Il venerato affresco della Santa fu estratto della sua sede originaria e, incorniciato, fu
situato sull'altare del nuovo abside. Successivamente
l'immagine fu incoronata e le si pose nella destra la croce,
sovrapponendola all'originale bacolo di abadessa, e sul
petto una rosa d'oro.
Attualmente il fedele vede
nel dipinto della monaca la Vergine, e ...
Ausiliatrice in ogni bisogno, l'Andriese l'invoca con fede dalla
pentecoste del 1598, quando una bimba caduta in una cisterna di
periferia, già chiesa rupestre, con miracolo si salvò.
Che l'affresco rinvenuto non sia la Vergine, ma una velata santa
orientale, non mina affatto la devozione del popolo, che le dedica ogni
martedì e accorre ai suoi piedi, quale ancora di salvezza nelle
difficoltà della vita. La Santa mira il fedele con occhi rassicuranti,
non s'imbroncia allo scambio, ma rafforza e riversa le preci alla divina
unica invocata, Maria, stella del mare.
L'immagine, in realtà non è certamente un affresco della Madonna, ma, secondo alcuni critici, di Santa Sofia. Veste un abito monacale, nella sinistra reca la regola mentre la destra trattiene un pastorale (modificato in croce). L'ovale del viso, serio, è segnato alla maniera bizantina, sia gli occhi, a mandorla, che i tratti del naso e della piccola bocca.
Nel 1955, parroco D. Michele Di Tria, l'affresco fu restaurato; ne scrive lo stesso Di Tria, il cui testo è riportato nel sotto citato libro.
Ne riferisce lo stesso D. Michele in Stella Maris, n. 6 - Pentecoste 1997, pag.9:
«Il 1955 S. E. Mons. Luigi Pirelli ordinò di non fissare più sull’affresco con chiodini i preziosi offerti alla Madonna.
Tale usanza e l’umidità avevano provocato gonfiori e screpolature.
Il Vescovo affidò il lavoro del restauro a un valente artista di Roma che già aveva operato presso la Madonna dei Miracoli.
Con iniezioni di materiale idoneo (cemento, gesso, colle speciali, ecc.) eliminò ogni turgescenza.
Quando tutto asciugò ben bene, con cotone imbevuto di acidi, cancellò ogni sovrastruttura.
Dell'immagine rimase poco: lo scettro orientale (ora coperto dalla croce di metallo). Il bastone (pastorale corto)
è sormontato da un pomo che ha una nitida scritta ai lati SO-FIA [ΣΟ ΦΙΑ].
Inoltre rimasero altri brani di affresco: la mano destra, la fronte, gli occhi, e la parte della veste color avorio.
Ero presente al lavoro e mi turbai. Avvertii il Vescovo che subito venne.
L'artista, dopo attento esame dell'originale rimasto, con rapide pennellate realizzò l'immagine come ora si ammira.
Per rifinire l'icona lavorò molti giorni ancora.
Il vetro protegge da umidità, da polvere, da fumo di candele e altro.
Fu evidente la storicità del nome tradizionale della laura: la Santa Sofia (la scritta è in greco)..
La Madonna è la Santa Sofia creata, Madre e sede dell'Increato (Gesù).»
[citazione tratta dal capitolo "Il secolo XX e il culto mariano tra pietà popolare e liturgia", di Antonio Basile, in: Mauro Civita, "Il Santuario della Madonna dell'Altomare in Andria fra storia e restauro, ed altri scritti a cura di Ignazio Carabellese e Teresa D'Avanzo", Sveva Editrice, Andria, 2004, p. 85.]
Si riporta poi uno stralcio delle
riflessioni che su questo affresco
(pensieri di tipo prevalentemente devozionale) Don Antonio Basile ha scritto,
da parroco di questa chiesa, nel giugno del 2000.
Dette "Riflessioni" sono state successivamente ripubblicate nelle pp. 69-73 del libro di
Antonio Basile “Il Santuario di Maria SS.ma dell’Altomare – Storia, spiritualità, arte”, Grafiche Guglielmi, Andria, 2018.
Il luogo nel quale fu rinvenuta l’immagine poi chiamata “Maria SS.ma dell’Altomare”, prima di essere cisterna, era stato un rifugio di eremiti alla ricerca di silenzio e solitudine per incontrare più facilmente Dio, forse una cava di tufo abbandonata e divenuta poi una Laura Basiliana, come dicono unanimemente gli storici locali. Era chiamata Laura di Santa Sofia. Ma chi è questa Sofia? Una monaca santa o la personificazioni della Sapienza di Dio alla cui guida i monaci basiliani avevano affidato la loro vita spirituale? La figura femminile in abiti monacali, con gli attributi della guida abbaziale (la Regola e il Pastorale), rendeva molto bene a livello di simbolo la volontà dei monaci eremiti di non seguire altra regola di vita che la stessa Sapienza di Dio.
Questa Sapienza increata di Dio, nella pienezza del tempo si fa carne nel seno purissimo di Maria Vergine, la quale diventa perciò “sede della sapienza”, Sapienza ella stessa. La tradizione teologica orientale, soprattutto, assimila molto spesso la figura di Maria alla Sofia: molte e grandiose chiese vengono erette in Oriente in onore della Sofia, la Sapienza di Dio e anche la Vergine Maria.
È bello pensare che gli eremiti si rifugiarono in questo luogo perchè, sotto la guida della divina sapienza e nella contemplazione ininterrotta del mistero pasquale di Gesù crocifisso, potessero raggiungere la perfezione di una vita santa. Dice infatti l’Apostolo: “Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, noi predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Cor 1,23-24).
Un insieme di confronti figurativi e circostanze storiche invitano a consolidare l’ipotesi che l’attuale Chiesa rupestre dell’Alto mare sia stata effettivamente intitolata (almeno per un certo periodo) a Santa Sofia, martire dei primi secoli, in Italia venerata in molte città, anche a noi vicine (Canosa [BT], Gioia del Colle, Rovigo, Fermo, Sortino [SR], Ferla [SR], Zafferia [ME], Morgongiori [OR], …) e intorno alla quale santa ruotano numerose leggende.
Nella storia delle tradizioni si hanno due filoni principali:
Nella vicina Canosa si conservano pregevoli ruderi e testimonianze di una basilica (probabilmente) altomedioevale intitolata alla Santa Sofia martirizzata a Roma, come si evince da un documento canosino di una “Passio sanctæ Sophiæ, Pistis, Elpis et Agapes filiarum eius”.
Le immagini che più si avvicinano a quella del nostro affresco sono due: una statua ed una tavola:

Tutte queste immagini comunque raffigurano una monaca o una eremita, non la Vergine Maria, né tantomeno la schematizzazione della Divina Sapienza, ipotizzata dal Baronio e da una branca della teologia iconografica locale e certamente valida per la Santa Sofia della Cattedrale di Costantinopoli e per altri santuari eretti in suo onore in prevalenza orientali, ma non per queste Chiese tra cui la nostra dell’Alto-mare.
Sulla parete (inizialmente) opposta domina una crocifissione, stupenda nonostante la stratificazione degli affreschi succedutesi nel tempo.
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]