il portale del monastero

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porta del monastero
[portale del monastero - elab. su part. delle foto di Aurelio Malgherini di Andria]

porta del monastero
[portale del monastero: statua di S. Benedetto - foto di S. Di Tommaso - 2011]

tela di San Benedetto che era nel Convento
[tela di S. Benedetto - foto di S. Di Tommaso - 2008]

Monastero delle Benedettine
in largo Duomo

Il portale

Del portale del monastero scriveva il Borsella:

"E se il luogo concorre a render pregevoli le case, le ville, i palagi, le regie, le Chiese, può ben gloriarsi questa Casa Religiosa di avere un tempio isolato col Monistero in un punto eminente e nobile, accanto la Cattedrale, e poco lungi dal palazzo Ducale.

Nel frontespizio del portone, tutto di pietra eccellentemente fregiato, che introduce nel Monistero, spicca oh quanto cara la statuetta di San Benedetto, lo stemma del vescovo Angelo Florio, che mette fuori una vacca con un fiore e quello della Università. Nel primo è scritto: «Angelus Florius Episcopus Andriensis» nel secondo «Andria non minus fidelis quam benigna».

I lavori descritti con gli altri che adornano il portone, vennero fatti dal ridetto Nicolantonio Brudaglio, a dritta di questi fregi è messo l'impresa di S. Benedetto, e a sinistra quello della città."

     [il testo è tratto da Andria Sacra, di G.Borsella, Tip.Rossignoli, Andria, 1918, pp.236-237]

La descrizione architettonica è stralciata dalaa citata relazione del 1909 stesa dall'ispettore della Sovrintendenza ai monumenti Angelo Pantaleo:

"Oltre alla parte superiore, ove ricorre l’ordine di finestre già dette è notevole la porta d’ingresso al parlatorio del monastero, che ha proporzioni sobrie ed imponenti, i cui portali architettonici ed ornamentali sono disposti con perita ripartizione e l’architrave è aumentato da maggiore ornamentazione per motivo d’una cartella con lapide dai caratteri assai sciupati, con due stemmi lateralmente: vescovile uno, essendo mitrato, e l’altro del Comune di Andria, tagliato alla maniera della rinascita toscana ed avente il leone rampante che abbraccia una palma. Quest’arma ritrovasi, ugualmente foggiata, all’angolo Nord – Levante del monastero.
È notevole anche la porta in legno, rivestita di lamina di ferro, tempestata di chiodi, con la buca della toppa in ferro foggiata a cuore, le sbarre in ferro battuto a foggia di un giglio a formare il prolungamento dei gangheri della porta istessa. Decorazione questa assai caratteristica, che mostra all’evidenza come in quei tempi curavano il dettaglio per avere l’opera in ogni sua parte stilizzata."

Si riporta anche quanto scrive Giuseppe Ceci nel 1935 perché precisa che nel Settecento inoltrato, quando fu completato questo nuovo monastero (intorno al 1774), sul portale furono trasferite alcune sculture esistenti sul vecchio del Cinquecento (data di effettivo impianto del vecchio: 1582).

"L'ornamento del portone è in pietra, formato da pilastri fiancheggiati da volute che circondano anche la nicchia sovrastante che contiene una statuetta di S. Benedetto sobriamente scolpita. Tutto è attribuito a Nicola Antonio Brudaglio, vissuto intorno alla metà del sec. XVIII, capostipite di una famiglia di scultori andriesi. A sinistra, sull'architrave è incastrato lo stemma del vescovo Angelo Florio – una vacca con un fiore -, e a destra quello del Comune – un leone rampante su di una giovane quercia – col motto Andria non minus fidelis quam benigna, qui riportati dalle antiche fabbriche del monastero."

    [da Un Monastero di Benedettine in Andria, di G. Ceci, A.Cressati Ed.,Bari,1935,pag.14]

Statua e tela di S. Benedetto

Come sul portale d'ingresso così nel convento la figura di San Benedetto, fondatore della congregazione che qui operava e professava la sua vocazione, emergeva tra le altre icone di santi.

Al centro della nicchia del portale, su un grande piedistallo con sottostante voluta ricurva, vi è la statua di San Benedetto. Il Santo viene qui raffigurato mentre regge con la mano sinistra il libro della sua ”Regola” ; nella mano destra una coppa (da cui fugge una vipera) e il pastorale. Ai suoi piedi la mitria vescovile simbolo della sua autorità di Abate mentre a destra manca il corvo col pane nel becco, presente nella collocazione originaria (foto sotto).
Il libro della Regola è aperto all’incipit: «Ausculta, o fili, præcepta magistri & inclina aurē cordis tui: & admonitionē pii patris libēter excipe & efficaciter cõple.» (Ascolta, o figlio, gli insegnamenti del maestro e apri l’orecchio del tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno).

Anche una tela (foto a sinistra sotto la statua) presente all'interno del monastero raffigurava San Benedetto con il pastorale nella destra e la regola aperta nella sinistra con il motto latino «AUDITE  FILI  PRECETA  DEI»; ai suoi piedi la mitra e il corvo con il pane nel becco.

Attualmente (2015) la tela è allocata nella chiesa del Carmine,  sulla parete destra del presbiterio.

Nella demolizione della chiesa e del monastero molte sculture di pregio furono salvate dalla distruzione, dall'accaparramento o dalla vendita; tra queste l'intero portale del monastero. Grazie alla assidua vigilanza della Soprintendenza, ma soprattutto alle insistenze del vescovo mons. Rostagno e della Commissione d'Arte Sacra di Andria (nota del 31/05/1938), il portale fu salvato e affisso a destra del portico della cattedrale.
Le foto degli stemmi e della statua di S. Benedetto qui riprodotte sono state riprese nella loro sede attuale.

monastero: frontespizio della porta


Gli stemmi del portale

Lo stemma a sinistra sul portale è, come s'è detto, l'emblema del vescovo Angelo Florio (1477-1495), qui posto perché il monastero poté essere edificato grazie anche ad un consistente suo legato, lasciato per l'ospedale di S. Riccardo e invece poi utilizzato per costruire questo monastero; alla base è scritto"ANGELUS DEFLORIO / EP[ISCOP]ŨS ANDRIEN / SIS".

Il D'Urso nella sua "Storia della Città di Andria ..." ci spiega perché insieme al fiore nello stemma (foto ingrandita sotto a sinistra) è scolpita una mucca al pascolo.

"A lui [al vescovo Martino de Soto Maior] successe nell’istesso anno [1477] in questo Vescovado D. Angelo Floro nostro Concittadino, e Prete di questa Cattedrale, detto Monsignor Vaccarella. Prese questo agnome da una Vaccarella, che fu causa del suo esaltamento. Egli un giorno trovandosi a caso in un suo podere limitrofo alla via appia, ne’ tenimenti della Tavernola; di là passò un Cardinale, che ritornava da Taranto. Il nostro Floro alla vista di un Porporato gli si offerse incontro, e dopo gli atti di rispetto lo pregò, se volesse compiacersi di prendere un ristoro nella sua rurale Capanna. Quel Cardinale, perché ne sentiva un forte bisogno, vi acconsentì volentieri. Lì altro non eravi che una piccola Vacca. Questa venne all’istante apparecchiata, e quel Sacro Personaggio, nonché il suo Comitato, rimasero appieno soddisfatti di quel pasto. Dai discorsi poi tenuti dal nostro Floro in quella occasione avvertì il Cardinale essere quel nostro Prete uomo di vaste cognizioni; quindi volendo essergli grato per quel grazioso complimento, se ne segnò il nome, e partì. Non giunse in Roma che successe la morte del Vescovo di Andria Martino di Soto Major. Creduta questa dal Cardinale la occasione opportuna per dimostrarne la sua riconoscenza; gli ottenne da Papa Sisto IV. la investitura di questo Vescovado. Or ecco il perché questo nostro Vescovo presenta nel suo Stemma, oltre un fiore, impresa della famiglia, una Vaccarella, la quale fu occasione di tale esaltamento pel suo Padrone."

[testi tratti da R. D'Urso in "Storia della Città di Andria", tip.Varana, Napoli,1842,
- lib. VI, cap. III, pag.113]


Nel 2012 l'ing. Riccardo Ruotolo ha pubblicato una accurata ricerca su “Lo stemma di Andria”. In merito allo stemma dell'Università di Andria sul portale del convento delle Benedettine (foto ingrandita in basso a destra) scrive:

«L'epoca di realizzazione di questo stemma è quasi certamente la fine del XV sec. quando furono realizzati i due ospizi della SS. Trinità e di San Riccardo con la generosità dei cittadini e con le rendite del Vescovo Mons. Florio; si spiega anche, così, il motto presente al di sotto dello stemma: "ANDRIA NON MINUS FIDELIS QUAM BENIGNA" che sta a significare sia la fedeltà nel senso religioso degli andriesi (mntre il termine FIDELIS inciso sulla Porta di S. Andrea ha il significato di sudditanza, di sottomissione all'Imperatore Federico II, come precisa il Prof. Vincenzo Schiavone), sia la loro generosità.
Anche questo stemma ha lo scudo sagomato a testa di cavallo o, come afferma il Podestà
[Pasquale Cafaro nella delibera del 23 agosto 1929] "a forma di targa fiorentina", con nove punte, interamente occupato da un leone rampante con coda biforcuta, con tra gli artigli un virgulto di quercia sul lato sinistro e con la lingua fuori dalla bocca. Molto probabilmente era sormontato da una corona ducale, ora non più esistente, essendo lo stemma scheggiato nella parte superiore

[tratto da “Lo stemma di Andria” di R. Ruotolo, Quaderni del Consiglio Comunale di Andria, Tip. Publicom, Andria, 2012, pag.22]

stemma di Angelo Florio      stemma della città di Andria
[stemmi: di Angelo Florio a sinistra, dell'Università di Andria a destra - foto di S. Di Tommaso - 2014]

A mio avviso questi due stemmi quasi certamente non furono scolpiti per i due ospedali della SS. Trinità e di S. Riccardo, bensì per il primo monastero delle Benedettine realizzato al posto di quei due ospedali.
Tanto si evince dal fatto che il legato di “ducati mille lasciati dal Vescovo Monsignor Florio per risarcire e dilatare un lato dello Spedale di S. Riccardo” non fu più utilizzato a quel fine; fu invece nel 1563 destinato, insieme a “qualche altro amminicolo, e prestazione della Città” nella “Clausura per le figlie di S. Benedetto”. “…Questa Università altresì somministrò alcune somme, e così si mise mano all’opera. … Tutti i Cittadini concorsero con qualche contribuzione a quest’opera di cristiana pietà; e stabilite alcune rendite annuali, se ne venne al compimento. Ma per terminarsi interamente la fabbrica col Campanile passò qualche anno. Quindi elle noi troviamo essere entrate la prima volta le Vergini nel Chiostro nel 1582. nella Vigilia del S. Natale.
[Il corsivo è estratto dal D’Urso (op. cit., pag 133), che, per queste notizie, è supportato da alcuni documenti (la bolla di Pio IV del 1563 e una transazione tra Università, Monte di pietà ... Monastero Benedettine del 1746) e trova concordi gli altri storici].

Quanto sopra porta quindi a supporre che questi due stemmi siano stati realizzati nella seconda metà del Cinquecento (e non nel Quattrocento) per il Monastero delle Benedettine, onde conservare memoria che tale opera pia era stata costruita coi fondi del vescovo Angelo Florio, dell’Università di Andria e dei generosi cittadini.


Una curiosità. Si noti che nel cartiglio dello stemma dell'Università di Andria è scolpito un bassorilievo raffigurante forse una cornucopia (o un'anfora o un corno), solo a destra della scritta "BENIGNA" e non anche simmetricamente a sinistra: è nient'altro che un abbellimento oppure è l'emblema-firma dello scultore?