altare maggiore in S. Agostino

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altare maggiore
[altare maggiore della Chiesa di Sant'Agostino ad Andria - elab. elettr. su foto di "Sabino Di Tommaso" - 2017]

Altare maggiore della Chiesa di Sant'Agostino ad Andria

Percorso museale virtuale

Questo meraviglioso altare, eretto nella Chiesa di Sant'Agostino annessa al Convento del relativo Ordine eremitico, fu realizzato tra il 1777 ed il 1779 dall'artigiano marmoraio napoletano Marino Palmieri unitamente al figlio Domenico, dopo che avevano già realizzato per le chiese di Andria bel nove altri altari, tutti di pregevole fattura:
- i quattro altari laterali della Chiesa di S. Maria dell'Umiltà annessa al convento di San Domenico,
- l'altare laterale del SS. Sacramento nella Chiesa collegiata di San Nicola,
- un altare dedicato alle Sante Anime del Purgatorio nella Chiesa di San Sebastiano,
- l'altare maggiore (attualmente nella Basilica della Madonna dei Miracoli) e i due laterali (attualmente maggiori nella Chiesa del Carmine e nella Chiesa del Sacro Cuore) per la Chiesa della Trinità annessa al monastero delle Benedettine a quel tempo eretto in Largo Duomo [monastero e chiesa che purtroppo furono demoliti sul finire degli anni trenta del Novecento].

Questo altare maggiore della Chiesa di Sant'Agostino, infine, fu ai Palmieri commissionato nel gennaio del 1777, mentre stavano montando i due altari laterali nella suddetta Chiesa della Trinità del monastero delle Benedettine.

Rileviamo la descrizione dell'altare dall'atto notarile del 10 gennaio 1777 col quale il Convento lo commissionò ai Palmieri, annotando tuttavia a lato le modifiche apportate nell'opera eseguita, i dovuti chiarimenti e le immagini più importanti. Qui è doveroso precisare che il ritrovamento di tale documento è frutto di una preziosa ricerca effettuata dall'arch. Gabriella Di Gennaro, riportato anche nella sua tesi "Altari marmorei settecenteschi ad Andria" del 1994/95.


[stralcio dal documento]

formazione di detto Altare di marmo, secondo stà espresso nel detto Disegno firmato dal suddetto Padre Priore, colli seguenti casi però, e condizioni da osservarsi inviolabilmente e sono, cioè:

Li sottogradi de’ tre Gradini devono essere impellicciati di Saravezza.

Il Sottogrado della Predella anche impellicciato di Saravezza.

Li detti Gradini siano ben scorniciati, come appariscono nel Disegno, e che la Pradella sia tutto un pezzo, però li loro cantoni essere devono centinati, tutto che non si vedono così delineati nel detto Disegno.

Che li Zoccoli siano di Bardiglia, e che nel mezzo di essi vi sia commesso il broccatello di Spagna.

Che il Pagliotto sia anche tutto un pezzo con li suoi Modiglioni, il quale sia ben rilevato d’intaglio, così nell’urna, che ne’ festoni, e modiglioni, con maggior vaghezza, che non esprime il disegno, e che nell’ovato, o sia vano di mezzo vi sia un’effige di S. Agostino di mezzo rilievo alta un palmo, e mezzo per due, e che il fondo sia impellicciato di verde antico.

Li piedistalli siano colle loro Imprese della Religione, cioè l’aquila a due teste colla loro corona, il cuore colla fiamma di sopra, e cintura, impellicciati di borolea chiara colli listelli gialli.

Li membretti ai due lati delli piedistalli siano commessi di giallo di Siena coi listelli neri. Il pezzo centinato al di dentro colla calata de’ campanellucci, o sian festoni rilevati d’intaglio, ed il fondo impellicciato di breccia di Sicilia coi listelli.

Li modiglioni sotto de’ Capi Altari siano ben scartocciati, e commessi di fior di Persico, e nelli due fronti due teste di Cherubini di tutto rilievo, che fanno forza sotto ai Capi Altari, non ostanteche non si vedessero dette due teste di Cherubini delineati nel Disegno.

Il Gradino piccolo con scherzo di foglie rilevate, sia abbugnato, come mostra nel Disegno. Il Plinto del detto Gradino sia bianco, senza commesso, il fondo sotto le foglie impellicciato di verde antico; la tavoletta del detto Gradino abbia il tondoletto ed suo dentello, e che sia larga dieci oncie.

Il Gradino grande colla sua base tutta bianca, ed intagliato di buon rilievo, e scartucciato, come mostra il Disegno. Il commesso di tutte le parti di detto gradino sia di fior di persico, giallo di Siena, e borolea viva coi loro listelli.

La Custodia composta da più pezzi, sia ben rilevata, scartucciata con tutti li membri, che appariscono nel Disegno. Il fondo di mezzo dove sono le due teste de’ Cherubini sia commesso di verde antico vivo, e gli altri suoi membri commessi di fior di Persico, e giallo di Siena, e nell’ultimo pezzo, o sia finimento della custodia vi sia la Colomba, o Spirito Santo colli raggi di rame indorata.

I capi Altari siano ben scartucciati, rilevati d’intaglio, nel fondo di mezzo di fior di persico colla sua tavoletta secondo camina scorniciata come quella che stà rappresentata nel Disegno sopra il Gradino grande, e che abbia tutta detta scorniciatura un freggio di Borolea colorita, e faccia corrispondenza al freggio che stà rappresentato in tutto lo scorniciato, e fronte della mensa, come nel Disegno, quali capi Altari devono essere colla firma del suddetto Padre Priore. Che l’altezza dell’Altare sia palmi dodeci, la lunghezza al di sotto palmi ventuno.

E finalmente, che tutta la detta opera sia ben lavorata, e specialmente il rilievo dell’intaglio, come si osserva nel Disegno, e lustrato a guisa di specchio, ed il marmo sia statuario, e che compito sarà il lavoro tutto debba essere trasportato da Napoli sino in Andria a spese del suddetto Artefice.

 

[immagini e annotazioni]

All'altare si sale per 3 gradini ed una predella in unico pezzo: i sotto-gradi dei quali appaiono rivestiti non in breccia di Saravezza, ma in broccatello giallo, impropriamente detto "di Spagna".

Lo zoccolo-base dell'altare è rivestito in breccia medicea di Saravezza.

il paliotto dell'altare maggiore
[Il paliotto dell'altare maggiore - foto "Sabino Di Tommaso, 2006"]

Nell'ovato del paliotto non c'è un bassorilievo raffigurante Sant'Agostino come previsto nel contratto, ma un commesso di pietre raffiguranti la croce.

i cherubini del paliotto
[particolari: angeli e stemma sinistro dei pilastrini dell'altare maggiore - foto "Sabino Di Tommaso, 2005-2008"]

Nei piedistalli sono inseriti i due stemmi della Religione Agostiniana; agli estremi (fronti) degli stessi sono incastonati i cherubini poggiati su una voluta.

sculture del tabernacolo
[tabernacolo: sculture - foto Sabino Di Tommaso]

Il tabernacolo, leggermente prospiciente, è sormontato da tre teste d'angioletti; su di esso poggia la base marmorea del crocifisso recante al centro lo Spirito Santo in forma di colomba.

Due grandi volute riccamente scolpite in marmo Carrara con inserti dello stesso marmo rosso scuro venato del postergale campeggiano ai capi-altare, recanti in cima due basi reggi-fiaccola.

Le misure dell'altare risultano adeguate all'imponenza architettonica della Chiesa: è lungo alla base 5,54 metri (21 palmi x 0,26367 metri) ed alto 3,16 metri (12 palmi).


altare maggiore con fiori finti settecenteschi nel 2015
[altare maggiore della Chiesa di Sant'Agostino ad Andria con vasi di fiori finti del Sei-Settecento - elab. elettr. su foto di "Sabino Di Tommaso" - 04/2015]

vasi di fiori finti del Sei-Settecento
[vasi di fiori finti del Settecento - foto Sabino Di Tommaso, 2015]

Si notino (nella foto su riprodotta e in quella a lato, del 2015) otto pregiati vasi con fiori artificiali realizzati in ottone, argento (in lamine e fili sottili) e pietre dure colorate, caratteristici del sei-settecento, opere di alto artigianato napoletano.

I vescovi di Andria, fin dal Seicento, descrivendo nelle loro "Visite pastorali" l'arredo d'altare trovato o da allestire, elencano vasi con fiori finti di vario materiale, in legno dorato, metallo e pietre.

Due esempi:
- Il 15 settembre 1659 Mons. Egizio scrive: "Dictum Altare est lapideum. et habet ... candelabra ex ligno aurato cum vasculis et floribus ex eodem opere"
- Il 21 novembre 1694 Mons. Triveri scrive: "In capite Presbyterij situm est Altare maius ..., et hinc inde sex candelabra lignea deargentata super gradus ligneos et colorib(u)s ornatos cũ quibusdã floribus artificialibus bené disposita".


Una descrizione di come erano realizzati i commessi marmorei che compongono questo altare settecentesco è possibile leggerla in un testo del Settecento di Jerôme Richard e nella citata tesi dell'arch. Gabriella Di Gennaro.


NOTE    _
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