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Santuario del SS. Salvatore

prospetto
[foto di S. Di Tommaso - 04/2014]

Il santuario del SS. Salvatore sorge dove fino alla fine dell'Ottocento c'era l'antichissima chiesetta di S. Maria Trimodiense, a sua volta eretta nei pressi della dolina di Gurgo, dove affreschi erosi dal tempo nella grotta più grande testimoniavano fino al Settecento la presenza di una chiesa rupestre intitolata all'Arcangelo S. Michele (e forse ancor prima dedicata al Salvatore).

Trascriviamo dal testo dell'Agresti (in calce citato) notizie storiche sintetiche della Chiesa; un approfondimento può esseere letto nei documenti allegati.

La Chiesa del SS. Salvatore è messa a circa due chilometri dalla città, dal lato di mezzogiorno. Di questa Chiesa già abbiamo fatto un cenno nel I. volume di quest’opera, quando parlammo del trasloco del Capitolo Collegiale di S. Nicola, dalla sua primitiva residenza di S. Maria di Trimoggia nella nuova residenza della Chiesa di S. Nicola (1104).
L’antica Chiesa di S. Maria di Trimoggia aveva un’altare intitolato al SS. Salvatore del quale custodiva gelosamente una preziosa e prodigiosa tela, rappresentante il Divin Redentore legato alla colonna.
Stando la grande devozione a questa Immagine del Salvatore, nel 1816 il Capitolo di S. Nicola, accanto all’antica Chiesa di S. Maria di Trimoggia fe’ costruire una Cappella, dedicata esclusivamente al SS. Salvatore, dove collocò quell’antichissima Immagine, chiusa in cornice.
Però, crescendo sempre più la devozione a quella prodigiosa Immagine, e ritenuta troppo angusta quella Cappella, il benemerito Capitolo di S. Nicola, nel 1872, la fe’ ingrandire ed abbellire, erigendovi un maestoso altare di marmo, su cui primeggiava la portentosa Immagine del Salvatore, chiusa in più ricca cornice. Nè di ciò contenti i zelanti Canonici di quell’insigne Capitolo, nel 1900, fecero abbattere la vecchia Chiesa di S. Maria di Trimoggia e la Cappella del Salvatore, per far ricostruire una novella e più ampia Chiesa, intitolata al Salvatore, come omaggio sull’inizio del secolo ventesimo.

[tratto da La Chiesa del SS. Salvatore, in " Il Capitolo Cattedrale di Andria ed i suoi tempi" di M.Agresti, pagg. 114-116, cap.VII., vol.II., Tipi Rossignoli, Andria, 1912]

Una descrizione molto precisa delle strutture architettoniche dell'attuale Santuario le rileviamo da quanto scrive Mons. Merra nella monografia ad esso dedicata (sotto citata). Tale devotissimo scrittore (al tempo vescovo di Crotone, poi di San Severo) fu uno dei più ferventi patrocinatori dell'erezione di questo tempio così come oggi lo ammiriamo.

Stava per terminare il secolo XIX, ed il mondo cattolico con ansia santamente febbrile si apparecchiava a rendere un omaggio splendidissimo di fede, di speranza e d’amore a Gesù Redentore, Re immortale dei secoli, con innalzargli nelle più alte vette dei monti dell’Italia nostra sublimi monumenti e croci!
In tale fausta ricorrenza il Rettore di Santa Maria di Trimoggia, unitamente all’insigne Capitolo Collegiale di San Nicola, considerando che l’attuale Chiesa del Salvatore più non rispondeva all’amore, ogni giorno crescente del popolo Andriese verso del divin Nazareno, divisarono di volerla all’uopo ingrandire ed abbellire vagamente. Il giorno sacro alla Festa del Salvatore, avendo invitato a cantare messa solenne ed a tenere all’uopo un bollente discorso al popolo, Mons. Emanuele Merra Protonotario Apostolico, questi di gran cuore ne assunse il pietoso e patriottico incarico, ed esortò vivissimamente gli Andriesi a voler erigere quando prima una novella Chiesa, che degna fosse del Salvatore e della città di Andria. Il primo venerdì di marzo del 1901 l’Ill.mo Mons. D. Giuseppe Staiti, Vescovo di Andria, l’Insigne Capitolo Collegiale di San Nicola, ed un popolo senza numero, devotissimo del Salvatore, si portarono in Trimoggia a benedire la prima pietra inaugurale della nuova Chiesa, assumendone ben volentieri l’incarico e con perseveranza instancabile i Can.ci Sgarra D. Raffaele e Casieri D. Francesco.
Sul frontone della nuova Chiesa il Prevosto Parroco D. Michele Patruno Protonotario Apostolico ad instar volle fosse scolpita la seguente iscrizione a memoria del fatto:

DEO
REDEMPTORI HOMINVM
DEIQVE MATRI TRYMODIENSI
SAECVLO XX INEVNTE
ANDRIENSES IN MONVMENTVM
M. C.M. I.

lapide che ricorda la ricostruzione del 1901-1907
particolare del portale d'ingresso
Esimio ingegnere ne fu il Cav. Riccardo Ceci esecutori, Nicola e Giuseppe Sgarra, fratelli muratori fu Vito.
Questa Chiesa è stata ricostruita con forma regolare, mantenendo inalterata per posizione ed ampiezza la Cappella centrale, e l’altra adiacente. Essa è di stile romanico-lombardo. Occupa attualmente un’area rettangolare di circa 600 metri quadrati, ed è divisa in tre navate, delle quali la principale ha la sua larghezza di metri 6, e le laterali di metri 4, perchè tali erano le dimensioni delle cappelle iniziali.
La facciata principale della Chiesa è decorata nella parte centrale, e danno rilievo ad essa, sia nella parte di mezzo, che nelle laterali, paraste di pietra calcarea, che salgono sino agli archetti sottostanti alle cornici e al fregio dentellato. Nelle pareti laterali sono aperte finestre oblunghe; nella centrale ricca la porta, che costituisce la parte più importante della facciata. Vi si accede con gradinata ed il portale è decorato con due colonne di pietra calcarea a pulimento. La muratura della facciata è a paramento in pietra calcarea e mattoni; il basamento in pietra.
Nel mezzo della facciata elevasi il campanile ad un piano su pianta ottagonale con basamento quadrato, e sui suoi otto spigoli stanno altrettante colonnette della stessa pietra calcarea; è terminato da ricca cornice di pietra, e sormontato da una piramide ottagonale. Il campanile è in muratura a paramento come la facciata, e porta nei lati e sul fronte una bifora dello stesso calcare.

[testo tratto da "L’immagine del SS. Salvatore in Santa Maria di Trimoggia" in "Monografie Andriesi" di E. Merra, Tip. Pontificia Mareggiani, Bologna, 1906, Vol.I, pagg. 279-334,]

veduta esterna d'insieme del Santuario
[foto panoramica di S. Di Tommaso - 20/02/2015]