
[testo tratto da "il Santuario di Santa Maria dei Miracoli" di P. Petrarolo,Sveva Editrice,1996, pp.41-42]
I restauri del 1998 scoprirono sotto il dipinto della regina di Saba, su descritto dal Petrarolo, un affresco raffigurante un miracolo di San Placido.
Un attento studio di Nicola Montepulciano (storico e ambientalista, ed esponente di rilievo della sezione WWF di Andria), pubblicato nel n.2 della "Rivista Diocesana Andriese", Maggio/Agosto 2011, pp.140-145: “ Nuove ricerche sul santuario della Madonna d’Andria”, inquadra storicamente l'affresco e ne interpreta la didascalia.
La didascalia è un adattamento di una frase tratta dal Divinum officium matutinum
S. Pauli primi Eremitae et Confessoris scriptura: feria VI (sexta) infra Hebdomadam I
post Epiphaniam (lectio 9) – Commemoratio St. Mauri, Abbati.,
cioè dalla nona lettura dell’Ufficio divino mattutino di S. Paolo, primo eremita e confessore,
venerdì della I settimana dopo l’epifania - commemorazione di S. Mauro Abate.
Viene qui riportata quella parte della commemorazione della vita di S. Mauro,
nel testo originale in latino e relativa traduzione, che più ci interessa,
perché da questa l’autore dell’affresco ha tratto la didascalia:
La didascalia è stata ricavata dall’ultimo periodo del brano, quello, cioè, sottolineato. Il periodo non fu riportato fedelmente, ma adattato con alcune varianti per renderlo autonomo dal contesto e comprensibile. Qui si riporta l’intero periodo variato e la relativa traduzione (Fig. 8).
L’affresco trova una giusta collocazione nella chiesa inferiore dove vi sono le immagini affrescate di S. Margherita e S. Nicola, che sono due santi “sauroctoni”, capaci, cioè, di sconfiggere ed esorcizzare il diavolo sotto forma di drago, al pari di S. Silvestro, di S. Giorgio, di S. Michele(36). ... ... ...

[elaborazione elettronica su foto di. Sabino Di Tommaso - 2004]
Il dipinto raffigura il saggio Re Salomone che riceve la bella e ricca regina di Saba.
Eccone il racconto biblico tratto dal 1° libro dei Re, cap. 10, vv. 1-13, nella nuova versione della C.E.I, edito sul sito www.laparola.net..
La regina di Saba, sentita la fama di Salomone, venne per metterlo alla prova con enigmi.
Venne in Gerusalemme con ricchezze molto grandi, con cammelli carichi di aromi,
d'oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli disse quanto aveva pensato.
Salomone rispose a tutte le sue domande, nessuna ve ne fu
che non avesse risposta o che restasse insolubile per Salomone.
La regina di Saba, quando ebbe ammirato tutta la saggezza di Salomone,
il palazzo che egli aveva costruito,
i cibi della sua tavola, gli alloggi dei suoi dignitari, l'attività dei suoi ministri,
le loro divise, i suoi coppieri e gli olocausti che egli
offriva nel tempio del Signore, rimase senza fiato.
Allora disse al re: «Era vero, dunque, quanto avevo sentito
nel mio paese sul tuo conto e sulla tua saggezza!
Io non avevo voluto credere a quanto si diceva, finché non sono giunta qui
e i miei occhi non hanno visto; ebbene non me n'era stata riferita neppure una metà!
Quanto alla saggezza e alla prosperità, superi la fama che io ne ho udita.
Beati i tuoi uomini, beati questi tuoi ministri che stanno sempre davanti a te
e ascoltano la tua saggezza!
Sia benedetto il Signore tuo Dio, che si è compiaciuto di te sì da collocarti
sul trono di Israele. Nel suo amore eterno per Israele il Signore
ti ha stabilito re perché tu eserciti il diritto e la giustizia».
Essa diede al re centoventi talenti d'oro, aromi in gran quantità e pietre preziose.
Non arrivarono mai tanti aromi quanti ne portò la regina di Saba a Salomone.
Inoltre, la flotta di Chiram, che caricava oro in Ofir,
portò da Ofir legname di sandalo in gran quantità e pietre preziose.
Con il legname di sandalo il re fece ringhiere per il tempio e per la reggia,
cetre e arpe per i cantori. Mai più arrivò, né mai più si vide fino ad oggi, tanto legno di sandalo.
Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto essa desiderava e aveva domandato,
oltre quanto le aveva dato con mano regale. Quindi essa tornò nel suo paese con i suoi servi.
L'opera è stata dipinta da Alessio D'Elia nel 1755, firmandola e datandola in basso a destra, "A. D'Elia P. 1755", insieme alle due Natività (di Gesù e di Maria) sulle pareti del coro. Prima era allocato nell'aula sull'affresco di San Placido, attualmente (2013) è affisso nella navata destra della chiesa superiore, all'inizio delle scale che scendono dalla basilica alla cripta.
NOTE
| [testo originale in latino] | [traduzione] |
|---|---|
IN LIBER SECUNDUS
|
Dal Libro Secondo
|
[Il testo latino è tratto da “ Rerum Italicarum Scriptores”, tomus IV, Ludovicus Antonius Muratorius, Mediolani, ex Typographia Societatis Palatinæ in Regia Curia, MDCCXXIII, p. 195-196]
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]