Contenuto

facciata dell'Annunziata
[elaborazione elettr. su foto di. Sabino Di Tommaso - 2011]
Menù delle pagine principali

Chiesa dell'Annunziata

Introduzione

Nel libro "La chiesa dell'Annunziata di Andria" (estesamente sottocitato), Vincenzo Schiavone introducendo la sua opera scrive:

"La Chiesa dell'Annunziata, fra gli edifici sacri di Andria è uno dei più antichi: una chiesa «storica», come oggi si dice. Essa però non è ubicata, come le altre, entro il «centro storico» della città.
Edificata al di là della cerchia muraria che nel corso degli anni cadde e venne inglobata o nascosta dalle nuove costruzioni, era per gli Andriesi la Chiesa dell'Annunziata «di fuori», della campagna cioè che si stende attorno alla città, e proprio nelle sue immediate vicinanze, appena fuori della Porta detta «della Barra».
L'antica ubicazione, l'epoca in cui sorse, le vicende storiche secolari che la coinvolsero e un suo volto, fanno di questa chiesa uno dei più interessanti monumenti della città e, anzi, una parte della vita stessa della comunità andriese e della sua storia, sin dall'epoca medioevale.
Anche se «fuori», infatti, questo tempio risulta profondamente legato agli avvenimenti di cui erano protagonisti i capi e i sudditi, che vivevano entro le mura della città vicina: e da cui giungevano le voci delle fazioni, delle opposizioni, degli scontri anche fratricidi che la insanguinarono.
E fuori della città ha ugualmente subito le devastazioni, le violenze e le distruzioni perpetrate dagli invasori, spesso una accolta di masnadieri e di bande armate, che passarono a turno sotto quelle mura, e , anche quando non entrarono nella città, in questo edificio hanno lasciato il loro segno."

[testo tratto da " La chiesa dell'Annunziata di Andria", di Vincenzo Schiavone, Andria, Grafiche Guglielmi, 1996, pp. 9-10]

È una Chiesa splendida per storia, accoglienza, arte e fede.
Mi piace immaginarla costruita nell'Alto Medioevo, quando i pellegrini, in transito percorrendo dal Nord l'estenuante itinerario che conduceva in Terra Santa, s'avvicinavano ai vici insediati lungo il nostro Aveldio per ristorarsi, rinnovare qualche suppellettile da viaggio presso i locali figuli ed artigiani, trovare rifugio e sostegno presso l'Annunziata dalle Basiliane o dagli eremiti di Sant'Onofrio, per poi riprendere rinfrancati la lunga ed insidiosa strada.

Andria non aveva ancora le sue mura, costruite poco dopo il 1000 da un conte Normanno, il quale non potè poi inglobare l'Annunziata nel borgo, perché sorgeva al di là dell'Aveldio, naturale fosso - protezione di Sud-Ovest, ed insieme ad essa rimasero fuori tutti i complessi eremitici insediati, come loro usanza e regola, nei pressi ma non dentro l'agglomerato urbano.

Ciò mi piace pensare; sono tuttavia supposizioni con un alto grado di attendibilità, per riscontri indiretti di analisi sia storica che topografica, in parte su accennati.


Propongo qui sotto un confronto tra un particolare della Città di "Andria in prospettiva" di fine Seicento (pubblicata nel 1703 dal Pacichelli) e una prospettiva attuale, del 2018, ripresa da Google.

particolare della veduta prospettica di Andria di Cassiano de Silva, con l'aggiunta dell'indicazione dell'Aveldio e del colore     
[particolare della veduta prospettica di Andria di Cassiano de Silva di fine '600 (con l'aggiunta dell'indicazione dell'Aveldio e del colore - una elaborazione sull'attuale prospettiva da un'immagine di Google-maps 2018)]

Nelle due prospettive mi sembra notare che molte linee essenziali dei tre edifici sacri e loro annessi si siano conservate nel tempo.
Ovviamente nella prospettiva più antica manca quanto è stato costruito successivamente, ad esempio: il rifacimento della facciata di San Sebastiano, avvenuto nel 1759; l'ingrandimento del monastero di San Tommaso in conservatorio, attuato nel 1855; la Chiesetta di Madonna delle Grazie, in parte ristrutturata a fine Ottocento; la fontana nella piazza, eretta ai primi del Novecento, ...