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La struttura marmorea della cappella di San Vincenzo Ferreri, eretta a destra dell’ingresso della chiesa, fu realizzata nel 1772 insieme a quella della cappella di San Tommaso d’Aquino eretta sul lato opposto. Tanto risulta sia dai cartigli posti nel frontone del dossale, sia dall’atto notarile del 18 luglio 1771, nel quale i PP. Domenicani commissionavano al “Sig.r Marino [Palmieri] ingegnere, e marmoraro … due altari, e cappelle di marmo. … La situazione dell’opera suddetta debba sortire nel mese di giugno dell’entrante anno 1772. E questo per il convenuto prezzo trà esse parti … di docati mille, e due cento in moneta d’argento contante per tutti li due intieri altari, e cappelle, cioè docati sei cento per ciaschuno di essi. …”
Il primo altare, a destra di chi entra in Chiesa, è intitolato a S.Vincenzo Ferreri, del quale si ammira l’immagine, dipinta su tela, dalle grandi ali spiegate, avendo una fiammella accesa sul capo, mentre una folla di popolo, dell'uno e dell’altro sesso, lo circonda, implorando la guarigione ai loro mali. In cima si vedono due angioli, che scendono dall’alto, con le trombe in mano, per dinotare la predicazione del Santo. Due altri serafini completano le figure di questo pregevole dipinto, chiuso in cornice di marmo, intarsiata di fregi in marmo rosso. Nell’ovato di questo altare si vede un’altra tela, chiusa pure in cornice di marmo, rappresentante S.Pietro Gonzales (chiamato anche S.Elmo), protettore dei naviganti, avendo a destra una barchetta.
[da "Chiesa di S. Domenico" in Il Capitolo Cattedrale di Andria .., di M. Agresti, tip. F. Rossignoli, Andria, 1912, Vol.II, pag. 90]
Nel quadro San Vincenzo Ferreri (1350-1419), domenicano spagnolo, è classicamente raffigurato
con fiammella dello Spirito Santo sul capo ed ali angeliche tra creature celestiali con tromba,
in quanto, spiegando l’Apocalisse nelle sue prediche contro gli eretici valdesi e catari e contro lo scisma d’occidente,
soleva assomigliarsi all’Angelo messaggero preannunciato da Giovanni nel suo libro, ammonendo l’uditorio col grido dell’Angelo (cap.14, v.7):
“Timete Deum et date illi honorem quia venit hora iudicii eius et adorate eum qui fecit caelum et terram et mare et fontes aquarum.”
(cioè: “Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l’ora del suo giudizio.
Adorate colui che ha fatto il cielo e la terra, il mare e le sorgenti delle acque.”).
Nella sinistra infatti reca il libro dell’Apocalisse aperto nel quale si legge
“TIMETE / DEUM / ET DATE / ILLI HO / NOREM”, mentre indica il Cielo con la destra ai numerosi fedeli ai suoi piedi,
che attendono grazie, e a quelli alle sue spalle forse i dubbiosi e gli eretici.
Nell’ovato c’è San Pietro Gonzales (1190-1246), domenicano spagnolo, grande predicatore,
cappellano reale di Ferdinando III di Castiglia; operò poi tra i poveri, soprattutto marinai e pescatori, così che,
alla sua morte divenne un loro protettore, in particolar modo in Portogallo e Spagna, col nome deformato di San Telmo (forse altro suo nome o cognome).
Per la sua protezione dei i marinai in questa tela è raffigurato avente nella mano destra una barca
sventolante una bandiera bianca con croce rossa.
Si tenga inoltre presente che la sua devozione rifulse nel 1741, proprio mentre si riallestiva l’arredo di questa Chiesa,
dopo le importanti ristrutturazioni d’inizio Settecento.
Nel cartiglio incastonato nella parte superiore del dossale si legge:
SABASTIANVS SPAGNOLETTO JUNIOR
SUI PATRIS PIA UOTA PERSOLUIT
ANNO SALUTIS NOSTRÆ
MDCCLXXII
Il meraviglioso altare in marmi policromi con le insegne degli Spagnoletti (uno dei due stemmi è anche riprodotto qui sopra).

[particolare dell'altare dedicato a San Vincenzo Ferreri - foto Sabino Di Tommaso,
02/04/2021]
In merito al sepolcro degli Spagnoletti il Merra scrive:
Questo altare fu eretto dalla famiglia Spagnoletti, come si rileva dal testamento rogato per mano di Notar Giuseppe Antolini, nel 14 novembre 1756. Venne bellamente rifatto in marmo nel 1772 dal signor D. Sebastiano Spagnoletti iuniore, adempiendo cosi i pietosi voti del padre, come leggesi sopra di uno scudo marmoreo, che pende dalla cornice del quadro; «Sebastianus Spagnoletti Junior qui patris pia vota persolvit, anno salutis nostræ 1772».
A piè dell’altare vi è il sepolcro gentilizio degli Spagnoletti, con una epigrafe, messa alla memoria di Sebastiano Spagnoletti, Patrizio di Andria e di Giovinazzo, valente giureconsulto, per cristiana pietà e per illibatezza di costumi insigne, amico di tutti, caro ai suoi, certa tutela dei poveri; fu in questa tomba composto coi suoi maggiori, affinché una pietra sola covrisse le sue ceneri e quelle della madre, che vivo venerò. Visse anni 55, mesi 4, giorni 9. Morì ai 24 novembre 1783. [1]
| [epigrafe] | [traduzione] |
|---|---|
|
SEBASTIANUS . SPAGNOLETTI |
SEBASTIANO SPAGNOLETTI, |
Su questo avello, come pure a destra e sinistra dell’altare si vede scolpito lo stemma degli Spagnoletti, consistente in un braccio armato di spada ed in una stella sopra di uno scudo sormontato da una corona.
[da "La Chiesa e il Convento di S. Domenico" in Monografie Andriesi, di E. Merra, tip. Pontificia Mareggiani, Bologna, 1906, Vol. II, pp. 25-27]
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[Le due lapidi, stemma e iscrizione sepolcrale di Sebastiano Spagnoletti, un tempo ai piedi dell'altare, oggi conservate nella tenuta S.Domenico del Conte O. Spagnoletti Zeuli
- foto: Archivio privato Conte Onofrio Spagnoletti Zeuli (che ringrazio per la pubblicazione), tratte
da p.74 del citato volume di Riccardo G. Porro]
Dal sotto citato studio del Dott. Riccardo Giovanni Porro si rilevano infine altri ed approfonditi dati storici sull'erezione di questo altare, voluto e sovvenzionato da Sebastiano Spagnoltetti senior.
Il 14 novembre 1756 Sebastiano [Spagnoletti] senior spirava e nel suo polazzo, messo alla Piazzetta di San Domenico, alla presenza della moglie [Agata Sasso-Antolini] e del figlio arrogato [Sebastiano junior] il regio 'notaro' Giuseppe Antolini, di lui parente, procedeva alla lettura del testamento solenne, consegnatogli il 6 novembre 1756, oltre al codicillo aggiuntivo formato il 10 novembre.
Dal testamento [In nota: AST (Archivio di Stato di Trani), not. G. Antolini, n. 189, atto 14/09/1756 …]
si ha contezza …[che] Il Testatore … disponeva sia di essere seppellito nella Cattedrale
che di erigere un sontuoso altare in onore di S. Vincenzo Ferreri in S. Domenico, futuro sepolcro gentilizio:
«quando piacerà a S. D. M. farmi passare da questa all'altra vita voglio che il mio cadavere
sia seppellito nella Chiesa Cattedrale di questa Città come confratello della Ven.le Confraternita del SS.mo Sacramento
in essa eretta, ove faccio la mia el.ne di sepoltura …»
Con un’ultima disposizione testamentaria
disponeva erigersi un altare in favore di S. Vincenzo Ferreri:
«ordino e comando ad essi miei eredi che rispolvendono i R.R. Padri del Ven.le Conv.to di S. Domenico
dell'ordine dei predicatori di questa città di loro Conv. fossero tenuti gli antenati miei eredi
pagarono subbito ad essi R.R. Padri docati cinquicento contanti che servir dovranno per formare
l’altare e Cappella del Glorioso S. Vincenzo Ferrerio in essa Chiesa eretto, e questo per special divozione
che io tengo verso d.o Santo Glorioso avendo avuto sempre tal idea.» …
Sebastiano junior, che già nel 1754 era stato Avvocato dei poveri per l’Università di Andria, con il conseguimento della nobiltà di privilegio, quale «dottore utroque iure», venne aggregato al primo ceto andriese poco prima della morte, nel 1783. … Il 24 novembre di quello stesso anno Sebastiano junior spirò e fu sepolto nel sepolcro da lui istituito, atto che contribuì a consolidare il profilo patrizio della famiglia e a dotare il casato dello ius patronatus, secondo il simbolismo del tempo. …
[passim estratti da: Riccardo Giovanni Porro, "IL LEGAME CON LA TERRA - Gli Spagnoletti Zeuli e la Città di Andria", 2025, pp. 65-74]
Sull'altro lato della navata, opposto a questo altare, è eretto quello di San Tommaso d'Aquino, in tutto simile per forma e marmi utilizzati.
NOTE
[1] Il testo della lapide non è quello trasscritto dal Merra in modo approssimato (e non riporta la traduzione), ma è quello letto e trascritto fedelmente dal sottoscrtitto, visionando una foto di detta lapide di proprietà del Conte Onofrio Spagnoletti Zeuli (PvCOSZ), stampata a pag. 74 del su citato volume del Dott. Riccardo Giovanni Porro.
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]