Albata brumale d’Avvento

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“σοὶ δὲ θεοὶ τόσα δοῖεν, ὅσα φρεσὶ σῇσι μενοινᾷς ...”
“νῦν δ'[έ], ἐπεὶ ἡμετέρην τε πόλιν καὶ γαῖαν ἱκάνεις,
οὔτ' οὖν ἐσθῆτος δευήσεαι οὔτε τευ ἄλλου,
ὧν ἐπέοιχ' ἱκέτην ταλαπείριον ἀντιάσαντα. ...” [1]

Albata brumale d’Avvento

[sul ritmo di una Romanza lirica]

Salvator  Rosa, Ulisse  e Nausica - LosAngeles County Museum of Art
[Salvator Rosa (e bottega), Odisseo e Nausica, 1655
Los Angeles County Museum of Art Collection]

Or, mentre nel cielo brumale
del dì che si appresta l’albore
nunziato dall’astro d’amore
abbozza un’Andria apicale,
ti miro tra coltri raccolta
e nei sogni, e, come una volta
mia cara, ti colgo avvincente.

 

Un dì, per celeste espediente
d’Atena glaucopide Diva
destato, Odisseo blandiva
Nausica donzella avvenente:
Gli Dei t’elargiscano doni
sì quanti nel cuore tu intoni

augurò, dal suo guardo sedotto. [2]

Chiesa Madonna delle Grazie, Andria - affresco, part.
[Chiesa Madonna delle Grazie, Andria - affresco]

Anch’io, che or n’ho settantotto
d’inverni trascorsi in attesa
che prima al dì l’alba sia accesa,
anelo d’Atena un indotto
che appieno ti appaghi mia amata,
sollecita sposa adorata,
formosa, di nobil sembianza.

 

Già in me da gran tempo tien stanza
l’atavica teofania
del Cristo ferente energia
all’Amore sublime che avanza
ed esalta l’umano sentire;
l’Avvento che or stiam per fruire
mi rende men rude e sociale.

Salvator Dalì, Teofania nel roveto ardente, 1964 - litografia cm 37x50 (in mio possesso)
[Salvator Dalì, Teofania nel roveto ardente, 1964]

  

L’umano sentir solidale
inveniam da Nausica già espresso,
Odisseo accogliendo malmesso:
Se sbarca sul mio litorale,
non abito manchi né un morso
al meschino che implora soccorso
”,
ciò disse con far risoluto.

  

Sull’Oreb più nobile aiuto [3]
a Mosè nel roveto ardente
concesse Adonài, afferente
la legge d’addurre in nov’uso;
infuse speranza e una fede,
princìpi allo spirto che crede,
e il vivere rese sereno.

Andria, 1° vicolo Tutino, anni Cinquanta del Novecento - foto A.Malgherini [Andria, 1° vicolo Tutino, anni Cinquanta del Novecento]

  

Mia cara, mia amato terreno
abbraccio e ristoro dei sensi,
la fede che alluma gli assensi
del nostro convivere appieno
ci avvolga d’amore immortale
che forte scavalchi ogni male
in questo Natale imminente.

  

Al prossimo nostro adiacente
carente di certe speranze
porgiamo concrete sostanze
un gesto non solo accogliente.
Tu ama” – Lui proferì spesso
il prossimo come te stesso”,
finché non fioriscan sorrisi,

letizia traspaia dai visi
e amore ci tempri indivisi.

Fine novembre 2021, all'Avvento del Signore.

Sabino Di Tommaso
da "I pensieri del Folletto" sdt

 

Note sui testi richiamati nei versi

[1] Esergo - citazione tratta dall'Odissea, di Omero, Canto VI, v. 180; 191-193 – 
     (Odisseo benedice Nausicaa)
Gli dei ti elargiscano tanti doni quanti in cuore desideri ...
     (ne segue un'alta espressione di accoglienza di Nausica:)
Ora poi, che sei giunto nella nostra città e terra,
non ti mancherà un abito, né altro,
quanto è giusto ottenga l'indigente che supplica.

Da Omero, tremila anni fa, l'invito alla gratitudine, all'accoglienza e alla generosità!
[2] Nel VI libro dell’Odissea Omero canta di Odisseo che, dopo il naufragio presso l’isola dei Feaci, è svegliato dal forte vocio delle ancelle di Nausicaa, figlia del re Alcinoo, a causa della caduta in mare della palla con cui sul lido giocavano; l’evento è stato orchestrato da Atena per far sì che Odisseo incontrasse Nausicaa.
Odisseo si rivolge a Nausicaa, con parole melliflue e le augura ogni bene; di rimando Nausica si fa coraggio e poi gli dà ospitalità.
Si riportano i soli versi richiamati direttamente o indirettamente nel mio testo, per godere delle parole originarie di Omero. (vv.112-113, 180, 191-193):

[trascrizione del testo di Omero]

ΟΔΥΣΣΕΙΑΣ  Ζ

...
ἔνθ' αὖτ' ἄλλ' ἐνόησε θεὰ γλαυκῶπις Ἀθήνη,
ὡς Ὀδυσεὺς ἔγροιτο, ἴδοι τ' εὐώπιδα κούρην,
...

“σοὶ δὲ θεοὶ τόσα δοῖεν, ὅσα φρεσὶ σῇσι μενοινᾷς,”
...
“νῦν δ'[έ], ἐπεὶ ἡμετέρην τε πόλιν καὶ γαῖαν ἱκάνεις,
οὔτ' οὖν ἐσθῆτος δευήσεαι οὔτε τευ ἄλλου,
ὧν ἐπέοιχ' ἱκέτην ταλαπείριον ἀντιάσαντα.”

[da “ Voci del mondo antico”, sito web del Prof. Giuseppe Frappa, consultato il 15/11/2021, nella sezione "testi della poesia greca –Odissea – Libro VI"]

 

[traduzione libera]

Odissea   Libro VI

...
allora ecco altro arguì Atena, glaucopide Diva:
che Odisseo si destasse e mirasse la fanciulla dall’ammaliante sguardo,
...

... [Ulisse:] “Gli dei ti elargiscano tanti doni quanti in cuore desideri”
...
... [Nausica:] “Ora poi, che sei giunto nella nostra città e terra,
non ti mancherà abito, né altro,
quanto è giusto ottenga l’indigente che supplica.”


[3] Si trascrive il testo latino della "Vulgata" e quello italiano dell'edizione CEI, per avere una visione d'insieme dell'evento accaduto a Mosè, sull'Oreb, monte del Sinai.

[trascrizione del testo della "Vulgata"]

Liber Exodus 3, 1-6

1 Moyses autem pascebat oves Iethro soceri sui sacerdotis Madian; cumque minasset gregem ultra desertum, venit ad montem Dei Horeb.

2 Apparuitque ei angelus Domini in flamma ignis de medio rubi; et videbat quod rubus arderet et non combureretur.

3 Dixit ergo Moyses: “Vadam et videbo visionem hanc magnam, quare non comburatur rubus”.

4 Cernens autem Dominus quod pergeret ad videndum, vocavit eum Deus de medio rubi et ait: “Moyses, Moyses”. Qui respondit: “Adsum”.

5 At ille: “Ne appropies, inquit, huc; solve calceamentum de pedibus tuis; locus enim, in quo stas, terra sancta est”.

6 Et ait: “Ego sum Deus patris tui, Deus Abraham, Deus Isaac et Deus Iacob”. Abscondit Moyses faciem suam; non enim audebat aspicere contra Deum.

[tratto da “ Nova vulgata, Bibliorum Sacrorum Editio, Vetus Testamentum”, Liber Exodus, 3, vv. 1-6. - Sito consultato il 15/11/2021.]

[traduzione CEI 2008]

Esodo 3,1-6

1 Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb.

2 L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava.

3 Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?».

4 Il Signore [Adonài] vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!».

5 Riprese: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!».

6 E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio.

[tratto da “ Sacra Scrittura, La Sacra Bibbia”, edizione CEI, Esodo, 3, vv. 1-6. - Sito consultato il 15/11/2021.]