
resti di affresco e ante settecentesche; panoramica della cappella - elab. elettr. su foto Sabino Di Tommaso, 2013
La terza cappella della navata destra a differenza delle prime due ha la volta a crociera con una rosa nella serraglia e costoloni terminanti su abaco e peduccio angolare.
Essendo attualmente dedicata alle Reliquie, troviamo poggiate alle pareti laterali due
scarabattole, armadi con
numerose reliquie.
Le teche delle reliquie piccole nel Cinquecento erano sul retro del
dittico dell'Intercessione posto sull'altare maggiore quelle più grandi in Sacrestia;
dal Seicento al Novecento il dittico dell'Intcrcessione fu esposto
sull'altare del Cappellone di San Riccardo
con parte di quelle grandi inserite nella nicchia absidale.
Delle più antiche vestigia restano frammenti di affresco nella nicchia della parete di fondo, risalenti probabilmente allo stesso periodo di quelli della cappella precedente.

la crocifissione di GianBattista Calò - la deposizione affissa dal 2009 al 03/2013 - foto Sabino Di Tommaso
Sulla parete di fondo è affissa una crocifissione, pittura ad olio ampia (A.L.) cm 279 x 179 e firmata "Ioan: Bapt:a Calò
Tranensis P:t 1781".
Dal 2009 alla quaresima del 2013 c'era stata
invece una pittura ad olio raffigurante una deposizione del XVI- XVII secolo
proveniente dalla Chiesa di S. Maria Vetere
e delle dimensioni (A. L.) di cm 200 x 146.
Per questa 3ª cappella di destra, dedicata nel Seicento a S. Giacomo, il primo documento disponibile
è la relazione della
visita pastorale condotta da mons. Egizio nel 1659. Egli la visita il 4 luglio;
vi trova un dipinto su tela di S. Giacomo apostolo con cornice lignea argentata ed elegantemente intagliata;
al di sopra di tale quadro c’era un’immagine antichissima della Beata Vergine in una cornice lignea nei colori celeste e oro.
L’altare era di pietra sufficientemente ornato e bisognoso di qualche accessorio;
ritiene opportuno proteggere l’immagine del Santo con una tela o vetro, nonché intonacare ed imbiancare la volta.
| [trascrizione del testo originale in latino] | [traduzione] |
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Die quarto m.s Iulij 1659 Ill.mus D.nus Visitator cũ suis adsu.t[is] accessit ad Cath.lem Eccl.ã hora 22 circa,
et visitavit Cappellã S.i Jacobi, quæ est propé Cappellã S.i Antonij, et ibi invenit
Iconã eiusdem Sancti depictã in tela cũ cornice lignea inargentata eleganter exornata, et in pariete superiori dictæ
Iconis adest Imago B. M. Virg. vetustissima cũ cornice lignea cærulei coloris auroq. circũducta. |
Il [venerdì] quattro luglio 1659 l’Ill.mo Visitatore con i suoi accoliti entrò in Cattedrale
intorno alle 22 [2 ore prima del tramonto, le attuali ore 17] e visitò la Cappella di S. Giacomo,
che confina con quella di S. Antonio. Qui trovò un dipinto su tela del Santo con cornice lignea argentata ed elegantemente intagliata;
al di sopra di tale quadro c’è un’immagine antichissima della Beata Vergine in una cornice lignea nei colori celeste e oro. |
Le visite pastorali successive non aggiungono informazioni di rilievo. Da
quella di mons. Vecchia del 1690
e di mons Triveri del 1694 ,
che la dicono intitolata a San Giacomo e alla Presentazione,
rileviamo soltanto che esistono due benefici di giuspatronato delle
famiglie De Robertis e De Cinnis.
Mons. Ariano poi nel 1697 la trova invece carente di tutto tanto da sembrare un antro di campagna:
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Altare S. Iacobi, immediatè succedens, visitavit quod invenit carere omnibus et ehe instar speluncæ in loco campestri positæ. Unde donec provideatur de ornamentis, alijsque necessarijs ad celebrationem, de campanula appensa pro elevatione SS.mi Sacramenti, dealbatis etiam parietibus, et aptata fenestra vitrijs speculis, nec non ipsis factis, et per novum accessum revisis, iussit sacra in ipso non fieri sub pœna suspensionis ipso facto immediatæ, et sub eadem pœna prohibuit omnibus beneficiatis ne audeant missas celebrare in alijs altaribus inconsulto Ill.mo Dno, neque redditus exigere quos omnes sub sequestro posuit et iussit exigi per Promotorem fiscalem visitationis ad finem impediendi pro dictis necessarijs, clauso ligneo tornatili, et alijs ut supra. |
Visitò l’altare immediatamente successivo di S. Giacomo; lo trovò carente di tutto come una spelonca tra i campi. Pertanto, fin tanto che non si provveda degli ornamenti e delle altre cose necessarie alla celebrazione, della campanella appesa per l’elevazione del SS. Sacramento, e vengano imbiancate le pareti, posti i vetri trasparenti alle finestre, e, ciò fatto, finché Egli li riveda tornandovi, ordinò che ivi non si celebri su pena di immediata sospensione, e sotto uguale pena intimò a tutti i beneficiati che non osino celebrare le messe in altri altari senza il permesso dell’Ill.mo Signore, né di riscuotere i redditi che pose sotto sequestro facendoli esigere dal promotore fiscale della Visita, per salvaguardare l’acquisto di dette cose necessarie, della cancellata e di quant’altro su menzionato. |
È ancora il Borsella a descriverci le caratteristiche di questa terza cappella di destra, come egli poteva ammirarla ai suoi tempi (~1850):
[tratto da "Duomo", in "Andria sacra", di Giacinto Borsella, tip. F. Rossignoli, Andria, 1918, pag. 51].
Nel 1929 il vescovo Mons. Alessandro Macchi consacrò questa cappella al Sacro Cuore; la relativa statua oggi è esposta al culto nell'Oratorio del SS. Sacramento, in una nicchia aperta nel fornice destro presso il presbiterio.
Dopo gli ultimi restauri sono state esposte in due armadi, prima giacenti in Episcopio,
alcune delle numerose reliquie
in possesso della Cattedrale, tra cui quelle recentemente donate dal canonico
onorario Mons. Giovanni Papa.
A proposito di reliquie l'Ughelli, nel
Tomo VII (colonna 920) della sua "Italia sacra"
scrive che erano mille e trecento conservate in teche di argento, vetro e legno:
Soggiunge il Merra:
[tratto da "Monografie Andriesi", di Emanuele Merra, tip. Mareggiani, Bologna, 1906, Vol.I pagg. 46-47].
Il 23 marzo 1799, i Francesi saccheggiarono Andria e depredarono
quanto di prezioso trovarono in Cattedrale,
tra cui molte reliquie racchiuse in teche d'argento.
Nel 1895 questa cappella fu intitolata all Madonna di Lourdes, come ci racconta l'Agresti:
[tratto da " Il Duomo di Andria", in "Il Capitolo Cattedrale di Andria ed i suoi tempi", di Michele Agresti, tip. F. Rossignoli, Andria, 1912, vol.II, pagg. 12-13].
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]