Porta Nuova

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Andria

Escursione nella città dall’anno Mille al Milleseicento


La forma della città
alla fine del Seicento: La “Locatione d’Andria

Ing. Riccardo Ruotolo


Nel capitolo “la Formazione della città murata”, tenendo conto dei confini delle particelle edificate e delle tracce ancora visibili dell’antico tracciato del circuito murario (anche se molto rimaneggiate all’inizio nell’Ottocento), abbiamo segnato nella Figura -1-, con buona approssimazione, il tracciato murario che la città aveva avuto nell’epoca normanna e certamente nel Seicento.

Sappiamo che dopo il 1799 il tracciato murario perdette la sua valenza protettiva che per quasi otto secoli aveva avuto e la città, che nel Settecento era stata compressa nel circuito murario, sull’onda della libertà portata dalla rivoluzione francese, esplose espandendosi lungo le direttrici che portavano alle città confinanti sia verso il mare sia verso la fertile pianura premurgiana. Le mura furono abbattute, i terreni delle fossate (venduti ai privati) colmate ed edificate per cui, seguendo il tracciato dei confini tra le nuove particelle catastali extramoenia e le preesistenti intramoenia, è stato possibile, con buona probabilità, tracciare quel circuito murario lungo un miglio, di cui parla il Prevosto Pastore.

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La città di Andria, come la maggior parte delle città d’Italia, alla fine del Seicento era cinta di mura e, dopo l’immagine della Figura -31-, l’altra rappresentazione grafica della nostra città murataè quella riportata nell’ “Atlante delle Locazioni” conservato nell’Archivio di Stato di Foggia – Archivio della Dogana sotto il nome di “Atlante Michele delle Locazioni della Dogana della mena delle pecore di Foggia”, Atlante che fino a tutto l’anno 2000 era facilmente possibile sfogliare, come ho fatto nell’anno 1992, ora invece è abbastanza protetto per evitare il suo deterioramento. Sulla copertina in pergamena dell’Atlante è riportata la dicitura: “Antonio di Michele, Compassatore, 1686 Reg.o Archivio”.

Questo prezioso documento cartografico fu disegnato su pergamene dai fratelli Antonio e Nunzio Michele, compassatori della Dogana delle pecore di Foggia, e contiene 28 disegni che raffigurano territori della Puglia dal Molise fino ad Andria e Ruvo in cui i pastori provenienti dall’Abruzzo e dal Molise potevano far pascolare le lori greggi; di queste tavole, 23 sono firmate da Antonio Michele e solo 5 da Nunzio Michele: quella che raffigura Andria e il suo territorio, chiamata “Locatione d’Andria(69), porta la firma di Antonio Michele (Figura -87-).

Fig. -87- La “Locazione di Andria” dell’Atlante Michele conservato a Foggia nell’Archivio di Stato
Fig. -87- La “Locazione di Andria” dell’Atlante Michele conservato a Foggia nell’Archivio di Stato.

Le tavole dell’Atlante, oltre a rappresentare il territorio, raffigurano anche le città, ma non in scala perché altrimenti, date le dimensioni delle pergamene, per conservare le proporzioni e il vero andamento delle strade, avrebbero fornito indicazioni quasi illeggibili per i pastori; pertanto, le raffigurazioni sono essenzialmente a carattere tematico e simbolico, e portano indicate le denominazioni delle Poste (70), i tracciati delle principali strade per giungere ad esse e, in modo schematico, le forme delle città.

Fig. -88- Raffigurazione della città di Andria nella tavola della “Locatione d’Andria” dell’Atlante Michele.
Fig. -88- Raffigurazione della città di Andria nella tavola della “Locatione d’Andria” dell’Atlante Michele.

Ingrandendo l’immagine della città di Andria raffigurata nella “Locatione d’Andria” (Figura -88-), possiamo fare le considerazioni che seguono.

La forma della città sembra essere a pianta romboidale, però bisogna tener conto che i Michele erano compassatori, abituati a disegnare e misurare terreni più che le forme delle città di cui, però, coglievano gli elementi essenziali. Nell’immagine di Andria questi elementi sono sicuramente: le mura con i bastioni, le porte, la Chiesa Cattedrale con il suo campanile formato da tre piani più la parte finale a cuspide piramidale a quattro facce con la croce sulla punta (immagine certamente non corrispondente al vero) ed il Palazzo Ducale accanto alla Cattedrale. Ma nell’immagine c’è un altro elemento importante e significativo: la città è circondata da una muratura esterna alla cinta muraria, con accessi in corrispondenza delle Porte.

Il prevosto Pastore nella sua opera “Origine della Collegiata di San Nicola di Andria”, parlando della trasformazione del più grande villaggio nel territorio di Andria in città murata, afferma che intorno all’anno 1042 Pietro il Normanno circondò questo luogo di mura, e d’antemurali nell’estensione di un miglio, quindi, l’antemurale di cui parla il Prevosto era formato senza dubbio dalle fossate ma anche da una muratura esterna per maggior protezione della città.
Chi aveva dei dubbi circa la presenza degli antemurali penso debba prendere in seria considerazione che essi siano esistiti per davvero.

Più o meno nella stessa epoca in cui fu disegnata la “Locatione d’Andria” il Fellecchia, come abbiamo già accennato, così descriveva Andria nel canto VI-3 del suo poema:

D’intorno s’alza un muro forte eretto,
Fortificato ancor cò l’antemura;
Che segni son de la città pur veri,
Che di guerre soffrì gli assalti fieri.

Nella raffigurazione della Locatione d’Andria la città è circondata da tanti lotti di terreno più o meno di forma geometrica regolare e di colore azzurro chiaro, cosparsi di puntini e qualche albero; in questi appezzamenti di terreno, che possono rappresentare gli orti nei dintorni della città, sono presenti nove casolari di cui due con torre merlata.

All’interno delle mura, oltre alla rappresentazione dei tre elementi architettonici di rilievo: la Chiesa Cattedrale con il rosone, il suo campanile e il Palazzo Ducale, si riconosce anche un’altra chiesa con rosone (forse la Chiesa di San Domenico) e tre cupole con croci che vogliono rappresentare senza dubbio tre edifici religiosi. In Andria due sono le Chiese del centro storico che hanno delle cupole: San Domenico con la cupola sul presbiterio e la Chiesa di Santa Maria di Porta Santa che ha due cupole.

Guardando la Locazione nella sua interezza (Figura -87-), si ha l’impressione di trovarci difronte alla rappresentazione del territorio dell’attuale sesta Provincia pugliese, la B.A.T., perché oltre alla città di Andria sono raffigurate le città di Canosa, Barletta, Bisceglie e Corato (che però non appartiene alla Provincia BAT); manca la città di Trani ma il territorio da Canosa a Bisceglie è più o meno quello della sesta Provincia, con Andria a fare quasi da capoluogo, tanto è dettagliata la sua raffigurazione.

Le Poste rappresentate sono: Posta di Tufarelle e Posta di Morritano in agro di Barletta, Posta di Tuppociello e Posta di Santa Croce in agro di Bisceglie, Posta di Formicata in agro di Corato e le Poste di Calcagnano, San Benedetto, Lama di Carro, Posta di Canale, Posta de Melelle (Posta Milella), Posta di Santa Vittoria (San Vittore), Poste di Femmina Morta da capo e da piè (piedi), Posta di Mezzo e Posta di Grotte, Posta di Solagna (Solagne), Posta di Montefredo (Montefreddo), Posta di San Dominico (Domenico), Posta di Torreribocca (Torre di Bocca) e Posta di Scunziatta tutte in agro di Andria. Questo elenco però, non è esaustivo perché in agro di Andria, se quelle riportate erano le Poste più grandi, c’erano anche decine di altre Poste nella disponibilità della Dogana della mena delle pecore di Foggia in cui i pastori potevano portare a pascolare le loro greggi.

Nella veduta sono rappresentate anche le principale piste stradali di col- legamento tra le città: le strade Barletta Corato e Corato Bisceglie, la strada Corato Spinazzola, la strada per Castello del Monte con partenza da Andria, le strade Andria Spinazzola, Andria Barletta e la strada da Andria verso la foce dell’Ofanto in basso a destra. C’è anche la rappresentazione di una strada che, se non aveva importanza per la Transumanza (71), aveva una importante rinomanza regionale: è la strada che collega la città di Andria con il Santuario della Madonna dei Miracoli riportato nella mappa della Locazione ad Ovest di Andria.

In alto, al centro dell’immagine, tra la parola LOCATIONE e la parola D’ANDRIA è raffigurata la rosa dei venti con in alto la M (Mezzogiorno, il Sud), a destra verso Canosa la lettera P (Ponente, l’Ovest), in basso verso Barletta la lettera T (Tramontana, il Nord) e a sinistra verso Bisceglie la lettera L (Levante, l’Est); sempre in alto è raffigurato Castel del Monte, quindi, la mappa è orientata a Sud.

Sappiamo che oggi, anzi a partire dalla metà dell’Ottocento, tutte le carte geografiche, le mappe in generale e le raffigurazioni del territorio, per conven- zione internazionale sono orientate a Nord, cioè hanno il Nord in alto.

Prima di questa convenzione internazionale, erano sia il Sole che la religione a dettare l’orientamento delle mappe e delle carte geografiche. Nel mondo occidentale, poiché il Sole è stato sempre considerato fonte di vita, il suo sorgere era salutato come una grazia e lo stesso astro era considerato come un Dio, pertanto, sorgendo esso da Oriente, fu quasi logico assumere l’Est come punto di riferimento principale nella raffigurazione di un territorio, cioè fu messo l’Oriente in alto nella carta geografica o mappa, da cui discende anche il termine orientamento.

Nel Medioevo, nelle regioni cristiane, la religione permeava ogni azione della vita dell’uomo e le carte geografiche venivano redatte con l’orientamento ad Est, cioè verso la città santa di Gerusalemme nella Palestina, dove nacque e morì Gesù Cristo: l’Est era la direzione privilegiata da seguire per giungere in Terra Santa.

I naviganti avevano un altro punto di riferimento: la stella polare, per cui le carte nautiche, i portolani, erano disegnati con il Nord in alto.

Nel mondo arabo invece, sia in Nord Africa, sia in Medio Oriente, sia nell’Europa Meridionale sotto il dominio arabo fino all’anno Mille, poiché il luogo Santo per i Mussulmani è La Mecca ubicata nel Sud dell’Arabia Saudita, tutta la cartografia araba ha come punto di orientamento il Sud, la direzione verso la terra del Profeta Maometto.

Per quanto riguarda l’orientamento delle mappe dell’Atlante delle Locazioni, non c’è una regola precisa perché esse non hanno nulla a che fare né con il dio sole né con la religione, per cui l’orientamento è dettato da esigenze pratiche legate alla loro facile lettura e interpretazione da parte dei pastori che dall’Abruzzo dovevano portare le greggi loro affidate, percorrendo i Tratturi nella modalità a mazza battuta (72) (Figura -89-), fino alle poste a loro assegnate dalla Dogana di Foggia.

Fig. -89- Trasferimento delle greggi a mazza battuta lungo i Tratturi.
Fig. -89- Trasferimento delle greggi a mazza battuta lungo i Tratturi.

Per il nostro territorio il simbolo visibile da ogni dove è il Castel del Monte, per cui l’orientamento della mappa della Locazione d’Andria è a Sud, con il Castello posto in alto. Non così per l’orientamento della mappa del territorio del Bosco di Ruvo che è ubicato a Sud di Castel del Monte, per cui la Locazione chiamata Bosco di Ruvo è orientata a Nord, con il Castello posto in alto (Figura-90-).

Fig. -90- Locazione Bosco di Ruvo, orientata a Nord.
Fig. -90- Locazione Bosco di Ruvo, orientata a Nord.

Nei documenti della Transumanza c’è la più antica raffigurazione di Castel del Monte ed è presente nell’Atlante Capecelatro conservato nell’Archivio di Stato di Foggia (Archivio della Dogana) e catalogato: Dogana, sezione I, volume 18, carte 504-512 (Capecelatro) (Figura -91-).

Tra il 1649 e il 1652 fu effettuata un’importante reintegra dei percorsi tratturali, affidata al Marchese Ettore Capecelatro governatore della Dogana che fece redigere nell’anno 1652 i disegni dei tracciati tratturali riportati nell’Atlante che da lui prende il nome.

Fig. -91- Tavola dell’Atlante della reintegra dei Tratturi di Capecelatro.
Fig. -91- Tavola dell’Atlante della reintegra dei Tratturi di Capecelatro. Canosa in alto a sinistra,
Castel del Monte a destra e la collina di Monte Grosso in basso, da dove iniziano le nostre Murge.

Sono disegni realizzati in forma di mappe contenenti schizzi semiprospettici in cui i confini della pista del Tratturo sono individuati oltre che da una linea continua anche da cippi lapidei, segnati con quadratini lungo le linee di confine, con le distanze riportate in passi napoletani tra cippo e cippo.

La simbologia adottata è semplice e comprensibile: l’albero per indicare il bosco, i ciuffetti d’erba per i pascoli, i mucchi di talpa per le colline, un nastro centrale ondulato per la pista percorsa dai pastori. C’è da rilevare che le reintegre precedenti a quella del 1649-1652 erano tutte del tipo descrittivo, senza alcun disegno né schizzo. Solo a partire dal 1650 si cominciò a corredare le relazioni con disegni, sempre più completi, colorati e graficamente apprezzabili. La descrizione del Tratturo riportata nell’Atlante Capecelatro, da cui è stata presa la raffigurazione di Castel del Monte, è così intitolata: “Tratturo da Ponte di Canne per il Territorio di Barletta, Andria sino a Corato, Toritto, e Grumo, dove si arriva alle Murgie di detta Città”: è il Tratturo Barletta-Grumo.

Come già detto, nell’anno 1992 nell’Archivio di Stato di Foggia – Sezione Dogana della mena delle pecore ho avuto tra le mani il grande Atlante delle Locazioni le cui tavole colorate sembravano fatte ieri tanto erano belle ed integre; quando sono tornato in Archivio nell’anno 2000, non essendo più possibile visionare l’Atlante che, però, era stato scansionato, ho acquistato i fotogrammi di tutte le tavole dell’Atlante e nell’anno 2003 ho stampato e pubblicizzato la Locazione d’Andria su cartoncino ecrù di grammatura 360, nella dimensione di cm. 50 x 70, donando le copie agli uffici comunali ed alle scuole per ravvivare la memoria di un’epoca che ci ha interessato per oltre sei secoli.

Mi piace concludere questo capitolo riguardo la Locazione d’Andria ricordando l’iniziativa dell’anno 2016 in cui doveva verificarsi il miracolo della Sacra Spina che Andria possiede.

Nel mese di Ottobre 2015 ebbi una comunicazione da Mons. Giuseppe Ruotolo della Curia vescovile di Andria in merito al progetto della emissione di un francobollo commemorativo che le Poste Italiane, giusto desiderio della Commissione liturgica Diocesana, dovevano approntare per il giorno 25 marzo 2016 quando, essendo coincidenti gli eventi del Venerdì Santo con la commemorazione dell’Annunciazione della Vergine Maria, era atteso il prodigio della Sacra Spina, reliquia che gli studiosi sono concordi nel ritenere autentica, custodita dal Capitolo Cattedrale sin dal lontano 1308.

La Commissione Diocesana desiderava che sul francobollo, oltre all’immagine della Sacra Spina, ci potesse essere anche un concreto e rappresentativo riferimento grafico della città di Andria. Subito pensai alla raffigurazione della città contenuta nella tavola della Locazione d’Andria dell’Atlante Michele.

Ottenuto l’assenso della Commissione, Mons. Giuseppe Ruotolo trasmise il file della Locatione d’Andria in mio possesso al Ministero competente che, approvando la decisione della Commissione diocesana, compose il francobollo commemorativo con l’immagine della Sacra Spina a sinistra e l’immagine della città di Andria, estrapolata dalla Locazione, sulla destra.

Fig. -92- Francobollo commemorativo del prodigio della Sacra Spina, avvenuto in Andria il 25 marzo 2016.
Fig. -92- Francobollo commemorativo del prodigio della Sacra Spina, avvenuto in Andria il 25 marzo 2016.

Il giorno della emissione del francobollo, il 25 marzo 2016, diversi furono i collezionisti e/o semplici cittadini che si fecero apporre l’annullo sul francobollo della Sacra Spina incollato sulla riproduzione della Locazione d’Andria che avevo fatto stampare nell’anno 2003 (Figura -92-).


NOTE    _

(69) Locatione d’Andria
L’estensione delle terre demaniali pugliesi che la Dogana della mena delle pecore di Foggia (struttura fiscale appositamente messa in essere dagli Aragonesi che governavano sull’Italia Meridionale) poteva dare in locazione stagionale ai proprietari delle greggi che scendevano dall’Abruzzo per venire a svernare in Puglia, variava tra i 370.370 ettari e i 444.444 circa: quindi, una estensione molto grande. Queste terre, per la maggior parte dislocate tra il fiume Ofanto a Sud ed il fiume Fortore a Nord, erano state suddivise in zone omogenee dette “Locazioni”. Le Locazioni principali-ordinarie della Puglia erano 23 e furono disegnate su 23 cartoncini dai compassatori Antonio e Nunzio (di) Michele alla fine del XVII secolo e poi assemblate in un atlante, individuato come Atlante “Michele” delle locazioni della Dogana della mena delle pecore di Foggia, conservato nell’Archivio di Stato di Foggia-Archivio della Dogana con questa collocazione: Dogana, sezione I, vol. 20 (Michele). Esso ha le dimensioni di cm 51 x cm 38 x cm 3 ed è ricoperto da una copertina di pergamena che porta in alto a destra l’indicazione: Antonio di Michele – Compassatore, 1686 – Reg° Archivio.
Ogni tavola è chiamata foglio ed ha le dimensioni di cm 70 x cm 50; pertanto ogni foglio è piegato a metà, essendo l’Atlante largo cm 38.

(70) Posta
La Posta, dal latino “posita”, participio del verbo “ponere”, al tempo della Transumanza stava ad indicare un posto assegnato o stabilito per fermarsi temporaneamente o stabilmente. Le Poste erano i luoghi che la Regia Dogana della mena delle pecore di Foggia assegnava ai pastori migranti che le potevano utilizzare durante la loro permanenza in Puglia: erano strutture in cui i pastori potevano alloggiare di notte e le pecore potevano sostare in appositi recinti chiamati Iazzi. Naturalmente, il proprietario del gregge (formato da circa 2000 pecore) che poteva sostare nella posta pagava alla Dogana un corrispettivo che veniva chiamata Fida e che era proporzionale sia al numero di pecore sia alla qualità degli erbaggi dei pascoli messi a disposizione.

(71) Transumanza
la Transumanza fondamentalmente sta a significare una migrazione con ritorno, effettuata con movimenti stagionali delle greggi ed altri animali, che venivano spostati a diverse centinaia di chilometri dai luoghi d’origine per poter pascolare tutto l’anno, evitando sia i freddi inverni dell’entroterra montano sia le calde e afose estati della pianura. Trattasi di migrazioni territoriali ad ampio raggio con variazioni di latitudine e accentuate variazioni di altitudine.
Per noi pugliesi la Transumanza stava ad indicare il trasferimento, o meglio, le migrazioni stagionali degli armenti dall’Abruzzo e dal Molise ai pascoli del foggiano, del barese, del territorio costiero materano e viceversa. Per poter trasferire gli armenti era necessario avere delle piste che collegassero le varie regioni, piste che però dovevano essere “erbose” perché le pecore durante gli spostamenti, che potevano durare anche più settimane, dovevano potersi anche nutrire. I percorsi che le greggi dovevano seguire si distinguevano in base alla loro ampiezza in Tratturi, Tratturelli e Bracci. In quell’epoca l’unità di misura della lunghezza era il “passo napoletano” (il fenomeno della transumanza nell’Italia Meridionale, anche se era in uso fin dai tempi preistorici, fu regolamentato dagli Aragonesi che governavano il Regno di Napoli nel XV secolo) che era uguale a circa 185 centimetri (senza contare i decimali). I Tratturi erano larghi 60 passi pari a 111metri, i Tratturelli generalmente erano larghi 15 passi, cioè 27,75 metri, mentre i bracci che servivano di collegamento tra le varie piste erano generalmente larghi 10 passi napoletani, cioè circa 18,5 metri. A voler essere rigorosi, l’unità di misura principale della lunghezza era il palmo napoletano e il passo era pari a 7 palmi; il palmo era così definito come la “settemillesima parte di un primo del grado medio del meridiano terrestre” e poiché per convenzione internazionale il meridiano terrestre era lungo 40.000 chilometri, il palmo era circa 26,5 centimetri. Pertanto, il “passo napoletano” aveva la lunghezza di: cm. 26,455 x 7 passi = 185,185 centimetri; di conseguenza, il Tratturo era largo: 60 passi x 1,85185 metri =111,111

(72) Mazza battuta
I protagonisti principali dell’epopea della Transumanza sono stati due: il gregge ed il Tratturo. Il gregge normalmente si componeva di 2.000 pecore, quindi, era formato da un numero di morre oscillanti da 6 a 10, ed erano necessari da 14 a 20 pastori e diversi butteri per guidarlo e assisterlo nel pascolo. Ogni gregge aveva circa 1.200 pecore di età superiore a 30 mesi, 350 pecore tra i 18 ed i 30 mesi di età, 350 pecore tra i 6 e i 18 mesi e 100 arieti di diversa età. Completavano il gregge una quindicina di carri, una dozzina di cavalli, 4 muli e circa 10 asini. A permettere alle greggi di trasferirsi in poco tempo dalle montagne dell’Abruzzo alle pianure del Tavoliere pugliese erano i Tratturi, vere e proprie autostrade erbose, che consentivano alle pecore anche di nutrirsi durante il trasferimento dai monti dell’Abruzzo alle pianure e colline della Puglia: il pascolo sulle aree tratturali, durante il trasferimento, era chiamato a mazza battuta.