
La chiesa [di Sant’Agostino] fu fondata dai Cavalieri Teutonici con il nome di San Leonardo, durante il regno degli Svevi.
L'edificio sacro passò, nel 1387 [?; nel 1358], agli Agostiniani, che lo intitolarono
al Santo fondatore del loro ordine, come attestava una lapide andata
perduta.
Tanto scrive il Borsella a pag. 153 di Andria Sacra, indi aggiunge:
«Confermasi ciò da una lapide rinvenuta in una cisterna con questi versi:
| [Il testo della lapide] | [La sua traduzione] |
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BELLIGERUS ORDO DEO HAEC STRUXIT TEMPLA SACRATA, |
L’Ordine guerriero [dei cavalieri Teutonici] costruì questo tempio a Dio dedicato ed anche una casa-ospizio per la cura degli infermi; dopo che questi furono scacciati, l’eccelsa pietà del Casato [del Balzo] diede in cura questi edifici agli Eremitani [di S. Agostino], perché si accrescesse la luce della fede, l’osservanza della santa legge e persistesse l’augusta benevolenza del Principe. |
L'Annuario della Diocesi andriese del 1992 annota:
Della primitiva costruzione gotica - scomparsa sotto gli stucchi settecenteschi - restano due portali e le monofore ogivali, ora murate, nel fianco settentrionale. [nonché le colonne granitiche sui due angoli della facciata]. Mirabile opera d’arte è il portale maggiore a sesto acuto, fittamente intagliato a motivi fitomorfi e floreali, con resti di leoni stilofori e due colonne sul sagrato. ... ...
Ad un intervento settecentesco si devono la parte superiore della facciata -
con fastigio mistilineo concluso da tre pinnacoli e con un'ampia
finestra spanciata - e la ristrutturazione dell'interno, ...
[da "Diocesi di Andria ANNUARIO 1992", Grafiche Guglielmi, Andria, 1992, pag.159]
Altri storici (come s’è riferito nella pagina iniziale) considerano la Chiesa fondata molto prima dei Teutonici; chi dai Templari, chi dai Benedettini, chi la vede preesistente anche a questi ultimi come apparirebbe dal citato documento del 1120.
Nel 1936 poi fu costruito l'attuale campanile.

Si legga inoltre quanto è scritto nelle note della pagina iniziale sulla Chiesa.
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]