo I d’Angiò nel 1268 e definitivamente eliminati in epoca borbonica,
il 25 aprile 1800; poi da Gioacchino Murat nel 1808 il "sedile" fu trasfuso
in "Municipio" e "l'Università (dei cittadini)" che vi si riuniva fu
chiamata "Comune".
Da allora "la Comune" o "Università" di Andria si riunì per qualche seduta
nel confiscato convento di San Domenico e poi definitivamente nell'altro convento confiscato dei Conventuali di San Francesco.
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["The Main Square" (la piazza principale) di Andria -
dipinto di Achille Vianelli del 1851, Metropolitan Museum of Art, New York]
Nel bellissimo dipinto su riprodotto, esposto al Metropolitan Museum of Art di New York e raffigurante "The Main Square" ("Vianelli Piazza di Andria 11 giug.1851"), cioè Piazza La Corte, si possono agevolmente osservare i particolari sia architettonici che di vita quotidiana condotta in questo slargo nel 1851, quando l'artista Achille Vianelli lo dipinse (utilizzando penna e inchiostro bruno, pennello e acquerello marrone, e ripassando i tratti principali con la grafite) (3).
Questo disegno-acquerello del Vianelli evidenzia sulla sinistra e di fronte al Palazzo Ducale
un edificio (in parte diroccato o incompleto nel piano superiore)
avente sull'ingresso un grande stemma a scudo, diviso in quattro partizioni,
racchiuso in un ampio panneggio e sormontato da una corona, elemento
quest'ultimo indicativo di una struttura governativa, ovviamente dell'ultimo
periodo borbonico retto da Ferdinando II.
Tale emblema con elevata probabilità era l'insegna della Regia Corte, a fianco del quale il "Municipio" della Città
nel 1797 aveva inteso ubicare alcuni suoi uffici amministrativi, Camera Parlamentaria e Archivio
(delibera consiliare che tuttavia poi non attuò).
(4).
Ai tempi in cui sono state scattate queste foto l'obelisco di San Riccardo era circondato da un'aiuola protetta da una ricca recinzione di pietra sormontata da un'alta inferriata.
A sinistra nella foto di destra spicca il palazzo Russo-Carcaro, demolito verso la metà degli anni Sessanta, per far posto ad un moderno palazzo plurifamiliare.
Dietro la Cattedrale emerge il frontone superiore della Chiesa della Trinità (detta delle Monache) ed il suo campanile, demoliti sul finire degli anni Trenta insieme all'annesso convento delle Benedettine.

[Piazza La Corte fine Novecento]
NOTE

(2)
Nell'incisione originale di Francesco Cassiano de Silva gli edifici hanno a fianco
un riferimento letterale o numerico, che richiama la relativa parola scritta nella sottostante nota;
nella parziale riproduzione posta in questa pagina, per semplicità di lettura,
le parole scritte nella nota dell'incisione sono state trascritte fedelmente nell'immagine, presso i relativi edifici.
"Si tratta di un dipinto su grafite realizzato con inchiostro bruno, pennello e acquerello marrone, che ritrae Via La Corte in tutto il suo splendore ottocentesco. La firma autentica di Vianelli è datata 11 giugno 1851. Osservando l’opera è possibile scorgere dettagli importanti: dagli inconfondibili campanili della città federiciana, le differenze architettoniche dell’epoca rispetto alla versione attuale, passando per la famosa statua di San Riccardo, sino all’ingresso del Palazzo Ducale, dove, nella scena, viene riprodotto il momento di ingresso di alcune carrozze. Altro dettaglio importante nella piazza: la vita sociale, alla presenza di svariate figure. Borghesi in momenti di dialogo, contadini impegnati con i loro animali e persino figure militari dell’epoca, presenti ai piedi del Palazzo Ducale. Sullo sfondo a sinistra è presente un terzo campanile, oggi non più esistente, che apparteneva al convento delle benedettine andato distrutto nel tempo perché ritenuto pericoloso, in quanto la struttura era diventata instabile sia per l’incuria degli ultimi tempi che per le cavità e infiltrazioni sotterranee."
"Andria lì venticinque agosto 1797.
Convocatosi questo Consiglio nella Camera della Corte di questa Città di Andria, luogo solito, ...
... è necessario di costruirsi in esso luogo da tenersi li Pubblici Parlamenti un archivio da potersi conservare le Carte, e le memorie tutte riguardanti gl'interessi dell'Università ...
Ed intesa detta proposta dalli suddetti Signori Congregati è stato da tutti, et nemine discrepante, determinato e conchiuso di doversi rifare quel luogo che tiene l'Università in mezzo al Largo della Corte, attaccatto alla Corte medesima, e propriamente dove vedesi principiato ab antiquo la costruzione di un edificio a forma di sedile. E così ivi formarsi il luogo atto per l'espressato oggetto, a tenersi i Pubblici Parlamenti della Città; e formarsi in esso l'Archivio per potersi conservare le Scritture tutte per memoria, e cautela della Università medesima.
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]