Pastorale natalizia

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Pastorale natalizia 2020

[sul ritmo di una “ Pastorale” - ninna nanna [1]]

Nuvole bigie incombenti nel cielo
gravi di pioggia or tendono un velo;
primo dicembre si appressa il Natale:
triste si annunzia, perversa il gran male!

S’alzano preci a cento,
memoria del Suo avvento.

Ecco quest’anno si appresta il Presepe
prima che l’albero, braccia protese
al Bambinello, dagli animi affranti
ninne s’intonano, spesso tra pianti:

vocano con fermezza
del corpo la salvezza.

presepe ligneo quattrocentesco della Cattedrale di Andria

Languono in casa gli usati rumori [2],
dolci frittelle dai forti sapori
rose in vincotto o dorate nel miele;
manca la voglia, pervasi dal fiele.

Deschi silenti; soli.
Natale senza i tuoi!

 Ci mancherà dei parenti l’abbraccio,
 sempre è desiato dei sensi l’allaccio;
 trascorreremo vigilia e Natale
 senza l’atteso convivio ancestrale.

 Rossi e dorati effetti,
 ma plumbei ahimè gli affetti!


cartellate, dette rose di Natale

Chiesa di San Domenico, Andria: Madonna di Costantinopoli

  

Torna Signore ché tutto è anormale,
non indugiare a fugar questo male.
T’accoglieremo con fede sincera;
resta Signore con noi or ch’è sera,

convertiremo il cuore
aperto all’alto Amore.

Lesti la man porgeremo ai vicini,
non diverremo del mondo i becchini;
Tu schiarirai l’orizzonte dai nembi
ch’oggi continui ci apportano scempi.

Gloria per Te nel Cielo,
da’ pace a noi, non gelo!

Guarda tua madre e pur nostra, Signora
d’ogni buon cuore, patrona tuttora
d’Andria città che protegge benigna:
Ella t’implora per noi, la tua vigna!

Curaci qual tuoi tralci,
acché saltiam gl’intralci!
 

Come la quiete subentra al ciclone
e cerulo torna del mondo l’alone,
quel ch’era sizza diventa una brezza
dolce leggera godevol carezza,

sia d’ora in poi la vita:
dal sen la pena gita!

Ricorrendo l’Avvento del Signore del 2020.

Sabino Di Tommaso
da "I pensieri del Folletto" sdt

 

Note

[1] A documentazione e arricchimento letterario si trascrivono i primi dieci versi di un testo poetico di Teocrito, poeta siracusano vissuto nel III° secolo avanti Cristo, perché in essi compare una ninna nanna, forse la prima che ci è stata tramandata per iscritto. Questo testo in greco dorico, dagli studiosi detto idillio e classificato come XXIV, è in effetti un epillio (breve carme epico-mitologico) composto come gli altri idilli da esametri, dove nell’incipit compare la suddetta delicata ninna nanna.
 A ninnare è Alcmena della città di Midea, madre dei piccoli gemelli Eracle e Ificle, moglie di Anfitrione. (Per inciso il mito afferma che i piccoli sarebbero stati eterozigoti perché generati il primo per opera di Zeus ed il secondo per mezzo di Anfitrione.)
Si notino le parole ripetute nonché alcune rime intermedie: tali accorgimenti poetici inducono a pensare che Teocrito abbia inteso riportare la cantilena propria delle ninna nanne:
εὕδετ', ἐμὰ ... ... / εὕδετ', ἐμὰ; / ὄλβιοι ___οισθε ... ... ὄλβιοι ___οισθε.

[trascrizione del testo greco di Teocrito]

ΗΡΑΚΛΙΣΚΟΣ

Ἡρακλέα δεκάμηνον ἐόντα ποχ' ἁ Μιδεᾶτις
Ἀλκμήνα καὶ νυκτὶ νεώτερον Ἰφικλῆα,
ἀμφοτέρους λούσασα καὶ ἐμπλήσασα γάλακτος,
χαλκείαν κατέθηκεν ἐς ἀσπίδα, τὰν Πτερελάου
Ἀμφιτρύων καλὸν ὅπλον ἀπεσκύλευσε πεσόντος.

ἁπτομένα δὲ γυνὰ κεφαλᾶς μυθήσατο παίδων·
«εὕδετ', ἐμὰ βρέφεα, γλυκερὸν καὶ ἐγέρσιμον ὕπνον·
εὕδετ', ἐμὰ ψυχά, δύ' ἀδελφεοί, εὔσοα τέκνα·
ὄλβιοι εὐνάζοισθε καὶ ὄλβιοι ἀῶ ἵκοισθε.
»
ὣς φαμένα δίνησε σάκος μέγα· τοὺς δ' ἕλεν ὕπνος.

[da “ Testi poetici della letteratura greca, Teocrito, Idillio XXIV”, vv. 1-10 (sito consultato il 03/12/2020)]

[mia traduzione libera]

IL PICCOLO ERACLE

Si racconta che Alcmena di Midea
poi ch’ebbe lavato e saziato di latte Eracle
di dieci mesi, e Ificle, più giovane di una notte,
li adagiò nello scudo di bronzo, la bella arma
presa da Anfitrione allo sconfitto Pterela.

Ella indi accarezzando il capo dei bambini li ninnò:
«Oh sì, miei piccoli, dolce sonno fino al risveglio;
oh sì, anima mia, miei due gemelli, sani e salvi;
che beati riposiate e beati fino al mattino siate
»
Mentre cantava e dondolava il grande scudo s’addormentarono.

 

[2] Nel dialetto andriese col termine "rǝmèurǝ" si è soliti indicare i dolci di natale e la loro preparazione.