"Lucciole a sera"

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Lucciole a sera

Son lucciole innamorate tra verdi fragranze
a effondere fluttuanti chiarori nell'aspra gariga
e consorti attrarre in convegni tra gli arbusti
le fiammelle che a sera già nella Roma antica
nei crocicchi del borgo i più stretti e più bui
lumeggiavano icone affrescate e i simulacri
a protezione innalzati delle contrade del borgo
per fugare gli agguati dei ladruncoli
e i malintenzionati rissaioli di quartiere.

Il contadino devoto che fin dall'ora prima
posto al mulo il giogo del suo traino
avviandosi con lena verso i campi
all'edicola giunto le redini con fermezza strattonava
per un saluto all'icona coppola in mano
riprendeva la via del tratturo con rinnovata fede
in un dì più sereno
addolcito nelle pene degli incerti raccolti.

Indugiavano all'edicola i mattinieri fornai
che ai rintocchi dell'ave ritiravano le paste lievitate
pani e focacce per le infornate del giorno
dalle massaie in attesa sugli usci semichiusi
alzavano prudenti lo sguardo implorante copioso lavoro
e con la lunga tavola dei pani in bilico sul capo
in bottega rientravano presso i fuochi e le farine.

Tempo una pettinata e sfilavano pei ronchi
crocchi di donnette la corona in mano
col velo scuro e un castigato abito a velare
conturbanti capelli e modellati fianchi
all'icona sostavano per una prece biascicata a denti stretti
una scomposta croce e un volante bacio
e poi via con frettoloso passo per la chiesetta
alla solita messa
alle nuove chiacchiere bisbigliate tra i banchi e i così sia.

Bimbi innocenti d'ogni fede e tradizione
spensierati facevano giochi a rimpiattino
nelle anguste corti dei vichi e dietro i gradi
da mane a sera incuranti dell'edicole e dei lor santi
di grida illuminavano e di risa la vita cupa del chiasso
non ancor plagiati dalle usanze
dal che dirà la gente ed il vicino.

"I pensieri del Folletto", SDT

Lucciole a sera

Son lucciole innamorate tra verdi fragranze
a effondere fluttuanti chiarori nell'aspra gariga
e consorti attrarre in convegni tra gli arbusti
le fiammelle che a sera già nella Roma antica
nei crocicchi del borgo i più stretti e più bui
lumeggiavano icone affrescate e i simulacri
a protezione innalzati delle contrade del borgo
per fugare gli agguati dei ladruncoli
e i malintenzionati rissaioli di quartiere.

Il contadino devoto che fin dall'ora prima
posto al mulo il giogo del suo traino
avviandosi con lena verso i campi
all'edicola giunto le redini con fermezza strattonava
per un saluto all'icona coppola in mano
riprendeva la via del tratturo con rinnovata fede
in un dì più sereno
addolcito nelle pene degli incerti raccolti.

Indugiavano all'edicola i mattinieri fornai
che ai rintocchi dell'ave ritiravano le paste lievitate
pani e focacce per le infornate del giorno
dalle massaie in attesa sugli usci semichiusi
alzavano prudenti lo sguardo implorante copioso lavoro
e con la lunga tavola dei pani in bilico sul capo
in bottega rientravano presso i fuochi e le farine.

Tempo una pettinata e sfilavano pei ronchi
crocchi di donnette la corona in mano
col velo scuro e un castigato abito a velare
conturbanti capelli e modellati fianchi
all'icona sostavano per una prece biascicata a denti stretti
una scomposta croce e un volante bacio
e poi via con frettoloso passo per la chiesetta
alla solita messa
alle nuove chiacchiere bisbigliate tra i banchi e i così sia.

Bimbi innocenti d'ogni fede e tradizione
spensierati facevano giochi a rimpiattino
nelle anguste corti dei vichi e dietro i gradi
da mane a sera incuranti dell'edicole e dei lor santi
di grida illuminavano e di risa la vita cupa del chiasso
non ancor plagiati dalle usanze
dal che dirà la gente ed il vicino.
da "I pensieri del Folletto"     sdt
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