L'immagine a lato riporta il progetto per il campanile redatto da Vito Ieva
e una foto scattata dall'appassionato di storia locale Michele Monterisi nel 2010.
Il disegno dello Ieva è tratto da pag 339 del
testo di Vincenzo Zito sotto citato
e riportato integralmente tra i
documenti della chiesa di San Francesco.
Scrive l'architetto Vincenzo Zito nel suo studio sulla costruzione
del campanile:
Sotto il profilo architettonico il progetto si presenta
a prima vista come un’opera in «stile puramente toscano», cioè rinascimentale,
com’è stato giudicato dalla storiografia locale, forse ingannata dalla presenza di timpani
triangolari sulle finestre. Ma l’analisi dei particolari architettonici,
quali le modanature curvilinee delle finestre o la tecnica dello “svuotamento”
degli spigoli con le lesene arretrate, rivela la natura moderatamente
barocca dell’opera. La principale differenza che si riscontra,
rispetto ai campanili rilevati dallo Ieva, sta nella guglia piramidale a
base ottagonale di stampo medievale, reinterpretata in chiave barocca
mediante la formazione di scanalature nelle facce laterali, l’apposizione
di nervature agli spigoli e volute angolari alla base: soluzione
che deve aver influito nella scelta operata dai frati.
Per quanto riguarda la sua ubicazione in un primo momento si era
pensato di costruirlo nei pressi della “porta carrese” del monastero.
Tuttavia per evitare l’opposizione dei “complatearii” si decise di collocarlo
in testa alla chiesa, alle spalle del presbiterio, anticipando così,
inconsapevolmente, quanto poi avrebbe suggerito il Milizia a proposito
della ubicazione dei campanili.
I lavori ebbero inizio al principio del ... mese di agosto [1760] con
il getto delle fondamenta, che furono realizzate per una profondità di
20 palmi e 31 palmi di “quadratura”, cioè un plinto avente base di mt
8 x 8 circa e altezza di mt 5,20 circa. Entro la fine di novembre dello
stesso anno le fondazioni erano ultimate ma i frati, avvalendosi delle
clausole contrattuali a loro favorevoli, decisero di sospendere i lavori.
... La sospensione dei lavori durò circa sei anni. ...
Probabilmente i frati potrebbero aver avuto dei ripensamenti in ordine al
progetto del campanile e sugli esecutori cui affidare l’opera.
Infatti in un documento del 19 novembre 1766 sono citati i maestri Francesco
Paolo e Sabino de Staso, padre e figlio, e Giuseppe Gaeta,
tutti della città di Andria, che si offrivano di realizzare il primo
livello del campanile, escluso il primo cornicione, a regola d’arte e
senza imperfezioni ...
Probabilmente l’idea di cambiare progetto ed esecutori si presentava
eccessivamente onerosa o sorsero altre difficoltà al momento non
note. È certo che i frati Francescani nella seduta capitolare del 28
giugno 1765 decisero di confermare la loro fiducia al progetto ed
all’opera di Vito Ieva. I lavori quindi ripresero nel 1766 e questa volta
proseguirono ininterrottamente sino alla loro conclusione, avvenuta,
secondo quanto dichiarato dallo stesso Ieva, nel 1773.
Al termine dei lavori il campanile progettato da Vito Ieva e realizzato
assieme al fratello Domenico si presentava veramente maestoso
e snello, alto ben 210 palmi (circa 54,60 metri). Assieme al
coevo campanile di S. Domenico ed al preesistente campanile della
cattedrale divenne il simbolo stesso di Andria, da quel momento in
poi nota come “la città dei tre campanili”. La sua inaugurazione fu
solennizzata con un pranzo offerto agli operai, secondo la tradizione,
feste popolari e fuochi artificiali, cui seguì il corollario di un
incendio.