Si trascrive uno stralcio dello studio realizzato da Lorenzo Losappio nel 1982 in occasione dell'VIII centenario della nascita di San Francesco “Movimento francescano femminile in Andria”, in particolare il capitolo che racconta la storia de “Le Suore Stimmatine presso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie – Istituto Educativo Femminile ‘Sant’Anna’ –, pubblicato nel sotto citato testo “Andria Francescana”.
di Lorenzo Losappio
“In Andria, sulla via anticamente chiamata dell’Orologio, ed ora di Santa Maria Vetere, a poca distanza dalla Porta della Barra, si leva una Chiesetta, sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie”.
Pare che la sua origine, a dire del Prevosto Pastore, risalga ai tempi della dominazione normanna. Accanto sorgeva il “Monistero di S. Tomaso”, di cui si ha memoria fin dal 1191. Si aggiunge anche un pubblico Istrumento del 7 marzo 1345, rogato dal Notar Enrico Grimaldi, a proposito di una donazione fatta al Conte di Andria, Bertrando del Balzo, di una casa, sita nella Rugalunga di un certo Notar Niccolò Galatina, a favore delle “Monache di S. Tomaso Apostolo”. Nella Quaresima del 1350 Andria fu ferocemente saccheggiata e data alle fiamme dalle soldatesche dei Tedeschi, e degli Ungheri; fu depredato ed incendiato il “Monistero” di Santa Maria delle Grazie; furono martoriate le povere Monache.
Dopo di che, scrive il Merra: “ … io son da credere, che le infelici Monache Basiliane, se pure qualcuna ne rimase superstite, abbiano dovuto atterrite abbandonare questo loro Monistero, che in prosieguo troviamo abitato da Religiose Benedettine”.
Nel 1460 il Principe Orsini, cinta d’assedio per sei mesi Andria, perché il duca, Francesco II del Balzo, non aveva voluto prendere parte alla congiura ordita dai Baroni contro Re Ferdinando d’Aragona, devastò e bruciò i campi e gli edifici circonvicini, tra i quali il Borghello, piccolo villaggio accanto alla Chiesa di Sant’Onofrio, oggi di S. Sebastiano, e la strada dell’Orologio. Restò immune il Monastero delle Benedettine; tuttavia sei anni dopo, forse per lo spavento provato da quelle religiose, esso restò deserto, anzi rovinato per l’incuria degli uomini e per l’edacità del tempo.
Nel 1466 il papa Paolo II, accogliendo la supplica del Rev.mo Capitolo Cattedrale di Andria, con una Bolla, “univa, annetteva ed incorporava” la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, con tutti i suoi arredi, pertinenze e rendite, allo stesso Capitolo, a condizione che ogni quindici anni si domandasse a quello di S. Giovanni in Laterano la rinnovazione di tale unione, a determinate condizioni.
E si arriva all’ultimo Istrumento della rinnovazione quindicinale del 4 marzo 1693; passati i quindici anni, il Capitolo Cattedrale di Andria non domandò più la rinnovazione, anche se continuò ad avere cura dell’antica Chiesa, nominando ogni anno un Cappellano, “che in tutte le domeniche e giorni festivi vi dovea celebrare pei benefattori di S. Benedetto, e dovea col suo zelo mantenere sempre viva nel petto degli Andriesi la devozione verso la cara Madonna delle Grazie”.

[L'affresco della Madonna delle Grazie, 2025]
La chiesa custodisce una veneranda immagine della Madonna delle Grazie, un affresco dell’epoca normanna, del tempo cioè della costruzione della chiesa.
L’affresco su tufo è di proporzioni gigantesche: la Madonna con il Bambino Gesù fra le braccia ha due grandi occhi che ti guardano con uno sguardo dolce, in atteggiamento materno che ispira tanta fiducia. Il suo culto resta sempre vivo nel cuore della gente di Andria, specialmente nel mese a lei consacrato, che inizia il 22 luglio; in quell’epoca la chiesa si affolla di devoti, che con fede semplice e devozione filiale pregano la Mamma Celeste, sempre pronta a dispensare le sue Grazie. Ne è ora cappellano mons. don Riccardo Losito, sacerdote tanto amato dagli Andriesi.
Piace ricordare l’angelica figura del can. don Giuseppe De Simone, cappellano per quasi trent’anni, fino al 1957, succeduto al can. don Vincenzo Losappio, sacerdote di veneranda memoria. Né si può dimenticare il can. don Vincenzo Ieva, che resse la cappellania dopo il can. De Simone.
Il culto della Madonna delle Grazie non è venuto mai meno, fin da quando il vescovo di Andria, mons. Giangiuseppe Longobardi, demolite le stanze attigue alla chiesa, abitate dal custode, ebbe a costruire un grande Orfanotrofio per il Ritiro delle orfane “che egli metteva sotto l’amorosa e gentile tutela della benedetta Madre di Maria, Sant’Anna”. Il decreto di fondazione è del 24 giugno 1855; le Regole portano la data del 28 novembre 1856. Il 9 marzo 1857 re Ferdinando II da Caserta ne accordava il suo beneplacito.
Lo stesso “piissimo” Vescovo, dapprima fece venire da Napoli una direttrice secolare, poi nel 1868 affidò la cura dell’Orfanotrofio all’ordine delle Suore Stimmatine, istituito a Firenze da Suor Anna Fiorelli Lapini l’anno 1850, e in breve tempo diffusosi largamente in Italia e fuori.
… … … [Il Losappio qui inserisce alcuni paragrafi inerenti l'origine delle “povere figlie delle Sacre Stimmate di San Francesco”, popolarmente “Stimmatine” e la loro missione]
Le Stimmatine sono sparse nel mondo. In Italia sono 117 le case. Andria ha l’onore di ospitarle, in numero di undici suore, presso il Convento annesso alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, in Via Santa Maria Vetere.
Si legge dal “Pro manoscritto”:
“Nel mese di Maggio si aggiungeva un nuovo Ritiro, ed era il primo di quelli che avrebbero formato, più tardi, la Provincia Pugliese.” Questo Orfanotrofio fondato in Andria fin dal 1862 dal Vescovo Mons. Giuseppe Longobardi «erasi ridotto in uno stato deplorabile, sì pel morale che per l’amministrazione … ». Così il Vescovo faceva domanda per avere le Stimmatine sia direttamente sia per mezzo di Mons. Filippi.
“Finalmente nel Maggio del 1868 le Suore partirono da Firenze e si condussero ad Andria, ove la Superiora Minore Sr. Crocifissa della Passione di Gesù, da Napoli le aveva là precedute, e il giorno di Pentecoste, che accadde in quell’anno il 31 maggio, ne fecero la solenne entratura. Assisteva alla S. Messa il Commissario della Provincia Napoletana P. Michelangelo da Marigliano; esposto quindi il SS. Sacramento e cantate dalle orfane le Litanie della Beata Vergine, restarono la Suore alla direzione di quel luogo Pio. Le orfane erano in numero di 20, ma le più anziane, non potendo lasciare gli abusi che avevano introdotto, di stare quasi tutto il giorno alla porta e parlare con chi volevano, ricevere vivande di loro soddisfazione, che ricambiavano con ciò che apparteneva a quel Ritiro, dopo pochi giorni chiesero di tornarsene alle proprie case, e così quel luogo pio restò tranquillo, e furono rimpiazzati i loro posti da altre povere orfanelle piccole e veramente abbandonate”.
Ebbe d’allora inizio la missione religiosa e sociale delle Stimmatine fra il popolo andriese. Viva testimonianza della loro opera è la lettera, che in occasione del I Centenario della fondazione dell’Istituto delle Stimmatine (1850-1950) f u inviata alla Reverenda Madre Superiora dal vescovo dell’epoca, mons. Giuseppe Di Donna. Nella lettera, datata il 1 marzo 1950, il vescovo così si esprimeva:
“Con gioia apprendo che quest’anno ricorre il primo centenario dalla fondazione dell’Istituto delle suore Stimmatine.
La Diocesi di Andria con tutta la Congregazione delle Stimmatine esulta e rende grazie al Signore per il bene operato da esse nelle Case che quivi hanno. La prima fu fondata a Minervino nel 1861 per essere orfanotrofio, asilo infantile e scuola elementare privata con scuola di lavoro per giovanette. Nella seconda in Andria, presso la chiesa della Madonna delle Grazie, fin dal 1868 dirigono l’orfanotrofio S. Anna, l’Asilo infantile ‘Carlotta Macchi’, un laboratorio di cucito ed aiutano le opere parrocchiali, specialmente col prestarsi volentieri ad accogliere le Associazioni d’A.C. femminile per i ritiri mensili e corsi d’esercizi spirituali e con l’insegnamento della dottrina cristiana nelle scuole parrocchiali di catechismo. Nella terza Casa, [1] fondata nel 1941 nel rione periferico delle Croci, attendono all’educazione religiosa e civile dei piccoli di quel rione mediante l’asilo infantile, la scuola di cucito e l’insegnamento del catechismo in parrocchia, ma specialmente mediante l’esempio di una vita santa e sacrificata.
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[un foto di quando c'era l'Istituto Educativo Femminile retto dalle Stimmatine (Archivio Diocesano)]
Con mia particolare gioia attesto che in tutte e tre le case le Stimmatine hanno dato preclari esempi di vita cristiana, aliena dalle vanità del mondo, caritevole e santa. L’educazione pure impartita alle orfanelle è stata pura e semplice”. Concludeva augurando: “A maggior incremento dell’Istituto e a maggiore sprone alla santità per tutte le sue figlie conceda loro questa grazia la SS. Trinità di veder cioè elevata agli onori degli Altari la loro insigne Fondatrice”. Quanta riconoscenza e gratitudine deve a voi Andria, o Suore Stimmatine: angeli di bontà, andate per le vie, semplici e umili, quasi ignorate, ricche dello spirito di povertà francescana. Dio sa il bene compiuto nella città di Andria. Quante bambine e ragazze povere, orfane, anche le più abiette avete accolto nel vostro orfanotrofio, offrendo loro vitto e alloggio, ma soprattutto il vostro affetto, e ospitandole fino a ventun anni, quando sono uscite con il corredo nuziale da voi donato. Alcune hanno lasciato l’istituto il giorno delle nozze, vestite con l’abito da sposa che le vostre mani e il vostro cuore avevano confezionato. E avete loro insegnato un’arte, quella del ricamo e del cucito, perché attraverso l’onesto lavoro potessero procurare il pane a sé e alla propria famiglia. Esse sono rimaste molto legate all’opera, cui continuano a mandare, all’asilo, i loro figli e nipoti.
Benedette, suore, nel nome di San Francesco, per le lacrime asciugate, per la fiducia nella vita che avete ridato, per il sorriso rinato sul volto di tante ragazze sventurate per povertà materiale o miseria dello spirito.
Sarebbe troppo lungo elencare gli episodi della vostra carità secondo lo spirito evangelico e i vostri nomi: essi restano nella penna, la quale ora vuole scrivere soltanto: “Grazie”.
Anche se oggi la vostra opera continua, sotto la solerte e amorevole guida della Madre Superiora, suor Adalberta Caramia, con il semiconvitto per le bambine bisognose, perché ogni giorno esse possano tornare a casa presso i propri cari, con la scuola materna, con la scuola di taglio e cucito, con la collaborazione prestata alle opere parrocchiali della SS. Annunziata, voi continuate ad essere come vi volle la vostra Fondatrice:
“Siete le Suore dell’abnegazione e dell’umiltà, con tutte le rinunzie, senza credere di avere fatto nulla di meritevole. Fate il bene credendo di fare una cosa comune, che tutti fanno. Vi sacrificate semplicemente e senza vanto, spesso ignorando di sacrificarvi; andate dove vi mandano, prendete e accettate le cose come vengono date, ringraziando con eguale carità per il molto come per il poco. Non vi fermate mai nell’opera, non vi scoraggiate se l’opera è dura e faticosa, ponendo tutta la vostra fiducia in Dio. Siete un esempio nella Chiesa e nel Mondo”.
[Lorenzo Losappio, “Le Suore Stimatine presso la Chiesa di S. Maria delle Grazie – Istituto educativo femminile Sant’Anna”, in “Andria Francescana”, Tip. D. Guglielmi, Andria, 1982, pp. 94-101]
NOTE
[1] La terza Casa restò aperta per il tempo che fu necessaria la presenza delle suore in quel rione.