
Un passaggio attualmente murato presente in uno dei locali di servizio della Chiesa,
precisamente nella bella sala
con la volta lunettata a schifo, fa supporre che un tempo fosse possibile passare dal chiostro
interno a questa ampia sala strutturata a basilica con due accessi
laterali e opposti, uno da
nord
su via Flavio Giugno, l'altro da sud su via Felice Orsini
attraverso l'adiacente e annesso cortile-piazzetta di servizio.
Da alcuni studiosi
locali del secolo scorso essa è indicata come “chiostro” coperto e dal
1931 fino al 2024, al pari di una loggia rinascimentale è stata utilizzata come
“Mercato Comunale” rionale.
Esternamente la parete laterale ovest di questo vasto ambiente è comune ai locali di servizio della Chiesa di Sant’Agostino. La parete laterale est, nell’angolo prospiciente Via Flavio Giugno si discosta dal palazzo Porro-Ceci meno di tre metri deviando leggermente e lo stretto volume di fabbrica, a pianta triangolare, ivi eretto a chiusura dell’evidente sfasamento strutturale è un raccordo non contemporaneo al contesto ed è attualmente di pertinenza di detto palazzo.

Questa ampia loggia rettangolare ripartita in tre navate appare di evidente e sobrio stile rinascimentale e sembra non
presentare tracce degli interventi barocchi subiti dal Convento e dalla
Chiesa nel
Settecento.
Dopo i restauri terminati all'inizio del 2025 l'ambiente
ha riacquistato la sua ancestrale eleganza ed oggi risulta molto gradevole
all’accorto sguardo del visitatore; presenta un aura ed un contesto consono
ad accogliere eventi culturali, in netto contrasto con l’atmosfera
precedentemente esistente quando ospitava in modo del tutto sciatto e
trascurato alcune bancarelle del mercato alimentare, con merce
disordinatamente accatastata negli angoli delle paraste, con improvvisati tendaggi di
separazione impiccati agli strattonati capitelli delle colonne, tra il
trambusto e gli afrori degli olezzanti formaggi e salumi tagliati ed esposti
sui banconi sul limitare delle navate laterali. (La foto del 2012 è stata parzialmente sfocata
per rendere irriconoscibili le persone riprese.)
Internamente, tra le navate l’ambiente presenta otto colonne snelle e rastremate, erette tra le rispettive basi attiche e gli aspragali degli eleganti capitelli di stile composito, quasi tutti con volute angolari e foglie di acanto; sui muri perimetrali emergono sedici paraste terminanti con un semplice abaco.
Le volte a vela o a catino, qual cupolette appena accennate, sono sostenute da archi semielissoidali, leggermente ribassati, che si dipartono dalle colonne centrali e dalle paraste laterali in modo semplice ed elegante.

[Due particolari del 1° capitello a sx. - foto Sabino Di Tommaso - 12/10/2025]
Magnifico è il capitello della prima colonna di sinistra entrando da via Flavio Giugno.
Agli angoli di detto capitello quattro telamoni sembrano sostenere l’abaco,
sullo stile dei sei telamoni posti nella crociera della
settima torre di Castel del Monte;
Infatti queste figure, accuratamente emergenti nei dettagli, con le gambe piegate e divaricate, siedono su una foglia di
acanto, poggiano i piedi sul sottostante astragalo e, assumendo quattro
atteggiamenti tra loro differenti (anche l’acconciatura dei capelli è diversificata), reggono il superiore abaco tenendo il capo sotto le volute angolari,
a loro volta formate dalle ali delle quattro teste di cherubini scolpite nelle zone tra loro intermedie.
Qualche altro sintetico elemento architettonico si rileva da quanto la storica dell’arte Clara Gelao scrive nel testo sotto citato:
[passim tratti da: Clara Gelao, “ANDRIA RINASCIMENTALE – episodi di arte figurativa”, con il contributo di Giovanni Boraccesi, Grafiche Guglielmi, Andria, 2018, pp. 88-92. - (Il grassetto non è nel testo originale, ma una evidenziazione di questa citazione.)]

[Particolari dei quattro telamoni del 1° capitello a sinistra entrando da Via Flavio Giugno - foto Sabino Di Tommaso, 2012]

[Quattro dei sei telamoni nella volta della torre VII di Castel del Monte qui posti a confronto (foto da p.268 dal testo citato "Civiltà e culture in Puglia", Electa Editrice, Vol.II., 1980)]
Emerge spontaneo chiedersi: quale significato avrebbe il decoro scultoreo di detto capitello posto sulla 1ª colonna a sinistra entrando da via Flavio Giugno?
Ipotizzando che questo ampio ed elegante ambiente a pianta basilicale sia stato inizialmente eretto, o come sala capitolare/assembleare per un consistente numero di adepti (Ospedalieri / Agostiniani), o come loro loggia – foresteria, probabilmente il capitello con telamoni eretto presso l’accesso, accogliendo l’adepto o l’avventore, intendeva ricordargli le essenziali occupazioni della vita consacrata: la meditazione, evidenziata dal telamone con la mano al capo, pensieroso; lo studio (precipuamente di filosofia e teologia), tramite il telamone con la mano destra sulla foglia d'acanto come a reggere uno scritto; l’impegno concreto spirituale e materiale, mediante gli altri due telamoni che essenzialmente sostengono l’abaco con le braccia alzate, o con la spalla puntellandosi sulle ginocchia.
Si possono ipotizzare tali funzioni pubbliche per un sì distinto ornamento scultoreo
(nonché per gli altri capitelli), pensandolo (forse) già esistente
in epoca angioina con gli Ospedalieri,
comunque certamente con gli Agostiniani in quanto nella seconda metà del Cinquecento
il loro complesso conventuale “
giunse al più alto fastigio, perché veniva annoverato tra i più rinomati dell'Ordine”
avendo non solo gli Studi di base (“studia materialia”),
ma anche uno Studio Generale di Filosofia e Teologia. Per ambedue gli enti
religiosi è comunque da tenere anche presente
la notevole produzione dei loro vasti possedimenti agricoli.


Il 1° capitello di destra
(entrando da via F. Giugno) su un primo ordine di otto foglie di acanto
evidenzia un secondo ordine di tali foglie divise nella nervatura centrale,
così da formare con le otto coppie delle parti ottenute quattro coppie di volute angolari
e quattro coppie involute nelle facce e sormontate da un fiore-rosetta.
Superiormente e immediatamente sotto l’abaco corre infine una modanatura di foglie lanceolate intrecciate.
Il 2° ed
il 4° capitello di destra
su un primo ordine di foglie di acanto mostrano superiormente le quattro coppie di volute angolari
e al centro di ogni faccia una maschera apotropaica.
Il 3° capitello di destra su un primo ordine di foglie di acanto
presenta nei quattro angoli un serto di due fiori tra due foglie polilobate al posto di due volute;
nelle facce una modanatura strigilata da scanalature concave, sormontata da una modanatura ad ovoli (detta "Kyma ionico").
Il 1° capitello di sinistra (sempre entrando da via F. Giugno) con i telamoni angolari è stato già ampiamente descritto.
Il 2° capitello di sinistra su un primo ordine di foglie di acanto e tra le semplici volute angolari mostra nelle quattro
facce un echino realizzato con una modanatura ad ovoli sulla quale è sbalzato un fiore con una doppia corolla di petali.
Il 3° capitello di sinistra, parzialmente danneggiato,
su un primo ordine di foglie di acanto e tra le semplici volute angolari mostra nelle quattro facce
una modanatura strigilata da scanalature concave sulla quale è sbalzato un fiore.
Il 4° capitello di sinistra presenta sul colletto una modanatura in parte a baccelli convessi
ed in parte strigilata da scanalature concave; oltre gira una modanatura ad ovoli, e infine una corona di foglie di acanto,
sulla quale si innestano le quattro coppie di semplici volute angolari e nelle facce le quattro rosette centrali.
Quasi certamente questa elegante loggia, così come oggi appare, fu eretta nel periodo rinascimentale, e comunque non prima del 1387, anno in cui gli Agostiniani di Andria, ivi giunti nel 1358, furono autorizzati dai loro superiori a vendere alcune proprietà per ingrandire la Chiesa e quanto ad essa annesso.
La Chiesa rinascimentale fu terminata nel 1463 e il suo tetto rifatto nel 1493,
le adiacenti strutture di servizio furono terminate nel 1570, come testimonia
lo stemma posto nella volta lunettata a schifo
dell’ambiente comunicante con questo chiostro-loggia basilicale attraverso il muro comune;
è forse proprio in tali lavori effettuati nella seconda metà del
Cinquecento che molto probabilmente questa pregevole e grande sala-loggia subì una
sua importante ristrutturazione.
Inoltre se la lapide reperta negli ultimi lavori e datata 1754 (foto a fine pagina) si rivelasse appartenuta a questa struttura
indicherebbe che in quell'anno su di essa sarebbero stati realizzati degli interventi di rilievo.
Le trasformazioni successive sarebbero strettamente legate alle vicende ed agli interessi del complesso monastico
pro tempore,
(ma non ho rinvenuto alcuna documentazione significativa).
Poi, dal 19/09/1809, confiscata e secolarizzata insieme a tutta la struttura conventuale,
essa subisce lievi modifiche dettate dalle necessità dei nuovi proprietari Riccardo Porro - Maddalena Ceci
abitanti nell’adiacente e sontuoso palazzo (palazzo da essi
fatto erigere da Luigi Castellucci negli anni “40 dell’Ottocento demolendo quello di
Flavio Giugno,
ch’era già passato ai Marulli e poi agli Aggiutorio).
Nel 1929, infine, questa loggia-chiostro è acquisita dall’Amministrazione Comunale di Andria e nel 1931 adattata a Mercato Comunale, come è memorizzato sulla cancellata d’ingresso e nella grande insegna in marmo di Carrara "MERCATO COMUNALE" (a lettere incise e colmate in lega di piombo) affissa occludendo la superiore finestra.
-CD.jpg)
[Mappa dei territori degli Agostiniani verso Castel del Monte - Pianta piano terra della nostra Loggia (da disegni dell'Ing. Pasquale Bruno
per Progetto Restauro, perizia 10/2024) - Loggia del Mercato Nuovo di Firenze, da Google Maps]
Viste le ingenti proprietà (e si tratterebbe soprattutto di proprietà fondiarie [vedi mappa sopra a sinistra] probabilmente passate ad essi dai Cavalieri Teutonici durante il governo angioino dei duchi Del Balzo, oltre quelle via via ereditate dai fedeli), gli estesi territori in possesso degli Agostiniani al momento in cui questa loggia-chiostro fu edificata, è anche ipotizzabile che questo ambiente fino ai primi dell'Ottocento sia stato utilizzato come una estensione della foresteria, dove i prodotti agricoli, lavorati e conservati nei sottostanti ripostigli, laboratori e cantine, erano poi offerti in vendita al pubblico residente nel territorio.
È da considerare che durante il Rinascimento, si fu soliti erigere e adibire a tale uso commerciale, spesso contigue a palazzi o edifici pubblici, logge ornate da elementi architettonici di prestigio. Cito (senza alcuna pretesa di evidenziare inesistenti interdipendenze) la "Loggia del Mercato Nuovo" di Firenze (vedi foto Google Maps, sopra a destra), eretta anch'essa a metà Cinquecento (1546-1551), a pianta rettangolare e come la nostra [vedi le foto in alto e la pianta qui sopra al centro, tratta dal Progetto esecutivo di restauro e recupero, perizia 10/2024] a struttura basilicale con colonne centrali di stile composito e volte a vela, ma esternamente aperta da tutti e quattro i lati.
Nell'introduzione storica anteposta al "Progetto esecutivo di recupero funzionale e riuso ex Mercato di Via Flavio Giugno" del 1 giugno 2022, in merito alla sua destinazione d'uso nel periodo a cavallo tra l'Ottocento ed il Novecento, i tecnici scrivono:
La loggia, che viene oggi chiamata Mercato Comunale Rionale era, fino alla fine degli anni Venti del 1900, il Magazzino del Grano di Palazzo Ceci. Dalla “Relazione di Perizia” legata all’atto di successione di Riccardo Ceci, nel 1927, i granai venivano identificati chiaramente con una superficie trapezoidale di 634,50 metri quadrati al Piano Terra e con un cortile «dietro posto» digradante verso Via Orsini di 624 metri quadrati.
Il “Magazzino del Grano”, così lo chiameremo da ora in poi, recuperando la antica funzione ottocentesca, è descritto con prospetti a «ligne di pietra calcarea, lavorata a bozze, sino al livello della terrazza. Internamente vi è un ambiente unico, ricoperto da 15 volte a vela che poggiano su otto colonne rastremate ad entasi, di pietra calcarea, munite di base attica e con capitelli raffiguranti figure umane e motivi vegetali. Le volte, sui muri perimetrali, poggiano su 16 paraste».


[La pianta del 1° piano interrato]

[La pianta del 2° piano interrato]
Per la descrizione dello stato dei sotterranei prima dell’ultimo restauro, si trascrive uno stralcio della citata relazione generale sul "Progetto esecutivo di recupero funzionale e riuso ex Mercato di Via Flavio Giugno" (stesa e sottoscritta da Arch. Francesca Onesti, Ing. Pasquale Bruno e Arch. Marco Zezza) nonché alcune foto e piante allegate alla stessa relazione:
Dal cortile ai lati del portale principale ci sono due porte che immettono nei magazzini sottostanti, distinti fra loro.
Quello alla sinistra [foto sotto a seguire] è ad unica navata con volta a botte; occupa un terzo del magazzino [loggia] soprastante. Al suo interno, vi è un pavimento in lastre di pietra bocciardata. Sotto alcune “chianche” è stato rinvenuto il basamento in pietra su cui poggiava un antico torchio.
In fondo, verso Via Giugno, c’è un rialzo del pavimento di 80 cm e, sul muro perimetrale, un arco che immette verso quel probabile percorso medievale, molto interessante per comprendere la genesi dell’intera area, utile per comprendere l’evoluzione urbanistica dell’intera città. Un arco che troveremo riprodotto anche al secondo livello sottoterra.
Questo locale poggia sul terrapieno, come è emerso da saggi effettuati, ad eccezione della zona del rialzo, al di sotto del quale vi è un locale ed un vestibolo di ingresso, al quale si accede dall’altro interrato, che descriveremo in seguito. La genesi di questa parte risulta essere molto interessante per il recupero storico ed architettonico.


Prosegue detta relazione:
L’altro locale [foto a seguire] è a due ambienti comunicanti fra loro, entrambi con volta a botte.
Qui non c’è pavimento ma soltanto terriccio. Gli ambienti sono a quote variabili, nel primo vi sono posati, alla fine delle scale di accesso,
degli assi di legno che servivano al rotolamento delle botti;
mentre, lungo la navata vi sono dislocati, ad intervalli regolari, dei massi squadrati a forma di cubo.
In fondo, verso Via F. Giugno, troviamo un’apertura che corrisponde alla finestra bassa, al livello del marciapiede.
-CD.jpg)

Il sotterraneo, oltre il primo livello su illustrato, ad una profondità di m 6,50 presenta un secondo livello
(foto sotto a seguire),
esistente sotto i due ambienti centrale e ovest di detto primo livello, dall'ambiente est del
quale vi si accede.
Nell’ambiente più grande e centrale è apparsa una vasca semicircolare,
un tempo utrilizzata probabilmente per lavorare o contenere i prodotti ivi depositati ed immagazzinati.
Le botola a sezione quadrata aperte nel soffitto dei due ambienti doveva servire
per agevolare il trasferimento dei prodotti tra i due livelli.


Nei sotterranei, durante gli ultimi lavori di restauro effettuati nel 2024-2025,
sono stati trovati
due capitelli simili per stile alla maggior parte di quelli presenti sulle colonne della loggia a piano terra,
pur se decisamente meno ricchi di modanature ornamentali:
il classico collarino inferiore sormontato da otto foglie di acanto, volute angolari e, tra esse,
quattro fiori a doppia o semplice corolla di cinque petali bilobati ciascuna con bocciolo centrale.
Tuttavia il diametro dell'innesto alla colonna appare inferiore a quello dei capitelli utilizzati in questo ambiente.
Detta coppia di capitelli simili per stile
(ma, s'è detto, decisamente meno decorati nelle modanature, oltre che più piccoli) a quelli eretti sulle colonne dell’ampia sala superiore,
inducono immediatamente a supporre che possano essere residui di una totale ritrutturazione attuata
su un precedente ambiente, e/o residui di un eventuale piccolo protiro di accesso,
o ancora terminali di colonne di una struttura a pozzo per deporre elementi nei sotterranei o rilevarne.
Tuttavia, consultando e confrontando documenti della Soprintendenza ai Monumenti di Bari relativi
alle vicende occorse al complesso monastico delle Benedettine, un tempo in largo Duomo,
dalle sue origini alla disastrosa demolizione, (mi) risulta molto
più probabile l'ipotesi che i due capitelli siano avanzi scultorei di detto
monastero, depositati dal Municipio nei sotterranei del suo Mercato Comunale,
quando, nel 1937, gli furono restituiti da colui che se ne era abusivamente
appropriato. Detta ipotesi è dettagliatamente esposta nella pagina di questo sito
“L’avventura, il viaggio nel tempo,di due sfortunati capitelli”, in forma di novella archeologica.
Un altro reperto è una lapide sulla quale è incisa una data: 1754,
Se si dimostrasse appartenuta a questo edificio, essa potrebbe indicare che in quell'anno
sono stati realizzati degli interventi strutturali.
Altro reperto è una piccola vaschetta in pietra a base rettangolare.

La piazzetta esterna aperta a sud fino a metà Settecento era una piccola corte o cavedio tra questo pregevole ambiente e le mura della Città. Da allora gradualmente le mura, ormai inutili alla difesa, furono demolite per dare spazio a nuove abitazioni e la struttura si aprì alla “Strada nuova fuori Porta La Barra”, l’attuale via Felice Orsini.
Poi questo spazio esterno con la sala e i sottostanti sotterranei, confiscati ai primi dell’Ottocento come bene del soppresso convento e dallo Stato venduti alla famiglia Porro-Ceci, fino al 1929 furono utilizzati come deposito di derrate agricole.
Dal 1931, s’è detto, sia l’ambiente coperto che l’adiacente piazzetta divennero Mercato Comunale.
Il restauro completato nel 2025, di cui al progetto citato, ha pavimentato e reso elegante la piazzetta utilizzando le belle basole di pietra tolte dalla volta della sala (foto e informazione dei progettisti del restauro), in quanto esse ne appesantivano le volte, Inoltre sono stati installati dei blocchi di pietra, a mo’ di panchine, rilevati dal sotterraneo a Est, dove probabilmente avevano la funzione di supporto ad attrezzature per la lavorazione e conservazione di prodotti agricoli, come botti e torchi.
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]