
[testo tratto da "il Santuario di Santa Maria dei Miracoli" di P. Petrarolo,Sveva Editrice,1996, pag.43]
Un approfondimento sia di carattere storico che architettonico ci giunge nel 2011 da Vincenzo Zito nelle nuove ricerche sulla Basilica, pubblicate nel n.2 della "Rivista Diocesana Andriese", Maggio/Agosto 2011. In particolare sul vestibolo antistante la cripta osserva:
[estratto da “Nuove ricerche sul santuario della Madonna d’Andria” di N. Montepulciano e V. Zito, in "Rivista Diocesana Andriese" Anno LIV - n. 2 - Maggio/Agosto 2011, pag. 132]

[da sinistra: Giaele trafigge Sisara con un chiodo, Gesù prega nel Getsemani, Gesù incontra la Samaritana, Giuditta decapita Oloferne - elab. elettr. su foto di Sabino Di Tommaso 2016]
Oltre al grande affresco sulla parete che dà sulla lama (raffigurante i Santi Mauro e Placido, e studiato in un'altra pagina), sulle pareti laterali del vestibolo in quattro tondi sono affrescate (con discussa attribuzione ad Alessio d'Elia) due scene del vecchio testamento e due del nuovo: sulla parete Sud (nella foto a sinistra) è raffigurata Giaele che inchioda al suolo Sisara e sulla porta di uscita alla lama è raffigurato Gesù in preghiera nel Getsemani; sulla parate Nord (foto a destra) il tondo mostra Giuditta che taglia il capo ad Oloferne e sulla porta murata dietro al crocifisso è affrescato l'incontro di Gesù con la Samaritana.
Sulla colonna bistile è fissato il pulpito ligneo intagliato e posto in opera dal laico agostiniano fra Emanuele Giorgio nel 1937, per celebrare il centenario della venuta degli Agostiniani al Santuario.
Il lato est dell'aula è chiuso da un paramento murario, il frontone della cripta; il lato ovest, attraverso una piccola porta dà sulla lama di Santa Margherita.
Ai primi del Novecento in questo ingresso alla grotta erano affissi i quadri di quattro santi che hanno venerato in modo particolare la Madonna dei Miracoli, venendo personalmente ad onorarla, come S. Francesco Di Girolamo, S. Benedetto Giuseppe Labre, S. Giuseppe da Copertino, o scrivendo per essa dolci ed affettuose laudi come il Beato Giovenale Ancina; tanto scrive F. Cosma Lo Jodice O. S. A. nel suo opuscolo del 1904 “Gli undici beati martiri agostiniani del Giappone”.

S. Francesco Di Girolamo - S. Benedetto Giuseppe Labre - S. Giueseppe da Copertino - Beato Giovenale Ancina (foto Nicola Montepulciano)
Questi quattro quadri attualmente (2017) sono dislocati nella sagrestia e nell'antisacrestia della basilica.
Nell’anti sacrestia, sulla parete sinistra entrando, ai lati della grande
tela della Sacra Famiglia di Carlo Curci (1898):
- il Beato Giovenale Ancina, con il titolo della sua lauda “Alla Miracolosa Madonna d'Andria”:
posto a sinistra guardando la tela della Sacra Famiglia;
- S. Giuseppe da Copertino (1603-1663) in estasi: posto a destra della stessa tela.
Nella sagrestia, sulla parete sinistra entrando:
- S. Francesco di Girolamo (1642-1716), gesuita con stola e crocifisso: posto a sinistra guardando la parete;
- S. Benedetto Giuseppe Labre, braccia incrociate: posto a destra.
San Benedetto Giuseppe Labre soggiornò qualche tempo in Andria e si prostrò davanti alla nostra Madonna de' Miracoli nel 1771, come dettagliatamente racconta l'agostiniano P. Antonino M.a Di Jorio nel suo “Vita virtù doni e miracoli di S. Benedetto Giuseppe Labre – pellegrino francese”.
Da Barletta passò nella vicina Città di Andria, dove la sua dimora fu più lunga a ragione del celebre Santuario di Maria SS. chiamata dal Pontefice Gregorio XIII S. Maria de’ Miracoli di Andria, causa dei grandi miracoli in qualità e numero che Maria SS. operava a decoro di quella sua Immagine, dipinta da epoca immemorabile nel fondo di una spelonca, e rinvenuta prodigiosamente ai 10 marzo del 1576. Ivi tra la magnificenza del Tempio nuovo poco fa compiuto, e le ombre venerande della Grotta, e tra la moltiplicità de’ voti che cuoprivano lo pareti all’interno, e le lampadi numerose che scintillavano ne’ sacri recinti, esultante con l’anima sua in Colei che è la tesoriera delle grazie e la sorgente della salute, dall’alba a notte vi passava i giorni a suo modo, con un atteggiamento divoto ed un affetto sempre ardente. Dai PP. Benedettini ivi allora stanziati, riceveva la minestra del ristoro, ed i Portici del Tempio gli fornivano l’asilo del riposo.
San Francesco di Girolamo fu certamente in Andria durante la quaresima del 1713, quando fu chiamato a predicarla nella Chiesa Cattedrale.
Essendo molto devoto alla Madonna, tanto da scrivere un inno mariano per i Gesuiti, certamente in quel mese di preparazione alla Pasqua
diverse volte venne a pregare in questa cripta della Vergine dei Miracoli.
In quell'occasione non mancò di diffondere nella Città anche il culto di San Ciro, al quale si ispirava come modello di santità.
Scrive lo storico Michele Agresti nel
cap. XIII del 1° volume dell'opera sotto citata:
[tratto da “Il Capitolo Cattedrale di Andria e i suoi tempi” di M. Agresti, tipi Rosignoli, Andria, 1912, Vol.I, cap.XIII, pp.282]
San Giuseppe da Copertino è stato in preghiera in questa cripta durante un suo spostamento tra i conventi della Provincia
conventuale
di S. Niccolò di Bari.
Lo storico Domenico Bernini (1657-1723), a poco meno di sessant'anni dalla morte del Santo, ne scrive la vita
ancora palpitante nei vari luoghi dove aveva soggiornato e lasciato di sé indelebile impronta.
Tra i vari episodi l'autore racconta l'evento miracoloso che al Santo accadde
nella cripta della Madonna dei Miracoli di Andria, intorno al 1636 (aveva allora Giuseppe 33 anni
[1]),
e che qui si trascrive dal libro sotto citato.
[tratto da “ Vita del Venerabile Padre Fr. Giuseppe da Copertino de’ Minori Conventuali descritta da Domenico Bernino …”, in Roma, MDCCXXII, per L. Tinassi e G. Mainardi, pp.73-75, 84.]
NOTE
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]