IN LIBER SECUNDUS
“DIALOGORUM” MAGNI GREGORII PAPÆ
VITA, ET MIRACULA
VENERABILIS BENEDICTI
[ab Angelo de Nuce neapolitanus (1604-1691),
abbas Casini centesimus trigesimus sextus,
notis illustrata (1668)]
CAPUT VIII.
De infesto per venenum pane per Corvum longiùs projecto.
[GREGORIUS]…
Cum jam loca eadem in amorem Domini Jesu Christi, longe lateque fervescerent, ac sæcularem vitam multi relinquerent,
& sub leni Redemptoris jugo cervicem cordis edomarent: sicut mos pravorum est invidere aliis virtutis bonum, quod ipsi habere non appetunt,
[1]
vicinæ Ecclesiæ Presbyter, Florentius nomine, hujus nostri Subdiaconi Florentii avus,
[2]
antiqui hostis malitia percussus,
[3]
Sancti viri studiis coepit æmulari, ejus quoque conversationi derogare: quosque etiam posset, ab illius visitatione compescere.
Cumque jam se conspiceret ejus provectibus obviare non posse, & conversationis illius opinionem crescere,
atque multos ad statum vitæ melioris, ipso quoque opinionis ejus præconio indesinenter vocari, invidiæ facibus,
magis, magisque succensus, deterior fiebat: quia conversationis illius habere appetebat laudem, sed habere laudabilem vitam nolebat, qui ejusdem
[4]
invidiæ tenebris cæcatus ad hoc usque perductus est, ut servo Omnipotentis Domini
[5]
infectum veneno panem
[6]
quasi pro benedictione transmitteret.
Quem vir Dei cum gratiarum actione suscepit: sed eum, quæ pestis lateret in pane, non latuit.
Ad horam vero refectionis illius ex vicina silva
[7]
corvus venire consueverat, & panem de manu ejus accipere, qui cum more solito venisset, panem, quem Presbyter transmiserat,
vir Dei ante corvum projecit, eique præcepit, dicens: In nomine Jesu Christi
[8]
tolle hunc panem, & tali eum in loco projice, ubi a nullo homine possit inveniri.
Tunc corvus aperto ore, expansis alis circa eumdem panem coepit discurrere, atque cracitare, ac si aperte diceret,
& obedire se velle, & tamen jussa implere non posse. Cui vir Dei iterum, atque iterum præcipiebat, dicens:
Leva, leva securus, atque ibi eum projice, ubi inveniri non possit. Qui diu demoratus, quandoque corvus momordit, levavit, et recessit.
Post trium vero horarum spatium abjecto pane rediit, et de manu hominis Dei annonam, quam consueverat, accepit.
Venerabilis autem Pater contra vitam suam inardescere sacerdotis animum videns,
[9]
illi magis quam sibi doluit.
Sed prædictus Florentius, quia Magistri corpus necare non potuit, se ad exstinguendas Discipulorum animas accendit: …
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Dal Libro Secondo
dei “DIALOGHI” di PAPA GREGORIO MAGNO
VITA E MIRACOLI
Del Venerabile BENEDETTO
[annotata (nel 1668)
da Angelo della Noce napoletano (1604-1691),
centotrentaseiesimo abate di Montecassino,]
Capitolo VIII.
Il pane avvelenato portato via dal corvo.
[GREGORIO]…
Allorché quegli stessi luoghi erano già ampiamente infiammati dall’amore del Signore Gesù Cristo,
e molti lasciavano la vita secolare e sotto il dolce giogo del Redentore sottoponevano i desideri del cuore,
così come è costume dei malvagi invidiare negli altri il bene della virtù, che essi stessi non desiderano avere,
il sacerdote della chiesa vicina, chiamato Florenzio, nonno del nostro suddiacono Florenzio,
istigato dalla malizia del vecchio nemico, cominciò a emulare le opere del sant’uomo e a derogare
anche dalla sua condotta: elementi che poteva anche controllare con la sua visita.
Quando poi [Florenzio] si accorse che non poteva competere coi suoi progressi, che cresceva l’opinione della sua condotta,
che molti erano chiamati a uno stato di vita migliore, e che [Benedetto] era anche continuamente chiamato
a manifestare la sua opinione, divenne sempre più infiammato dall’invidia; poiché desiderava essere lodato per tale condotta,
ma non intendeva mantenere una vita lodevole, accecato dalle tenebre della stessa invidia,
decise di inviare un pane avvelenato al servo di Dio Onnipotente, a mo’ di simbolo di benedizione.
L’uomo di Dio lo accolse ringraziando, ma scoprì il pericolo che si nascondeva nel pane.
All’ora del suo pasto un corvo veniva dalla vicina foresta e prendeva il pane dalla sua mano;
venuto come al solito, l’uomo di Dio gettò davanti al corvo il pane avuto dal sacerdote e gli comandò dicendo:
“In nome di Gesù Cristo prendi questo pane e gettalo in un luogo nel quale non possa essere trovato da alcuno.”
Allora il corvo, aperta la bocca e spiegate le ali, cominciò a correre attorno allo stesso pane e a gracchiare,
come per dire chiaramente che intendeva obbedire, ma non poteva eseguire i suoi ordini.
Allora l’uomo di Dio gli comandò insistentemente, dicendo: “Prendilo, prendilo tranquillo e gettalo lì dove non possa essere trovato.”
Il corvo dopo aver a lungo indugiato lo prese nel becco, si alzò in volo e andò via. Gettato il pane,
tornò dopo tre ore, e ricevette dalla mano dell’uomo di Dio il cibo che era solito prendere.
Il venerabile Padre, tuttavia, vedendo l’animo del sacerdote inasprirsi contro la sua vita, era addolorato più per lui che per sé stesso.
Per contro il predetto Florenzio, non potendo uccidere il corpo del Maestro, tramò per spegnere le anime dei discepoli: …
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