
Il primo documento scritto (finora da me trovato che probabilmente si riferisce a questa Chiesa) è una Bolla di papa Callisto II del 1120; in essa il pontefice riconosce ai Benedettini del Monastero di San Pietro in Vulture il privilegio della giurisdizione su diverse chiese, tra le quali, in Andria, questa, allora dedicata al Salvatore, nonché la chiesa di San Nicola ed un'altra dedicata anch'essa al Salvatore nella contrada di Gurgo.
CALLIXTUS episcopus, servus servorum Dei, dilecto filio MANSONI, abbati venerabilis monasterii Sancti Petri,
quod in monte Vulture apud criptam Beati Michaelis archangeli situm est …
Per presentis etiam privilegii paginam tibi tuisque legitimis successoribus et per vos eidem monasterio confirmamus …
In Andro, ecclesiam Sancti Salvatoris, Sancti Nikolai. In Gurgo, ecclesiam Sancti Salvatoris. …
Ad indicium autem supradicte proprietatis et perceptę a Romana Ecclesia libertatis, auri unciam quotannis Lateranensi palatio persolvetis.…
incarnationis Dominice anno M° C° XX° ….
Forse fu proprio intorno al 1120 che i Benedettini realizzarono in Andria
un nucleo monastico
presso questa Chiesa, fino allora denominata del SS. Salvatore (e
probabilmente da loro intitolata anche a S. Martino, come a quel tempo essi solevano denominare molte
delle loro chiese).
Posso poi ipotizzare (come già pensava mons.
Giuseppe Ruotolo a pag. 126 del volumetto citato) che dopo il 1227,
anno in cui le relazioni tra Federico II e Gregorio IX si inasprirono a seguito della scomunica da quest'ultimo comminata all'imperatore,
la Chiesa e il suo convento siano stati forzatamente ceduti ai Teutonici
(1)
(e dapprima per breve tempo, ma con scarse probabilità, anche ai Templari,
finché questi nel 1307 non caddero in disgrazia sotto Clemente V).
L'Ordine dei cavalieri Teutonici (legittimato da Onorio III quando, il 22
novembre 1220, detto papa incoronò Federico II imperatore del Sacro Romano
Impero) dedicò il nuovo edificio anche a S.
Leonardo, santo che riprodusse insieme al Salvatore e a S. Nicola nella
lunetta del portale principale.
Un periodo di possesso della Chiesa e l'annessa domus-ospizio da parte dell'Ordine Teutonico
(probabilmente dal 1230 circa al 1358)
e successiva appartenenza agli Eremitani di Sant'Agostino sarebbero testimoniati dalla lapide
"Belligerus ordo …"
trovata nell'Ottocento in una cisterna del convento.
Le strutture gotiche residue nell'attuale Chiesa sono in gran parte
sia di tale periodo svevo
che del seguente periodo angioino del munifici Del Balzo.
Tra il 1358 ed il 1463 dai subentrati Agostiniani furono totalmente ristrutturati e parzialmente riedificati sia la Chiesa che il Convento, come si evince da documenti (in un'altra pagina citati) e da una lapide posta nel Coro.
Nel 1770 la chiesa fu ristrutturata in stile barocco.
Con nostro sommo rammarico dobbiamo ricordare la mania del XVII secolo di sostituire agli antichi e artistici ornati gli stucchi. Neppure questo nostro gioiello d'arte andò esente da simili devastazioni. Il P.Maestro Ricatti, agostiniano, dopo che si ritirò da Roma nell'anno 1770, stimando di fare un gran beneficio alla città natale, rimodernò totalmente, con molta eleganza, questa chiesa, con fregi e decorazioni di stucco che tuttora si vedono.
[tratto da "Gli Agostiniani in Andria", di M.Ferriello, Libreria Ed. Fiorentina, Firenze, 1930, pag.26]
Dopo il 19 settembre 1809, cacciati gli
Agostiniani, la Chiesa ospitò il Capitolo Collegiale
dell'Annunziata, come ricorda la sottostante lapide del 1813;
nel 1857 fu elevata a parrocchia dal Vescovo
Lombardi.
Uno degli ultimi restauri conservativi è stato effettuato tra il 1998 e il
2002 dal seguente gruppo di progettazione: Francesco Patruno, Nicola Peloso,
Emanuele Porro, Antonio Di Schiena, Nicola Cicco, Riccardo Fucci,
Nicola Suriano, Giuliana Persichilli, Francesco Sgaramella. L'architetto
Riccardo Sellitri ha proceduto ai lavori di rilievo, alla stesura del
progetto esecutivo ed alla direzione dei lavori, avvalendosi della
collaborazione dell'arch. Giuliana Persichilli, dell'ing. B. Inchingolo
e, per gli impianti, dell'ing. M. Allegretti. Alcune immagini di questo
sito sono del gruppo di restauro.
Giova comunque approfondire la storia della Chiesa e del Convento e visionare una pianta dell'insieme monacale così come poteva essere nell'Ottocento, poco dopo la dipartita degli Agostiniani.
NOTE _
(1)
A integrazione si legga anche quanto è scritto nella pagina che descrive
la facciata.
Riporto inoltre alcune affermazioni di vari studiosi circa la residenza dell'Ordine Teutonico in Andria,
e, in particolar modo, sul loro eventuale insediamento a Sant'Agostino.
Vito Ricci, ricercatore specializzato nel campo degli Ordini religioso-militari e precipuamente dei Templari nel Mezzogiorno Italiano, nel sotto citato studio scrive:
[V. Ricci, Insediamenti templari e giovanniti lungo la via Traiana da Canosa a Bitonto (XII-XVI secolo), in Atti del XXXII Convegno di Ricerche Templari, Perugia 27 settembre 2014, a cura della Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani (LARTI), Edizioni Penne & Papiri, Tuscania 2015, p. 169.]
Scrive M. S. Calò Mariani in "La Scultura in Puglia durante l'età sveva e proto-angioina":
[Maria Stella Calò Mariani in "La Scultura in Puglia durante l'età sveva e proto-angioina" da "La Puglia fra Bisanzio e l'Occidente" Electa Editrice, Milano, 1980, pag.300]
Scrive H. Houben in “Federiciana 2005”:
[ da "Federiciana 2005" di Hubert Houben, in L'Enciclopedia italiana - Treccani.it]
Scrive P. K. Wieser in “Gli Inizi dell’Ordine Teutonico in Puglia”:
[da “Archivio Storico Pugliese”, 1973, fasc. 3-4, “Gli Inizi dell’Ordine Teutonico in Puglia”, di P. Klemens Wieser O.T., pp. 483-484, 486]
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]