il prospetto della chiesa

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pianta della Chiesa della SS. Trinaità - Monastero Benedettine
[pianta della Chiesa della SS. Trinità delle Benedettine, terminata nel 1774 - elaborazione di Sabino Di Tommaso su piante-base inizio Novecento]

Chiesa dedicata alla SS. Trinità e a S. Riccardo,
detta "delle Monache" e annessa al Monastero delle Benedettine

Il prospetto ed il portale

Questa pregevole Chiesa fu iniziata a costruire nella seconda metà del Settecento, certamente sul suolo della Chiesa precedente utilizzandone le fondamenta, poco dopo che era stato terminato l’adiacente Monastero. Essa fu interamente edificata entro il 1774, eretta essenzialmente sotto l’episcopato del munifico Domenico De Anellis e di Francesco Ferrante; infine fu rifinita e consacrata nel 1776 da mons. Saverio Palica.

Mons. Resta, nella “ Visita ad limina del 10 maggio 1590”, indica la chiesa di allora, presso la quale aveva eretto il Monastero nei fabbricati già destinati ad ospedale, come dedicata alla SS. Trinità e a S. Riccardo. Scrive:

[testo in latino] [traduzione]

Unicum Monasterium monialium intra Civitatem nuper est erectum et Industria ipsius Ep.[iscop]i perficitur in Ecc.[lesi]ª S.[anctissi] Trini[tat].is et S.ti Ricardi sub regula S.ti Benedicti subest t[ame]n in omnibus curæ et guber.[natio]ni Ep.[iscop]i.

Et cum nuper sit erectum … … nondum est prefixus numerus monialium vivunt … sub rigida observantia … super quibus max[im]e fuit elaborandum necnon ut recte gubernat.° iuxta Ap[osto]licas Sanctiones ex mandata S.ti C.[oncilij] T.[ridentini] ad congruentem ordinem deductum est. [più parole sono illeggibili]

Un solo Monastero di Monache è stato recentemente eretto nella Città ed è realizzato grazie all’operosità dello stesso vescovo nella Chiesa intitolata alla SS. Trinità e di San Riccardo, sotto la regola di San Benedetto, dipendente in tutto dalla cura e dal governo del vescovo.

Poiché quindi [il Monastero] è stato da poco eretto non è ancora prefissato il numero di monache consentito; queste vivono nella stretta osservanza della regola …; affinché sia governato rettamente secondo i dettami Apostolici del Santo Concilio Tridentino, la regola è stata dedotta da un ordine conforme (il Benedettino). [traduzione molto libera per l’illeggibilità di più parole]

La navata della chiesa era illuminata da tre finestre per ogni lato e da una finestra a forma di anfora sulla facciata. Sulla sinistra sorgeva il campanile in tre registri e cuspidato con in cima il simbolo di San Benedetto.
Essa invadeva gran parte dello spazio funzionale al Duomo, sacrificandone parzialmente la vista e, nei giorni di festa, l'accesso delle folle dei fedeli.

La chiesa era unita al monastero mediante la parete absidale, nella quale si aprivano due porte, due comunichini (ma solo da uno era somministrata la comunione alle monache benedettine in clausura, mentre l'altro era solo uno stipo per gli oli santi), un coro e due non piccole gelosie, dalle quali le stesse monache seguivano i riti sacri senza essere vedute.

Questa pregevole Chiesa, della seconda metà del Settecento, negli anni 1937-39 fu demolita unitamente all'annesso Monastero per il cedimento delle fondazioni, danno ritenuto all'epoca irrimediabile.
Così ne parla il Ceci:

"Un maggior interesse desta la chiesa pel suo felice organismo dove la notevole altezza è tuttavia ben proporzionata all'interno con la pianta. Ad evitare che la snellezza apparisse soverchia nel prospetto lo si è diviso orizzontalmente in due piani sormontati da un alto frontone, e verticalmente in tre corpi, dando un lieve aggetto al centrale, dove è la porta e l'unica finestra a foggia di anfora, e incurvando i laterali. Di fianco si eleva snello ed elegante il campanile a tre piani sormontati da cuspide.
A chi si dovè l'architettura del convento e della chiesa? Secondo Giacinto Borsella (1770-1850), un colto magistrato che scrisse l'Andria Sacra intorno al 1850 tutto fu costruito con la direzione dell'andriese Saverio Raimondo.

[tratto da Un Monastero di Benedettine in Andria, di Giuseppe Ceci, A.Cressati Ed., Bari, 1935, pag.14]
La foto è una rielaborazione elettronica di un'originale dello studio Malgherini - Attimonelli.

prospetto della chiesa       porta della Chiesa
[La Chesa ed il suo portale - elaborazione elettronica su foto di Malgherini - Attimonelli, 1935]

Si noti la divisione della facciata in due piani, quello inferiore sino all'altezza della porta in pietra locale, quello superiore in duro tufo delle nostre Murge.

"Una eminente prospettiva con ampia finestra  e spaziosa gradinata annunzia la magnificenza di questo tempio.

"Sulla porta ... si legge la seguente pregevole iscrizione in marmo:

[epigrafe] [traduzione]

D. O. M.
QUOD OLIM ORBIS REDEMPTI[ONE] SÆCULO XIII DECURRENTE
QUINQUE ANDRIENSES FAMILIÆ INTER PATRICIAS ALLECTÆ
DE MATTEO QUARTI FANELLI SUPERBOQUE ET GAMMAROTA
PECUNIA SUA XENODOCHIUM A FUNDAMENTIS ERECTUM
SANCTISSIMÆ ET INDIVIDUÆ TRINITATI
DIVOQUE RICHARDO DEDICA[VE]RUNT
QUODQUE TEMPORUM VICISSITUDINE
SUIS DEPAUPERATUM REDDITIBUS
ANNO MDLXIII MAGISTRATUS POPULUSQUE ANDRIENSIS
AERE PUBLICO PRO DIGNITATE URBIS
IN ASCETERIUM VIRGINUM CASSINENSIUM
SUB REGULA S. P. BENEDICTI COMMUTA[VE]RUNT NOVISSIME
VETUSTATE CORRUPTUM IPSÆ SANTIMONIALES ANNO
AB HINC QUINQUAGINTA COEPTO ET CONTINUATO OPIFICIO
PRISCIS ÆDIBUS TEMPLOQUE DEMOLITIS
NOVISQUE ADAUCTIS PROPRIO SUMPTU IN AMPLIOREM
INEUNTE ANNO II PRÆSULATUS DOMINI XAVERII PALICA
ORDINIS CŒLESTINORUM AC PATRIZII BAROLITANI    1774

A DIO OTTIMO MASSIMO
Poiché un tempo durante il XIII secolo dalla redenzione del mondo
cinque famiglie patrizie andriesi riunite,
De Matteo, Quarti, Fanelli, Superbo e Gammarota,
eretto un ospizio dalle fondamenta con il proprio denaro,
lo dedicarono alla Santissima e indivisibile Trinità
e al Divo Riccardo,
e poiché per le vicissitudini dei tempi
[detto ospizio] si era impoverito nei suoi redditi,
nell’anno 1563 il Governatore ed il Popolo Andriese
per il decoro della Città con il pubblico denaro
lo trasformarono in monastero di Vergini Cassinesi
sotto la regola del Santo Padre Benedetto;
ultimamente, rovinato dall’antichità, le stesse monache
da cinquant’anni ormai iniziati e continuati i lavori,
demoliti gli antichi edifici ed il tempio,
a proprie spese ampliati con nuove e ingrandite strutture
all’inizio del 2° anno dell’episcopato di Don Saverio Palica,
religioso dei Celestini e patrizio barlettano,    nel 1774 [posero].

[il precedente testo in corsivo è tratto da Andria Sacra, di G.Borsella, Tip.Rossignoli, Andria, 1918, pp.227]


[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]