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Chiesa di S. Michele Arcangelo
e S. Giuseppe, detta di Sant'Angelo

pianta della Chiesa di Sant'Angelo
[elaborazione elettronica su rilievi e schema base dell'arch. Mario Loconte - 09/2016]

La Chiesa di San Michele Arcangelo e San Giuseppe s’innalza in stile neoclassico lì dove la strada vecchia per Corato, via che da tempo immemore prende il nome dalla Chiesa, si slarga leggermente e, dopo aver lasciato sulla destra una viuzza che ripida s’inoltra nell’antico Borghello, si biforca per darti anche l’opportunità di osservare dell’Aveldio l’ampia golena che nei secoli scorsi, allagandosi nella stagione delle piogge, conferiva all’Oratorio il titolo popolare, “vulgo dictum”, di Sant’Angelo al Lago.

L'arch. Mario Loconte nella sua "Relazione storico - artistica" redatta nel luglio del 2012 e allegata al progetto di restauro e risanamento conservativo della chiesa, ci fornisce un'ottima descrizione d'insieme; eccone uno stralcio:
"La chiesa di S. Michele Arcangelo e S. Giuseppe, presenta uno stile neoclassico con caratteristiche tipiche di questo stile, quali, la pianta definita da una forma geometrica regolare, la simmetria riscontrabile sia in pianta che in elevato. La composizione volumetrica privilegia lo sviluppo verticale attraverso archi e volte. I materiali utilizzati sono: la pietra, il tufo, i marmi decorati, gli stucchi bianchi e gli stucchi in finto marmo, eco della cultura decorativa di matrice napoletana.
Il prospetto esprime con rigore e sobrietà la tradizione classica enunciata con autorità ed eleganza. La facciata monumentale, ma sobria, in tufo rifinito con scialbo di calce è composto da un corpo centrale alto circa 20,00 m e due corpi laterali alti circa 8,00 m. La parte centrale esprime attraverso i suoi punti nodali la struttura planimetrica dell'impianto a navata unica costituente l'unico vano specializzato, con l'asse centrante, che è indicato sul prospetto dal portale principale, dal finestrone e dal timpano. La leggibilità della facciata è molto chiara. ... ...
Sia il basamento, l'elevazione e l'unificazione, sono caratterizzati da quattro paraste raddoppiate che creano dei ricchi effetti chiaroscurali, con funzione decorativa e strutturale. Le paraste laterali, evidenziano realmente i nodi strutturali dell'edificio, infatti quest'ultime, corrispondono planimetricamente ai muri portanti che definiscono la navata interna. I capitelli di dette paraste sono in stile ionico semplificato. Nella seconda parte superiore della facciata, ovvero nell'unificazione, sono presenti quattro paraste raddoppiate, di cui due assolvono la funzione di sorreggere il timpano, mentre le altre due, più basse, vengono raccordate attraverso due volute (semiarchi). Alla sommità di queste due paraste ci sono due vasi in terracotta. Nella parte centrale di questo prospetto, vi è un portale decorato tutto in pietra, caratterizzato da una struttura ad architrave sormontato da un cornicione dentellato. Al centro dell'architrave, è riportata l'iscrizione.MICHAЁLI ARCH: ET IOSEPHO V. MARIÆ SPONSO”. Nelle parti laterali dell'elevazione alloggiano due nicchie a tutto sesto con modanature in pietra."

Nella foto in basso è ripreso l'austero ed elegante prospetto della Chiesa, immediatamente dopo il suo restauro; a tal proposito l'arch. Mario Loconte così sintetizza l'intervento:
... Il secondo blocco dei lavori ha riguardato il restauro delle facciate esterne, del sagrato e del campanile ponendo particolare attenzione alla valorizzazione della materia, attraverso il rispetto della leggibilità del tufo e della pietra. Dopo una accurata pulitura del tufo, fortemente colpito dai segni del tempo, si è proceduto previo consolidamento, alla scialbatura a calce secondo un rapporto cromatico, che, come l’interno rende ben visibili i punti nodali della facciata, ovvero paraste, cornici, cornicione, capitelli, timpano, differenziati cromaticamente rispetto alla muratura di fondo sulla quale è ben visibile la trama del tufo con il suo colore naturale e i suoi ricorsi secondo l’intenzione dell’epoca originaria.

facciata della Chiesa
[prospetto della chiesa - foto  Sabino Di Tommaso del 08/10/2016]


Quando questa chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo e San Giuseppe, sia stata per la prima volta edificata in questo luogo non è facile individuarlo.
Se il primo documento attualmente disponibile è la “ Legenda gloriosi Sancti Richardi quando migravit ad Dominum” scritta a metà Quattrocento da Francesco II del Balzo e scolpita su alcune formelle nella Cattedrale di Andria, altre testimonianze indirette fanno pensare con una elevata dose di attendibilità che essa esista col  nome dell'Arcangelo almeno da quando il culto di San Michele si è capillarmente diffuso nel nostro territorio, tra il X e il XII secolo nell'allora Thema Langobardorum (che all'incirca si estendeva, secondo i Bizantini, da Siponto a Brindisi).

L'attuale Chiesa, che è stata riaperta al culto il 29 settembre 2016, dopo circa due anni di restauri (fortemente voluti dallo zelo del parroco Don Franco Santovito, dei vicari collaboratori Don Michele Lamparelli e Don Francesco Di Corato nonché dei numerosi e assidui fedeli), è stata edificata nel 1881 su una precedente che, nella demolizione, evidenziò almeno tre anteriori ristrutturazioni nella copertura delle navate. La solenne apertura al culto della nuova Chiesa fu celebrata lunedì, 1° Gennaio 1883, fu elevata a Parrocchia da Mons. Giuseppe Di Donna sabato 2 Ottobre 1948 e consacrata solennemente da Mons. Luigi Pirelli nei giorni sabato 12 e domenica 13 marzo 1955.

Una solenne celebrazione religiosa presieduta dal vescovo mons. Luigi Mansi, alla quale hanno partecipato il Capitolo Cattedrale, il sindaco della Città, Nicola Giorgino, ed altre autorità civili, nonché una folla ingente di fedeli straripati nel sagrato e nella via, ha inaugurato la suddetta riapertura al culto del 29 settembre 2016.
La cerimonia è stata introdotta dall'intervento dell'architetto che ha diretto i lavori, Mario Loconte, che ha enucleato le fasi essenziali del restauro, e dall'intervento del parroco, don Franco Santovito, che ha, doverosamente, inquadrato il tutto in chiave essenzialmente religiosa e tra l'altro ha detto:
In questo giorno speciale in cui la Chiesa celebra la festa dei Santi Arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele e la nostra comunità, per antica tradizione, venera in S. Michele Arcangelo il suo Patrono affiancandolo alla paterna figura di S. Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria, il Signore ci dà la grazia di riaprire al culto la nostra chiesa parrocchiale, riportata all’antico splendore, dopo l’Opera di accurato Restauro e Risanamento conservativo, ...
Il mio primo pensiero va decisamente a Dio, ‘Padre di misericordia’ e ‘Dio di ogni consolazione’ ‘in cui viviamo, ci muoviamo e esistiamo’ (Atti 17,28). Con il cuore gonfio di gratitudine lo ringraziamo perché ha ispirato e guidato i nostri passi, ha accompagnato il nostro cammino dando un’intesa di fondo e una cordiale collaborazione che ha permesso il realizzarsi di quest’opera e in tempi relativamente brevi. ...
Ringrazio ... [autorità, enti, associazioni, privati, che hanno contribuito e] ... le tante mani anonime di fedeli, benefattori, ammalati che con il loro piccolo o grande contributo hanno affiancato e sostenuto la realizzazione di quest’opera. ... Quella che inauguriamo questa sera può essere definita un’opera ‘comunitaria’ perché ha alle spalle una fitta rete di persone (sacerdoti e laici), di contagi e collaborazioni.