La facciata che oggi il Duomo presenta a chi gli si approssima è quella quasi completamente rifatta nel 1844
e poi nuovamente modificata nel 1965 abbattendo la parte superiore del porticato eretto
poco più di un secolo prima e reinventando quanto della muratura restava scoperto,
inserendo cioè al centro un nuovo rosone neogotico affiancato da due
finestre ogivali.
Sul rifacimento del 1944 voluto da mons. Cosenza ed attuato da Federico Santacroce Filomena Lorizzo scrive:
FRANCISCUS . BRUSTIA . EPIS[COPUS] . ANDRIEN[SIS] . A . D . MCMLXV
RESTAURAVIT
RAPHAEL . CALABRO . EPIS[COPUS] . ANDRIEN[SIS] . A . D . MMVIII
RESTITUIT
[tratto da "La Cattedrale di Andria", di Filomena Lorizzo, tip. S.Paolo, Andria, 2000, pp. 18-19]
Quando, tra il 1938 ed il 39 fu totalmente demolito il pericolante Monastero delle Benedettine di piazza Duomo, il suo pregevole portale (come s'è detto) fu affisso a destra della facciata della Cattedrale: eccone le immagini fotografiche relativamente recenti.

[2 particolari di destra della facciata ed il portale del monastero delle benedettine ivi murato
- foto di Sabino Di Tommaso, 2013, 2014 e 2010]
Il Borsella così descrive l'atrio porticato di accessso alla cattedrale, poco dopo la sua inaugurazione (il portico fu ultimato nel 1844 e il Borsella morì nel 1856)
[tratto da "Duomo" in "Andria sacra", di Giacinto Borsella, tip. F. Rossignoli, Andria, 1918, pp. 42-43].

[La Cattedrale in un particolare della tavola "Cristo benedice Andria" del Quattrocento - foto di Michele Monterisi, 2012
Questa raffigurazione della Cattedrale, particolare della
tavola del Redentore anta dell'antico armadio delle reliquie,
fu dipinta prima del 1471 circa, epoca in cui il campanile fu innalzato oltre il registro delle campane che qui appare come terminale merlato.
Della facciata non è visibile la parte inferiore, non è possibile quindi valutare se avesse anteriormente un portico;
sappiamo comunque che ne esisteva uno nel 1654, quando mons. Cassiano decise di eliminarlo (confronta il documento di seguito citato).
Nella parte superiore della facciata, sotto il timpano, nelle macchie di colore più scure non è individuabile un rosone; probabilmente non ne aveva.
Le navate laterali sono state già innalzate, tanto da occludere le finestre romaniche della navata centrale, che precedentemente risciaravano l'aula della Chiesa.
L'attuale transetto trasversale alle navate a quel tempo, probabilmente, era il presbiterio;
alle sue spalle doveva essserci un'abside, ma poco profonda in quanto non sporge in questa raffigurazione.
La parete ovest del transetto, quella addossata alle navate, aveva come finestre due oculi; nel dipinto è visibile quello di destra.
Nella parete sud di detto presbiterio, prospiciente l'attuale largo La Corte, delle macchie di colore più scure
potrebbero far supporre l'esistenza delle finestre ogivali di cui esiste ancor oggi traccia, nonostante i numerosi rimaneggiamenti susseguitisi.
Tra la Cattedrale ed il Palazzo Ducale c'è soluzione di continuità; ciò indica che tra essi non c'era alcun collegamento
(a quel tempo dei Del Balzo non c'era ancora, quindi, il Coretto baronale),
e avvallerebbe l'esistenza fin da quel tempo di un camminamento, documentato nei secoli successivi, tra le attuali piazze La Corte e la Catuma.

Come potesse essere il prospetto della Cattedrale affiancata al Palazzo Ducale nel Sei-Settecento
è possibile immaginarlo osservando le incisioni della città inserite in due testi del tempo
(particolari sopra riportati): in quello essenzialmente odeporico
di Gio: Battista Pacichelli del 1703
“Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodeci Provincie...”,
pubblicato in Napoli dalla Stamperia di Dom. Ant. Parrino, parte II, pag.207;
in quello turistico-commerciale a cura di Cesare Orlandi del 1772
“Delle Città d’Italia e sue isole adjacenti compendiose notizie sacre, e profane”,
pubblicato in Perugia dalla Stamperia M. Reginaldi, Tomo II, pag.65.
Nella veduta di de Silva (riproduzione a sinistra) davanti al prospetto
non c'è l'antico portico già demolito da mons. Cassiano cinquant'anni prima
(nel 1654), appaiono invece i tre gradini di accesso al sagrato da detto
vescovo realizzato. Sulla facciata si aprono tre porte e superiormente tre
finestre in corrispondenza delle rispettive navate; sono disegnate anche le
cappelle laterali con le loro finestre. Tra la Cattedrale ed il
Palazzo Ducale sembra che sia rappresentato anche il supportico sotto la
stanza del tronetto priva di balconata.
Nell'immagine a destra si riporta un particolare della pianta della Città di Andria,
realizzata (si racconta) dal Murena per il Vescovo Ferrante.
In tale incisione (di Francesco Nesi) la Cattedrale non ha ancora il portico
del Santacroce
realizzato nel 1844; essa è ritratta sopraelevata da tre gradini, con tre accessi
che immettono nelle corrispondenti navate, le quali nella facciata prendono luce da tre finestre.
Nell'immagine non appaiono le cappelle laterali (ma già esistenti almeno dal
1477) e il campanile sembra completo, pur se stilizzato. A sinistra e adiacente alla Cattedrale è accennato il Palazzo Vescovile col Seminario
e, adiacente a destra in largo "Corte", è disegnato il Palazzo Ducale.
Nel 1654 mons. Cassiano rifà le tre porte d'ingresso; lo dichiara nella sua visita ad limina dell'8 dicembre 1654: "tres novæ portæ fiunt ex albo lapide affabrè incisæ."; cioè: "si realizzano tre nuove porte in pietra bianca, artisticamente incise".
Fino a metà Seicento la Chiesa Cattedrale aveva davanti alla facciata un
antico portico, forse del periodo in cui fu eretta a tre navate,
il XII secolo, o del successivo. Ciò risulta da un documento: la relazione redatta dal notaio della
visita pastorale di mons. Ascanio Cassiano
nel marzo del 1656.
Ecco cosa fa annotare il vescovo:
| [trascrizione del testo originale in latino] | [traduzione] |
|---|---|
|
"Porticus, quæ innixa erat prospectui Ecc.[lesi]æ è regione feré Monasterij Monialium S.mæ Trinitatis, quia vicinam minabat.[ur] ruinam,
lumen Ecc.[lesi]æ impediebat, et fiebant in eo son[o]res, nobis mandantibus, fuit diruta, atq.[ue]
in eius spatio aptata in cincinniorẽ formã perpulcra planities, è supra eam pavimentum
ad quod per tres gradus lapideos ascenditur, occupat totã basim prospectus Ecc.[lesi]æ, æquaturq.[ue] cum limine portarum eius. |
"Il portico, che si appoggiava al prospetto della Chiesa a partire dalla zona presso il Monastero delle Monache della SS. Trinità, poiché minacciava prossimo crollo,
toglieva luce alla Chiesa, e in esso si facevano strepiti, su nostro ordine,
fu abbattuto, e al suo posto realizzato un bellissimo sagrato nella forma più ricercata ed indi pavimentato; ad esso si sale per tre gradini,
impegna tutto il piede del prospetto della Chiesa ed è appianato con la soglia delle porte. |
-CD.jpg)
[stralcio dalla visita pastorale di mons. Cassiano del marzo 1656; documento della
Biblioteca Diocesana di Andria - Leone stiloforo, foto Confalone]
Mi piace immaginare tale portico; me lo vedo realizzato con lo stile proprio del tempo,
come quello, ad esempio, che abbelliva e proteggeva
l'ingresso della chiesa di Sant'Agostino.
Tra i reperti archeologici esiste un leone stiloforo (foto a lato di Confalone)
che potrebbe essere appartenuto a tale portico, presso un portale della Chiesa
(o forse era davanti al portale laterale?,
in quanto sembra che lì lo abbia visto e descritto il Borsella?), anche se le sue dimensioni,
come fanno notare alcuni studiosi, sono un po' ridotte per tale uso.
Scrive infatti Filomena Lorizzo nel testo sotto citato:
[tratto da "La Cattedrale di Andria", Filomena Lorizzo, tip. S.Paolo, Andria, 2000, pp. 74-75]
Il 13 febbratio 1503, alle prime ore del mattino, in questa Cattedrale 13 cavalieri italiani
parteciparono alla Santa messa e giurarono di valorosamente commbattere nella Disfida
che di lì a poco avrebbero sostenuto contro 13 cavalieri francesi
in un campo tra Andria e Corato allora di proprietà della repubblica veneziana.
A ricordo dell'evento nel 1903 sul lato destro del portico della Cattedrale fu affissa una lapide.
Qui a seguire sono riprodotti una immagine della lapide e uno stralcio del "prczioso trattato,
cavato dal suo proprio essemplare" ... "scritto da Autore di veduta, che v'intervenne",
(opuscolo rarissimo, stampato nel 1547).

[lapide sul lato destro del portico - stralcio documento giuramento in Cattedrale (da stampa del 1547)]
Si trascrive la parte del testo che riferisce quanto accadde nella nostra Cattedrale.
[testo tratto dal rarissimo opuscolo in 8° "SUCCESSO DE LO COMBATTIMENTO delli Tredeci Italiani, e Tredeci Franciosi, fatto in Puglia, con la Disfida, Cartelli, e la Virile Essortazione, che fece lo Capitaneo Fieramosca à gli compagni, e la gloriosa Vittoria ottenuta da gli Italiani. Nel anno. 1503" (a cura) di Giovanbattista Damiani, stampato nella fidelissima Citta di Capua, per Giovanne Sultzbach, A dì undeci di Giunio. 1547, pp. 21r, 21v, 22r del duerno F.]
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]