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Chiesa rupestre di Santa Croce ai Lagnoni

panoramiche della chiesa rupestre di Santa Croce da Nord-Ovest e da Sud-Ovest
[panoramiche della chiesa rupestre di Santa Croce da Nord-Ovest e da Sud-Ovest - elaborazione elettronica su foto di S. Di Tommaso - 11/2016]
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La pianta sotto riprodotta è stata realizzata sulla base dei rilievi e disegni contenuti  a pag. 51 del testo sotto citato.
Per le foto scattate in Santa Croce il 15 maggio 2013, e in questo sito pubblicate, è dovuto un ringraziamento particolare alla Pro Loco UNPLI di Andria e, soprattutto, all'ing. Pasquale Losito, incaricato dei Beni Culturali della Diocesi di Andria, che si è premurato di farmi accedere e permettermi di riprenderle, affinché potessi studiarle e offrire ai cultori d'arte immagini dettagliate e commenti critici di questo superbo bene architettonico e pittorico del basso medievo.


Introduciamo la ricerca esponendo alcuni dati e studi sulla evoluzione architettonica di questa chiesa rupestre, estratti dal sotto citato testo di F. Nicolamarino, A. Lambo e A. Giorgio “SANTA CROCE IN ANDRIA - NOTIZIE STORICHE E IPOTESI DI RESTAURO”.

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Santa Croce a seguito dei tagli successivi della collina, nella cui massa tufacea essa era scavata, è, col passare del tempo, rimasta isolata al centro di un fossato, circondata per due lati da una strada e per i rimanenti due lati dalle pareti della collinetta tagliata a perpendicolo, sulla quale attualmente è completamente edificato.
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Una analisi descrittiva dello stato attuale, ha bisogno di un approfondimento notevole, ciò sia per fornire ipotesi attendibili per quanto riguarda la datazione delle varie evoluzioni, sia per cercare di fornire un quadro sufficientemente vario e completo anche a chi non può prendere diretta visione con l'oggetto architettonico che qui si esamina.
A guardarla esternamente, si avverte come ad una zona originaria scavata nella roccia tufacea, sia stato aggiunto in epoca successiva un avancorpo in blocchi di tufo, e come questo a sua volta sia stato eseguito in due tempi successivi.
Ciò è comprovabile da un taglio verticale presente al centro della facciata di ingresso, e dal fatto che la finestra presente in facciata, originariamente fosse un ingresso. Girando attorno si nota come le finestre abbiano un taglio abbastanza recente. Infatti ciò è avvenuto nel 1888, all'epoca cioè dell'intervento che maggiormente ha variato l'aspetto originario di S. Croce.
Originariamente perciò, la luce doveva provenire da delle aperture molto più piccole. Sul lato alla sinistra della facciata d'ingresso si notano i resti di una scala scavata nella massa tufacea. Quasi certamente essa conduceva dall'interno al campanile, che, sempre alla fine del secolo scorso l'allora incauto cappellano aveva fatto edificare sulla copertura della laura, ma che fu in seguito demolito. Riprova di questo fatto sono i resti di scala tuttora presenti all'interno della cripta, resti che evidenziano la loro fattura recente.
Abbiamo già rilevato come l'attuale ingresso sia ricavato in un avancorpo di epoca sicuramente posteriore a quella del nucleo originario di questo insediamento religioso, la cui datazione può farsi, quasi certamente, risalire ad epoca di poco anteriore alla fine dei primo millennio.
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Mediante alcuni gradini si giunge al vestibolo, la cui copertura è realizzata mediante una volta a botte con conci in pietra ben posti in opera e conservati. Questo vestibolo, è quasi sicuramente di epoca leggermente posteriore al locale attiguo, costruito anch'esso in muratura. Una ulteriore prova di questa asserzione, oltre quella già illustrata in precedenza, è data dal fatto che dalle piante si rileva come il taglio verticale sulla facciata anteriore, corrisponda al fondo della nicchia con un dipinto della Crocifissione presente sul lato sinistro del vestibolo, segno evidente che il volume in muratura costituito dall'attuale vestibolo fu affiancato ad un volume pre-esistente cioè il locale attiguo, che in origine doveva fungere da ingresso, ma che in epoche successive fu adibito a sacrestia.
La parte inferiore dei vestibolo, è scavata nella massa tufacea e presenta una superficie del tutto irregolare, segno evidente che l'escavazione era stata realizzata, qui come in altri posti della cripta, con arnesi non molto perfezionati. La presenza di massa tufacea solamente nella parte inferiore di questo locale, ci fa notare come il profilo della collinetta al cui interno fu scavata Santa Croce era, e tutt'intorno lo è tuttora, degradante verso il fondo della valle dei Lagnoni, e che quindi nel punto in cui ora si trova il vestibolo, la massa tufacea non raggiungeva una altezza tale da consentire l'escavazione di un ambiente, ma che comunque doveva avere altezza sufficiente per consentire l'apertura di un accesso, per quanto minuscolo e angusto esso possa essere stato. In un angolo del vestibolo è ancora presente una piccola piattaforma su cui fino a qualche tempo fa, doveva trovarsi una colonnina con capitello in pietra che fungeva da acquasantiera. Questa, che attualmente è reperibile nella Chiesa Cattedrale di Andria, è senza alcun dubbio di epoca notevolmente posteriore all'escavazione della cripta ed ha una fattura con influssi orientali.
Attiguo al vestibolo, vi è, come si diceva, un altro locale in muratura, anch'esso con volta a botte ma con conci in tufo. Come si è già accennato, questo locale doveva fungere da ingresso, e ciò oltre ai motivi menzionati, anche per il fatto che sono rilevabili leggerissime tracce di affrescatura e la presenza di una acquasantiera scavata nel tufo. La trasformazione di questo locale in sacrestia, è operazione relativamente recente, così come e rilevabile dal muro, ora parzialmente crollato, che divideva questo locale dal nucleo originario della laura. Dalla descrizione sin qui fatta di questo antico manufatto di natura religiosa, si è potuto rilevare come numerosi e vari interventi di variazione delle caratteristiche funzionali si siano succeduti col passare del tempo.
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Dal vestibolo si accede alla laura vera e propria. Questa è a forma basilicale con pianta vagamente trapezia, suddivisa in tre navatine da quattro pilastri naturali di forma irregolare. La volta è piana ed è costituita in massa tufacea. Essa è sorretta dai pilastri innanzi detti, che senza regolarità sono congiunti fra loro e si congiungono alle pareti verticali anteriore e posteriore mediante archi irregolari. Le volte della navatina sinistra e di quella centrale, sono parzialmente crollate con perdita di spessore, così che nel 1888 all'epoca dell'ultimo importante intervento snaturante sull'opera, si rese necessaria, anche per sopportare il peso dei campanile che si era edificato sul tetto, la costruzione di due pilastri circolari in blocchi di tufo intonacati, con capitello e base quadrata.
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La navatina di destra termina con un'abside semicircolare sul cui fondo vi è un affresco, mentre la parete laterale destra non presenta alcuna particolarità di rilievo, tranne una finestra tagliata in epoca non molto remota. La navatina di sinistra è chiusa anch'essa mediante un abside affrescato e la parete laterale sinistra presenta segni evidenti, di quello che era l'accesso costruito per raggiungere dall'interno il campanile situato sul tetto. Attualmente questo accesso è chiuso con blocchi di tufo e all'interno sono ancora riscontrabili i resti della scala che serviva all'uso di cui si è detto. Più in là, sempre sul lato sinistro vi è un riquadro nel quale vi è traccia di un affresco e la cui funzione non è ben nota, corrispondendo all'esterno ad un tamponamento in blocchi di tufo. Verso la fine di questa parete laterale sinistra vi era una finestra, completamente distrutta dal vandalismo di alcuni, i quali ne avevano ricavato un ingresso per l'accesso furtivo.
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La navata centrale continua oltre le due navatine laterali, in un ambiente la cui escavazione è avvenuta a più riprese in epoca successiva alla prima escavazione, e al quale si accede mediante un grande arco ricavato sulla parete di fondo della laura e che non si è avuto timore a ricavare pur tagliando in maniera assurda gli affreschi che vi erano presenti. La parte anteriore di questo ambiente venutosi a creare, risulta scavata con una tecnica molto simile a quella adottata per l'intera laura, cioè adoperando piccoli strumenti per il taglio manuale e minuto del blocco di tufo. Ciò autorizza a supporre che questa parte sia stata escavata in epoca anteriore alla parte terminale di questa navata centrale. Questa parte infatti fu ricavata nel 1888, scavando con tecnica più moderna ma decisamente meno fine. … … … . Al centro di questa parte terminale, scavata in maniera tanto irriguardosa, si trova un altare di fattura evidentemente moderna e certamente risalente all'epoca dell'ultimo intervento. Verso la base del grande arco che taglia in due la navata centrale, vi si trovano intagliate due colonnine con capitelli la cui realizzazione è indubbiamente coeva dell'ultimo intervento e presenta caratteri stilistici grossolani.
Difficoltà obiettive sorgono quando si cerca di dare un certo ordine cronologico ai vari interventi che sono stati effettuati su questo oggetto architettonico e si cerca di datarli con una approssimazione limitata. Avvalendoci di alcuni indizi, si cercherà ora, grazie anche ad un certo ausilio fornitoci da parte dei dipinti, di individuare quella che può essere stata l'evoluzione nei secoli di Santa Croce. Come detto in precedenza, per poter bene individuare quelle che erano le caratteristiche originarie della laura, bisogna rifarsi alla morfologia del terreno in cui essa fu scavata. Col suo profilo degradante verso valle ad occidente, la collinetta poneva determinati vincoli ad una escavazione, vincoli ulteriormente evidenziati dalla scarsezza e rozzezza dei mezzi tecnici a disposizione dei monaci. La pianta originaria non dovrebbe lasciare quindi perplessità, ed essere individuabile in quella … … … in cui è rilevabile l'accesso verso valle, la mancanza di significative aperture fenestrate e l'abside centrale molto ridotto e di forma semicircolare. L'escavazione di questo che è il nucleo originario non dovrebbe essere avvenuto in epoca posteriore al X secolo, … … …
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Mutate evidentemente le caratteristiche morfologiche del terreno a seguito delle continue escavazioni nella zona circostante, si rese necessario e probabilmente si ebbe un mutamento naturale di Santa Croce in santuario rurale, da cercare di ampliare ed abbellire. Ed è presumibilmente a questo periodo che può farsi risalire l'aggiunta dei due avancorpi in muratura innanzi descritti. In questi, la tipologia costruttiva delle volte a botte adottate, presenta delle caratteristiche tali da consentire una possibile collocazione storica di questo ampliamento, intorno al XIII secolo. … … … . Fu in questo periodo che cominciò l'opera di affresco delle pareti di questo organismo costruttivo che andava sempre più mutando le proprie caratteristiche originarie per assumere, quelle del periodo nel quale ci si trovava. Gli influssi a cui questi lavori di affrescature delle pareti erano successivi, furono di varia natura e solo in parte di matrice bizantina. Ciò è dovuto probabilmente ad una duplice motivazione. Innanzi tutto essendo la Puglia regione di traffico fra l'Oriente bizantino e l'Occidente latino era naturale conseguenza che tutti gli aspetti della vita sociale risentissero in maniera più o meno determinante di una matrice culturale così importante. Non secondario probabilmente fu l'influsso che poterono apportare le migrazioni di colonie monastiche orientali, che si ebbero nelle nostre regioni e che erano intimamente impregnate di cultura eminentemente sacra ed iconografia tipica del bizantinismo(5). Si diceva che solo in parte gli influssi che è possibile riscontrare negli affreschi di Santa Croce sono di natura bizantina. Infatti una importanza pressoché predominante costituiscono i caratteri della cultura locale, che probabilmente saranno caratteri provinciali, ma che rendono più spontaneo e vivo il corredo pittorico.
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Un ulteriore stadio evolutivo nella cripta di Santa Croce è costituito dall'allungamento e allargamento dell'abside centrale. Questo infatti come rilevato in precedenza, doveva essere in origine a pianta semicircolare, così come nella tradizione delle costruzioni sacre monacali.
Il nuovo ambiente, ottenuto allargando e allungando l'abside originario in epoca sicuramente posteriore al XIV secolo, ha l'asse spostato verso sinistra, ed era stato ottenuto mediante una differente tecnica di escavazione. La sicurezza nella datazione della escavazione di questo ambiente, deriva da una motivazione determinante. Infatti sulla parete sinistra di questo nuovo abside ottenuto sono riscontrabili sul muro degli intagli a forma di aureole, di varie dimensioni, facenti sicuramente parte di un affresco ormai perduto completamente. Questa stessa tecnica è adottata, in tutta la cripta solo in un affresco ancora parzialmente visibile, che si trova su una delle facce, di una delle colonne di sinistra. Ora noi sappiamo che questa tecnica di intaglio (particolarmente per pitture su legno) è tipica del primo gotico e quindi la datazione di questi affreschi e delle pareti su cui essi si trovano, non può essere anteriore al XIV secolo.
Un ulteriore intervento in questa zona, atto a variare le caratteristiche funzionali di questo organismo architettonico, è costituito dal taglio di un grande arco per consentire l'accesso al nuovo abside ingrandito, in luogo del vecchio, piccolo arco che fungeva da accesso all'originario abside semicircolare. Il taglio di questo arco portò via una parte notevole delle pitturazioni esistenti sulla parete di fondo della navatina centrale e fu completato con l'intaglio delle due pseudo-colonnine con capitello alla base di esso di cui si diceva. La datazione di questo intervento, è quasi sicuramente riconducibile al periodo, se non contemporaneamente, dell'ultimo grande intervento quello cioè della fine del secolo scorso. In precedenza vi era stato chi aveva cercato di ovviare all'annoso problema della umidità proveniente dall'alto, fornendo la copertura di un tetto di tegole a doppia falda. Ciò è possibile ancora rilevarlo guardando la facciata, su cui si può notare l'inclinazione che avevano le due falde.
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Vi è infine, seguendo questo excursus fra i vari interventi e manomissioni a cui S. Croce è andata soggetta, da parlare dell'ultimo intervento notevole, avvenuto nel 1888. In quest'epoca, per iniziativa dei tutto personale dell'allora cappellano, del quale il tempo ha generosamente mantenuto nascosto il nome, furono eseguiti una serie di interventi che contribuirono a stravolgere quelle che erano le caratteristiche peculiari dell'opera. Infatti, come si è a più riprese avuto modo di notare, fu allungato l'abside con una tecnica molto rozza per poterne ricavare blocchi in tufo coi quale edificare sul tetto il campanile. Ovviamente il peso di questa sovrastruttura, rese necessaria la realizzazione delle due colonne di sostegno circolari, delle quali si diceva. Nel nuovo ampio abside così ricavato, fu realizzato un altare di stile in sintonia con i tempi. Furono infine aperte nella massa tufacea le finestre e furono corredate di infissi, il tutto fu fatto senza preoccupazione alcuna di ben armonizzare questi nuovi interventi con quello che era il patrimonio pre-esistente.
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[passim (stralci) tratti da “SANTA CROCE IN ANDRIA - NOTIZIE STORICHE E IPOTESI DI RESTAURO”, di F. Nicolamarino, A. Lambo e A. Giorgio, Tip. D. Guglielmi, Andria, 1981, pagg. 31-56]

pianta della cripta (rielaborata elettronicamente su disegno di A. Giorgio - F. Nicolamarino)
[pianta della cripta (rielaborata elettronicamente su disegno di A. Giorgio - F. Nicolamarino)]

Dati storico-architettonici essenziali

  1. X secolo: prima escavazione della Chiesa rupestre e sua realizzazione a pianta basilicale trapezia, mediante allargamento di grotte naturali preesistenti; non sono riscontrabili affreschi di quel periodo;
  2. XIII secolo: copertura in muratura degli ingressi; quasi certamente il territorio è stabilmente gestito da una grangia benedettina (forse già da almeno 3 secoli); a questo periodo potrebbero risalire alcuni degli affreschi più antichi;
  3. XIV-XV secolo: con una ulteriore escavazione viene realizzato un nuovo presbiterio con abside e piccolo coro; una parte dei dipinti risalgono al periodo gotico (tra i quali quelli intagliati nel tufo), altri al primo rinascimento (quando il Ducato di Andria è governato dagli angioini, famiglia Del Balzo);
  4. XIX secolo (1888): si deturpano diversi elementi architettonici e iconici, allungando ulteriormente l’abside, aprendo un accesso con gradini ad un campaniletto eretto sul tetto e l’aggiunta due colonne di sostegno dello stesso, aprendo inoltre delle nuove ampie finestre sulle pareti affrescate;

Nei vari secoli, man mano che gli abitanti del luogo necessitavano di materiale edilizio, tutt’intorno alla cripta vennero segati blocchi di calcarenite, badando tuttavia a non ledere e quindi preservare la struttura dell’edificio sacro;
ciò spiega perché la Chiesa, da grotta - ipogeo immerso nel pendio del lagno, ha assunto la parvenza di cripta ascosa in un masso emergente da un ampio fossato circostante.