altari laterali

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altari laterali di destra
[elaborazione elettrinica su foto di M.Monterisi, 2010]

Gli altari laterali

Nel Settecento furono realizzati sei altari laterali; attualmente la navata è abbellita soltanto da quattro, in quanto i primi due prossimi al presbiterio non ci sono più: quello sotto la tela di San Francesco in estasi nel resturo del 1963 fu eliminato per far posto alla consolle dell'organo, quello di fronte di Sant'Antonio nell'Ottocento fu rimpiazzato dal Cappellone dell'Addolorata.
Nelle foto si notino sui plinti delle paraste tra gli altari parti d'intonaco con l'antica pittura a finto marmo.

Introduciamo l'approfondimento degli altari laterali e degli altri arredi adiacenti ad essi riportando, in modo saltuario, brani dell' "Andria Sacra" del Borsella (si tenga presente che quanto nelle citazioni è scritto tra parentesi quadre non è nel testo originale, è invece una nota del redattore della presente pagina).

fornice dedicato a S.Francesco con ovato di S.Chiara
pulpito
altare dedicato al Sacro Cuore con S.Rocco nell'ovato
nicchia con Santa Chiara
altare della Madonna degli Angeli con S.Bernardino nell'ovale
nicchia con Sant'Antonio
[elaborazione elettrinica su foto di S.Di Tommaso, 2012]
Cappellone dell'Addolorata
nicchia dell'Immacolata e confessionale
Altare di Sant'Antonio di Padova con Madonna nell'ovale
nicchia con San Francesco, settecentesca di Vito Brudaglio
Altare di S. Giuseppe da Copertino con S. Michele nell'ovale
nicchia col Crocifisso e acquasantiera settecentesca
[elaborazione elettrinica su foto di S.Di Tommaso, 2012]
"Entrando in chiesa vedi prolungarsi su una nave fino al presbitero, freggiati di marmorea balaustra, con volta ben elevata non senza ornati di stucco. Ai fianchi dell’entrata trovansi le fonti di marmi color piombo, con eleganti spalliere per l’acqua benedetta con fregi di contorti cornici che poggiano sopra piedi a festone."
"... Sonovi eretti sei altari cinque di stucco in buoni lavori [ai tempi del Borsella, prima metà dell'Ottocento, non erano ancora in marmo], ed uno in marmo."

"Il primo
[a destra partendo dal presbiterio] è intitolato al gran Patriarca d’Assisi, sdraiato, sparuto, languente sopra una sdrucita stuoia, che stringe il crocifisso, sua speme e conforto; avendo a manca un’urna da mantenere acqua ed una scodella di creta che sembran rilevate dalla tela con un libro. Ai piedi un cappello di paglia più che naturale, il Divo è assistito dal suo compagno in atto di leggergli la salmodia, o la scrittura. Dall’alto scende un cherubino a consolarlo col suono della lira. Leggesi nella di lui vita perciò che avendo inteso una volta una sola arcata di viola per mano d’uno spirito celeste cadde tramortito per la dolcezza. Questo altare come ben si addice, gode delle indulgenze locchè appare dalla iscrizione apposta in lastra di marmo dietro al pergamo, del tenor che segue: Altare hoc omnipotenti Deo in honorem sanctus Patris Francisci dedicatum privilegio quotidiano perpetuo ac libero pro omnibus defunctis ad quoscumque Sacerdotes vigore brevi Benedicti Papæ XIV dies nonas Octobris 1751 insignitum; a reverendo Ministro generali die XI Mensi Iunii fuit insignitum."

"Circa la espressione di questo dipinto ci limiteremo a dire che la perfezione del pennello si fa comprendere anche dai mezzanamente istruiti. Quindi passiamo oltre. In cima un ovato con S. Chiara, che ha in mano la sacra pisside. Questa figura è lavoro della mano istessa del primo."

Parzialmente incassato nelle due paraste erette tra il primo e il secondo altare c'è il pergamo ligneo del Gigli, senza gli originali angioletti. Ad esso probabilmente un tempo si accedeva da una scala (lignea?) addossata al comune muro del chiostro.

"Il pergamo a cono troncato rabbellito di Angioletti, e dall’emblema dell’ordine, non che da calcavoce con fregi dorati in cima, palesa con quei quattro confessionarii la maestria di Giuseppe Gigli nostro concittadino che costruilli."

"Il secondo altare è [era nel 1840] dedicato all’Addolorata, sculta in legno riposta in nicchia di cristalli con gran fascia di noce. Ha le spade d’argento che le trafissero l’intemerato seno. Il di lei volto, il suo vestire in gramaglia con ricche fimbrie di argento, in gran manto cinta il capo di diadema prezioso; la mestizia che appalesa nei santi lumi, l’angoscia immensa, che l’accora, la macia del volto ispirano tale e tanta venerazione, che ogni bel cuore sentesi commosso a venerarla .... [ora nella nicchia c'è una statua del Sacro Cuore, mentre l'Addolorata è nel suo Cappellone]. ... L’ovato di questo altare offre S. Vito Martire, accanto a cui, un cane di manto tappezzato, ritto sulle zambe sta in atto di leccargli le piaghe. [nel dipinto non sono visibili piaghe ed il cane non sta leccando la gamba del santo. Alcuni studiosi locali vedono in questo dipinto S. Rocco, forse perché, identificato tale santo da Paolo IV come terziario di S. Francesco, a fine Seicento Innocenzo XII obbligò i Francescani a celebrarne la festa con rito doppio maggiore]"

"Nel terzo altare [del 1888] la Madonna degli Angioli [secondo mons. Merra raffigura la Madonna del Carmine], cui soggiacciono S. Biagio, S. Antonio Abate e S. Bonaventura; la di cui berretta di porpora gli viene presentata da due Serafini. Nell’ovato S. Bernardino da Siena in abito claustrale, con lunga stola."

Si noti nel dipinto del suddetto ovato raffigurante San Berrnardino il quadrato rosso presso il suo braccio sinistro: potrebbe essere una tavoletta sulla quale egli fece incidere il trigramma IHS, in verità non leggibile, o, più probabilmente, una berretta tricorno rossa simboleggiante la nomina, da lui rifiutata, a vescovo di Siena del 4 luglio 1427 da parte di papa Martino V, nonché il rifiuto della successiva nomina a vescovo di Ferrara offertagli da papa Eugenio IV.

A questo altare segue, nella campata più piccola presso l'ingresso della chiesa, una nicchia di cristallo ornata di lampade votive, nella quale è riposta una statua in pietra dipinta di Sant'Antonio, scolpita nel 1510 da Hieronymus e firmata «HIERONYMUS FECIT - 1510».

"Nel quarto [la descrizione riprende sulla sinistra ripartendo dal presbiterio] ti si presenta [presentava] S. Antonio nella più vaga forma di sembianze angeliche, che venera genuflesso il Bambino, a piè due angeli, uno con un libro aperto, e l’altro col giglio della purità. Nell’ovato vi è il ritratto di S. Caterina in abito monastico con a fianco un cagnolino armellino, con macchiette nere."

Questo fornice è stato abbattuto nel 1887 per aprire l'accesso al Oratorio dell'Addolorata e la tela di Sant'Antonio fu spostata sull'altare successivo.

"Sussiegue la Immacolata con diadema di stelle, ispirata dal celeste amore, che tutta la investe col fulgore dei vividi suoi raggi. Vien fiancheggiata dagli Angioli, poggiando sopra argenteo sgabello di nubi, dalle quali sporgono le teste di altri angioletti, che la riveriscono con gli altri. Nell’ovato è dipinto la Madonna di Costantinopoli col bambino, avente la testa entrambi cinta di aureole, in vestiti alla greca."

Oggi su questo altare del 1899, come ho detto nel paragrafo preecedente, c'è la tela di Sant'Antonio, che prese il posto di quella della Madonna Immacolata quando fu edificato il Cappellone.

Tra due paraste seguenti in una nicchia di cristallo c'è una statua lignea di S. Francesco d'Assisi; nei locali della sacrestia è invece conservata la settecentesca statua a manichino dello stesso santo realizzata da Vito Brudaglio.

"A tutto ciò si arroge la statua del Santo d’Assisi che raccoglie nel volto l’ansia più devota in contemplare l’uomo Dio trafitto e sospeso in croce, che medita fra le mani. Chiunque scit pretia rerum, saprà per fermo huic operæ pretium dare. Senza far motto delle altre statue di S. Antonio con ricco giglio d’argento in mano, di S. Chiara, e della Concezione le quali comunque riguardevoli, non ponno stare a paragone della prima. Non è per altro a negarsi, che quest’ultima spicchi in tutte le sue parti. Quella sua veste color lattimo è finemente lavorata, con manto cilestre stellato ad oro puro, parendo che non fossero lavoro dello scalpello, ma stoffe. Le cinge il capo un diadema di dodici stelle d’argento, e le grazie del volto l’aggiungono decoro. Non lasciamo di far parola, che in questa Chiesa è eretta la congrega di S. Chiara, che gareggia nelle funzioni con l’altra dell’Addolorata di cui qui appresso terrem discorso."

"Venerasi nel sotto altare [ultimo presso l'ingresso realizzato «XX saeculo ineunte»] S. Giuseppe da Copertino, che sorvola in faccia la Croce. Ai suoi piedi due monaci compresi, da alto stupore, che ben lo appalesano ne le mosse del volto, e delle mani. Di questo santo si venera la statua lavorata da’ nostri artisti Brudaglio. Lo stesso sta genuflesso a pié del legno della croce che sostengono due serafini, e sulla base sono rilevati due faccette di Angioli alati. L’ovato contiene l’Arcangelo Raffaele [ è Michele e non Raffaele]."

"Circa il merito dei descritti quadri con altri due grandi appesi a fianco del coro, l’uno di S. Francesco, e l’altro del Redentore chiodato nel santo legno, con Maria e col prediletto Giovanni, che ne deplorano lo strazio, diremo, che sono opere del medesimo pennello [probabilmente Nicola Porta], e che con mezzana lode impartirà all’artista chiunque prenderà ad imitarli."

In Andria le opere del pittore molfettese Nicola (o Nicolò) Porta (1710-1784), collaboratore del conterraneo Corrado Giaquinto, vengono eseguite tra il 1747 ed il 1753. In San Francesco sono atribuite al Porta le tele di S. Francesco, la Madonna degli Angioli, S. Antonio e S. Giuseppe da Copertino, nonché l'ovale di S. Vito (sul postergale del 2° altare a sinistra entrando).

Presso l'ingresso infine, a sinistra scendendo dal presbiterio, nella prima campata più piccola e di fronte alla nicchia di Sant'Antonio, si apre quella del Crocifisso.

[i brani tra virgolette sono tratti da “ Chiesa di San Francesco” in “Andria Sacra” di Giacinto Borsella, edito a cura di Raffaele Sgarra per i tipi di Francesco Rosignoli, 1918, pagg. 172-187]


L'architetto Gabriella Di Gennaro, nel suo studio sugli "Altari marmorei settecenteschi ad Andria", in merito agli altari laterali brevemente scrive:

"... successivamente nel 1754 furono ordinati i parati in ottone di questo e degli altri altari che completano la chiesa ad aula unica. Per inciso accenniamo a questi altari che sono sei, tutti di marmo e disposti simmetricamente. Ognuno di essi è dedicato ad un santo e sono tutti lavorati a Napoli alla fine del sec. XIX con finissimi marmi, come anche di stampo partenopeo sono le statue che li sovrastano.
Databili agli stessi anni dell’altare maggiore, inoltre, possono considerarsi le due mense marmoree laterali in marmo di Carrara e rosso africano, e le acquasantiere in bardiglio, marmo nero e rosso d’Africa
. ...

... Il primo altare è intitolato a S. Francesco d’Assisi, del quale si ammira superiormente nella cassa una tela con la sua immagine che stringe fra le braccia il Crocifisso, con accanto un vaso contenente acqua, una scodella, un libro, ed ai piedi un cappello da pellegrino, mentre il suo compagno gli legge un libro, che sarà forse la sacra scrittura o il salterio. Il secondo altare in origine era intitolato all’Addolorata la cui statua in legno era riposta in una nicchia chiusa da fasce di noce. Questa statua, lavorata a Napoli, come anche l’altare di finissimi marmi, si devono alla generosità della famiglia Iannuzzi di Andria. Ora tale altare è dedicato all’Immacolata, mentre la precedente statua dell’Addolorata è situata in una nicchia nell’altare del Cappellone costruito a spese del conte Onofrio Spagnoletti - Zeuli sempre in Andria. Il terzo altare è dedicato alla Madonna degli Angeli poichè la cona porta l’immagine di Maria ai cui piedi si vedono S. Biagio, S. Antonio Abbate e S. Bonaventura Cardinale, il cui berretto di porpora gli viene affidato da due serafini. Il quarto altare anticamente era dedicato a S. Antonio di Padova di cui la tela raffigura l’immagine del Santo, genuflesso ai piedi del Bambino Gesù, con ai lati due angeli, uno col giglio in mano (simbolo di purezza) e l’altro con un libro. Ma in seguito questo altare di S. Antonio venne distrutto per mettere in comunicazione il Cappellone, costruito annesso alla chiesa, ed il quadro di S. Antonio fu trasportato all’altare quinto, intitolato prima all’Immacolata. Cosicchè oggi gli altari siti nella chiesa sono cinque, ed il sesto (quello dell’Addolorata) è sito nel Cappellone chiuso da una cancellata di ottone che lo separa da resto della chiesa. Il quinto altare, prima dedicato all’Immacolata, ora è intitolato a S. Antonio di Padova ed infine il sesto è per il culto di S. Giuseppe da Copertino.."

[testo tratto da "Notizie inedite sulla Chiesa di San Francesco", di Gabriella Di Gennaro", in "La chiesa di S. Francesco. Appunti di storia, arte e spiritualità",
di Antonio Basile, Grafiche Guglielmi, Andria, 1995, pp. 45-55]