
Così scriveva mons. Emanuele Merra nel 1906 a pag. 7 della monografia "La Chiesa e il Convento di S. Domenico", inserita nel II volume della raccolta "Monografie Andriesi", edite per i tipi della Pontificia Mareggiani di Bologna.

[lapide affissa sul prospetto laterale - elaborazione elettronica su foto di Sabino Di Tommaso - 2014]
Le immagini su riprodotte, come già detto parlando in un'altro capitolo dei prospetti laterali della Chiesa,
mostrano le tre finestre ogivali, oggi murate, della primitiva
costruzione di fine Trecento, così come si presentano anche nelle altre due chiese conventuali andriesi innalzate
nello stesso periodo: Sant'Agostino e
San Francesco.
Appare inequivocabile che, prima dei rifacimenti del 1773, la chiesa era illuminata da sei finestroni ogivali laterali
e, sulla facciata, da due altre finestre più piccole oltre ad un occhio centrale.
La tavola quattrocentesca del Redentore, attribuita in un primo momento a Tuccio da Andria, poi comunque (da alcuni studiosi e in primis da Michele D'Elia) a un non meglio identificato Maestro di Andria, mostra, in secondo piano rispetto alle mura della Città, la navata della chiesa di San Domenico dotata di un campaniletto presso il presbiterio.
Un'altra testimonianza dei primordi è la lapide affissa sulla parete laterale, attualmente sita tra le prime due monofore ogivali; essa richiama prepotentemente la committenza del complesso conventuale e della Chiesa: la famiglia ducale evidenziata dalla stella a sedici punte dei Del Balzo e dalle fasce trasversali sormontate da una rosa degli Orsini, e, sulla destra, l'Università di Andria simboleggiata dal classico leone rampante con coda bifida. Tale lapide è memoria scultorea del beneplacito alla costruzione del convento domenicano emesso da Bonifacio IX con una sua bolla del 25 marzo 1398.
La costruzione del 1° chiostro avvenne con molta probabilità contemporaneamente
a quella del Convento e della Chiesa, come fa pensare la bolla di papa Bonifacio IX;
inoltre sembra avvalorare tale ipotesi un elemento architettonico rilevante:
il lato Sud del chiostro poggia le sue arcate sul muro comune con la Chiesa.
L'insieme poi fu allargato nel 1459 inglobando la chiesetta di S. Colomba, come
si evince da un decreto di papa Pio II; è da tener presente che questo papa l'anno precedente
aveva nominato vescovo di Andria proprio un domenicano, fra Antonio Giannotti:
è quindi ipotizzabile che vi sia stato anche un interessamento di quest'ultimo per l'annessione
della chiesetta al convento.
Ambedue i documenti sono citati dal Merra.
Contemporaneamente alla Chiesa cominciò nel 1398 ad erigersi il Convento dei Frati Predicatori in Andria dalla pia munificenza della Duchessa, Sveva Orsini, vedova del Duca Francesco I Del Balzo, come rilevasi dalla Bolla di fondazione, emanata dal Sommo Pontefice Bonifacio IX. … … …

[chiostro, lato est: capitello di una colonnetta esagonale presso la base del campanile - foto Sabino Di Tommaso, 03/2014]
Il primo Chiostro, i di cui archi acuti s’impostano sopra bassissime colonnette ottangolari di pietra, con capitelli e basi rozzamente lavorate, rimonta al 1398.
L'arch. Annamaria Palladino nella sua analisi storico - artistica del complesso conventuale, (esposta alla fine di una prima fase di ristrutturazione terminata nel 1991), a proposito dell'antica chiesetta di S. Colomba avanza questa ipotesi di una sua localizzazione.

[Probabile prospetto della chiesetta di Santa Colomba sul lato est del chiostro, presso la base del Campanile - foto Sabino Di Tommaso, 16/3/2014]
Nella illustrazione
della Città di Andria realizzata da Francesco Cassiano De Silva e pubblicata il 1703
in "Il Regno di Napoli in prospettiva ..." di G. B. Pacichelli,
la Chiesa di S. Domenico ha già subito i rimaneggiamenti dei primi del Cinquecento:
presenta un'ampia gradinata balaustrata sull'ingresso e due monofore sulla facciata,
probabilmnete già esistenti dall'erezione, un campaniletto a torre a sinistra del presbiterio.
Bisogna tuttavia qui ricordare che almeno fino al 1751 il campanile di San Domenico era del tipo "a vela";
infatti il Merra, riportando dati rilevati dal Liber Consiliorum Ven. Conv.
S. Dominici de Andria , a pag. 44 del su citato testo scrive:
"L’antico campanile consisteva in alquanti archi, atti a sostenere le campane;
infatti il 7 novembre 1751, il Priore Fra Lorenzo Germano, tra le altre cose proponeva
ai Padri di alzare altri archi per le campane".

[particolare del rione presso S. Domenico nell'illustrazione di F. De Silva - elab. elettronica del colore su foto di archivio]
Questo convento domenicano fu una delle più importanti sedi di cultura pugliese, almeno fino a metà Seicento; vi si studiava non solo filosofia e teologia, ma anche lingue orientali. Dalle carte dell'archivio dell'Ordine Domenicano del Seicento, citate da L. Guglielmi Esposito in "Archivio Storico Pugliese" del 1980, si apprende che
L'11 dicembre 1582 il vescovo Luca Antonio Resta pubblica nella Cattedrale di Andria gli Atti
del Sinodo Diocesano, ivi tenuto a partire dal 3 dello stesso mese,
"
Constitutiones editæ in Diœcesana Synodo Andriensi quam Rev.mus Lucas Antonius Resta Episcopus habuit A. D. M.D.LXXXII Ter. Nonas Decemb.".
Nelle
annotazioni legali di chiusura della trascrizione degli Atti riporta i nomi
di una parte dei componenti la Commissione incaricata di elaborare con il Vescovo gli articoli
delle suddette Costutizioni; tra essi emergono tre "Magistris in sacra Theologia ... ad praedicta adhibitis & vocatis",
"fratre Hieronymo de Adamo Tarentino, fr. Dominico Brundusino, & fr. Vincentio Rubensi ordinis prædicatorum".
Quasi certamente questi tre Domenicani erano "Lettori" che a fine Cinquecento insegnavano Sacra Teologia negli "Studia Generalia" del Convento di Andria.
Nelle relazioni per le "Visite ad Limina" inviate nel
1628 dal vescovo Alessandro Strozza,
e nel 1644 dal vescovo Ascanio Cassiano,
è annotato che ambedue i Monasteri di San Domenico e di Sant'Agostino
avevano uno studio generale di Teologia.
Scrive il 1628 nella sua relazione Alssandro Strozza:
Tre conventi di frati mendicanti sono nella Città, cioè Domenicani, Agostiniani, e Minori Conventuali, et ne’ due primi è lo Studio [Generale di Sacra Teologia]. Tre altri luoghi di Regolari sono fuori della Città, cioè un’abbazia di Monaci Cassinensi, il Convento de’ Minori Osservanti e quello de’ Cappuccini, et in tutti i detti sei Conventi vi stanno raguagliatamente da venti religiosi in circa per ciascuno Convento.
Scrive il 1644 nella sua relazione Ascanio Cassiano:
Habet item septem Monasteria virosq. Regularium, videlicet Sancti Benedicti Congreg. Cassinen. extra Moenia, Sancti Dominici, in quo adest Studium generale Sac. Thaeologiæ, S.ti Francisci Convent., ubi docet P. … , et aliud … ord.is de observantia, S.ti Augustini, ubi etiam est Studium generale Sac. Thaeologiæ, Cappuccinorum, et Beati Ioannis Dei, in quo est Hospitale, et Frates eiusdem ord.is ministrant infirmis.
Il Merra fa risalire la costruzione del 2° chiostro alla seconda metà del diciassettesimo secolo.
[da "La Chiesa e il Convento di S. Domenico" in Monografie Andriesi, di E. Merra, tip. Pontificia Mareggiani, Bologna, 1906, Vol. II, pagg. 3-183]
La pianta topografica della Città di Andria, con schematici disegni delle mura e degli edifici più importanti, realizzata (si afferma da alcuni) dall'arch. Carlo Murena intorno al 1758, evidenzia grossolanamente sul tetto della Chiesa di San Domenico l'avvenuta realizzazione della cupola e l'esistenza in via S. Chiara di un ingresso al chiostro (maggiore) del convento domenicano.

[particolare del rione presso S. Domenico nella pianta di C. Murena - elab. elettronica del colore su immagine tratta dal volume di C. Orlandi
"Delle Città d'Italia ..."]
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]