Cristo benedice Andria su invito della Madonna - tavole del Quattrocento

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armadio delle reliquie: Cristo sull'anta sinistra  armadio delle reliquie: la Madonna sull'anta destra
[Cristo benedice Andria su invito della Madonna - elab. elettr. su foto di S. Di Tommaso - 12/11/2011]

Cristo benedice Andria su ‘invito’ della Madonna

Percorso museale virtuale

Nelle due splendide tavole, che mons. Luca Antonio Resta  (a pag. 13 del suo "Officium Sancti Richardi" del 1586 vede come "Icona Altaris Maioris"  sia il Cristo che la Vergine emergono dall'interno di un luminoso nimbo elissoidale, una mandorla mistica fiammante, simbolo di apoteosi e gloria.

Dai testi "Ho raccolto per voi" e "San Riccardo protettore di Andria", si rileva la seguente bella descrizione dei due dipinti su tavola, che erano i due scomparti mobili e incernierati del polittico che conteneva internamente le reliquie nella Cappella di S. Riccardo della Cattedrale di Andria.
Tra i documenti è inoltre presente uno stralcio critico del 1992 sull'ipotesi di attribuzione a Tuccio da Andria, estratto dalla tesi sul pittore andriese di Maria Di Corato.

"A Francesco II Del Balzo risale probabilmente la commissione di queste due grandi tavole per il Cappellone di S. Riccardo, che si costruiva in quegli anni per far corona, con i bassorilievi, all'altare del Santo.
La presenza in Andria di queste due opere di cultura aggiornata, suggerisce come committente Francesco II Del balzo, Duca di Andria, così strettamente legato alla corte di Napoli e cioè a quell'ambiente di cultura mediterranea che andava decisamente verso il Rinascimento."

"CRISTO CHE BENEDICE ANDRIA distesa ai suoi piedi
È una delle due ante che chiudevano l'armadio. L'altra è quella della Madonna che si vede di seguito.
Chiuse, formavano un grande quadro: a sinistra Gesù che benedice Andria, a destra la Madonna che stende sulla città la sua materna protezione; sotto, l'Andria del duca Del Balzo, da porta S. Andrea alla Cattedrale, al castello ducale, (sotto Cristo), alla campagna (sotto la Madonna).

Nella parte posteriore le ante avevano ciascuna una rete di piccole teche di rame argentato chiuse da sottili lamine di tartaruga, che lasciavano intravedere le reliquie. quando le ante erano aperte si spiegava davanti ai fedeli il vano centrale dell'armadio con la ricchezza delle sue reliquie e ai lati si allargavanole due ante con i reticoli delle piccole teche legate tra loro da fiori d'argento, punteggiati da pietre di colore.
Le teche nel 1965 furono smontate e sistemate su due nuovi pannelli a cura del Gabinetto di restauro della Sovrintendenza di Firenze.
Tavola - m. 2,40 x 1,34
"

"La seconda anta: LA MADONNA che stende la sua materna protezione su Andria.
Delle due tavole è forse il pezzo più bello.
Le due ante, accostate formano un capolavoro, sia per la composizione mirabile ed armoniosa dell'insieme, sia per la composizione dei particolari: il Cristo seduto in trono, che poggia i piedi sul libro della scrittura, disteso come un tetto protettore e come un sole irradiante sulla città; la Madonna in atteggiamento di preghiera implorativa verso Cristo e di materna protezione sulla città e le sue campagne; la città bellissima, distesa nella composta e dignitosa monumentalità, da Porta S. Andrea al Castello, alla Cattedrale, alla dimensione silenziosa della campagna.
Tavola - m. 2,40 x 1,40
"

Cristo benedice la città di Andria La Madonna invita il Figlio a proteggere Andria
[Cristo benedice Andria su invito della Madonna; particolari - elab. elettr. su foto di S. Di Tommaso - 12/11/2011]

"La bellezza eccezionale che si manifesta a chi si ferma a contemplare l'insieme e i particolari ha sospinto i critici, che sino al 1964 avevano attribuito l'opera a Tuccio di Andria, a immaginare un supermaestro, che l'avrebbe realizzata, ‘Maestro Meridionale’ fantomatico, che forse è la personificazione di quella cooperazione che Tuccio seppe trovare tra gli artigiani delle varie botteghe, che facevano capo alla scuola di Napoli."

"Questa nitida veduta di Andria fu certamente dipinta dal vero. La Cattedrale, accanto alle dimore fortificate dei Del Balzo, è punto di convergenza di tutto il dipinto. La facciata volge ad Occidente e l'asse guarda - simbolicamente - a Oriente: e verso di essa salgono le case lungo la collina andriese protette dalle mura fortificate.
Si osservino le due Chiese conventuali dei Del Balzo, i comignoli; sulla destra estrema: le torri, le vedette, il piccolo castello, che proteggono le case più grandi.

Gli anni di Francesco II Del Balzo coincidevano con quelli in cui fioriva a Napoli l'Umanesimo promosso dai Re Aragonesi.
... alla nostra Città sono rimaste, di quella splendida stagione, le due grandi Tavole dipinte che il Del Balzo - con il Vescovo Florio - destinò a ornare la Cappella di S. Riccardo che si costruiva in quegli anni, per far corona, con i bassorilievi, all'altare del Santo
...
Attribuite nel 1964 ... a Tuccio d'Andria, esse si sono poi rivelate opera di un Maestro meridionale di più alto livello che, in collaborazione con Tuccio rivela in pieno certa cultura che fonde modi italiani, fiamminghi e persino francesi, come in seguito ha chiarito il D'Elia [1] in uno studio disteso e puntuale sui due Dipinti andriesi; la cui presenza in Andria non suggerisce altro committente che Francesco II Del Balzo, Duca di Andria così strettamente legato alla Corte napoletana e cioè a quell'ambiente di cultura "mediterranea" in cui il decorativismo tardo-gotico borgognone (con i suoi riflessi catalani) e la minuta indagine naturalistica dei fiamminghi si fondevano con il nuovo senso prospettico e volumetrico del Rinascimento."

[testi stralciati
- dal libro "Ho raccolto per voi" a cura di Giuseppe Lanave, edito da Grafiche Guglielmi, Andria, 1994, pp. 15, 17, 21;
- testo di Vincenzo Schiavone, dal libro "San Riccardo protettore di Andria" a cura di Giuseppe Lanave, edito da Grafiche Guglielmi, Andria, 1989, pp. 133, 137, 139]

particolare tratto dal dipinto su tavola attribuito a Tuccio da Andria
[Andria nel Quattrocento (clicca per vederla nella risoluzione originale) - elaborazione elettronica su foto di. S. Di Tommaso - 13/11/2011]

Nel 2017 "HistAntArtSI" ha pubblicato sul web una scheda di quest'opera dal titolo "Andria, Museo diocesano, tavole del Cristo benedicente e della Vergine" elaborata dalla storica dell’arte Paola Coniglio.
Da tale scheda rileviamo le condizioni in cui le tavole si trovavano prima del 1963 quando furono restaurate nell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze dal relativo Gabinetto di restauro della Sovrintendenza; vi si legge:

Dopo una prima attribuzione a Tuccio d’Andria avanzata nel 1954 da Michele D’Elia, lo stesso studioso ha espunto le due opere dal catalogo del pittore pugliese, dirottandole verso un ignoto “Maestro di Andria”, dai modi stilistici più raffinati di Tuccio. Il ripensamento del D'Elia avvenne quando, nel 1969, a restauro ultimato, le tavole esibirono l'altissima qualità d'esecuzione, restituendosi anche nella loro integrità iconografica grazie al disvelamento, in alto, delle testine di serafini, e, in basso, delle interessantissime vedute della città e della campagna andriesi, che in epoca imprecisata erano state nascoste da una doratura che aveva risparmiato le sole figure centrali del Cristo e della Vergine.
Un punto fermo nell'analisi dello stile del “Maestro di Andria” condotta dal D'Elia è costituito dalle chiare affinità che le ante andriesi presentano con il polittico che un ancora anonimo pittore ha eseguito, intorno agli anni settanta del Quattrocento, per la chiesa benedettina dei Santi Severino e Sossio a Napoli. Alla luce di queste considerazioni, per il D’Elia la figura di Tuccio si porrebbe come quella di un collaboratore del più dotato “Maestro di Andria”, cui spetterebbe anche un trittico con la Visitazione tra i santi Bernardino e Francesco conservato nella chiesa di San Bernardino a Molfetta.
A Tuccio, la cui unica opera certa è lo Sposalizio mistico di Santa Caterina con santi, firmata e datata 1487, e destinata alla Cappella di San Bonaventura nella chiesa di San Giacomo a Savona, sia il D’Elia che Clara Gelao (2005) hanno confermato invece la responsabilità del trittico, oggi nella Pinacoteca provinciale di Bari, ma proveniente dalla chiesa francescana di Santa Maria Vetere ad Andria.


Orazio Lovino nell’aprile del 2019 ha pubblicato una scheda di critica intitolata “Maestro d'Andria - Dittico-reliquiario dell'Intercessione”, in “Rinascimento visto da Sud. Matera, l'Italia meridionale e il Mediterraneo tra ’400 e ’500”, testo tratto dalla sua tesi di laurea magistrale del 2017-2018 "Pittura in Terra di Bari a cavaliere di due secoli".
Dell'interessante scheda se ne cita una piccola parte riguardante la descrizione e note sull'attribuzione ad un imprecisato Maestro d'Andria.

“… Cristo, seduto su un trono di nubi con i piedi adagiati sopra un codice dalla coperta in cuoio, con chiudende e cantonali, esageratamente scorciato, accoglie la supplica materna benedicendo la città, mentrecon l'altra mano tiene il globo sul ginocchio.
Le due figure, affrontate, sono iscritte ciascuna entro una mandorla in oro a guazzo a raggi ondulati incisi, il cui effetto luminoso si riverbera naturalisticamente sulle teste di cherubini e serafini.
Maria, vestitacon abito broccato d'oro com notivo a griccia e stretto in vita da un cinturino, è avvolta in un manto blu soppannato di bianco a cui è appuntato, tramite un prezioso fermaglio, un candido velo che le ricopre il capo coronato da un diadema incastonato di perle, zaffiri e rubini.

Le parentele stilistiche con il Maestro di San Severino si palesano, in particolare, nel Cristo, coperto d'un mantello rosa accartocciato in pieghe tubolari e falcate: tali panneggi, insieme al volto terso, alla costruzione geometrica e alle palpebre a mezz'asta, rivelano stringenti analogie con i santi Giovanni evangelista e Pietro del Polittico di San Severino.
Ad ancorare il Maestro d'Andria alla cultura partenopea dell'ultimo quarto del secolo subentra inoltre un dettaglio tecnico, l'oro inciso con motivo strigilato che, già presente in Beato Angelico … si ravvisa in esempi napoletani …”

[testo tratto da “Maestro d'Andria - Dittico-reliquiario dell'Intercessione, scheda 5,18, di Orazio Lovino, in “Rinascimento visto da Sud. Matera, l'Italia meridionale e il Mediterraneo tra ’400 e ’500”, (a cura di) D.Catalano, M.Ceriana, P.Leone de Castris, M. Ragozzino, arte’m - prismi editrice, Napoli, 2019, pp.311(foto sotto sx), 366.]

Maestro di Sanseverino: Madonna con Bambino(part) - Museo di Capodimente - MiBAC    Teca delle reliquie: La Vergine(part) - Museo Diocesano, Andria
[a sx: Maestro di San Severino: Madonna con Bambino(part); Museo di Capodimente, MiBAC (particolare dell'immagine di pag 311 del testo qui sopra citato)
a confronto con a dx: Teca delle reliquie: La Vergine(part); Museo Diocesano, Andria -foto di. S. Di Tommaso]


NOTE

[1] Tra gli interventi sull'attribuzione di queste tavole, si legga l'intervento di Michele D'Elia al Convegno Internazionale di Studio "Memoria Christi", tenuto in Andria dal 26 al 27 novembre 2004, "Ancora su Tuccio e il maestro di Andria: una piccola storia, un grande problema", in: "La sacra spina di Andria e le reliquie della corona di spine", Fasano, 2005, pagg. 403-412.