
D'inverno, nelle prime ore del mattino, quando il sole non ha ancora evaporato la rugiada dal sottobosco della lama, i suoi raggi spiovono sul declivio e sul santuario, quasi a voler nascondere alla vista con ombre diffuse gli antichi accessi, abbagliando chi volge lo sguardo curioso alle grotte e alla cripta.
Quando fu ritrovata la sacra immagine della Madonna dei Miracoli (10 marzo 1576, il sabato precedente la 1a domenica di quaresima), per accedere alla chiesa rupestre bisognava scendere in questa lama lungo viottoli o per una disagevole carrareccia.
[testo di C.Gelao, tratto da "La Madonna d'Andria" di AA.VV., Grafiche Guglielmi, Andria, 2008, pp.104-105]
Intorno al 1600 un famoso naturalista napoletano, Fabio Colonna (1567-1640), venuto a ringraziare la Madonna d'Andria per una grazia ricevuta, scese ad osservare l'adiacente lama. Al suo perspicace senso di analisi non sfuggì di individuare nella calcarenite del declivio le numerose conchiglie in essa inglobate; tra esse scoprì una mai prima di allora osservata, con la valva ventrale più grande e ricurva sulla brachiale che invece si presentava piuttosco piatta. Una caratteristica soprattutto risaltava immediatamente all'occhio: la suddetta valva ventrale, nell'incurvarsi sull'altra formava una protuberanza cava a mo' di rostro. Nel libro che alcuni anni dopo scrisse sulle conchiglie, chiamò questo fossile “ Concha rarior anomia vertice rostrato”, cioè “Conchiglia asimmetrica molto rara dalla punta come rostro”.
L'esemplare trovato nella nostra lama di Santa Margherita presso la Madonna dei Miracoli di Andria è stato assunto a livello internazionale come campione fossile della specie “Terebratula terebratula”, catalogato come fossile del Pliocene Piacenziano (3.600 - 2.588 Ma) e conservato nel Natural History Museum di Londra.
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]