Giordano Bruno, studente ad Andria - di G.Lullo e R.S.Ferri

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GIORDANO BRUNO, giovane studente ad Andria

di Giovanni Lullo e Riccardo Sandro Ferri

C’è un momento della vita di Giordano Bruno, quello della sua formazione studentesca, che resta a tratti ancora sconosciuto. Spesso, biografi e studiosi tendono a negare alcuni eventi se non sostenuti da prove documentali indubbie. In assenza di tali documenti, la ricerca si sposta dal piano esclusivamente documentale a quello di un’accurata indagine sui luoghi e sui riferimenti testuali, così da ottenere conferme attraverso tracce e testimonianze indirette.

L’evento che qui ci interessa riguarda il soggiorno di Giordano Bruno nel convento domenicano di Andria. Ci fu veramente? Qui si cercherà di fornire, se non la certezza, la risposta più probabile a questo interrogativo, basandoci integralmente su un recente studio condotto dal dott. Guido Del Giudice, tra i più importanti studiosi in Italia della vita del Nolano.

Per rispondere, bisogna partire riassumendo le tappe della formazione studentesca del filosofo. Bruno fu ammesso a San Domenico Maggiore di Napoli come chierico per l’anno di prova a 17 anni, il 15 giugno 1565, sotto il priorato di fra Ambrogio Pasqua. Frequentò brillantemente i successivi quattro anni di noviziato, che prevedevano i corsi di retorica, dialettica, filosofia naturale e metafisica, diventando suddiacono a 22 anni.

Tra gli studenti locali cosiddetti materiales, veniva selezionato un ristretto numero di studenti formales che erano ammessi agli Studi generali, a carattere interprovinciale. Questi ultimi conferivano i titoli accademici. Per essere scelti come studenti formali bisognava aver compiuto almeno un anno di studi biblici come studente materiale, cosa che Bruno fece nell’anno accademico 1570/71, al termine del quale, a 23 anni, venne ordinato diacono.

Eccoci arrivati al periodo oggetto della ricostruzione, che si basa essenzialmente su due documenti, rintracciati entrambi dal principale biografo bruniano, Vincenzo Spampanato.

Il primo documento è la disposizione del Capitolo generale domenicano del giugno 1571, contenuta negli Acta del Monumenta Ordinis Predicatoris Historica, che assegnava «fratrem Iordanum de Nola» come studente formale allo Studio di Andria della «Provincia St. Thomæ». Insieme a lui anche il compagno di monastero, fra Giordano da Campagna. Come un Erasmus ante litteram, per stimolare le doti predicatorie dei frati erano previsti scambi.

Il secondo documento è il provvedimento di fra Ambrogio Pasqua, divenuto frattanto Padre Provinciale, che il 21 maggio 1572 assegnava fra Giordano Bruno, come studente formale, questa volta allo Studio di San Domenico a Napoli.

Il rientro effettivo di Bruno a Napoli avvenne più tardi, poco prima del 14 settembre, Festa della Croce, tradizionale data di inizio dell’anno accademico.

Dov’era stato, dunque, Bruno nel periodo compreso tra la prima metà di giugno del 1571, data dell’assegnazione da parte del Capitolo di Roma allo Studio di Andria, e il provvedimento di Ambrogio Pasqua del maggio del 1572, che lo assegnava allo Studio di Napoli?

Prima di illustrare la nostra tesi – che Bruno sia stato ad Andria – va confutata quella finora avanzata dallo stesso Spampanato.

Secondo Spampanato, ad Andria Bruno non ci sarebbe mai venuto e, per coprire questo periodo di assenza da San Domenico, sostiene la tesi che si sarebbe recato a Campagna, nel convento di San Bartolomeo per prepararsi all’ordinazione sacerdotale. Questo, però, è improbabile in quanto tale convento non era sede di studi, ma fungeva solo da noviziato e Bruno avrebbe perso un anno accademico solo per l’iniziazione al sacerdozio. Ad Andria, invece, si tenevano tutte le lezioni del corso di laurea, consentendogli così di ottenere il titolo. Dopo, Bruno poté comunque recarsi a Campagna per la sua iniziazione.

Ora cerchiamo di sviluppare la nostra tesi, nonostante la quasi totale assenza di documentazione. Sappiamo che il Capitolo provinciale dell’8 maggio 1571, presieduto da fra Gregorio da Bagnoli, esaminò e approvò fra Giordano da Nola come studente formale, ma non lo assegnò allo Studio di San Domenico, come farà autonomamente fra Ambrogio Pasqua l’anno dopo, bensì sottopose la nomina al Capitolo generale che si aprì a Roma il 3 giugno, e che assegnerà Bruno ad Andria.

Quale fu il motivo? Fu un riconoscimento per le sue brillanti doti? O si ritenne opportuno allontanare per un po’ il giovane, troppo disinvolto nelle sue esternazioni, dal convento d’origine?

Durante il noviziato, tra il 1566 e il 1567, Bruno aveva già dato segni di eterodossia. Non è escluso che la vivacità, non solo d’ingegno, del Nolano sia stata uno dei fattori che consigliarono di candidarlo per uno “scambio culturale” in uno Studio più “severo”.

L’anno di teologia materiale, minimo richiesto, l’aveva già finito, quindi è molto improbabile che Bruno si sia rifiutato di andare ad Andria come studente formale (ammesso che ne avesse facoltà), per farsi un secondo anno di teologia ancora come studente materiale a San Domenico in Napoli. Tra l’altro, rifiutando un riconoscimento non frequente quale la promozione a studente formale, dopo un solo anno di teologia.

Pertanto, nel settembre del 1571, fra Giordano da Nola e fra Giordano da Campagna si misero in viaggio verso Andria e, per compensazione, non a caso, due studenti pugliesi, fra Vincenzo da Castellaneta e fra Camillo da Monopoli fecero il percorso opposto.

Uno dei motivi principali, poi, del ritorno a Napoli di Bruno fu forse l’atmosfera repressiva che dominava lo studio di Andria, a cui il giovane monaco non era abituato. Egli si trovò catapultato nel pieno di una severa operazione moralizzatrice, volta a correggere il clima di anarchia che regnava nella comunità monastica andriese.

Forse, non trovandosi a suo “agio”, Bruno dovette ricorrere a un accorato appello a Padre Ambrogio Pasqua, che firmò, come visto, il 21 maggio 1572 la riassegnazione del «venerabile fra Giordano da Nola per studente formale di sacra teologia al monastero e allo Studio di San Domenico Maggiore, con le grazie consuete». Un po’ di rigore, forse, gli aveva fatto bene, ma per non pregiudicarne la crescita intellettuale era il caso di richiamarlo all’ovile.

Non è neppure escluso che qualche manifestazione di insofferenza abbia indotto il rigoroso priore dello studio di Andria, il lombardo Paolo de Gabiano, a rispedirlo al mittente.

Dal punto di vista del corso di studi, l’anno accademico 1571/72 fu comunque un anno perso perché incompleto. Bruno preferì ricominciare il corso triennale a Napoli.

Il soggiorno ad Andria trova anche supporto in una serie di citazioni sulla Puglia nelle opere bruniane. Nel Candelaio, Sanguino dileggia il suo padrone, Bartolomeo, annerito dal fumo dei suoi alambicchi: «Che diavolo fa egli? Lo tenete forse al fumo come le salcicce, appeso e come mesesca di botracone in Puglia? [NdR] [carne di caprone affumicata]». Nella Cena de le Ceneri per spiegare come dall’apparente grado di luminosità di un corpo non possiamo desumerne la vera grandezza né la distanza, Teofilo-Bruno dice: «come da Otranto di Puglia si vedono spesso le candele di Valona, paesi tra i quali tramezza gran tratto del mare Ionio». Ancora, in un verso de Degli eroici furori, viene richiamata la «bollente Puglia» accomunandola alla Libia.

La Puglia contava un gran numero di “luoghi” domenicani e le disposizioni riformistiche prevedevano che i frati andassero effettivamente in giro a predicare. È plausibile dunque che il nostro “filosofo errante” girovagò per tanti monasteri, magari montando quegli asini d’Otranto ricordati più volte nel Candelaio, nella Cabala del cavallo Pegaseo, nel De rerum principiis.

Analizzando il corso di studi e in considerazione del fatto che meno di un anno dopo il conseguimento del lettorato Bruno fuggì a Roma, da dove risalì verso il Nord, possiamo concludere che l’anno trascorso ad Andria è l’unico periodo in cui può aver acquisito la conoscenza delle tradizioni pugliesi.

[Articolo “Giordano Bruno - Giovane studente ad Andria” di Giovanni Lullo e Riccardo Sandro Ferri, pubblicato su “Insieme” Rivista diocesana andriese, Novembre 2020 - Anno Pastorale 22 n. 2, pp. 32-33.]


NOTE

[NdR] Si riporta di seguito per intero il brano di dialogo della commedia “ CALENDAIO comedia del Bruno Nolano Achademico di nulla Achademia; detto il fastidito – In Tristitia hilaris: in Hilaritate tristis” in Pariggi, Appresso Guglelmo Giuliano. Al segno de l’Amicitia, M.D.LXXXII. pag. 22r., esattamente nell’atto I.°, scena 14.ª, dove Sanguino rinfaccia a Martha le sporche condizioni del marito Bartolomeo, annerito dai carboni e dal fuoco sotto gli alambicchi nella “speranza di far la pietra philosophale”:
“Son servitor, discepolo, & compagno di vostro marito; il quale ò è un spazza camino, ò ver ripezza stagni, tacconeggia padelle o’ risalda frissore. Si non mel credi guardagli il viso: & miragli le mani. che diavolo fa’ egli? tenetelo forse appeso al fumo come le salciche, & come mesescha di botracone in pugla?”
Per inciso tale citazione è anche una cinquecentesca testimonianza letteraria della nostra salsiccia affumicata e del cosiddetto mǝscìscǝchǝ.