
Il D'Urso, basandosi in questo caso prevalentemente sulla tradizione più che su documenti (perché introvabili), racconta in questo modo la sua iniziale costruzione:
[in "Storia della Città di Andria" Tip. Varana, Napoli, 1842, Libro IV, Cap. XI, pag.77, 79]
Già a fine Seicento il medico-poeta andriese Ferdinando Fellecchia, nel suo poema "La vita del gloriosissimo S. Riccardo primo vescovo, e padrone d'Andria", a proposito della tradizionale venuta dell'apostolo Pietro nella nostra Città, scrive:
[tratto da "La vita del gloriosissimo S. Riccardo primo vescovo, e padrone d'Andria"
di Ferdinando Fellecchia, per Salvatore Castaldo reg. stampatore, Napoli, 1685, Canto III, pp. 38, 39
(originale della Biblioteca Comunale di Andria)]
-CD.jpg)
[prospetto primo Novecento - foto dell'Istituto Italiano d’Arti Grafiche, Bergamo.
Fototeca INASA, fondo Ricci, inv. 13663]
Alcune informazioni, tra storia e leggenda, le fornisce anche mons. Giuseppe Ruotolo:
La Porta Santa. La tradizione sulla porta dei miracoli è consacrata da un arco [nel cappellone di S. Riccardo] e da una chiesa.
Nulla si oppone a questa tradizione e il monumento di arte e di fede ne è eloquente conferma.
La chiesa sorse nel duecento e fu rifatta nel quattrocento. Aveva un altare
dedicato a S. Pietro, un altro a S. Riccardo e accanto un ospedale intitolato al santo Patrono.
Alcuni hanno dedotto che anche S. Pietro passò da quella porta. L'unione dei due culti nella medesima
chiesa esprime solo la riconoscenza di Andria ai due Apostoli della fede.
Sappiamo che la città aveva le mura e le porte nel secolo XI, ma nulla possiamo affermare dell'antica Nezio.
Un'altra conferma della porta sdanta riccardiana è un sasso che si trova a poca distanza ed è chiamato chiancone
di S. Riccardo. Il popolo di Andria dovrebbe erigere una cappella votiva sul posto,
dove molto verosimilmente il santo presule si fermò prima di entrare nella sua città.
[tratto da “Il volto di Andria fidelis”, di Giuseppe Ruotolo, spab. tip. G. Martano, Chieri, 1945, pp. 115-116.]
Altre note, storiche, le riporta l'Agresti:
[in "Il Capitolo Cattedrale di Andria ed i suoi tempi" Tip. Rossignoli, Andria, 1912, Vol.I, pag.120-121]
Con la precisione propria del ricercatore, l'arch. Vincenzo Zito, nel suo studio su " L'antica Porta del Castello di Andria", relazionando sui documenti rinvenuti su Porta Santa, come una antica porta della Città, ci porge un po' della sua storia documentata:
... in epoca sveva, sul luogo o nei
pressi della porta sarebbe stata edificata l’odierna chiesa di Porta Santa,
che ne ha assunto e tramandato il nome (D’Urso 1842, p. 77). L’atto
ufficiale della fondazione della chiesa, però, risale solo all’ 8 marzo 1517.
Si tratta di una “Bolla” emanata da mons. Antonio Lupicino, vescovo di
Bisceglie, il quale in nome del cardinale De Flisco, vescovo di Andria,
concede all’Università di Andria di costruire una chiesa nel luogo detto
Chiesa di Porta Santa, vicino le mura e vicino la veneranda chiesa di
Santa Maria di Misericordia, per dare degna accoglienza ad una
immagine della Vergine che si era trovata dipinta sulle mura della città ... .
La chiesa attuale é composta da due cellule, coperte ciascuna con una
cupola ottagonale, e risulta essere stata edificata in due tempi successivi:
dall’esame dei paramenti murari interni si può dedurre che la prima
cellula è chiaramente più antica della seconda ... . In quest’ultima è
presente uno stemma della città di Andria che reca la data del 1573, che
forse indica l’anno di costruzione della seconda cellula.
Da un atto notarile del 1542 si ha conoscenza di un bastione di Porta
Santa ... e nel primo paragrafo si è visto che le porte erano spesso difese
da uno o due torri. Il bastione, quindi, potrebbe essere stato utilizzato
come basamento per la costruzione della seconda cellula, la quale
effettivamente sporge all’esterno del circuito murario.
[testo tratto da " L'antica Porta del Castello di Andria" di V. Zito, 2a ed. dell'Autore, 2014, pag.25]
La Chiesa di Porta Santa e l'Ospedale di Santa Maria della Misericordia sono richiamati nel testamento che nel 1420 avrebbe redatto il duca Francesco I del Balzo, nel quale tra i vari lasciti si legge:
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]