l'affresco della Madonna

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Madonna dei Miracoli

La Madonna dei Miracoli

l'affresco principale della cripta

La Madonna d'Andria.  Grato il popolo riconoscente così con affetto la chiama, per le grazie copiose in ogni tempo dispensate alla città.    Attenta e benevola al fedele prostrato si rivela, alle sue accorate preghiere comprensiva, nello sguardo accogliente, Ella il Figlio a tutti presenta benedicente l'indigenza manifesta e vera.
Con la destra ferma e gentile Gli tocca la spalla, lo richiama come a Cana a sanare o alleviare esaudire quanto le si implora con fede.

Questa raffigurazione è dalla chiesa greca chiamata "Θεοτόκος òδηγήτρια", Madre di Dio che, indicando Gesù, a Lui guida e conduce. Gesù Bambino, con nimbo crocifero perlinato, è seduto sul ginocchio sinistro della Madonna, assumendo comunque una posizione centrale; nella mano sinistra trattiene il Vangelo mentre benedice, alla latina, con la destra. Nell'iconografia mariana questa raffigurazione della Vergine è anche chiamata poeticamente Platytera (Dal greco "πλατυτέρα", più ampia, sottinteso, dei cieli).
La Madonna, adorna il capo di cercine e col maphorion (manto porpora regale), siede su un ricco trono cuspidato con cuscino. Ai lati del capo due clipei perlinati, nei quali inizialmente poteva essere scritto, in greco-cirillico, Μ[ητέ]Р Θ[εο]У, cioè Madre di Dio (così come appare in molte raffigurazioni analoghe antiche), piuttosto che essere cosiderati simbologia del sole e della luna, come s'è creduto da alcuni agiografi ottocenteschi (vedi P. Antonino M. di Jorio, nelle pp. 122-157 del libro sotto citato).

Mi piace riportare una descrizione dell'affresco stesa a metà Ottocento da P. Antonino M.a di Jorio nel testo sotto citato; è ricca di suggestioni e affettuosità proprie del romanticismo religioso dell'epoca.

una foto del 1930
una foto del 1930 adorna degli ori prafugati nel 1983

L’Immagine veneranda della Vergine de’ Miracoli di Andria si offre come quella posta nel prospetto della presente opera, cioè a guisa di una Sovrana Maestosamente assisa sul trono della sua magnificenza. Questo trono, segno di Dominio e di potere è colorato giallo come oro, ed è fornito di alcuni lavori semplici ma di bella idea, che gli formano finimento. E poichè l’oro è simbolo della carità, ed i lavori indicano che la carità è operante ed attiva, ne siegue, che l’amabilissima Vergine siede Regina, come in un trono di amore diffusivo e benefico. Inoltre siede, e non è in piedi come sta scritto ne’ Salmi che sia in cielo, poichè, siccome dicesi che in Cielo è in piedi per indicar e che sta sempre vigile presso il trono supremo per trattare la salute de’ suoi devoti; così in questa Immagine si dipinge seduta, quasi dimostrando che in essa è il suo riposo, la permanenza del suo patrocinio, ed il deposito delle sue grazie.
Maria dunque in questa Immagine siede in trono, ma nel tempo stesso come trono augusto di Dio, sostiene assiso nel proprio seno il Verbo di Dio. Il divino Infante che sembra dell’età di circa due a tre anni, vi si sostiene da se medesimo, abbenchè sembri che sia sostenuto dalla Vergine Madre, la quale gli poggia la destra su la spalla destra, e la sinistra mano di Lei gli si distende ed appoggia circa la regione lombale sinistra. Le mani di Maria sono così disposte che sembrano, anziché sostenere, mostrare ed insegnare il divino Figlio. E poichè la Vergine, abbenchè stia assisa di prospetto, pure tiene gli occhi leggiermente e soavemente rivolti verso il Cielo, ne siegue, che forma un gratissimo spettacolo in cui sembra, che Maria offra a Dio il suo Figliuolo, come mezzo per ottenere quanto chiede pe’ suoi devoti.

Alcune pagine prima Antonino di Jorio si sofferma ad analizzare i particolari del volto e della figura della Vergine, rilevandone perfezione ed evidenti corrispondenze con l'eccellenza delle Sue virtù spirituali.

Il Lettore certamente resterà ripieno di meraviglia e di stupore nel vedere il grande ed ammirabile che in questa Immagine prodigiosamente si raccolgono. Le care bellezze le troviamo descritte presso Niceforo antichissimo scrittore, il quale testifica averle estratte dall’Illustre S. Epifanio Vescovo di Salamina, che visse sul finire del IV. secolo della Chiesa, e quest’insigne Scrittore si protesta di averlo ricavato da altre scritture antiche, e da altre antiche Immagini della Vergine attribuite all’Evangelista S. Luca, e quindi ritratte dall’originale vivente. Val quanto dire, che questo Santo Dottore, descrivendo il ritratto della Madre di Dio, pare che descrivesse la Sacra Immagine di Andria; la qual cosa ci porta naturalmente a conchiudere, che questa stessa Immagine contenga una certa somiglianza con l’adorabile originale che rappresenta.
Le parole del Santo, siccome son registrate presso Niceforo (Lib. 2 c. 15) son le seguenti: Maria erat sine risu, sine perturbatione, et sine iracundia maxime: colore fuit triticum referente, capillo flavo, oculis acribus, sub flavas tamquam oleœ colore pupillas in eis habens: supercilia erant ei inflexa et decenter nigra, nasus longior, labia florida et verborum suavitate plena: facies non rotunda nec acuta, sed aliquantulo longior, manus simul et digiti longiores. Erat denique fastus omnis expers, simplex, minimeque vultum fingens, nihil mollitiei secum traens, sed humilitatem precellentem colens: vestimentis quae ipsa gestavit, coloris nativi contenta fuit, id quod etiam num sanctum capitis eius velum ostendit.
Venendo ora alla spiegazione, commendiamone leggiermente e brevemente il doppio senso letterale e morale. Si dice in prima, che il volto di Maria era senza riso, senza perturbazione, e sopra tutto senza alcun ombra di sdegno o di ributtante. E questi sono i veri lineamenti della Sacra Immagine di Andria. Il suo volto non ha né dell’allegro, né del serio disgustante, ma è amabilmente composto come se fosse penetrata da un grave e soave pensiero. Dir possiamo, che ciò che in Lei avveniva in vita per la continua elevazione della mente a Dio, volle che fosse stato espresso in questa sua Immagine, quasi per indicarci il gran pensiero che l’occupa in Cielo intorno alla conversione ed alla salvezza de’ Peccatori, ed il bene spirituale e temporale de’ suoi Devoti.
Il colore del volto era quasi simile al grano, val quanto dire, color naturale perfetto come si vede nella S. Immagine di Andria, tendente leggiermente al bruno, che fisicamente è segno di robustezza di fibra, e d’equilibrio ed armonia di tessuti costituenti il temperamento, con qualche grado di nervoso prevalente, che la rendé cotanto sensibile, per elevarsi eminentemente nell’amore verso Dio, per diffondersi abbondantemente nella carità verso de’ prossimi, per immergersi profondamente nell’ambascia e nel cordoglio per la passione e morte del suo Figliuolo ... .
I capelli di Maria eran biondi tendenti al colore di oro, appunto come si ammirano: nella S. Immagine di Andria. Siccome i capelli sono simboli dei pensieri come dicono S. Cirillo, ... e Giovanni Damasceno ...; così la bella chioma di Maria tinta d’oro che è il simbolo della carità, indica che tutte le operazioni dell’Anima eccelsa di Lei, erano dalla carità stessa animati, a segno tale, che una sola di esse, bastava ad arricchirla di tesori immensi di meriti.
Gli occhi di Maria eran candidi, vivi, e penetranti, con la pupilla bionda del colore d’olivo maturo, e le ciglia bellamente inarcate e decentemente nere. Queste fattezze offrono gli occhi nella S. Immagine di Andria e sembrano veri occhi di amantissima colomba, quale era col fatto il celeste originale. Sono gli occhi le finestre dell’Anima, per cui tutte le passioni dell’Anima si scuoprono, onde a ragione gli occhi di Maria si dicono ne’ Cantici, occhi di Colomba, perché per essa leggevansi tutte le amabili perfezioni di sua Anima avventurata. ...
Dicesi inoltre, che Maria ebbe il naso alquanto lungo senza togliere la bellezza della forma, appunto come si vede nella Sacra Immagine di Andria, ma esprimeva appena la fortezza e prudenza della quale era fornita, ... .
Offre parimenti la S. Immagine di Andria le labbra di Maria, come son descritte da S. Epifanio, cioè floride, vive, rubiconde, e al parlare soavissime. Essendo la parola null’altro che il concetto della mente e del cuore, il parlare della Madre di Dio altro non doveva inspirare, che una soavità di Paradiso. Quell’Anima avventurata tutta ripiena di Dio, quel cuore tenerissimo fornace viva della divina carità, nell’esprimersi con la parola le sue labbra, dovevano necessariamente diffondere, dolcezze celesti, mele e latte divino, di carità fraternale, di virtù per eccellenza, tanto che lo Spirito S. ne’ Cantici l’invitava a parlare per udirne la voce ed ascoltarne i discorsi. Nei Salmi poi dice, che le sue labbra erano asperse di grazia e ne diffondevano copiosamente a segno, che Dio, per questo l’amò con amore eterno. Grazia diffondevano nella modestia, grazia diffondevano nel proferir la parola, e sempre di grazie feconde erano; o lodavano il Creatore, o istruivano ed edificavano i prossimi.
Il volto di Maria era né rotondo né ovale, ma leggiermente lungo come l’idea che ne porge la Sacra Immagine di Andria. Era dunque un vero modello di perfezione; poiché appunto allora si ha la bellezza, quando la linea trasversale del volto è circa un quarto minore della linea verticale. Perciò nei Cantici sta scritto, che la faccia di Maria era bella come dolce era la sua voce, e lo Sposo Divino le diceva: Mostrami il tuo volto o mia colomba ... .
La S. Immagine di Andria offre le mani con le dita della Vergine lunghe alquanto e ben tornite, cone si legge nel riportato ritratto. Nè potevano essere altrimenti dopo lungo esercizio nella fatica ed essere state destinate a largire, ora il pane, ed ora le grazie sue ai poveri figli di Adamo. ... .
Dalle membra particolari passa S. Epifanio a descrivere tutto insieme l’esterno apparato di Maria e dice, che essa incedeva senza ombra alcuna di fasto, semplice, candida, senza affettazione alcuna, studiosa soltanto dell’umiltà. Le vestimenta di Lei furono semplici ed ordinarie nella materia, nella forma e nel colore, e la modestia di Lei, la gravità, e la semplicità risplendevano; e fino ai dì nostri risplende perfino nel sacro velo che tutt’or le si vede sul capo. Veramente tutte queste nobili doti si raccolgono nella Sacra immagine di Andria, vestita d’abiti semplici, col capo modestamente velato, ed in tutto spirante virtù. In Essa puossi assai bene ravvisare, che Maria non appariva su la terra una creatura umana, ma la stessa perfezione personificata. ... .
Riepilogandone i caratteri, si vede con volto serio e maestoso alquanto lungo e di color di frumento. I capelli e le pupille sono biondi, le ciglia sono inarcate e nere, il naso è lunghetto. Gli occhi son vivi ed energici come di colomba, le labbra sono amabili e rubiconde come le rose, dalle quali sembrano uscire parole dolcissime di paradiso, e le mani con le dita sono alquanto lunghe. Le vestimenta sono semplici e senza attillatura, sul capo si posa un velo che cala gentilmente dai lati su gli omeri, e nel tutto insieme ispira tanto di Maestà e di Grazia, da sembrare che una celeste efficienza parta da essa, e penetra il cuore e la mente di chi la considera. ... .

[testo tratto da “Relazione storica sull'immagine, invenzione, santuario e prodigi di Maria SS. de' Miracoli di Andria” - di P. Antonino M. di Jorio, Stab. Tip. del Dante, Napoli, 1853, pag. 177-185]


Una descrizione tecnicamente rigorosa dell'affresco la rileviamo da quanto scrive Luisa Derosa, docente presso l'Università degli Studi “Aldo Moro di Bari”, nel testo sotto citato:

L’affresco di Andria ... riprende uno dei più antichi tipi iconografici della Vergine, quello della Kyriotissa a tutta figura che regge il Bambino tra le mani e lo presenta alla Venerazione. È una variante antica della Theotòkos che ha il suo esempio più rilevante nella Vergine del catino absidale della chiesa della Dormitio di Nicea, eseguita dopo il 787, e che in ambito occidentale si contamina con il modello della Madonna in trono.
La Madonna indossa un maphorion amaranto su una tunica dello stesso colore, di cui sono visibili i polsi impreziositi da una doppia fascia di perline, entrambi decorati da piccoli fiori. Il mantello presenta un’alta frangia che doveva lasciare visibile in origine la cuffia, perduta in una delle numerose ridipinture cui l’affresco è stato sottoposto. Ai lati due clipei perlinati un tempo forse contenenti le tradizionali iniziali greche del nome della Vergine.
Il Bambino ..., in posizione rigidamente frontale indossa un himation bianco sopra una tunica rossa che riprende lo stesso motivo a fiori delle vesti della Vergine. Come di consueto benedice alla greca con la mano destra mentre con la sinistra regge il libro. Entrambe le figure hanno aureole perlinate. Quella del Bambino crocesignata, con bande rosse e blu che riprendono il motivo della parte inferiore del trono.
Quest’ultimo, dalla caratteristica forma a lira, si presenta particolarmente suntuoso: ha un’ampia spalliera e nel dossale un reticolo regolare, romboidale a sinistra e quadrettato a destra, con fiori quadripetali stilizzati. Una lunga stoffa a fasce alternate rosse e nere scende sotto il tradizionale cuscino.
... ... ...
In basso a destra ..., non visibile a causa dell’inclinazione dell’immagine, la figura della committente dell’affresco, una donna con una lunga tunica rossa ed un copricapo simile ad un pannolino da testa con sottili strisce scure, con un lungo cero tra le mani. L’offerta della candela rientra in un’antica pratica di venerazione cultuale che circoscrive la realizzazione dell’opera ad una forma di devozione privata ... .
Le figure sono realizzate con un disegno lineare e semplificato; i volti dall’ovale arrotondato presentano ampie ridipinture che tuttavia, nel caso della figura del Bambino, non hanno cancellato le ombreggiature sotto gli occhi e le lumeggiature intorno, le quali oltre a conferire una certa intensità allo sguardo, lasciano intuire il carattere originale di queste pitture, probabile opera di un frescante locale.
... ”

[testo tratto da “La Madonna dei Miracoli: evoluzione di un culto attraverso alcune testimonianze pittoriche”, di Luisa Derosa, in “La Madonna di Andria - Studi sul santuario di S. Maria dei miracoli nel centenario di elevazione a basilica”, di AA.VV., Grafiche Guglielmi, Andria, 2008, pp. 78-79]


In Puglia rinveniamo un affresco che, per molti aspetti stilistici, merita un confronto con quello della cripta di Andria; si trova nella chiesa rupestre della Buona Nuova a Massafra ed è anch'esso una Vergine in trono con Bambino.

Madonna dei Miracoli di Andria   Madonna della chiesa della Buona Nuova di Massafra
Madonna de' Miracoli di Andria (foto1999) - Madonna in trono con Bambino della chiesa rupestre della Buona Nuova di Massafra.

CONFRONTO. Molto simili i tratti del volto, l'abbigliamento, la posizione centrale e perfino l'acconciatura del Bambino: v'è un misto di stilemi e tutto evidenzia che "i motivi puramente greci cedono sempre più il posto a forme occidentali senza fondersi con queste in modo completo e organico". (leggi " Civiltà rupestre in Puglia" di Cosimo Damiano Fonseca, in Civiltà e Culture in Puglia, Electa Editrice, 1980, pag.106)


Un simulacro in argento della stessa Madonna d'Andria viene portato in processione nella festa patronale (la 3a domenica di settembre).
Un primo simulacro in tale metallo prezioso fu realizzato nel 1876, ricorrendo il 3° centenario; tale opera fu poi trafugata nel 1983 e pertanto ne fu realizzata un'altra nel 1985.

Il 1976, in occasione del 4° centenario, tra le varie celebrazioni fu stampato un bollo commemorativo da abbinare al normale francobollo postale. (Nella riproduzione l'immagine a destra è quella originale del bollo, quella a sinistra è una correzione elettronica della stampa approssimata del dipinto).

bollo commemorativo del 4° centenario dell'invenzione