la navata

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navata    navata verso l'uscita
[La navata nel giorno della Madonna di Lourdes - elab. elettr. su  foto della Parrocchia Santuario Maria SS. dell'Altomare del 11/02/2026

L’aula dei fedeli

Le due foto su riprodotte sono state scattate nella festività della Madonna di Lourdes l'11 febbraio 2026; le due riprese sono pubbliche, tratte infatti dal sito della Parrocchia Santuario Maria SS. dell'Altomare.

Scendendo dal cappellone superiore di San Giuseppe per la gradinata aperta nel 1878, lo sguardo spazia per una lunga e snella navata, ariosa nonostante che l'insieme sia una cripta.
Tale sensazione di spaziosità è dovuta all'armonia, eleganza e slancio delle quattro coppie di fornici laterali, terminanti con archi a tutto sesto su piedritti realizzati con coppie di paraste corinzie. Fu il Santacroce che, tra il 1875 e il 1877, ideò e realizzò tale struttura neoclassica della navata, sacrificando la volta naturale, abbattuta e rimpiazzata con una, molto più alta, a botte lunettata. Tuttavia ciò che fa convergere lo sguardo sulla Padrona di casa invitando a dirigere a Lei il dovuto saluto ed ogni attenzione sono i tre fornici del presbiterio (realizzato nel 1898 da Beniamino Margotta-Gramsci), sormontati da una lunetta tripartita affrescata col miracolo della cisterna del 1598.

Dagli oblò della corsia centrale della navata e dalle grate laterali del pavimento è possibile intravedere i principali assetti murari e le varie stratificazioni degli interventi condotti sulla cripta nel corso dei secoli.

Nel penultimo fornice di sinistra è possibile studiare l'affresco più importante di questa chiesa rupestre, dopo quello venerato come Madonna dell'Altomare.

Negli ultimi due fornici presso il presbiterio sono esposti due quadri: nella nicchia di destra il Protettore della città San Riccardo, in quella di sinistra San Giovanni Battista.

La ricorrenza del terzo centenario del miracolo (1898) fu celebrata con una ulteriore opera: la costruzione, progettata nel decennio precedente del presbiterio e dell’abside. Sull’asse della navata furono guadagnati gli spazi di altre antiche cave di tufo. Il progetto e la direzione dei lavori furono affidati all’ingegnere Beniamino Margiotta-Gramsci.

Il nuovo spazio presbiteriale fu articolato con un elegante accorgimento che ha risolto la sistemazione dell’abside ed il raccordo alla navata: infatti secondo i vertici di un esagono si elevano, da alti basamenti, colonne su cui si scaricano archi a pieno centro, al sistema di archi si raccorda un tamburo cilindrico su cui si imposta la cupola conclusa da una lanterna: in questo spazio si eleva l’altare con l’immagine della Madonna dell’Altomare.

Il passaggio fra presbiterio e navata è mediato da una esedra che si articola in tre fornici, di cui quello centrale è partecipe dell’impianto esagonale, e gli altri due si raccordano alle pareti. Il semicatino che si imposta su questa trasparente esedra è scompartito in tre settori sui quali si svolge la raffigurazione del miracolo interpretata dal pittore foggiano Raffaele Affaitati nel 1898.

      [ testo di Mauro Civita, dalla rivista "Tema", n.2 - 1993, pag. 8]

Nella foto ripresa dall'altare (sulla sinistra a inizio pagina), si vede la piccola cantoria con organo, realizzata sull'arco di accesso alla cripta.


S. Francesco seduto come l'Angelo al sepolcro del Cristo risorto
[S. Francesco seduto come l'Angelo al sepolcro del Cristo risorto]

Nelle pareti interne delle paraste che reggono le arcate laterali sono affisse le quindici sculture che raccontano l’ascesa al Calvario e la crocifissione di Gesù, la tradizionalmente detta “Via Crucis”; l’opera è stata realizzata in bronzo, su bozzetti in terracatta dell’artista Prof. Luigi Enzo Mattei, nella fonderia “Merighi Arte” di Bologna nel 2013, proclamato “Anno della Fede” da papa Benedetto XVI (pontefice dal 19/04/2005 al 28/02/2013).

Come può vedersi nella foto riprodotta in alto a destra, sotto l’ultima formella della Via Crucis, la quattordicesima, è affissa una raffigurante San Francesco con una simbologia riconducente al Cristo Risorto.
San Francesco è sbalzato mentre siede su un piano che intende richiamare la pietra tombale del sepolcro di Gesù, sulla quale dalle Marie fu visto assiso l’Angelo che ne annunziava la Resurrezione. Nel vangelo di Matteo (cap.28, vv.1-3) infatti è scritto:

[trascrizione del testo originale in greco] [traduzione "Nuova CEI 2008", cap.28, vv.1-3]
Ὀψὲ δὲ σαββάτων, τῇ ἐπιφωσκούσῃ εἰς μίαν σαββάτων, ἦλθεν ⸀Μαριὰμ ἡ Μαγδαληνὴ καὶ ἡ ἄλλη Μαρία θεωρῆσαι τὸν τάφον.
καὶ ἰδοὺ σεισμὸς ἐγένετο μέγας· ἄγγελος γὰρ κυρίου καταβὰς ἐξ οὐρανοῦ ⸀καὶ προσελθὼν ἀπεκύλισε τὸν ⸀λίθον καὶ ἐκάθητο ἐπάνω αὐτοῦ.
ἦν δὲ ἡ εἰδέα αὐτοῦ ⸀ὡς ἀστραπὴ καὶ τὸ ἔνδυμα αὐτοῦ λευκὸν ὡς χιών.
Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba.
Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.
Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve.

Gli elementi decorativi scolpiti con San Francesco richiamano il papa Francesco, allora appena eletto (è stato pontefice dal 13/03/2013 al 21/04(2015), in quanto sono gli emblemi del suo stemma:
- Nella pietra sulla quale siede è inciso il motto episcopale di detto Papa: "MISERANDO ATQUE ELIGENDO", da lui scelto in quanto estremamente fiducioso nella Misericordia di Dio. Tale motto è tratto dalla Omelia n.21 del benedettino San Beda il Venerabile, dove recita "Vidit ergo Jesus publicanum [San Matteo apostolo] et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi «Sequere me»[Mt. cap.9, v.9]".
- La sua mano destra regge una stella a otto punte, simbolo della sua grande devozione per la Vergine Maria.
- Nella sinistra è posato un fiore di nardo, simbolo di San Giuseppe, patrono della Chiesa e del quale era particolarmenre devoto.
- Sul petto all'altezza del cuore è inciso il trigramma IHS (prime tre lettere del nome greco di Gesù [IΗΣΟΥΣ]) sormontato dalla croce e soprastante 3 chiodi, emblema della Compagnia di Gesù alla quale era appartenuto.

Di seguito si riproducono le foto delle quattordici formelle in bronzo (retroilluminate), pubblicate nella pagina del sito del Santuario Parrocchia Maria SS.ma dell'Altomare ad esse dedicata, con alcune brevi note ivi espresse e che qui parzialmente si citano in calce alle relative foto.

[Le formelle affisse sulla sinistra] [Le formelle affisse sulla destra]
I Stazione: Gesù è condannato a morte
I Stazione: Gesù è condannato a morte
… I personaggi sono fissati in coerenza con la struttura del potere, l’architrave poggia infatti sui caposaldi rilevati dalla presenza fisica della gerarchia politica (Pilato) e di quella militare (legionario); nel secondo piano invece due personaggi del “dubbio”, la moglie del Governatore ed il servo col bacile.
Gesù, flagellato e coronato di spine, in primo piano; protagonista della scena ove Pilato “esce dal quadro” quale scomodo interlocutore per gli astanti, strumento della chiamata alla responsabilità individuale e collettiva: “Chi dei due” grida Pilato “Gesù o Barabba?”

XIV Stazione: Gesù è posto nel Sepolcro
XIV Stazione: Gesù è posto nel Sepolcro
Il Venerabile predecessore del Vescovo di Andria entra sommessamente nella scena e partecipa all’azione trasportando Gesù nel Sepolcro. Con questa immagine si conclude la Via Crucis e Giuseppe Di Donna ne diventa il sigillo: …
Il panorama, oltre il riferimento alla Croce sul Golgota, riprende il profilo delle volumetrie architettoniche prossime al Santuario dell’Altomare, qui citato quale “classica” architettura del tempo, … Sul lato l’ingresso del Sepolcro è immaginato attraverso le aperture che di accesso ai rupestri sotterranei di fianco al Santuario.

II Stazione: Gesù: è caricato della Croce
II Stazione: Gesù: è caricato della Croce
Il patibulum è su di Lui e ne avvertiamo il peso.
La paradossale costruzione alle spalle riprende il motivo della struttura architravata, che si complica nell’incrociarsi dei legni: le tante croci che derivano dalla sofferenza umana …

XIII Stazione: Gesù deposto dalla Croce
XIII Stazione: Gesù deposto dalla Croce
… assoluti protagonisti Madre e Figlio … Il cielo è “squarciato”, come il Velo del Tempio; Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea si tengono a distanza per non turbare il privilegiato incontro tra il Signore della Vita nel Corpo morto e Colei che lo generò. Le pie donne, anch’esse lontane, appartengono così ai margini della formella, testimoniando l’impossibilità a partecipare pienamente al dolore ed al privilegiato rapporto dei “protagonisti”. L’immaginaria presenza della significativa figura di Elena, posta di profilo e quindi avulsa dalla scena poiché appartenente ad un tempo successivo, indica la Croce che tre secoli dopo andrà a recuperare; …

III Stazione: Gesù cade la prima volta
III Stazione: Gesù cade la prima volta
… con il patibulum sempre più pesante, Gesù incespica e cade nel percorso ancora entro le mura della città; cade sulle ginocchia, così come testimonieranno le tracce nella Sacra Sindone. …
La scena è “urbana” poiché il doloroso cammino – come si è detto – è ancora all’interno dell’area urbana, i cui connotati architettonici riferiscono l’ambiente conosciuto, consueto e rassicurante del luogo domestico, ove spesso ed in ogni tempo può albergare il dolore. …

XII Stazione: Gesù muore per noi in Croce
XII Stazione: Gesù muore per noi in Croce
… È la formella dedicata a Papa Francesco.
La Madre, abbigliata come la figura di Maria Santissima dell’Altomare guarda il Figlio che ha appena chiuso gli occhi con la Sua immagine, Egli ha guardato per ultima la figura di Colei che lo vide per prima.
La tristezza delle pie donne si ricompone nella certezza della Madonna consapevole della vicina Resurrezione. Giovanni, posto sotto la Croce, medita “da Figlio” le parole che lo accompagneranno: “Questa è tua Madre”.
Collocato davanti alla Crocifissione è San Francesco, come “un offerente” che, pur inserito nella scena per unità di spazio, non vi appartiene per unità di tempo; perciò si pone al di fuori del quadro …

IV Stazione: Gesù incontra la Madre
IV Stazione: Gesù incontra la Madre
… la Madre, nell’istantaneo moto di sollecitudine, tende la mano quasi a voler alleggerire il peso del patibulum, atto istintivo e apparentemente inutile, sicuramente sproporzionato; ma forse l’Altissimo, in quell’attimo, avrà “ceduto” all’amore materno e, sovvertendo l’ordine fisico, tradotto il peso insopportabile nella carezza di un fuscello.
La discontinuità nella direzione del percorso, anche nella conferma storica che la salita al Calvario non fosse rettilinea, trova la sintesi nella centralità simmetrica dell’incontro. …

XI Stazione: Gesù è inchiodato in Croce
XI Stazione: Gesù è inchiodato in Croce
… È una scena “in divenire”, il braccio sinistro di Gesù è già assicurato alla trave con il chiodo che trapassa il polso, nello spazio di Destot che la Sindone certifica – sarà quello che rimarrà teso, a differenza dell’altro che si piegherà durante le tre ore di agonia, poiché il corpo risulterà così costretto avendo il piede sinistro inchiodato sul destro – mentre l’altra mano sta per essere assicurata al patibulum che verrà innalzato sullo stipes già infisso nel terreno. Poi sarà la volta dei piedi. … mentre lo scriba traccia in tre lingue il “titulus crucis”, con rapidità ed in modo sommario: …

V Stazione: Gesù è aiutato dal Cireneo
V Stazione: Gesù è aiutato dal Cireneo
… Simone di Cirene si trova nel luogo per caso ed è casualmente scelto dal legionario romano che lo chiama senza esitazioni, perentorio. “tu”. …
Davanti alla porta della città, a mezzogiorno, il patibulum sembra piantarsi a terra; il Salvatore sofferente davanti ad uno sconosciuto che torna dai campi dopo il lavoro; … La porta di Efraim è sommariamente tradotta in quella di Sant’Andrea [di Andria], un luogo riconoscibile nella città di oggi a significare accadimenti fuori dal tempo storico, ma contemporaneo ad ogni generazione, …

X Stazione: Gesù è spogliato delle vesti
X Stazione: Gesù è spogliato delle vesti
… Il Corpo spogliato diviene l’essenza, la rappresentazione stessa della dignità, la nudità del Corpo sulla Via dolorosa è la Verità stessa che porta alla Vita.
Nel cielo plumbeo del Calvario appare una fulminea traccia, che preconizza il cielo sopra Ponte Milvio (gli anni 2012 e 2013 infatti sono il 1700° della sconfitta di Massenzio e dell’Editto di Milano), il simbolo costantiniano illumina la livida scena, resa ancora più cupa dall’ergersi degli stipes. …
Il profilo ha ancora il sapore della stoffa, di quella tunica indivisibile che sarà bottino dei soldati, del Sudario che risulterà testimonianza della Resurrezione.

VI Stazione: La Veronica asciuga il volto a Gesù
VI Stazione: La Veronica asciuga il volto a Gesù
La più sindonologica delle scene ove Gesù, pur “sollevato” dal patibulum, ne porta comunque il peso, la composizione infatti suggerisce tale aspetto nella combinazione delle gestualità, mentre la Veronica sembra accorrere e raccogliere consapevolmente la preziosa immagine impressa nel telo.
Alle sue spalle una madre ed il bambino che piangono la sorte del Cristo, fanno parte di quella folla che non gli sbraitava contro; …
Alle loro spalle l’albero d’ulivo a sottolineare un luogo geografico, ambiente dalle tradizioni e colture millenarie. …

IX Stazione: Gesù cade la terza volta
IX Stazione: Gesù cade la terza volta
La caduta è rovinosa, ne sono testimonianza le tracce nel telo sindonico considerato e voluto quale grammatica e sintassi della composizione, la figura ne risulta schiacciata a terra … , sul corpo sofferente incombono simbolicamente e significativamente il ferro della lancia, il legno del patibulum ed il macigno dell’indifferenza, questo leggibile nelle due figure che a margine della strada attendono il passaggio del condannato. …
Il centurione sguaina spada e frusta, il Cireneo – rientrato negli “abiti iniziali” sembra confuso e statico, la strada serpeggia in salita. …

VII Stazione: Gesù cade la seconda volta
VII Stazione: Gesù cade la seconda volta
… È la formella dedicata a Papa Benedetto XVI.
Gesù cade per la seconda volta, visto di fronte come ci cadesse addosso e più pesantemente, osserviamo la caduta assieme a coloro che stanno a guardare ma al Calvario voltano le spalle.
Qui il Cireneo “ha assunto una veste lunga e chiara” ed è piegato per l’età, come l’albero dell’ulivo cui è accanto; ecco così compiuta la sfaccettata interpretazione dell’ “uomo di Cirene”,…
Visivamente compresa tra il Cireneo e l’ulivo è la sagoma di una porta, struttura architravata, varco della città non lontana che prelude ed allude alla Porta Fidei …
VIII Stazione: Gesù incontra le donne di Gerusalemme
VIII Stazione: Gesù incontra le donne di Gerusalemme
Sette sono emblematicamente le donne, come i Dolori della Vergine, il genere femminile esposto ad ogni iniquità, ad ogni sofferenza, chiamato alla forza interiore quale parte “turrita” della società; ognuna di esse denuncia un diverso modo nell’approccio,… Gesù, che si volta improvviso e perentorio, ne incontra lo sguardo di tutte, insieme ed al tempo stesso di ognuna, una per una con il messaggio che è univoco pur nelle molteplici valenze.
Inconfondibile il maniero nel panorama, spoglio il Castello con otto torri ottagonali e centodiciassette feritoie, lo stesso numero dei Padri chiamati di diritto a partecipare al Conclave dell’anno 2013.…

resti di assetti murari

L'attuale pavimento della chiesa è stato realizzato con i restauri del 1986-89, avendo cura di sopraelevarlo di circa 60 cm e con ampie zone trasparenti, onde offrire agli studiosi la possibilità di intravedere l'antico pavimento in coccio, altre parti delle antiche strutture e una cisterna-battistero(?) della originaria cripta.

     
[fotogramma di una ripresa degli scavi sotto il pavimento dell'aula e pianta dell'insieme - elab. elettr. su ripresa del restauro del 1989 e disegno tratto dal testo citato di M. Civita]

resti di assetti murari sotto l'attuale pavimento
[ripresa dal tombino rettangolare di vetro esistente presso il presbiterio su base di altare - foto Sabino Di Tommaso, 12/2003]

Nell'immagine, ripresa dalla finestra rettangolare praticata nel pavimento prima del transetto, si possono osservare resti della pavimentazione quando (intorno al 1657) la navata della cripta si estendeva sino alla curva dell'affresco della crocifissione (con una superficie non superiore a 8mx16m). 

La rimozione del pavimento, a quadroni, ha evidenziato la traccia di tre pilastri di roccia tufacea, di varia forma e sezione, segati quasi tutti alla medesima quota 0,92 - 0,93 - 0,97; tangente ai bordi dei tre tronchi di pilastri si apre una vasca circolare del diametro di circa m 4,50 profonda circa m 1,20 a forma di catino e completamente rivestita con un impasto di coccio pesto a frammenti grossolani.

La posizione della vasca, e la presenza dell’affresco di un santo vescovo, sulla concavità della residua grotta adiacente, lasciano pensare all’originario impianto di un luogo di culto formato, quanto meno, da due ambienti tra loro comunicanti.

Il piano di calpestio di questo primo luogo di culto doveva essere ad una quota media di m -1,60.
La vasca è risultata priva dell’ugello di scarico ma piena di frammenti fittili acroni di anfore.

      [di Mauro Civita, dalla rivista "Tema", n.2 - 1993, pag. 8]


Nei restauri della chiesa operati negli anni ottanta (1986-1989) è stata ritrovata la sottostante porzione di affresco, frammento probabilmente determinato dall'ampliamento effettuato dal Santacroce a fine '800 (1875-1877).

Frammento di affresco
[resti di affresco - foto Sabino Di Tommaso, 12/2003]

Che personaggio rappresentasse è difficile individuarlo, per l'esiguità degli elementi iconografici leggibili.
   Le linee dell'abbigliamento, il taglio dei capelli, fanno pensare ad un personaggio contemporaneo alla Santa Cecilia e alla Maddalena affrescate in Cristo Misericordia (nel Cinquecento).


[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]